CONSIGLI PER INVESTIRE: LE 3 COSE CHE DEVI SAPERE PER NON FARTI FREGARE

Roberta Rossi è un consulente finanziario indipendente, responsabile della consulenza personalizzata di SoldiExpert SCF.  Salvatore Gaziano si occupa nella stessa società delle strategie d’investimento (azioni, fondi, Etf e obbligazioni tramite portafogli)  dopo aver lavorato per molti anni come giornalista finanziario e analista nel settore. Oltre che nel lavoro formano una coppia anche nella vita e in questo diario commentano i fatti più importanti senza censure e con un pizzico d’irriverenza. Con una rubrica molto “familiare”…

moglie-e-marito-800x300 (1)

 

Roberta Rossi: E così l’ultimo studio pubblicato dalla Consob ha confermato quello che sapevamo già: gli italiani mediamente non sono propriamente dei numeri uno a investire i propri soldi e hanno cultura finanziaria scarsissima. Naturalmente l’ufficio studi dell’organo di vigilanza dei mercati finanziari non lo dice così piatto ma usa l’inglese per dirlo: “gli italiani hanno bassi livelli di financial literacy…”

Salvatore Gaziano: Poveri risparmiatori italiani! E’ da decenni che gli rifilano le peggiori cose, prodotti carissimi, opachi e ci sono banche e banchieri che ci hanno costruito intere fortune sulla scarsa “financial literacy” dei risparmiatori italiani. Ora si scopre improvvisamente che la maggior parte dei risparmiatori italiani non capisce una mazza di quello che l’industria finanziaria gli propone.

Magari a pensar male la cosa non avviene per caso. E banche e assicurazioni (e recentemente anche gli uffici postali) da questa situazione ci hanno sguazzato e anzi a vedere i bilanci bancari proprio la voce delle commissioni da servizi bancari e gestione del risparmio è diventata la più importante per raddrizzare i conti. Morte tua, vita mia… L’ignoranza finanziaria degli italiani è un tesoro eccezionale per molti intermediari.

Roberta: Dallo studio della Consob si evidenza che mediamente i risparmiatori italiani sono caratterizzati da un misto di disinteresse per l’argomento e profonda ignoranza sul tema. Un mix che francamente non ci possiamo più permettere: gli italiani sono uno dei paesi con il tasso di risparmio più alto del mondo insieme al Giappone. Ma questo enorme flusso di ricchezza creato soprattutto dalle generazioni passate è in forte pericolo. Tanti gli squali che si aggirano. Non ultimo i tassi negativi che oramai sono diventati il “nuovo normale”: obbligazioni che offrono rendimenti negativi.

Salvatore: “Merito” delle politiche di Quantitative Easing delle banche centrali per cercare di rianimare le economie o forse più correttamente di regalare un po’ di soldi alle banche. Così come risparmiatore l’effetto è che se presti i tuoi soldi a Stati e aziende riavrai dopo tot anni un capitale uguale o inferiore. Capita perfino con i titoli di Stato italiani ma la maggior parte dei risparmiatori italiani secondo lo stesso studio della Consob non afferra questo concetto in effetti nuovo nella storia dell’umanità. Quante volte ci capita di esaminare portafogli di risparmiatori che pensano di detenere titoli che rendono il 3-4% ma invece non rendono più nulla se si guarda il rendimento a scadenza…

Roberta Le ricerche ci dicono poi che la maggior parte degli italiani rinuncia a effettuare investimenti finanziari: metà del patrimonio mobiliare del Paese è parcheggiato in banca o alle poste. Si vive alla giornata e non si investe. Del domani non v’è certezza. E pazienza se questo comportamento collettivo (oramai cronicizzato) rischia di danneggiare il futuro stesso di molti risparmiatori e delle generazioni future. I nostri genitori accumulavano e risparmiavano come formichine e con i soldi pensavano al futuro e un po’ osavano; noi giochiamo di rimessa e pensiamo a non prenderle.

Salvatore: Naturalmente non tutti i risparmiatori sono così. Ci sono anche quelli che hanno una preparazione finanziaria più elevata. E il paradosso, secondo uno studio pubblicato qualche tempo fa dalla stessa Consob nei “Quaderni di Finanza”, è che sono proprio questo tipo di risparmiatori ad affidarsi maggiormente alla consulenza finanziaria come la nostra.

Gli individui in possesso di limitate conoscenze finanziarie e più sicuri di sé (“overconfident”), che potenzialmente beneficerebbero più degli altri dei consigli di un esperto, appaiono invece più propensi ad affidarsi ai suggerimenti di parenti e conoscenti (cosiddetto “informal advice”)” spiega in sintesi questo studio…

Roberta: Mi hai fatto venire in mente prima a proposito del fatto che molti risparmiatori sono le vittime predestinate e sacrificali di intermediari bancari amorali un libro di George Akerlof, premio Nobel dell’Economia e marito di  Janet Yellen, governatore della Fed, la banca centrale più importante del mondo. Il libro si intitola “Ci prendono per fessi” (Mondadori Editore) ed è scritto a quattro mani con un altro premio Nobel, Robert Shiller (che avevi intervistato qualche anno fa, qui, prima dell’assegnazione del Nobel). Due economisti spesso controcorrente e non allineati con l’industria finanziaria. Sottotitolo del libro: “L’economia della manipolazione e dell’inganno”. E lo dicono 2 premi Nobel dell’Economia, mica Cip e Ciop.

La loro tesi è quella che i mercati ci procurano tanti danni quanti benefici, e lungi dall’essere fondamentalmente benigni sono intrinsecamente disseminati di trappole e di esche cui finiamo per abboccare. Perché ogni volta che c’è un profitto da ricavare, i venditori non esiteranno a sfruttare le nostre debolezze psicologiche, la nostra superficialità e la nostra ignoranza per manipolarci e piazzarci la loro merce al prezzo più alto.

E così banche e assicurazioni meno sai e sai e più ti rifilano prodotti pacco. Succede in qualsiasi settore dove esiste una profonda asimmetria informativa tra il venditore e il compratore… Da quello delle auto usate (la teoria dei “limoni” o “bidoni” come tradurremmo in Italiano è valsa il Nobel ad Akerlof) ai prodotti finanziari ed assicurativi pacco.

Ci prendono per fessi


Salvatore
: Scriviamo da anni di questi argomenti e purtroppo siamo spesso Cassandre inascoltate. Peraltro la ricerca Consob dice che quando si decide a investire il 24% degli italiani sceglie il “fai da te”. Peccato che la preparazione non sia molto elevata e uno dei peccati capitali di chi investe secondo la finanza comportamentale è l’overconfidence. Sentirsi più preparati di quello che si è in realtà, l’eccessiva sicurezza e fiducia nelle proprie capacità. E così chi fa da sé rischia spesso di concentrarsi su un numero molto limitato di titoli o strumenti, quelli che gli sono più familiari, investendo il proprio patrimonio su poche storie societarie. Il rischio, lo vediamo spesso quando facciamo i check up gratuiti dei portafogli dei nostri lettori, è che poi manca una strategia di uscita quando i titoli non vanno nella direzione auspicata e si resta incastrati. In questi casi il risparmiatore tende a incartarsi: non guarda più l’andamento del portafoglio e aspetta che i titoli disgraziati tornino al prezzo di carico. Il problema, che abbiamo spiegato tante volte con tabelle e grafici, è che non c’è nessuna evidenza che un titolo, solo perché è sceso molto, abbia maggiori possibilità di risalita di un altro che non è sceso così tanto. Anzi… E così si distruggono i patrimoni. Una o poche mele marce possono distruggere tutto il cesto.

Roberta: Non basta acquistare “Il Sole 24 Ore” o “Milano Finanza” per essere esperti di Borsa e nemmeno “aver investito con profitto su diverse operazioni nel 1999 e 2000 dove avevo fatto un sacco di soldi ma poi…”.  Come ha scritto lo scienziato Walter Longo nel suo libro sulla longevità capita raramente di sentirsi dire: “Viaggio spesso in aereo, quindi potrei pilotarne uno” oppure “Mi ammalo spesso, quindi potrai fare il medico”. Invece quando si tratta di investire tanti si sentono dei fenomeni anche quando fanno un mestiere totalmente diverso.

Salvatore: Chi non fa da sé, nel 38% dei casi chiede a un parente, un collega o un amico, come investire i propri soldi. Anche in questo caso dei rischi ci sono perché si rischia di passare dalla padella alla brace. Fingersi amici dei risparmiatori è una classica tecnica dei venditori finanziari “emozionali”. E’ la stessa tecnica che si insegnava 40 anni fa ai venditori di enciclopedie porta a porta e funziona ancora. Interessarsi della vita privata del compratore: “che bella casa signora… Come stanno i suo figli? Ho visto che anche lei è della mia squadra di calcio o la pensa come me…”. Il prodotto non conta.

In Italia è la tecnica più diffusa e ha funzionato alla grande se si guarda alla raccolta di certe reti di vendita con prodotti carissimi e dalle pessime performance storiche.
Ha sintetizzato bene “Plus”, l’inserto settimanale de “Il Sole 24 Ore” questa settimana “ che il consulente dovrebbe essere scelto in base ai risultati che offre e al rapporto con i costi. Dagli studi della Consob invece emerge che il consulente viene scelto più spesso se è affabile e se ci chiede delle vacanze e dell’andamento scolastico dei figli”.

Roberta: Dall’“amico” che lavora in banca o dentro una rete di vendita si dovrebbe capire che i suoi consigli potrebbero non essere del tutto disinteressati. E nella maggior parte dei casi non è colpa sua, è il sistema finanziario che in Italia è congegnato male. Non essendo pagato direttamente dal cliente per la consulenza prestata, ma dalla banca o dalla rete di vendita il consiglio dell’amico che lavora in banca o fa il promotore puo’ essere viziato dal problema del conflitto di interesse. Si consigliano le medicine più care e talvolta inutili per fare provvigioni. E il “bello” è che il cliente pensa di non pagare nulla per questi cattivi consigli invece paga 2 volte. Le commissioni che gli sono tosate dal suo patrimonio e le opportunità perse a furia di investire in prodotti mangiacommissioni dal valore aggiunto discutibile.

Salvatore Recentemente dopo l’articolo scritto a quattro mani sui diamanti, ripreso anche da Il Fatto Quotidiano, mi hanno scritto molti bancari confermandomi che dentro gli istituti dove lavorano stanno subendo molte pressioni per piazzare pietre preziose e raggiungere i budget. Alcuni di loro mi hanno mandato la documentazione che viene fatta vedere al cliente autorizzata dalle direzioni ed è peggio di quello che ho scritto. Si fanno vedere grafici di “diamanti d’investimento” (termine inventato dal marketing bancario nostrano) che salgono solamente e si fa brillare ai risparmiatori l’opportunità di guadagnare senza fatica o problemi di liquidabilità. Gli stessi grafici che si facevano vedere alcuni anni fa delle azioni Banca Popolare Vicenza e Veneto Banca e il solito storytelling. E fortunatamente fra i risparmiatori che ci seguono ci sono molto bancari e consulenti finanziari che non pensano solo al budget e alle commissioni…

Roberta Chiariamo bene come funziona il giro del fumo: quando entrate in una filiale bancaria o alla posta c’è sovente qualcuno nelle alte sfere che ha selezionato i prodotti finanziari che in quel momento la Direzione dell’Istituto ha deciso che vanno “piazzati” ai clienti. Come c’è la white list dei prodotti che la banca vorrebbe fossero collocati, così c’è la black list di quelli su cui la banca non guadagna nulla. Una mia lettrice voleva comprare un ETF, un fondo indice. Rispetto al fondo comune di investimento su cui la banca può arrivare a guadagnare su un capitale investito di 50.000,00 euro, 750,00 euro ogni anno di commissioni di retrocessione, sull’Etf la banca guadagna 100,00 euro al massimo quando il cliente lo compra (circa il 2 per mille) e 100,00 euro al massimo quando lo vende, perché incamera solo la commissione di negoziazione, ma nessuna retrocessione sul costo di gestione del prodotto. Se il cliente tiene il fondo comune di investimento cinque anni, la banca guadagna 3.750,00 euro, se il cliente opta per l’ETF ne guadagna al massimo 200.

Salvatore Esilarante il dialogo che mi hai riportato quando la tua lettrice ha detto all’impiegata della banca che voleva comprare un ETF. “Signora se Lei compra un ETF muore. Perché l’ETF va su su su e poi giu’ giu’ giu’. Per comprare un ETF signora ci vuole la laurea”.

Mi è venuta in mente la canzone di Vernice sul povero ETF che se potesse cantare direbbe

E vado su, su, su e vado giù, giù, giù

E vado su, su, su e vado giù, giù, giù

E poi ancora su, su, su e poi ancora giù, giù, giù

Su e giù, su e giù, su e giù

Ovviamente non tutti i fondi sono da demonizzare o gli Etf sono sempre da preferire nella logica di una gestione flessibile. La regola è che prima di sottoscrivere un prodotto finanziario bisogna capire se chi lo consiglia ha un interesse specifico a farlo, nel senso che il suo guadagno dipende dal prodotto che compreremo. Solo i consulenti finanziari a parcella o le società di consulenza finanziarie indipendenti come SoldiExpert SCF non ricevono commissioni di retrocessione sui prodotti che consigliano, mentre banche e promotori ricevono dalla società che gestisce il fondo fino al 75% dei costi che gravano sul prodotto. Insomma il loro consiglio non è sempre super partes.

Roberta Qualche risparmiatore prova a uscire dalla mischia ma spesso viene placcato. Il sistema non è dalla sua parte. Un lettore mi ha chiesto un parere su una polizza unit linked che aveva sottoscritto esibendomi la scheda prodotto in cui era scritto che il costo era l’1,5% all’anno. “Guardi che quella che è scritta qui è solo una parte dei costi che gravano su questo prodotto” gli ho detto. Lui ci rimane male e manda una mail al promotore, che gli conferma che il costo della polizza è l’1,5% come si puo’ leggere dalla scheda prodotto che gli allega.

Salvatore Peccato che la scheda prodotto, che è quella che più spesso ti fanno vedere in posta o in banca per darti un’idea di quello che ti appresti a sottoscrivere, non valga una cippa. Una volta c’erano le associazioni a delinquere, ora ci sono anche le “assicurazioni a delinquere” dal titolo di un libro recente sul settore verrebbe da dire. Se c’è un settore ancora peggiore come opacità e livello di sofisticazione nelle fregature è quello assicurativo secondo gli stessi assicuratori ed esperti del ramo che ho conosciuto e ho intervistato negli anni. Secondo Beppe Scienza, professore di Matematica Finanziaria, che non ama giri di parole “il mondo assicurativo è il regno delle frottole”…

Roberta L’ho fatto, infatti, notare al lettore che nella scheda prodotto allegata dal promotore era anche scritto a pagina tre “La presente scheda prodotto non sostituisce in alcun modo la scheda sintetica e la nota informativa. Si richiama pertanto l’attenzione del Contraente sulla necessità di leggere il Fascicolo Informativo, disponibile in tutte le agenzie del Gruppo e sul sito, prima di sottoscrivere il contratto“. Sai alla fine quanto costa questo prodotto all’anno al cliente? Il 4% altro che l’1,5%. Anche qui perché i regolatori (Consob e Banca d’Italia) permettono agli intermediari di indurre in errore il cliente? Pochi in Italia leggono i prospetti informativi prima di sottoscrivere un prodotto…

Salvatore Sono documenti di centinaia di pagine e la Banca d’Italia sa perfettamente che la maggior parte degli italiani anche dopo averli letti non sarebbe in grado di estrapolarne le informazioni essenziali. Ignazio Visco, l’attuale Governatore della Banca d’Italia, lo ha anche scritto in un libro “Investire in conoscenza” (Il Mulino Editore).
L’indagine del 2013 dell’Ocse condotta su 23 paesi sulle competenze di lettura e matematiche della popolazione con più di 16 anni ha evidenziato – si legge nel libro del Governatore della Banca d’Italia – che “Il 70 per cento degli adulti italiani non sembra essere in grado di comprendere adeguatamente testi lunghi e complessi al fine di estrarne le informazioni richieste, contro il 49 per cento della media dei paesi partecipanti”.

Roberta E sono inferiori alla media europea secondo l’indagine OCSE anche le competenze matematiche degli italiani. Il 70% dei connazionali rivela l’indagine Ocse citata dal governatore della Banca d’Italia Visco “non sarebbe in grado di completare compiti basati sull’elaborazione d’informazioni matematiche estrapolabili da contesti verbali e grafici” contro una media del 52% dei paesi partecipanti.

Salvatore Un bel paradosso il sistema del risparmio italiano: un gigante di 4000 miliardi di potenza con i piedi d’argilla. Per scarsa preparazione e un conflitto di interesse strutturale tra venditori di prodotti finanziari non pagati direttamente dai clienti. Però noi qualche buon consiglio da dare lo avremmo vero per evitare di sottoscrivere prodotti pacco?

Roberta Tre consigli di buon senso più uno sempre valido. Primo: farsi consegnare il prospetto informativo prima di sottoscrivere un prodotto finanziario, leggerlo, estrapolare i dati relativi ai costi del prodotto. Fare attenzione a qualsiasi cosa scritta in grassetto. Sottolineare le parti non chiare e chiedere spiegazioni a chi propone l’investimento. Seconda dritta: mettere il nome o ancora meglio il codice isin del prodotto nel caso di titoli negoziabili che s’intende sottoscrivere su Google. Gooogolate! Qualche opinione “contro” salta fuori sempre magari non nella prima pagina dei risultati ma in quelle successive. Terzo: chiedete una seconda opinione. A una banca o a un promotore che fanno capo a un altro gruppo. O meglio ancora a un esperto indipendente che non guadagna sui prodotti che andrete a sottoscrivere ma sulla consulenza che vi presta e i cui interessi siano più allineati con i vostri.

Salvatore E aggiungerei l’ultimo consiglio sempre valido in proposito. “Se non riesci a individuare il pollo nella prima mezz’ora di gioco, allora il pollo sei tu” ha detto un celebre giocatore di poker. E questo vale anche e sempre di più nel mondo degli investimenti. Se qualcuno ti propone di acquistare un qualsiasi prodotto d’investimento capire cosa gliene viene in tasca dei tuoi soldi al venditore è una curiosità legittima e anzi la normativa imporrebbe una totale trasparenza. E invece di domandare quando potresti guadagnare su un determinato investimento un buon consulente è colui che ti dice prima di tutto quanto potresti perdere… Anche se non è quello che vorresti sentire.

 

 

 

 

Il Blog di SoldiExpert SCF

Cerchi consigli per investire in modo
intelligente i tuoi risparmi?

Affidati ai professionisti della
consulenza finanziaria indipendente di
SoldiExpert SCF

PARLA CON NOI

Scopri cosa possiamo fare per il tuo piccolo o grande patrimonio e contattaci per fissare un primo appuntamento telefonico gratuito con uno dei nostri consulenti

PARLA CON NOI