CONTRORDINE COMPAGNI: 'PIU' STATO, MENO MERCATO'

Dal punto di vista dell’analisi quantitativa sul mercato azionario qualche spiraglio di luce inizia a vedersi con alcuni titoli che iniziano a mostrare la costruzione di una minima base di accumulazione per quanto i volumi restino ancora bassi.Ma non è da escludere che se nelle prossime settimane o sedute il trend delle scorse sedute dovesse continuare allora qualche segnale di acquisto nei nostri portafogli potrebbe scattare.

Riguardo l’analisi fondamentale l’analisi della congiuntura attuale non si è arricchita di grandi novità in queste settimane. La situazione continua a essere difficile come indicano più che gli economisti le scelte operate da molti governi e aziende. Si tagliano più che possibile i costi e gli investimenti, si ricorre alla cassa integrazione se non ai licenziamenti e si vive alla giornata: molte aziende dichiarano di non avere visibilità sugli ordini oltre il mese e cercano di trovare il modo di abbattere più che possono i costi fissi. Molte aziende fino a poco tempo avevano investito per la crescita, assumendo personale, acquistando impianti e aziende concorrenti, aumentando il debito. Ora si trovano a gestire la situazione opposta. Con costi cresciuti su fatturati in calo.

Anche i governi di tutto il mondo cercano di sbrogliare in qualche modo questa intricata matassa. Se fino a qualche mese fa la parola d’ordine era “lo Stato fuori dall’economia” ora vale il principio contrario.

Tutti gli Stati fanno la gara ad annunciare misure di intervento straordinarie e perfino la Germania (il Paese che più di tutti si era dichiarato contrario a modificare le politiche di bilancio pubbliche) si è piegata a questa logica come dimostra la massiccia iniezione di capitali in Commerzbank che sancisce di fatto la nazionalizzazione del secondo istituto bancario tedesco. La coerenza d’altra parte non è una virtù né dei governanti, né degli economisti se si pensa che il celebrato numero uno maestro dell’interventismo statale nell’economia, John Maynard Keynes, nel 1926 aveva addirittura scritto: “Nella nostra vita non conosceremo più alcun crollo di Borsa”.

E nel giovedì nero di Wall Street, il 24 ottobre del 1929, così aveva commentato: “l’economia mondiale conoscerà un periodo di bassi tassi d’interesse con tanto maggior profitto del mondo degli affari”. E arrivò poi la Grande Depressione. Ma nel suo caso c’è da dire che lo shock del ribasso (secondo Alain Minc che ha scritto un’interessante biografia Keynes perse i 4/5 della sua fortuna alla fine del 1929) gli fu utile per cambiare idea sia sulla gestione dei propri investimenti che sull’economia.

Aumento di capitale Unicredit: il doppio scherzetto di Profumo

Alcuni risparmiatori e clienti che per conto loro detengono azioni Unicredit ci domandano come comportarsi riguardo all’aumento di capitale in corso. Un’operazione che prevede la possibilità di acquistare 4 nuove azioni ordinarie (godimento 01/01/2008) da 0,50 Euro ogni 55 vecchie azioni ordinarie o di risparmio possedute al prezzo di Euro 3,083 per azione. L’operazione si chiuderà il prossimo 23 gennaio e i diritti sono trattati fino al 16 gennaio 2009.

Che fare? Semplicemente nulla. E’ l’aumento di capitale più stupido del mondo visto che vi offrono delle azioni a 3,08 quando sul mercato potreste comprarle quasi alla metà (stamane le azioni Unicredit valevano 1,8 euro) ! Sarebbe come se un concessionario vi offrisse la possibilità di acquistare una Fiat Panda 1.1 benzina a 17.000 euro quando il prezzo di listino è 8.751 euro. La comprereste? Sicuramente, no.

Ma in Borsa tutto può accadere e qualcuno (visto che molti risparmiatori hanno in carico le azioni a prezzi sensibilmente superiori a quelli attuali) obnubilato dalla “sindrome dei prezzi di carico” (una malattia che più volte abbiamo descritto e che colpisce i risparmiatori di tutte le età) si domanda ancora se questa operazione può essere interessante. Purtroppo, no! I diritti non valgono infatti praticamente nulla e non c’è certo da aderire. Alcune banche certo stanno informando i titolari di Unicredit di questa incredibile operazione, chiedendo cosa occorre fare. Come sempre in assenza di istruzioni la banca non aderirà a questa operazione e non vale la pena nemmeno sprecarci una telefonata per anticipare la vostra decisione.

Se poi prima del 16 gennaio qualcuno lanciasse un’opa su Unicredit a un prezzo superiore ai 3,083 euro certo le cose cambierebbe ma qui entriamo nella fantafinanza. Il prezzo di questo aumento era stato deciso qualche mese fa ma comunque al di là dell’attuale finzione scenica i 3 miliardi di euro che Unicredit ha necessità di incassare saranno comunque garantiti visto che Mediobanca ha già garantito tutto l’inoptato. Che verrà messo al servizio di un prestito obbligazionario convertibile con durata di qualche anno e che garantirà ai sottoscrittori un interesse di circa l’8% annuo è già filtrata come indiscrezione. Un rendimento certo non male visti i tempi. Peccato che questa obbligazione non verrà offerta agli azionisti di minoranza ma solo agli istituzionali ovvero alle altre banche.

Un altro scherzetto di Alessandro Profumo, ad di Unicredit. Gente strana questi banchieri. Sono accusati in misura crescente di collocare prodotti poco convenienti, rischiosi ed esosi e con una volta che potrebbero offrire al mercato un obbligazione niente male come caratteristiche (una convertibile che rende l’8%) …se la tengono stretta!

Il Blog di SoldiExpert SCF

Cerchi consigli per investire in modo
intelligente i tuoi risparmi?

Affidati ai professionisti della
consulenza finanziaria indipendente di
SoldiExpert SCF

PARLA CON NOI

Scopri cosa possiamo fare per il tuo piccolo o grande patrimonio e contattaci per fissare un primo appuntamento telefonico gratuito con uno dei nostri consulenti

PARLA CON NOI