(CORSO BASE) Quale banca è meglio scegliere per investire?

Nel capitolo precedente abbiamo spiegato che per investire non occorre certo essere milionari. Ma la taglia del proprio patrimonio è importante per decidere con quale banca operare come vedremo in questo capitolo.

Dopo anni in cui i costi bancari erano in discesa, nel 2016 sono tornati ad aumentare. La crisi di molti istituti ha costretto molte banche sane ad attingere alle proprie risorse per salvare quelle malate e questo aumento dei costi è stato trasferito da alcune banche ai propri clienti. Sono aumentati in molti istituti i canoni delle carte di credito e bancomat, le spese per i prelievi, molte operazioni allo sportello. La spesa media di un risparmiatore con un conto corrente tradizionale, ovvero quella sostenuta da un risparmiatore che fa bonifici allo sportello o preleva contanti o si fa rilasciare una carta di credito è di 77,6 euro. Chi sceglie di operare via internet puo’ risparmiare fino all’80% dal momento che la spesa media per chi dispone le operazioni bancarie tramite internet è di 14,7 euro.

 

La migliore per investire

Molti investitori mi chiedono un consiglio: qual è la banca migliore per investire? Un promotore o un bancario direbbero subito: ma è quella per cui lavoro la banca migliore con cui operare! Essendo un consulente finanziario indipendente  non sono al soldo di nessuna banca e quindi rispondo in modo meno perentorio. La risposta facile però non c’è.

La verità è che la banca migliore in assoluto per tutti non esiste. L’avvento della tecnologia applicata alla finanza (il cosiddetto fintech) e i continui cambiamenti di business model degli istituti di credito non permettono di dare risposte definitive. Una banca puo’ aver praticato ottime condizioni per anni e poi…decidere di puntare su un altro tipo di clientela (per esempio la clientela affluent, quella con più di 250 o 500 mila euro) e rendersi improvvisamente non conveniente per chi investe 50 mila euro. E’ come in discoteca, quando il buttafuori decide chi entra e chi esce, ma nel settore finanziario la selezione è piu’ sottile: siccome non posso impedirti di aprire un conto in banca, gli istituti modulano il loro “pricing” (ovvero la politica dei prezzi) in modo tale da rendersi sconvenienti per i “pesci piccoli”, se non li vogliono come clienti, o per chi non fa tante operazioni, perché vogliono solo avere “heavy trader” come clienti, gente in pratica che fa decine di operazioni al giorno .

 

La migliore non esiste, la più adatta sì

Dritti al punto: non esiste la banca migliore in assoluto ma la più adeguata. Devi prestare molta attenzione a due cose per scegliere con chi fare investimenti: la prima è la taglia del tuo portafoglio, la seconda è gli strumenti su cui vuoi operare.

Che tipo di investitore sei? Scoprilo facendo il test

Quando si investe sono importanti due cose: i costi di negoziazione e la gamma degli strumenti offerti.

 

A ciascuno la sua banca

Un cliente che ha un patrimonio da 10, 100 o 1 milione di euro troverà a seconda della sua “taglia” la stessa banca cara o al contrario molto conveniente. Ci sono banche che fanno pagare pochissimo ai clienti con patrimoni superiori a 250 o 500 mila euro (in percentuale ovviamente sul capitale investito) mentre sono carissime per chi ha un patrimonio di 20 mila euro (perché hanno un costo minimo per operazione molto alto). L’obiettivo di questi istituti è chiaro: tagliar fuori i clienti “piccoli” e puntare sui risparmiatori molto patrimonializzati (un modo smart nel nostro settore per dire ricchi).

 

Ma quanto mi costi!

Quando si compra uno strumento finanziario si pagano dei costi, chiamati di negoziazione. Quando si compra lo strumento si pagano sempre (e a volte anche quando lo si vende). Molte banche (soprattutto online) danno la possibilità di scegliere se pagare un fisso per operazione o una percentuale calcolata sul controvalore acquistato dello strumento con un costo minimo e massimo per operazione.

Poniamo di investire 1.000,00 euro su un’azione o un ETF.

Mai sentito parlare degli ETF? Leggi qui 

La banca normalmente ti dà due opzioni: pagare un fisso per operazione o una percentuale, calcolata di volta in volta su quanto acquisti di quello strumento.

Per esempio la banca ti fa scegliere se pagare 8 euro per operazione fissi (indipendentemente dal fatto che investiate 1.000 euro o 100.000 euro) oppure ti offre la possibilità di optare per una commissione variabile. Comunemente si paga online il 2 per mille del valore intermediato con un minimo e un massimo per operazione: normalmente si va da un minimo di 3 euro (ma alcune banche chiedono anche a più di 10 euro per operazione) a un massimo di 20 euro per operazione.

Che regime conviene scegliere? La commissione “flat” fissa o il variabile? Nell’esempio se il fisso che mi offre la banca è 8 euro, mi converrà scegliere questo regime solo se di volta in volta investirò più di più di 4.000 euro per operazione. Altrimenti sarà meglio optare per la commissione variabile.

 

Anche i ricchi piangono

Il ragionamento opposto dovrebbe farlo chi investe grossi capitali su una singola operazione: per queste persone è essenziale per risparmiare sui costi delle operazioni negoziare con banche che prevedono un tetto massimo per operazione. E non tutte lo prevedono. Già quando si opera online ci sono banche che non offrono un tetto massimo per operazione, ma quando si passa l’ordine in filiale l’assenza di un massimo per operazione è praticamente una certezza. Senza tetto massimo, chi negozia anche dei banali Btp ma per controvalori importanti di volta in volta (poniamo 50 mila euro) rischia di pagare in filiale il 3 per mille senza massimo. Tra costo di acquisto e vendita sono 300 euro. Online la stessa operazione potrebbe costare meno di 20 euro. Fa il 90% in meno. E bastano due click.

Questi esempi di commissioni su patrimoni big e small dovrebbero essere stati utili per capire che ogni risparmiatore dovrebbe scegliere con quale banca operare tenendo conto delle condizioni che offre ma soprattutto di quando queste commissioni applicate sui propri scambi (in gergo si chiamano “volumi di negoziazione”) sono funzionali o meno a farlo risparmiare sul fronte degli investimenti finanziari. Non c’è la banca giusta, c’è quella piu’ adatta.

Maggiore è il patrimonio da investire, più diventa importante la gamma degli strumenti che la banca mette a disposizione. Ogni banca decide infatti di fare degli accordi commerciali con diversi fornitori di prodotti finanziari (ad esempio le società di gestione di fondi comuni di investimento) e questo fa sì che ci sono piattaforme che offrono migliaia di fondi e istituti che hanno un’offerta molto limitata di prodotti (di solito quelli della casa ovvero di società collegate alla banca). Quando si hanno molti soldi si ha la possibilità di diversificare il proprio capitale ed è un peccato non sfruttare questa opportunità perché la propria banca offre poco o su alcuni strumenti finanziari chiede commissioni di ingresso talmente elevate da disincentivare l’acquisto. La cosa interessante per cui si potrebbe ricordare il famoso detto “Anche i ricchi piangono” è che spesso le piattaforme online low cost offrono una gamma di strumenti finanziari su cui investire molto più ampia del cosiddetto “private banking”, il servizio extra-lusso offerto dalle banche ai clienti con più di 500 mila euro. Ricco avvisato, ricco salvato

 

Nel prossimo capitolo parliamo di quando investire: esiste un momento giusto per farlo?

SCOPRI LE ALTRE SEI RISPOSTE ALLE DOMANDE PIU’ FREQUENTI DEL CORSO BASE COME INVESTIRE

Domanda 1 Quanto devo avere per iniziare a investire?

Domanda 2 Quale banca è meglio scegliere per investire?

Domanda 3 Qual è il momento migliore per investire?

Domanda 4 Cosa rischio a investire? Posso perdere tutto?

Domanda 5 A chi posso chiedere un consiglio per investire?

Domanda 6 Quanto costa investire? Quanto si può guadagnare?

Domanda 7 Come mettere da parte la somma necessaria per investire?

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