(contiene AUDIO) BORSE NELLA BUFERA. PRENDI I SOLDI E SCAPPA?

All’inizio del 2011 venne nel nostro studio di consulenza (SoldiExpert SCF) una giovane signora che aveva ereditato un capitale di oltre 300 mila euro da suo nonno. No, non si trattava di soldi cash, ma di titoli finanziari. Blue Chip della borsa italiana su cui il nonno stava perdendo 250 mila euro. Come Mps (-77% rispetto al prezzo di carico), Generali (-40%) Intesa Sanpaolo (-48%), Unicredit (-67%).

Portafoglio nonno

La nipote non si intendeva di Borsa e quei soldi che ammontavano a circa 300 mila euro non le servivano. Si decise d’accordo con la cliente di mantenere un profilo 100% azionario. La prima decisione strategica da parte della nostra società fu di allargare il perimetro dell’investimento: non solo Borsa Italiana, ma anche titoli azionari europei e fondi per poter spaziare anche sui mercati extra europei. La decisione tattica fu ben più radicale: il portafoglio di azioni del nonno fu azzerato progressivamente, nonostante l’enorme distanza che separava i valori dei titoli con i prezzi di carico. La decisione di vendere non fu per particolare “antipatia” per titoli non scelti da noi. Il mercato era in una fase molto ribassista per la crisi dei debiti sovrani con i cosiddetti Pigs bisognosi di aiuti finanziari e forti dubbi da parte dei mercati sulla tenuta dell’euro.

Non avendo scelto lei di investire sulle Mps, su Unicredito, sulle Generali e su tutte quelle blue chips, per la nipote vendere a febbraio 2011 quei titoli su cui il nonno aveva perso 250.000,00 euro non fu una decisione devastante. Nella sua testa non stava vendendo in perdita, ma cercando di mettere a frutto, di preservare e far crescere, un patrimonio che aveva ereditato. Il primo anno di consulenza fu avaro da parte nostra di segnali operativi di acquisto e il patrimonio rimase per lo più liquido. A settembre la situazione dei mercati si rasserenò (grazie al famoso “Whatever It takes” a favore dell’euro pronunciato da Mario Draghi Presidente della Banca Centrale Europea) e iniziammo a comprare. Ma non gli stessi titoli che aveva in portafoglio il nonno. Altre società più il linea con la tendenza del mercato come è proprio della nostra strategia di investimento che abbiamo spiegato nel dettaglio qui.

Grazie a questa decisione decisamente radicale ma sensata, il portafoglio della nipote è cresciuto del 40% mentre il portafoglio del nonno sarebbe tornato in pari, ma dopo aver subito un’ulteriore perdita del 40% del proprio valore nei mesi seguenti.

Portafoglio nonno nipote

La morale di questa case history, che ho raccontato all’interno della trasmissione InBlu l’Economia condotta da Marco Girardo Responsabile Economia del quotidiano Avvenire (che potete ascoltare cliccando la freccia sotto) è che l’inerzia di non fare nulla per la tipica e umana avversione alle perdite può costare cara. I mercati salgono e scendono e un buon consulente secondo noi aiuta i propri clienti nel tempo ad adeguare il portafoglio a un mondo che cambia sempre più velocemente muovendosi con strategia e non con emotività.

Certamente pochi mesi di ribasso non sono nulla rispetto all’andamento di lungo periodo della Borsa che tende più a salire che scendere, ma tenere i titoli in portafoglio solo perchè si sta perdendo puo’ non essere anche nel lungo periodo la strategia migliore.

 

 

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