COMMISSIONI DI PERFORMANCE SUI FONDI MENO INIQUE PER I RISPARMIATORI? A PIAZZA AFFARI NON PIACE

Per il settore dei titoli del risparmio gestito che per buona parte del 2015 si erano distinti come fra i migliori di Piazza Affari l’ultimo anno è stato molto negativo con una perdita media del 28% contro una discesa dell’indice Ftse All Share del -22,8%. Resistono meglio dell’indice dei titoli bancari (-50%) ma sono stati travolti anche essi dalle vendite nonostante i dati di raccolta nel risparmio gestito sono stati sostenuti per quasi tutto il 2016.

La crisi di reputazione di molte banche in molte aree del Paese ha consentito alle reti di vendita delle società di gestione di fare grande raccolta ed è stato un volano positivo. Anche perché questo tipo di società presentano degli indicatori patrimoniali nettamente più solidi come il Cet1 visto il tipo di specializzazione più sul lato della raccolta che degli impieghi. Ma il mercato correttamente guarda secondo noi oltre e non solo a questo dato poiché la profittabilità del settore è prevista in forte calo rispetto ai fasti del passato in tutto il mondo, Italia compresa.

Il mercato ha perciò penalizzato queste società (si veda il grafico sopra nell’articolo) considerate fino a un anno fa delle galline dalle uova d’oro. Il crollo delle commissioni di performance ha fatto precipitare l’utile di molte di queste società e nel futuro non è assolutamente così scontato, aldilà del comportamento dei mercati, che sarà possibile come nel passato contare così tanto su questa voce per fare redditività a spesa della clientela.

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La pacchia delle “commisssioni a tradimento” sta finendo?

Pressioni competitive (dalla crescita del mercato degli Etf ai tassi negativi, dal roboadvisory allo sviluppo della consulenza fee only) e regolamentari possono, infatti, abbassare drasticamente i margini che alcune di queste società (come Azimut, Banca Mediolanum e Banca Generali) hanno potuto godere in questi anni di profitti extra (oltre il 50% dell’utile netto) grazie al modo ardito (vietato ai fondi italiani ma consentito ai fondi domiciliati all’estero come abbiamo spiegato in questo articolo) di calcolare le commissioni di performance e grazie a mercati sostanzialmente toro che consentivano loro di prelevare dalla propria clientela commissioni a go-go.

Non c’è nulla di male naturalmente nell’ applicare una commissione di performance;  se uno è più bravo del mercato può essere corretto premiarlo per i risultati è il pensiero condiviso di numerosi risparmiatori. Ma il diavolo si nasconde nei dettagli e diverse società di gestione (come soprattutto quelle sopra citate) su numerosi fondi le applicano spesso con un meccanismo furbetto. Per fare il confronto utilizzano un indice “addomesticato” e facile da…

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