(contiene AUDIO) RISPARMIO TRADITO: COME EVITARE IL PROSSIMO DISSESTO

Quattromila miliardi di risparmio privato. Tolto il Giappone, stiamo parlando di un caso unico al mondo. Gli italiani sono il popolo di risparmiatori per eccellenza. Il vero tesoretto del nostro Paese è questo. L’ultima spiaggia che nel 2011, ai tempi della crisi dei debiti sovrani, ha evitato il default.

Il risparmio degli italiani è una risorsa preziosa che ogni cittadino dovrebbe tutelare se ne ha da parte, perché è frutto di anni di sacrifici e di duro lavoro, suo e altrui. Una linfa vitale di cui molti, troppi, si disinteressano. L’Italia, secondo le statistiche Ocse, è agli ultimi posti come educazione finanziaria. Molti concittadini dedicano più tempo a informarsi sui risultati delle partite di calcio o a scegliere l’ultimo modello di telefonino, che non a capire i prodotti finanziari che gli rifilano.

Il tempo delle deleghe in bianco è finito. Chi sbaglia investimento affidandosi a persone non propriamente disinteressate nel fornire consigli d’investimento, rischia di ipotecare per anni il futuro finanziario della propria famiglia. La rete di protezione del Governo non c’è più o almeno è diventata a maglie talmente larghe che chi sbaglia, se è un risparmiatore “comune”, non è detto che venga salvato. Le nuove normative in fatto di salvataggi bancari stanno diventando sempre più stringenti. Tanti sommersi, pochi salvati.

Nell’ultimo decreto salva-banche che ha permesso di evitare il fallimento di Banca Marche, Carichieti, Cariferrara e Popolare Etruria, curiosamente tra i fortunati salvati, nonostante il dissesto di questi istituti, ci sono non solo i correntisti, ma anche molti dipendenti bancari. Quelli che hanno convinto i clienti, probabilmente su pressione dei dirigenti della banca, a comprare azioni e obbligazioni subordinate di quegli istituti che hanno bruciato i risparmi di tanti cittadini.

Tra quelli che probabilmente non pagheranno, anche Consob e Bankitalia, che nonostante un’opera continua di vigilanza, non fanno arrivare alla gente comune i loro rilievi e i risultati delle loro ispezioni, gli addendum ai prospetti informativi e consentendo anche a banche in crisi la vendita di azioni e obbligazioni allo sportello.

Ci sono poi i vertici delle aziende che collocano prodotti finanziari e sarebbe bello se qualche volta pagassero anche loro e non solo i risparmiatori.  Su questo fronte pare che in Italia la casta dei supermanager sia una cupola di intoccabili. Stipendi, bonus e buonuscite sono di frequente milionari, mentre le pene spesso di poche decine di migliaia di euro. Ha fatto storia in questo senso la condanna pecuniaria di 10 mila euro comminata qualche mese fa a Massimo Sarmi, ex AD di Poste Italiane. Il Gruppo, uno dei maggiori venditori di prodotti finanziari in Italia, secondo la Consob ha venduto alla propria clientela prodotti non adatti al profilo di rischio dei clienti allo scopo di massimizzare i propri guadagni. Se questo è il modo di tutelare il risparmio in Italia, siamo fritti.

Clicca qui sotto sulla freccia per ascoltare la puntata della trasmissione radiofonica  “L’Economia” andata in onda su RadioInBlu, in cui Marco Girardo ha intervistato Roberta Rossi, Responsabile Consulenza di SoldiExpert SCF su “Risparmio tradito: come evitare il prossimo dissesto”

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