Come l’Argentina questa volta ha fregato i super-guru dei mercati emergenti

Era il dicembre 2001 quando migliaia di risparmiatori italiani rimasero incastrati nei cosiddetti Tango Bond ovvero titoli di Stato del debito pubblico argentino che si trasformarono da oro in piombo per quasi mezzo milione di connazionali con la dichiarazione di insolvenza (default) del governo argentino.

Questa estate l’Argentina non ha dichiarato default ma lo spettro di una grave crisi si è di nuovo materializzata tanto da costringere il governo presieduto da Mauricio Macrì dopo il crollo della valuta locale (il peso argentino) del 40% a richiedere un intervento di sostegno da 50 miliardi di euro al Fondo Monetario Internazionale (Fmi) e a varare un piano “lacrime e sangue”.

“Tutti devono fare sacrifici – ha detto Macri, rivolgendosi al suo popolo, che ha perso quasi il 50% delle sue ricchezze, dall’inizio dell’anno, a causa del collasso del peso e di un’inflazione tornata vicina al 20% su base annua. . Collasso che il presidente ritiene sia stato esagerato e provocato dalla debolezza della Turchia e del Brasile”.

Ora Macri ha promesso misure draconiane, tra cui l’eliminazione di interi ministeri e il ridimensionamento della macchina governativa con tanto di tagli alle spese, in aderenza al principio secondo cui l’Argentina deve prefissarsi l’obiettivo di “non spendere più di quello che ha”, ammettendo che “diventeremo più poveri” ma tutto questo è necessario per rimettere i conti in ordine per dimostrare al mondo e agli investitori che il suo Paese può andare avanti e non c’è da dubitare sulla sua capacità di onorare gli impegni. Misure che il FMI guidato da Christine Lagarde ritiene condizione “sine qua non” per erogare una nuova tranche di finanziamenti.

I gestori vecchi e nuovi di Templeton fra le vittime eccellenti

Se la crisi del 2001 si era abbattuta soprattutto in modo diretto sui risparmiatori di mezzo mondo (con gli italiani in prima fila) questa volta a smarrirsi in modo abbastanza clamoroso nelle pampas argentine sono alcuni dei gestori Usa più famosi al mondo specializzati in mercati emergenti che alcuni mesi fa avevano acquistato posizioni molto forti sul debito pubblico argentino e consigliato pubblicamente di farlo perché “l’Argentina ha un grande potenziale ed è il momento giusto per investire in questo Paese”.

E’ il caso di Michael Hasenstab, capo investimenti di Templeton Global Macro e (fra le più grandi e più conosciute società di gestione di fondi mondiali) che a metà maggio aveva puntato 2,3 miliardi di dollari sui tango bond argentini contando di ripetere il colpaccio fatto con l’Irlanda durante la crisi dell’Eurozona.

 

Come si vede dal grafico, a fronte di un andamento sostanzialmente piatto dei fondi del settore, il Templeton Global Bond ha perso oltre il 5%…

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