Riservata Personale: MA I CONTI DEPOSITO SONO COSI’ SICURI? (atto primo)

“Ho investito in dosi sempre più massicce sul conto deposito. Con i vincoli e seguendo le offerte che vengono fatte dalle varie banche si possono ottenere dei rendimenti per nulla male e non mi devo preoccupare così di nulla come accade magari se acquisto dei titoli in Borsa, delle obbligazioni o magari anche dei fondi e degli Etf.
Mi ha molto colpito però l’articolo dedicato ai cigni neri dove si spiega con arguzia perché viviamo in tempi in cui anche l’impossibile può diventare possibile quando si parla di soldi. E vi chiedo: ma i conti deposito sono veramente sicuri? O anche qui potrebbe verificarsi un evento inatteso e quello che viene presentato come l’investimento sicuro, come mettere i soldi sotto il materasso, potrebbe magari trasformarsi in un incubo?”.

E’ la sintesi di una mail che abbiamo ricevuto la scorsa settimana ma in questi mesi diverse sono state le domande su questo argomento, sicuramente delicato.

Ci sono diversi modi di affrontare una simile questione. La prima, quella che è generalmente più diffusa, di dire che non esiste alcun problema di sicurezza.

Questo perché in da tempo immemore nessuna banca in Italia è fallita e ha lasciato i propri correntisti a bocca asciutta. Se anche una banca si è trovata in difficoltà un’altra sotto la regia della Banca d’Italia è arrivata a levare le castagne dal fuoco con un salvataggio (si pensi a casi di questi ultimi decenni come la Cassa di Risparmio di Prato, il Banco di Napoli o il minuscolo Banco di Girgenti) . E poi come rete protettiva ulteriore di salvataggio c’è il Fidt ovvero il Fondo Tutela dei Depositi Interbancari che fino a 100.000 garantisce i risparmi di ciascun depositante. La banca salta? Una sorta di super garanzia sui depositi interviene con tutte le altre banche italiane aderenti al Fondo di Garanzia che intervengono pro quota.

Come sta avvenendo proprio in un caso recente come quello di Banca Network, una banca che ha fatto il botto.
Con queste risposte vi sentite al sicuro e sui conti deposito ci investireste pure la camicia?

Premesso che la risposta sopra è corretta ed è vero che fino a oggi nessun correntista ha mai visto l’”orrido” all’investitore che si pone il problema del “cigno nero” una risposta più articolata è dovuta. Perché se una cosa non è mai accaduta non è assolutamente detto che in finanza non possa accadere ed è bene valutare tutti e pro e contro di un investimento.

Come dimostra anche la storia recente di quello che è accaduto ai titolari dei bond Greci (a questo articolo a proposito potete leggere un report recente di Roberta Rossi che fa il punto su questa economia) che sotto la parola “ristrutturazione” hanno visto i loro risparmi scendere anche di oltre l’80% mentre ancora pochi mesi prima c’era fra gli esperti spiegava dottamente che un evento di questo tipo non sarebbe mai potuto accadere con la rete di protezione dell’Unione Europea . Uno Stato sovrano che appartiene all’euro non può fallire per definizione e invece…l’evento imprevisto e di impatto devastante si è verificato anche se al momento è avvenuto con un termine più rassicurante e pilotato di “hair cut”. Ma per chi deteneva questi titoli (al di là della formula) il cigno nero che secondo molti era improbabile, praticamente impossibile, è accaduto come abbiamo spiegato in quest’articolo di Roberta Rossi dedicato al saggio sempre attuale di Nassim Taleb.

 

la promozione di un conto deposito

 

Rifacciamo allora la domanda: i conti deposito sono assolutamente sicuri e uno vale l’altro?

Per me la risposta è no.

Non voglio fare certo terrorismo ma siccome sulle parole è bene intendersi quando si parla soprattutto di risparmi sul termine “assolutamente sicuri” mi sembra che sia corretto parlando con investitori consapevoli parlare non solo dei vantaggi (che sicuramente offre questa forma di impiego) ma anche degli svantaggi e dei possibili rischi. Che esistono sul piano teorico e sono sintetizzabili in modo semplificato in due grandi questioni:

1) rischio controparte ovvero il fatto che la banca a cui si siano prestati i soldi si trovi nell’impossibilità di restituirli perché in difficoltà e magari si hanno tutti i propri averi con quella banca;
2) funzionamento Fidt e rischio contagio ; la garanzia dei 100.000 per depositante esiste certo ma è stata pensata per tempi “normali” e con meccanismi peraltro che pochi risparmiatori e persino apparenti addetti ai lavori sembrano conoscere bene. Un conto è , infatti, se salta un istituto di credito di piccole dimensioni; tutt’altra cosa se invece a fare è il “botto” è un istituto grande e soprattutto se si è in presenza di una crisi “sistemica”.

Ma vediamo un punto alla volta.

FIDT: come funziona questo Consorzio nella realtà

Partiamo dal fondo. In tutti i sensi. Il Fondo è sicuro? Se la banca fallisce o ha problemi nessun problema perché interviene fino a 100.000 euro? Qui spesso si crea un grande equivoco perché viene raccontata questa storia come se esistesse veramente un fondo dove esistono dei soldi per rimborsare qualsiasi depositante fino a 100.000 euro purchè abbia un conto (praticamente tutte) presso una banca aderente al Fidt (per i depositanti degli istituti del Credito Cooperativo esiste un altro consorzio con meccanismo simile a quello del Fidt).

Le cose non stanno in verità in questo modo e in sintesi spieghiamo come funziona questo fondo veramente come è spiegato chiaramente peraltro nello stesso sito (www.fidt.it) di questo consorzio.

Ciò che è oggetto della garanzia sono innanzitutto quindi conti correnti, depositi (anche vincolati), assegni circolari, certificati di deposito nominativi. Obbligazioni (compresi i pronti contro termine, azioni e titoli di Stato non sono tutelati dal Fidt perché si tratta di investimenti e non depositi.

Il limite è per depositante e naturalmente vale per ciascuna banca quindi se ho 2 conti in banche diverse se tutte e 2 “saltano”(e sono proprio “sfigato” o vivo in un Paese dove le banche hanno seri problemi di sopravvivenza) la garanzia vale separatamente per ciascuna banca e non c’è alcun cumulo.

Se il conto è cointestato poi la garanzia vale per ciascun depositante quindi se sul conto ci sono 200.000 euro e il conto è intestato a marito e moglie ciascuna potrà richiedere 100.000 a “cranio”.

Per accedere a questa “ciambella di salvataggio” è necessario naturalmente che alcune procedure siano completate e in particolare (sempre che un’altra banca non corra in soccorso) occorre che sia ufficialmente sancita la “morte” della banca con la dichiarazione di liquidazione coatta amministrativa. Dopo questa dichiarazione il rimborso deve essere effettuato entro 20 giorni salvo che Banca d’Italia in circostanze del tutto eccezionali, per un periodo complessivo non superiore a 10 giorni lavorativi.

Questo è come funziona sul lato delle garanzie ma è bene da investitori sapere anche come funziona la raccolta della provvista ovvero come questo Fondo raccoglie i soldi per rimborsare i depositanti in cattive acque.

Non esiste, infatti, un fondo (dovrebbe essere di circa 400 miliardi di euro!) per coprire simili casi ma il meccanismo è quindi su “chiamata”: nell’articolo 21 dello Statuto di questo fondo di tutela si spiega che le banche aderenti potranno essere chiamate in caso di intervento a tirare fuori fra lo 0,4% e lo 0,8% dei fondi rimborsabili di tutte le consorziate alla data dell’ultima segnalazione disponibile della base contribuiva. “Qualora, per effetto degli interventi, l’ammontare delle risorse risulti inferiore allo 0,4 per cento, il ripristino della percentuale minima dovrà essere effettuato nel termine di quattro anni”.

Morale: non c’è trippa per tutti se si calcola che la “massa fiduciaria protetta” ovvero i depositi su cui si estende questa garanzia virtuale superano i 400 miliardi di euro. Ipotizzando che le banche accantonino tutte (e non solo virtualmente) lo 0,4% arriviamo a una dotazione del fondo di 1,6 miliardi di euro che diventano 3,2% nel caso che accantonino lo 0,8%.

E non è un caso che nella crisi seguita nel 2008 al crac di Lehman in piena crisi finanziaria mondiale il Governo Italiano abbia esteso la tutela dello Stato al Fondo per rassicurare maggiormente i depositanti.

Quindi qualora il fondo interbancario di tutela dei depositi non fosse in grado di far fronte ai rimborsi fino al 2010 doveva intervenire lo Stato Italiano. La garanzia sui depositi diventa quindi soprattutto politica. In quel difficile frangente l’Italia come altri Stati si sono impegnati a proteggere in qualsiasi modo i risparmi, anche nazionalizzando le banche se necessario, mettendole cioè sotto il proprio controllo, per scongiurare un altro effetto Lehman Brothers sui mercati con la corsa agli sportelli e l’effetto panico. Questa garanzia temporanea naturalmente lo Stato a mali estremi potrebbe rimetterla ma è evidente che il suo valore è comunque legato alla credibilità internazionale, solidità dei conti di uno Stato e al fatto che intervenga qualcun altro magari a fare da garante ulteriore perché un Paese con un debito pubblico al 120% del Pil non è che possa assumersi garanzie illimitate se dalla teoria si passa alla pratica. O no?

Nell’attuale “ristrutturazione” dell’Eurozona peraltro si parla anche di Unione Bancaria ma al momento alcuni Paesi e in particolare la Germania dicono “niet” alla mutualizzazione del debito come anche al perimetro della vigilanza bancaria. Il pilastro della messa in comune a livello europeo dei fondi di garanzia dei depositi è, infatti, al momento azzoppato perché in particolare le casse di risparmio tedesche (Sparkassen) hanno eretto una barriera contro e la Merkel si guarda bene dall’andarci contro.

Il rischio controparte: volete la garanzia del rendimento o del capitale?

Chiarito come funziona e cosa è il Fidt nella realtà sarà quindi forse più chiaro che quando si prestano o si vincolano i propri soldi con una banca come per qualsiasi creditore quello che è importane è valutarne se possibile anche l’affidabilità. Del creditore come quella complessiva del sistema bancario se si è presenza di una situazione di rischio sistemico. Intendendo per questo la possibilità che come in un effetto domino l’insolvenza di qualcuno si possa propagare a tutte le tessere, ovvero le altre banche, che fanno parte del sistema.

Chi investe quote massicce dei propri risparmi in un conto deposito deve quindi tenere conto anche di questo perché evidentemente se la Banca a cui ha dato i suoi averi si trova in una situazione d’insolvenza e fallimento il risparmiatore potrebbe dal punto di vista teorico (stiamo parlando naturalmente di casi limite da “cigno nero”) trovarsi in una situazione più rischiosa di chi ha investito i propri soldi diversificando in modo più intelligente.

Come ha ricordato anche recentemente Beppe Scienza, professore di Matematica all’Università di Torino ed esperto di risparmio gestito “i conti deposito sono conti correnti bancari, quindi sono soldi prestati a delle banche. C’è un fondo di tutela dei depositi, che copre fino a 100mila euro. Ma se si teme un crak generalizzato del sistema bancario, qualche paura si può avere.

E’ molto probabile che gli Stati cercheranno in tutti i modi di impedire una catena di fallimenti delle banche, perché questo causerebbe un blocco dei pagamenti. Una catastrofe economica. In un certo senso è più sicuro avere dei titoli che dei soldi sul conto corrente, perché i soldi sul conto corrente sono soldi prestati alle banche. I titoli, invece, almeno in prima istanza sono del cliente, non sono della banca”.

 

Un punto importante (e che da tempo sottolineiamo) è, infatti, proprio questo. Se si vuole ricercare non solo rendimento ma anche maggiore protezione e sicurezza meglio diversificare fra più emittenti come si può fare con un fondo d’investimento obbligazionario o monetario (o un Etf in via sussidiaria) anche qui naturalmente facendo un po’ di selezione perché è bene guardare anche qui dentro ovvero come sono composti e gestiti.

Qualcuno estremizzando sul punto arriva a dire che occorre decidere se si vuole optare per la garanzia del rendimento (come offrono i conti deposito) o quello del capitale (con strumenti come fondi, Etf, o portafogli veramente diversificati di obbligazioni) perché è evidente che per evitare o minimizzare il rischio teorico di controparte la cosa migliore che si può fare è suddividerlo.

Quando la banca entra in panne…

Nel recente caso di Banca Network per esempio chi aveva il proprio denaro investito in titoli, in fondo o in etf ha potuto trasferire questi strumenti finanziari su un’altra banca mentre per la liquidità depositata sul conto dal 31 maggio scorso la banca ha bloccato 30 mila conti. «Non sono più padrone dei miei soldi» si sono sfogati su quotidiani, forum e trasmissione radiofoniche (come Salvadanaio su Radio24). E nelle loro parole tutta la rabbia e l’impotenza di chi da un giorno all’altro si è visto negare dalla banca i propri soldi. Impossibile anche effettuare pagamenti o naturalmente usare carte di credito o della banca. Il 27 luglio quindi due mesi dopo la Banca d’Italia ha autorizzato, su istanza del Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi il rimborso dei depositanti di Banca Network Investimenti.

Nel caso la banca entri in amministrazione straordinaria i commissari straordinari possono sospendere il pagamento da parte della banca delle passività di qualsiasi genere, compresi i soldi depositati dai clienti della banca sul conto, che per la banca costituiscono delle passività (ovvero rientrano nel passivo del suo stato patrimoniale) così come i prestiti a famiglie e imprese rappresentano parte del suo attivo. Nel caso di amministrazione controllata tale sospensione non comprende se non in casi eccezionali gli strumenti finanziari della clientela (ovvero gli investimenti in azioni, fondi, etf e obbligazioni se non sono ovviamente quelle emesse dalla banca).

Un punto importante (e che da tempo sottolineiamo) è, infatti, proprio questo. Se si vuole ricercare non solo rendimento ma anche maggiore protezione, sicurezza e maggiore liquidità del proprio patrimonio, meglio diversificare fra più strumenti finanziari senza puntare tutto e solo sui conti deposito.

La vecchia regola di diversificare i propri risparmi (per emittenti, rischio Paese, indicizzazione dei titoli, asset..) non va quindi dimenticata se si vuole operare da investitori consapevoli. E la consulenza offerta con i nostri portafogli e strategie messe a punto su BorsaExpert.it e MoneyExpert.it può essere valutata come un’interessante alternativa e soluzione pratica.

Da inizio anno i nostri portafogli obbligazionari (di titoli, Etf o Fondi) hanno ottenuto performance fra il 4% e il 10,75% (il portafoglio Planet obbligazionario proposto da MoneyExpert.it) dopo un 2011 positivo con un rapporto rendimento/rischio sempre sotto controllo poiché la strategia non è evidentemente quella di “puntare tutto su un cavallo”.

Se si vuole avere un profilo di rischio più controllato l’approccio di un gruppo di consulenti finanziari indipendenti (sia nell’azionario che nell’obbligazionario) come il nostro noi crediamo (e i risultati di questi anni lo dimostrano come evidenzia il grafico sottostante) che può essere sicuramente d’aiuto per costruire nel tempo un approccio strategico intelligente e attivo all’investimento. Azionario o obbligazionario.

I conti deposito non sono da demonizzare e possono essere un ottimo strumento per parcheggiare la liquidità ma la legge aurea della diversificazione non va mai dimenticata. I rischi che raccontiamo sono “teorici” ma vanno tenuti presenti dato che in questi anni abbiamo visto anche obbligazioni o prodotti con rating 3 A diventare spazzatura. 

Sono diversi poi i paradossi di questo successo dei conti di deposito, soprattutto quelli vincolati, e nella prossima puntata ne parleremo più dettagliatamente, fornendo anche qualche indicazione semplice per come valutare l’offerta di una banca rispetto all’altra in termini di rischio solvibilità.

 

fine prima parte   (clicca qui per leggere la seconda e ultima parte

 


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