Come investire i propri soldi dopo i casi Veneto Banca e Popolare Vicenza & C. Le domande da farsi ora sulla propria banca e i propri risparmi

“Nel settembre e nell’ottobre del 1636 cominciò a diffondersi una sensazione abbastanza prevedibile: l’insinuante tarlo del dubbio. Come si poteva essere certi che tre tulipani valessero una fabbrica di birra?”
(Lars Tvede, Psicologia della finanza, Etas Libri)

Sono passati meno di 3 anni da quando (agosto 2013) scrivemmo un articolo (lo potete leggere qui)  che consigliava caldamente (e senza giri di parole) a chi possedeva azioni di banche non quotate come Popolare di Vicenza e Veneto Banca di recarsi al più presto presso lo sportello e liquidare le azioni, perché la valutazione era senza senso.

Negli ultimi mesi le cronache non solo finanziarie si sono occupate dei due istituti veneti e in queste settimane gli sventurati azionisti della Popolare di Vicenza hanno visto chiudersi in faccia anche le porte di Piazza Affari dopo che il collocamento dell’aumento di capitale di 1,5 miliardi di euro ha dimostrato che nemmeno a 0,10 centesimi di euro c’era mercato per un istituto che solo qualche anno fa collocava le azioni ai propri correntisti a 62,5 euro. Ed è stato necessario l’intervento di Atlante, il fondo di salvataggio lanciato dalle banche italiane sotto “l’alto patrocinio del governo italiano”, per evitare che un simile flop portasse questa banca alla procedura di risoluzione del bail in. Oltre a veder polverizzato il valore delle azioni in questo caso ci sarebbe stato il rischio di vedere in default anche una parte importante dei titoli obbligazionari in circolazione e assistere a una corsa agli sportelli per ritirare i depositi.

legami-indissolubili
lo slogan di Veneto Banca “Esistono legami indissolubili. Noi ci crediamo” si è dimostrato purtroppo fatale per decine di migliaia di azionisti

Tanti colpevoli, nessuno escluso

Ora nei prossimi giorni partirà l’aumento di capitale di  i timori di un flop sono molto elevati seppure si cerchi di rassicurare che la situazione è differente e potrebbe non essere necessario l’intervento del fondo “salva-banche” (a prezzi anche qui da super saldo).

Si è scritto molto in questi mesi sulle ragioni che hanno portato a questo incredibile falò del pubblico risparmio dove la lista dei colpevoli è lunghissima e parte sicuramente dal management di questa banca (il vecchio presidente Gianni Zonin ma non solo) e continua con chi confezionava perizie siderali (un Professore di Finanza della Bocconi), le autorità di controllo e vigilanza (da Bankitalia a Consob) che per troppo tempo hanno adottato la strategia del “lasciar fare, lasciar passare”.

C’è poi chi nella lista dei cattivi ci mette anche la BCE, rea di aver rotto il giochino del fondo riacquisto azioni proprie. Nella polvere anche la stampa finanziaria colpevole secondo alcuni risparmiatori di essere (con qualche lodevole eccezione) un cane addomesticato che digrigna i denti e si accorge di tutto quando i ladri hanno già portato via quasi tutto quello che c’era da rubare o i presunti responsabili sono così caduti in disgrazia (e non sono più così potenti come lo erano prima) da diventare un facile bersaglio su cui accanirsi come implacabili censori.

Lo stesso sistema bancario nazionale non esce certo bene da questo quadretto poco edificante: i vari presidenti dell’Abi che si sono succeduti in questi anni e super banchieri nazionali è possibile che non sapevano e non si preoccupavano per nulla delle pratiche “garibaldine” che venivano attuate in queste banche, denunciandone gli altissimi rischi che si stavano cumulando minacciando la stabilità di tutto il sistema creditizio?

C’è poi chi aggiunge alla lunga lista del banco degli imputati anche gli impiegati bancari e i loro dirigenti che piazzavano titoli a tutto spiano alla propria clientela come se non ci fosse un domani. E’ vero che ricevevano pressioni commerciali e temevano magari di essere oggetto di mobbing aziendale ma per salvare la propria pelle hanno inguaiato migliaia di clienti che gli davano fiducia. Passi per la vecchietta che di azioni e valutazioni bancarie, conflitti d’interesse e rischio illiquidità e concentrazione non ne capisce molto e possiamo trovare delle attenuanti, ma l’impiegato bancario o direttore di filiale che spacciava a manetta azioni non quotate a prezzi siderali (e li acquistava anche per sè e per i propri familiari) qualche domanda se la doveva forse fare su tutto questo smercio di titoli e quanto stava accadendo all’interno della propria banca.

BPVIcisono

“Ci sono” è stato il claim della recente campagna pubblicitaria per l’aumento di capitale della Banca Popolare di Vicenza con protagonista i propri dipendenti che invitavano a sottoscrivere le azioni (ed è stato un totale flop); “Io c’ero a piazzare le azioni a 62,5 euro” sarebbe stato uno slogan più cattivo che mi ha scritto un risparmiatore tradito che si è ritrovato il valore delle azioni ora a 0,10 centesimi.

“L’omertà è il silenzio su un delitto o sulle sue circostanze, in modo da ostacolare la ricerca e la punizione del colpevole; sia per interessi pratici o di consorteria, oppure causata da paure e timori” recita il vocabolario. E di comportamenti omertosi e interessi pratici e di consorteria ne abbiamo visti molti in questi anni nella gestione della politica bancaria e della tutela del risparmio.
In tanti sapevano ma pochi o quasi nessuno univa i puntini.

E i risparmiatori che hanno sottoscritto le azioni hanno qualche colpa? Purtroppo in molti casi sì…

Vi è però fra la lista dei colpevoli un altro indiziato che non si nomina per compassione perché è anche la vittima che sta pagando di più in questo gigantesco scippo finanziario: il risparmiatore.

Sono decine di migliaia i risparmiatori che stanno pagando un prezzo altissimo per la loro “decisione” scellerata di sottoscrivere a carissimo prezzo azioni o obbligazioni convertibili di queste banche senza comprendere che stavano cacciandosi in un vicolo senza uscita.

Era difficile capire che il prezzo delle azioni proposto non stava né in cielo né in terra? Francamente, no.

Se una Fiat Panda usata del 2009 a metano si trova in commercio a 6000 euro non è molto chiaro perché dovrei comprarla da un rivenditore che me la propone a 30.000 euro con la clausola capestro che se un giorno vorrò rivenderla l’unico acquirente sarà lui. Ma con la condizione che se un giorno vorrò liberarmi di questa Panda perché magari voglio cambiare auto o ho bisogno di liquidità potrò farlo solo se lo stesso concessionario che me l’ha venduta mi troverà un compratore a quel prezzo siderale.

Eppure moltissimi risparmiatori sono caduti nella rete come tonni senza farsi troppo domande (che avrebbero sicuramente fatto se avessero acquistato una Fiat Panda usata) e fidandosi ciecamente di quello che allo sportello bancario (spesso in totale conflitto d’interessi) veniva raccontato loro. Mettendo la firma con grande leggerezza su documenti che nemmeno leggevano (o portavano a casa per consultarsi con qualcuno che poteva dare loro una seconda opinione) senza rendersi conto del guaio in cui si stavano cacciando.

giannizonin
Gianni Zonin, ex presidente di Banca Popolare di Vicenza

Qualche risparmiatore che aveva capito in che guaio si era cacciato c’era, a leggere i verbali delle vecchie assemblee di queste banche, ma la sua voce di Cassandra rimaneva totalmente inascoltata coperta dalla maggioranza degli azionisti che votavano fino a qualche esercizio in modo bulgaro l’approvazione del bilancio, confidando ciecamente che gli amministratori delle banche avrebbero fatto moltiplicare ancora il valore delle loro azioni verso l’infinito e oltre.

Queste alcune delle frasi pronunciate all’assemblea della Popolare di Vicenza dall’allora presidente Gianni Zonin solo un anno fa a metà aprile 2015 e che meritano di essere rilette:

“….Questa politica di bilancio rigorosa e prudente – in linea con il senso di responsabilità sempre espresso del nostro Consiglio di Amministrazione – va giocoforza ad influire anche sulla valutazione della azione della Banca Popolare di Vicenza (il cui prezzo veniva ridotto a 48 euro)
…. Una Banca che abbiamo difeso, prima da operazioni di aggregazione che l’avrebbero fatta scomparire, poi dalle lusinghe della quotazione in borsa; poi ancora da attacchi speculativi.
….Il valore dell’azione Banca Popolare di Vicenza ha continuato ad accompagnare questi anni di crescita, segnando un andamento più che soddisfacente per i Soci. Ora, per la prima volta, dopo decenni di crescita costante , il suo valore segnerà una diminuzione…
Vorrei ricordare come in questi ultimi anni tutti i titoli di borsa compresi quelli bancari hanno subito perdite pesanti di valore. Guardando gli anni della crisi che vanno dal 2007 al 2014, gli istituti bancari quotati hanno infatti registrato – come vedete – perdite medie che superano il 70%.
Anche negli ultimi quattro anni – dal 2010 al 2014 – pur in presenza dei primi segnali di ripresa della Borsa – gli stessi titoli bancari quotati hanno continuato a segnare una perdita media del 22%. Nel medesimo arco di tempo, la Banca Popolare di Vicenza invece non ha seguito gli alti e bassi del mercato, non è stata preda delle montagne russe dei mercati borsistici, ed è rimasta coerente con il suo valore. Un valore che è sempre stato ancorato al patrimonio sociale – costituito anche da un ragguardevole patrimonio di immobili di prestigio e un importante patrimonio di opere d’arte – ed al valore di avviamento dell’Istituto.
Come richiesto dalle normative bancarie italiane ed europee, e come previsto dallo stesso Statuto della Banca, abbiamo affidato una perizia aggiornata sul valore dell’azione Banca Popolare di Vicenza ad un autorevole perito indipendente – individuato nel professor Bini, illustre docente della Bocconi, che già negli anni precedenti aveva svolto per noi questo incarico. La nuova perizia ha dovuto tenere in debito conto gli imponenti accantonamenti sui crediti e le rettifiche sugli avviamenti effettuati nel bilancio 2014, in ossequio ai parametri indicati dalla BCE, che – come ho già ricordato – non ritengono sufficienti, a copertura dei crediti, le ampie garanzie ipotecarie di cui disponiamo. La perizia effettuata dal prof. Bini ha posizionato il valore dell’azione fra 47,90 e 48,77 euro. Sulla base di questa perizia, il Consiglio di Amministrazione propone all’Assemblea di deliberare in 48 euro il valore unitario dell’azione Banca Popolare di Vicenza.
Nella lettera che ho inviato una settimana fa ai Soci, Vi ho invitato ad esercitare la virtù della pazienza ed a continuare ad avere fiducia nella “nostra” Banca. Questo è il momento in cui, esercitando pazienza e fiducia , i nostri Soci potranno – mi auguro in tempi non lunghissimi – vedere l’apprezzamento della Popolare di Vicenza su mercati più ampi e il valore della nostra Banca espresso al meglio, e con esso un riconoscimento di un maggiore valore per il socio. E’ una considerazione che trova fondamento non solo nel piano industriale approvato nei giorni scorsi dal Consiglio di Amministrazione. Questo piano ci induce a guardare con concreto ottimismo ai risultati previsti per il triennio 2017-2019, e attesi in 201 milioni di utile per il 2017 ed in 313 milioni per il 2019. Gli stessi risultati di questo primo trimestre 2015 , su cui credo si soffermerà il direttore generale e neo consigliere delegato dott. Sorato – che colgo qui l’occasione per ringraziare per l’impegno e la professionalità straordinari che sta dedicando all’ Istituto…Dicevo che gli stessi risultati del primo trimestre di quest’anno segnano progressi di grande importanza per tutti i settori di attività tradizionale della Banca e fanno presagire una chiusura del 2015 all’insegna di buoni profitti (il bilancio 2015 si chiuderà con una perdita di 1,4 miliardi di euro, in aumento rispetto al rosso di 758 milioni del 2014. Il dott. Sorato che Zonin ringrazia per la sua straordinaria professionalità è indagato per concorso in estorsione,aggiotaggio e ostacolo alla vigilanza ndr).

Se si vanno a rileggere le dichiarazioni che si sono susseguite in questi anni da parte degli amministratori di queste banche e interviste rilasciate ai giornali, di “ultime parole famose” sono zeppi gli archivi. Un totale scollamento dalla realtà dove chi denunciava che il re era nudo veniva considerato un provocatore che non capiva nulla di valutazioni di banche del territorio perchè banche come Veneto Banca o Popolare di Vicenza “si devono valutare in altro modo” come ci spiegavano gli uffici stampa di questi istituti negli scorsi anni.

Perché decine di migliaia di risparmiatori si sono fatti turlupinare in questo modo?

Perché nonostante una crisi finanziaria mondiale che ah duramente penalizzato le quotazioni delle banche quotate, hanno pensato che le loro azioni di banche non quotate potessero continuare a crescere?

E’ giusto assolverli tutti e dare la colpa solo al “sistema” che ha comunque mostrato lacune, complicità e omertà di ogni tipo?

C’è certo un risvolto giudiziario importante in queste vicende che non va naturalmente dimenticato (molti questionari per la profilatura del rischio sembra che siano stati manipolati pur di rifilare azioni anche a chi non aveva nemmeno un profilo di rischio adeguato per l’investimento azionario)  e i colpevoli di questo stato di cose si spera che paghino a tutti i livelli e ci sia spazio anche per risarcimenti per chi è stato fraudolentemente raggirato.

L’ingenuità e l’ignoranza di chi è caduto in questa trappola meritano rispetto perché dietro a questa mattanza ci sono decine di migliaia di risparmiatori che hanno visto bruciati i risparmi di una vita e i loro sogni.

Ma una devastazione finanziaria di così grandi proporzioni sarebbe inutile se non servisse ad evitare ad altri risparmiatori simili sciagure.

Come? L’Italia è al 44° posto nel mondo e all’ultimo posto fra i Paesi del G8 per grado di diffusione di conoscenze finanziarie di base. Siamo un popolo di grandi intenditori di calcio ma mediamente di dilettanti allo sbaraglio quando si parla di risparmio e investimenti. Ci sono progetti e proposte di legge in Parlamento di istituire agenzie per l’educazione finanziaria degli italiani e iniziative portate avanti dalla stessa Abi, l’associazione dei banchieri italiani, al fine di sviluppare “la cultura del risparmio, la cittadinanza economica attiva e la legalità”.

Nell’attesa di un programma così ambizioso (e sull’argomento ci torneremo) sarebbe magari utile anche senza bisogno di un intervento dello Stato Educatore che ci ha cuore i propri risparmi ragioni sul proprio portafoglio investimenti.

  1. E’ presente e che peso ha nel mio portafoglio una quota di investimenti potenzialmente illiquidi (e fra questi potrebbero includersi anche gli immobili)?
  2. Potrei trovarmi nella condizioni di aver bisogno di liquidarli per improvvise necessità e in questo caso non sarebbe già meglio preparare un piano per la loro messa in vendita poiché magari in condizioni di emergenza non potrebbero più sussistere condizioni e tempi?
  3. Che cosa mi aspetto dal mio portafoglio investimenti come rendimento e sicurezza?
  4. Sono preparato all’idea che in caso di mercati avversi il mio portafoglio seppure bilanciato (50% azionario, 50% obbligazionario) potrebbe anche oscillare negativamente del -35 %?
  5. C’è una logica dietro la selezione fatta sui titoli o investimenti che ho in portafoglio e ne conosco tutti i pro e contro? Conosco in pratica il rischio reale del mio portafoglio e della strategia che seguo e l’orizzonte temporale minima consigliata ?
  6. Se mi avvalgo di un consulente o della banca a cui ho delegato la scelta degli investimenti conosco l’eventuale conflitto d’interessi che potrebbe esistere fra i prodotti consigliati e il mio tornaconto?
  7. Perché la mia banca mi da consigli gratuiti di investimento mentre alcuni consulenti si fanno pagare per darli?
  8. Perché la mia banca o il mio consulente non mi danno quasi mai indicazioni su come modificare i miei investimenti?
  9. La mia banca è comoda perché è sotto casa ma è anche sicura e solida?
  10. Nel caso la mia banca mostrasse indicatori non molto brillanti e solidi o la situazione dovesse peggiorare bruscamente ho un piano B ?

Queste sono alcune delle domande che qualsiasi risparmiatore potrebbe e dovrebbe farsi prendendo spunto da quanto è accaduto in questi mesi in casi come Banca Popolare Vicenza, Veneto Banca o Banca Marche o Etruria.

E se un risparmiatore non trovasse tutte le risposte potrebbe valutare naturalmente di rivolgersi anche a chi come noi (ma non siamo certo i soli!) cerca di portare avanti da anni un lavoro di consulenza finanziaria su base indipendente e senza conflitti d’interesse (e chi ci segue sa che sulle banche finite nella polvere da anni mettevamo in guardia) per ottenere una seconda opinione (è possibile richiedere tramite questo modulo un primo appuntamento telefonico con uno dei nostri consulenti).

La scelta della banca a cui si affidano i propri risparmi e di chi deve custodirli e talvolta gestirli è importante: dare mandati in bianco o disinteressarsene totalmente nella speranza che vada sempre tutto per il meglio e le cose “si sistemino da sole” non è una buona strategia come possono raccontare gli azionisti e gli obbligazionisti di banche italiane come Veneto Banca, Popolare di Vicenza, Banca Etruria o Banca Marche e simili.

Il Blog di SoldiExpert SCF

Cerchi consigli per investire in modo
intelligente i tuoi risparmi?

Affidati ai professionisti della
consulenza finanziaria indipendente di
SoldiExpert SCF

PARLA CON NOI

Scopri cosa possiamo fare per il tuo piccolo o grande patrimonio e contattaci per fissare un primo appuntamento telefonico gratuito con uno dei nostri consulenti

PARLA CON NOI