COSA TI CONSIGLIO ESATTAMENTE SUL TUO PORTAFOGLIO OBBLIGAZIONARIO (riservata personale)

Avete anche voi un portafoglio obbligazionario? Fatto di fondi o titoli obbligazionari, tipo Btp e obbligazioni societarie e bancarie?

Con Roberta Rossi (SoldiExpert SCF e che si occupa della consulenza personalizzata), in seguito a numerose richieste di check up da parte di risparmiatori che desiderano richiederci una seconda opinione, ci capita sempre più spesso di esaminare portafogli di risparmiatori.

La composizione? Normalmente una quota massiccia di Btp e qualche Cct, una discreta quota di obbligazioni bancarie italiane (Unicredit, Intesa, Banco Popolare, Ubi, Mps…) dove conta molto spesso dove si ha il conto (e la banca riesce magari a piazzare più facilmente la propria “merce”) e poi una spruzzata di obbligazioni societarie (Enel, magari Eni, Finmeccanica). Rara la presenza di obbligazioni con emittenti straniero di Stati Sovrani o società (corporate) se non in quantità omeopatiche. Sempre più presente una quota anche di conti deposito (di cui abbiamo parlato qui in un doppio speciale)

La scadenza media di questi titoli? Normalmente elevata, sopra i 5 anni dove un classico è trovare quote importanti di Btp con scadenze sopra il 2030. La ragione? Quella di puntare a rendimenti più elevati poiché più lunga la duration più è alto il rendimento e su quelle scadenze la promessa è spuntare rendimenti di circa il 4,5% annuo netto.

Omettendo però magari di valutare che più si allunga la duration più aumenta la volatilità che potrà avere l’investimento nella sua vita come è successo per esempio ai possessori del Btp legato all’inflazione con scadenza 15 settembre 2035 (cedola 2,35 più inflazione) che nell’ottobre di 2 anni fa valeva 104 e ora vale circa 80 dopo per 2 volte essere arrivato a valere (nel novembre 2011 e nel luglio 2012) meno di 60!
Alla faccia di un investimento tranquillo e sicuro…

Che giudizio dare di portafogli di questo tipo?
Se parliamo del “Vecchio Mondo” simili portafogli sono stati per anni la norma e qualcosa che ha funzionato tutto sommato bene. Un’epoca che Nassim Taleb ha chiamato il Mediocristan e dove quelli che lui chiama i “cigni neri” (ovvero gli eventi inattesi) non hanno grande importanza come bene ha spiegato Roberta Rossi in un recente articolo.

Nel Mediocristan si possono comprare dei titoli e tenerli nel cassetto. Anche con scadenze lunghe. Difficile, molto difficile, che capiti qualcosa di inatteso come le difficoltà di una grande banca o di uno Stato Sovrano o un corto circuito del sistema dove per alcuni mesi si rischia di precipitare nell’orrido.

Purtroppo per Taleb (e anche per noi) non viviamo più in quell’epoca. E ce lo dice l’andamento dei mercati finanziari degli ultimi anni. Siamo passati a vivere in un’altra epoca, l’Estremistan.

Se in Mediocristan abbiamo delle oscillazioni, delle variazioni regolari e non accade nulla di significativo come pensava il comandante
del Titanic nella frase sotto, nell’Estremistan si verificano dei picchi.


“Nella mia esperienza non sono mai stato coinvolto in un incidente degno di questo nome. Non ho mai visto una nave in difficoltà sulle rotte che ho percorso, non ho mai visto un naufragio nè vi sono stato coinvolto io stesso, e neppure mi sono mai trovato in una situazione che minacciasse di trasformarsi in un disastro.”

Edward John Smith,  comandante del transatlantico Titanic in un’intervista rilasciata qualche anno prima del più famoso affondamento della storia.

Nel primo paese non ci sono singoli casi in grado di cambiare radicalmente la situazione generale, mentre nel secondo paese uno o pochi casi sono sufficienti per sovvertire la situazione.

Di fronte a questi portafogli il nostro giudizio è quindi spesso negativo sia per la strategia sottostante che per la diversificazione attuata.
E non è in discussione certo l’investire nell’obbligazionario perché ci sembra una scelta interessante e condivisibile.

Non ci convince la strategia perché un portafoglio statico presuppone che nulla possa cambiare, tutto vada per il verso giusto senza nubi o tempeste e che il mondo si adegui al nostro “volere”. E purtroppo così non è e se avete dei dubbi in proposito parlatene con chi ha acquistato delle azioni Telecom Italia o Seat Pagine Gialle o persino Generali o delle obbligazioni argentine o greche o si trova in portafoglio delle obbligazioni subordinate di Mps e molte banche italiane e straniere.

Anche nell’obbligazionario o si è flessibili o si rischia di essere sbranati perché quello che su cui il mercato ci dice che è “cool” e conveniente potrebbe fra 2 mesi improvvisamente cambiare completamente opinione e occorre avere quindi o un monitoraggio continuo o una strategia collaudata di eventuale cambiamento degli asset se qualcosa diventa più debole e qualcos’altro si rafforza (quella che attuiamo noi nei nostri portafogli ed è la nostra filosofia) con l’obiettivo nel tempo di tagliare la volatilità cattiva (e possibilmente scansare i “cigni neri”) e far crescere i rendimenti.

Non ci convince la diversficazione attuata perché è basata prima di tutto su un errore molto comune fatto dagli investitori in tutte le latitudini ma in particolar modo in Italia e di cui abbiamo parlato qualche mese fa (clicca qui se ti sei perso l’articolo e dopo vuoi leggerlo) diffusamente ovvero l’home bias, la tendenza di molti investitori a tenere una quota spropositata del loro portafoglio in titoli del proprio Paese a cui si aggiunge come ulteriore rischio potenziale quello di investire nella maggior parte dei portafogli quasi tutti i propri averi in titoli di Stato italiani o titoli del debito delle banche italiane. E che poi si moltiplica con la presenza magari massiccia anche di conti deposito come abbiamo spiegato qui. Qualcosa che oramai è diventato così intrecciato dove è difficile dire quali sono le reali differenze e dov’è la diversificazione del rischio!

Lo Stato, infatti, emette titoli del debito che le banche massicciamente comprano a leva con i soldi dei depositanti ma anche con quelli che ottengono a prestito dalla Banca Centrale Europea, lucrando fra il costo della raccolta a prezzi “speciali” (0,75%) e quello dei titoli di Stato che acquistano sul mercato o in collocamento e che offrono rendimenti nettamente superiori, lucrando sulla differenza, attuando un carry trade domestico.

E da questo punto di vista le banche italiane non possono certo definirsi una vera diversificazione perché se non è zuppa (Btp, Cct, Ctz, Bot…) è pan bagnato. Se si legge l’ultima analisi R&S di Mediobanca emerge, infatti, che nel giro di un anno, al 30 giugno 2012, le principali banche europee hanno venduto circa 40,6 miliardi di titoli di Stato italiani e a metterci una pezza sono intervenute massicciamente le stesse banche italiane con Intesa San Paolo (che ha usato 16 miliardi a questo scopo prendendo i soldi dalla Bce)  e poi Unicredit fra i principali acquirenti.

D’altra parte inutile negare che sul mercato obbligazionario per quanto oggi tramite le piattaforme online offerte dalle banche (se si è riusciti a uscire dalla logica di farsi piazzare i loro titoli) si ha la possibilità di accedere a migliaia di titoli tramite mercati come il Mot o il Tlx quello che viene proposto è comunque un campione limitato come scelta di diversificazione poiché sono presenti soprattutto titoli di Stato e di obbligazioni bancarie e di obbligazioni societarie (sia italiane che soprattutto straniere) l’universo investibile è molto limitato.

Su molti emittenti non è possibile trovare “carta” oppure il quantitativo minimo investibile è di 50.000 euro e occorre negoziare questi titoli su mercati più opachi come il cosiddetto OTC che per un risparmiatore normale rischiano di essere più pericolosi di una giungla. Tipo quando Mowgli incontra la tigre Shere Khan.

Per questo in un investimento obbligazionario è importante per le ragioni esposte sopra valutare prima di tutto di avere una strategia flessibile sottostante (come quelle che offriamo per esempio sui portafogli modello o la consulenza personalizzata di SoldiExpert SCF) , e poi poter operare una vera diversificazione senza frontiere e senza limiti. E in questo lo strumento dei fondi d’investimento o degli Etf rappresentano, se utilizzati all’interno di strategie dinamiche e diversificate, un valore aggiunto se opportunamente selezionati.

E i risultati reali realizzati dai nostri portafogli in questi anni ne sono la migliore dimostrazione come nel grafico sotto rappresentato dove abbiamo pubblicato una selezionato dei nostri portafogli più seguiti. Portafogli (realizzati attraverso i nostri modelli esclusivi di gestione) che in questi anni hanno reso dal 3,5% al 5% netto all’anno con una movimentazione alla portata di tutti e con una gestione autenticamente flessibile che non significa naturalmente “azzeccare” qualsiasi operazione (oltre 2 operazioni su 3 si sono chiuse a oggi in positivo) o non avere periodi in cui il mercato magari ci batte. Ma nel tempo (e non parliamo di ere geologiche o decenni) un approccio come quello seguito con le nostre strategie ha sempre dimostrato di essere migliore di qualsiasi gestione “buy and hold”, ovvero passiva.

Una breve legenda. Nel caso del portafoglio Planet Obbligazionario (riservato ai clienti del serviziodi consulenza personalizzata di SoldiExpert SCF) la logica è operare con fondi d’investimento di più case (multi manager) andando così a selezionare fra le varie società di gestione i migliori fondi di ciascuna area, comparto o settore (molte banche offrono la possibilità di negoziare più fondi con commissioni competitive) mentre nel caso dei portafogli “mono manager” si tratterà di selezionare, all’interno di una stessa scuderia (tipo Pimco, Schroders), i migliori fondi obbligazionari secondo i nostri modelli.

Nel caso degli Etf (come per tutti i nostri portafogli poiché questa è la logica di un approccio flessibile) la selezione avviene anche qui con un portafoglio di partenza che riceve il cliente all’atto della sottoscrizione e che può replicare con la propria banca, ricevendo poi ogni settimana eventuali variazioni (mediamente nel caso dei portafogli obbligazionari i movimenti sono uno ogni 2 oppure 3 mesi e non certo ogni settimana).

Nel prossimo futuro esamineremo portafoglio per portafoglio le caratteristiche, i pro e contro e i miglioramenti ulteriori a cui stiamo lavorando.

Volete sapere di più su questi portafogli o richiedere un appuntamento telefonico gratuito con uno dei nostri consulenti?

SoldiExpert SCF e il servizio di consulenza finanziaria indipendente su misura è a vostra disposizione, seguite le indicazioni a questo link se siete interessati.

 

Il Blog di SoldiExpert SCF

Cerchi consigli per investire in modo
intelligente i tuoi risparmi?

Affidati ai professionisti della
consulenza finanziaria indipendente di
SoldiExpert SCF

PARLA CON NOI

Scopri cosa possiamo fare per il tuo piccolo o grande patrimonio e contattaci per fissare un primo appuntamento telefonico gratuito con uno dei nostri consulenti

PARLA CON NOI