COPPIE DI FATTO, UN DISASTRO DAL PUNTO DI VISTA SUCCESSORIO. COME TUTELARSI RECIPROCAMENTE E VIVERE SERENI

Che bisogno c’è di sposarsi? Stiamo bene così”.

Di sposarsi molte coppie di fatto non vogliono assolutamente sentirne parlare. Anche quando gli anni trascorsi insieme sono tanti e il rapporto è ormai consolidato.

In effetti va tutto bene, finchè le cose vanno bene. Ovvero finchè si sta insieme. Ma cosa succede quando ci si separa? O quando è il destino, il fato, a separare una coppia con il passaggio a miglior vita di uno dei due partner? Quali diritti economici ha chi rimane?

E’ un problema che affronto spesso come consulente finanziario indipendente con i miei clienti non sposati, occupandomi sempre più spesso a 360° della gestione della ricchezza. Non solo come investire il patrimonio ma anche come ottimizzarlo sia dal punto di vista fiscale che di passaggio generazionale o ereditario.

Spesso molte persone non sono consapevoli della “minus-valenza” che lo status di “coppia di fatto” significa dal punto di vista economico, patrimoniale ed ereditario.

Poniamo di aver comprato una casa insieme. Con i soldi di entrambi, provenienti dal rispettivo conto corrente. Oppure che la casa l’abbia pagata uno solo dei due, e l’altro si sia fatto carico delle spese di ristrutturazione. Poniamo che per ragioni fiscali la casa sia stata intestata a uno solo dei due. L’intestatario della casa viene a mancare. Chi eredita l’immobile? Se si è sposati, il coniuge eredita la casa di diritto. Se si convive no. La casa va agli eredi del legittimo proprietario dell’immobile se son si sono adottati alcuni accorgimenti. Il partner è trattato come un ospite: non può vantare alcun diritto di proprietà nè di godimento sull’immobile.

Il matrimonio sarà anche la tomba dell’amore come dicono alcuni, ma lo status di coniuge dà al partner sposato garanzie patrimoniali, economiche e successorie che le coppie di fatto si sognano. Nonostante questo, il matrimonio piace sempre meno, soprattutto al Nord e al Centro Italia. Secondo l’Istat, in Italia le coppie che decidono di non sposarsi sono più di un milione. E il trend è in continua crescita: rispetto al 2007, le coppie di fatto sono raddoppiate. Il matrimonio va ancora forte al Sud e nelle Isole, mentre nelle altre regioni d’Italia sposarsi è sempre più “out”. Anche in presenza di figli.

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Ah se lo avessi saputo prima…

Nel caso delle coppie di fatto purtroppo se si lascia fare al destino, il compagno/a di fatto non ha diritto a nulla in caso di separazione. E’ possibile fare qualcosa per colmare questo vuoto legislativo e tutelare il compagno/a anche dall’aldilà? Sì, finchè si è al di qua. Dopo è troppo tardi. Perché la legge italiana come è scritta oggi è fatta per quelli sposati non per quelli che “va bene così” e “non c’è mica bisogno di sposarsi”. Ed è bene sapere, se si desidera restare uniti nella vita, ma non in alcun registro, quali sono le regole del gioco…

Tengo famiglia

La legge italiana è bravissima a tutelare i parenti, i coniugi, i figli. Non le coppie di fatto. Se il partner muore e non ha fatto testamento, tutti i suoi beni saranno ereditati dai parenti più prossimi. Compreso l’ex, se il partner è ancora unito in matrimonio.

Per la legge italiana gli eredi numero 1 sono gli ascendenti (i genitori, i nonni, i bisavi, i trisavi) e i discendenti (figli, nipoti, pronipoti) del partner in linea retta. Il coniuge, se non c’è una sentenza di divorzio, ha diritto a una parte tanto più cospicua dell’eredità quanto minori sono i parenti in linea retta in circolazione (ovvero genitori, nonni, figli e nipoti del coniuge defunto).

Se non ci sono nonni, genitori, figli o nipoti, il coniuge eredita tutto. Se ci sono figli, il coniuge eredita secondo il loro numero: dalla metà (se c’è un figlio solo) a un terzo (se ci sono più figli) del patrimonio. Anche i figli sono assolutamente tutelati: se ci sono figli e il coniuge non c’è più, l’eredità è divisa in parti uguali tra i figli. Tutti i parenti fino al sesto grado hanno variamente diritto all’eredità nel caso in cui manchino gli eredi più prossimi.

Il testamento? Se si è sposati non è fondamentale. Mal che vada ci penserà la legge a tutelare il coniuge, i figli, i parenti.

parenti

 

Non c’è il testamento: chi eredita?

Se non c’è un testamento ereditano i parenti più prossimi secondo quote prestabilite dalla legge in funzione del grado di parentela.

NON C’E’ TESTAMENTO
CHI EREDITA QUANTO EREDITA
CONIUGE 100%
CONIUGE + 1 FIGLIO 50% CONIUGE 50% FIGLIO
CONIUGE CON PIU’ FIGLI 33% CONIUGE 66% FIGLI
1 FIGLIO 100%
PIU’ FIGLI IN PARTI UGUALI
CONIUGE + GENITORI/NONNI/BISNONNI 2/3 CONIUGE 1/3 ASCENDENTI

 

Coppie di fatto ma non di diritto

Chi rischia invece concretamente di essere tagliato fuori dall’eredità è il/la partner di fatto. Nel caso delle coppie di fatto, la controparte corre il concreto rischio, in caso di premorienza del beneamato/a, di non ereditare nulla. Per la legge italiana gli anni trascorsi insieme non contano nulla. Anni di lavoro domestico possono venire cancellati in un attimo. La casa in cui si è convissuto rimane a colui che risulta l’intestatario dell’abitazione. Il lavoro prestato nell’azienda del partner senza alcun contratto di società o di lavoro dipendente non da’ al partner di fatto alcun diritto proprietario sull’impresa.

In caso di premorienza del partner, le case a lui intestate, i conti correnti, gli investimenti finanziari, i rami di azienda passano tutti ai suoi eredi in assenza di testamento. La coppia di fatto non ha diritto ad alcuna pensione di reversibilità, né acquisisce alcun diritto di abitazione della casa adibita a residenza familiare e di uso dei mobili che la corredano.

In caso di premorienza del partner per una coppia di fatto il rischio concreto di passare velocemente dalla ricchezza alla povertà è quanto mai concreto se chi sopravvive non ha un lavoro o dei beni mobili o immobili a sé intestati.

Un giorno tutto questo sarà (in parte) tuo

La metà di fatto ha diritto a una parte dell’eredità solo in presenza di un testamento e solo per la parte relativa alla quota disponibile. Difficilmente quindi potrà ereditare tutto il patrimonio del compagno/a. Ma sicuramente in assenza di disposizioni testamentarie non avrà diritto ad ereditare alcunchè. “Per questo è corretto e quanto mai opportuno – spiega il giornalista Giovanni Medioli nel libro “Un giorno tutto questo sarà tuo” (Mind Edizioni) – che chi convive ponga una particolare attenzione ai rapporti patrimoniali con il partner, in maniera da non procurargli situazioni di chiaro svantaggio rispetto ad “anonimi” parenti, magari lontani”.

lucio-dalla

Perché per la legge questi parenti per quanto lontani contano molto di più ai fini successori del compagno di un tratto di vita, per quanto lungo. Ne sa qualcosa Marco Alemanno, compagno di Lucio Dalla per otto anni, che alla sua morte non ha ereditato nulla, perché Lucio Dalla non aveva fatto testamento. Il patrimonio del cantante bolognese è andato tutto a cugini di secondo e terzo grado che hanno poi messo all’asta due appartamenti a Bologna, la villa di Milo in Sicilia e la barca Brilla & Billy, nonostante abbiano ereditato un patrimonio mobiliare di oltre cinque milioni di euro.

Certo non è detto che il testamento dia qualche garanzia di ereditare qualcosa. Pino Daniele (dopo 2 matrimoni) pare che alla sua ultima compagna Amanda Bonini non abbia lasciato nulla. Anche se avrebbe potuto farlo se avesse voluto. Pino Daniele aveva una ex moglie (dalla quale non c’era stata separazione ufficiale) e cinque figli nati da due matrimoni diversi.   Avrebbe potuto lasciare il 25% del suo patrimonio alla compagna. Di più no, nemmeno se avesse voluto, perché questa era la sua quota disponibile. Il cantante napoletano ha preferito usare questa quota disponibile a favore dei figli più piccoli che dovevano ancora costruirsi un futuro. A quello della compagna non ha pensato.

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L’erede lo sceglie soprattutto lui (lo Stato)

Chi “tiene famiglia” non puo’ mai decidere liberamente a chi e quanto lasciare del suo patrimonio. La legge italiana non consente di diseredare ex mogli o ex mariti se non c’è una sentenza di divorzio, figli sia che siano nati nel matrimonio sia che siano nati durante una convivenza e anche i figli adottivi.

Qualsiasi sia il numero di parenti, esiste sempre una quota di eredità di cui la persona può disporre a favore di un terzo che non fa parte dell’asse familiare. Si chiama quota disponibile. Ed è stabilita dalla legge. In caso di eredi ascendenti o discendenti in linea retta (genitori, coniuge, figli, nipoti) la quota disponibile va da un minimo del 25% a un massimo del 66%. Occorre però fare testamento per disporre che questa quota di patrimonio vada in eredità al compagno/a di fatto.

Quanto si può lasciare al partner se si fa testamento

Se si fa testamento si puo’ destinare una quota del proprio patrimonio mobiliare e immobiliare al partner. Questa quota dipende dal numero di parenti che si hanno.

TESTAMENTO O POLIZZA: QUANTO SI PUO’ LASCIARE AL PARTNER?
PARENTI IN VITA QUOTA CHE SI PUO’ DESTINARE AL PARTNER
CONIUGE 50%
CONIUGE + 1 FIGLIO 33%
CONIUGE E PIU’ FIGLI 25%
1 FIGLIO 50%
PIU’ FIGLI 33%
CONIUGE + GENITORI/NONNI/BISNONNI 25%
CONIUGE + GENITORI/NONNI/BISNONNI 66%

 

Il partner diventa beneficiario di una polizza vita

Ma il testamento non è l’unica strada per assicurare un futuro economico al/alla proprio/a partner in caso di morte. Ci sono strumenti, come le polizze vita, che assicurano una maggiore privacy nei confronti della moglie e/o dei figli e dei parenti in genere e che consentono alla metà di fatto di incassare quanto il/la partner hanno deciso di lasciargli senza dover sostenere dei contenziosi legali con gli eredi legittimi.

Il testamento può essere impugnato dagli eredi legittimi e il partner  potrebbe incassare anche dopo molti anni quanto gli spetta.
Anche la polizza può essere contestata dagli eredi che ritengono non sia stata rispettata la legittima, ma il beneficiario viene comunque liquidato entro trenta giorni dalla Compagnia Assicurativa e ha a quel punto i mezzi per poter affrontare un eventuale contenzioso legale. Nel testamento invece è esattamente il contrario: se viene impugnato con i tempi della giustizia italiana possono passare anni prima che il partner venga liquidato.

Darsi una mano 2

Il vantaggio della polizza (sempre a patto di aver affidato a un buon gestore l’investimento dei propri denari perché altrimenti da una parte si aggiusta e dall’altra si sfascia…) potrebbe consentire anche di lasciare un capitale maggiore al proprio partner rispetto a quanto si può fare tramite testamento. “L’incremento dei premi versati in polizza non rientra nel computo del patrimonio ai fini successori” spiega Giuseppe Frascà broker assicurativo e amministratore e partner di First Advisory, uno dei consulenti di SoldiExpert SCF in tematiche di questo tipo.

Mi spiego meglio: poniamo che una persona sottoscriva oggi una polizza per 425.000 euro indicando come beneficiario la sua metà di fatto. Tra dieci anni il contraente passa a migliore vita e nel frattempo la polizza si è incrementata di valore ed è pari a 900.000 euro. Il beneficiario incasserà questa cifra anche qualora la restante parte del patrimonio del contraente della polizza non sia mutato di valore”.

In pratica gli eredi non possono contestare nel caso che il beneficiario abbia ricevuto una quota superiore al 25% perché conta il momento del conferimento.

Naturalmente il beneficiario di una polizza vita (come quelle collegate a gestioni di tipo finanziario cosiddette unit linked o private insurance di cui avevamo parlato in questo articolo) può essere modificato dal contraente.

E’ una scelta sempre reversibile – spiega Frascà – Se la relazione si interrompe il contraente della polizza puo’ riscattarla o nominare un nuovo beneficiario”. E nel malaugurato caso in cui la coppia di fatto muoia in un incidente aereo, chi viene liquidato dalla Compagnia Assicurativa? “I parenti del beneficiario indicato in polizza”  chiarisce Frascà. Ma in questo caso magari il contraente della polizza avrebbe preferito lasciarli ai suoi di parenti i soldi. ”Se si vuole evitare che questo accada” raccomanda Frascà “bisogna indicare nella polizza che il beneficiario è il partner ma in sua mancanza sono per esempio i figli del contraente della polizza o altri suoi parenti”. E così tutto ritorna ancora una volta in famiglia.

Coppia di fatto ma anche di diritto

Sostanzialmente chiunque quindi anche se sposato e con figli può destinare parte del suo patrimonio (la quota disponibile) a un terzo facendo testamento. E qualunque coppia di fatto può tutelare e tutelarsi anche reciprocamente in caso di premorienza facendo testamento o contraendo una polizza vita e indicando come beneficiario il proprio partner. Nessuna delle due soluzioni è irreversibile e può essere modificata. Ma nel malaugurato caso in cui ci capiti qualcosa, questi strumenti assicurano un futuro al proprio compagno/a.

Perderà il bene amato ma almeno avrà qualche diritto per quanto consolatorio sui suoi amati beni.

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