COSI’ IL GESTORE PIU’ RICCO E “SCALTRO” DEL MONDO HA PERSO IN POCHI GIORNI 500 MILIONI DI EURO (DI CUI 200 PERSONALI).

Vi dice qualcosa il nome di John Paulson? Se vi occupate di Borsa e borseggi il suo nome non vi dovrebbe proprio essere ignoto perché si tratta del gestore di fondi che ha realizzato la più grande plusvalenza nella storia. E per premiarsi adeguatamente l’anno passato, infatti, ha guadagnato più di 5 miliardi di dollari, battendo il suo precedente record di 4 miliardi di dollari guadagnati nel 2007 con le vendite allo scoperto sui prodotti finanziari basati sui mutui subprime.
Forse più di qualsiasi altro investitore John Paulson è stato lodato per la sua lungimiranza nel prevedere la caduta del settore immobiliare e la debacle dei mutui subprime e trarne un incredibile profitto, operando massicciamente al ribasso nel periodo 2007-2008 sui titoli bancari o puntando per miliardi di dollari i famigerati “credit default swap” e altri derivati diabolici.

Una capacità di vedere nella palla di vetro quasi sospetta dato che su alcune operazioni effettuate nel passato da questo intraprendente banchiere si è insinuato in qualcuno (tanto che la Sec, l’organo di controllo americano gli ha richiesto recentemente di rendere nota una serie di informazioni sul suo operato) il sospetto del conflitto d’interessi e del possesso di informazioni privilegiate (è stato precedentemente un ex banchiere della banca d’affari Bear Sterns, poi fallita). Un procuratore di New York indaga, infatti, su alcune operazioni fin troppo disinvolte con controparti del calibro di Goldman Sachs (sulla quali aleggia una possibile “combine”) che hanno poi procurato centinaia di miliardi di dollari di perdite alle grandi banche d’investimento e agli investitori privati.

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Oggi, sotto l’ombrello dei suoi fondi Advantage Paulson, gestisce oltre 37 miliardi di dollari (di cui circa 15 miliardi è rappresentata dal suo personale tesoretto accumulato in questi anni di scorribande finanziarie e del 20% che si trattiene sui guadagni accumulati sui suoi fondi) ma nelle scorse settimane il suo ego e la sua fama di Re Mida devono aver subito forse qualche incrinatura. E’ accaduto, infatti, che uno dei più importanti asset nel suo portafoglio si sia preso una sonora sberla: -85% in pochissimi giorni.

Una sorta di nemesi. Colui che è diventato uno degli uomini più ricchi al mondo speculando al ribasso (coloro che riescono a trarre beneficio anche in momenti di difficoltà delle Borse) e puntando sulle voci di difficoltà finanziarie, ora si trova a indossare i panni dell’uccellato invece che i consueti dell’uccellatore.

E MoneyReport.it è in grado di raccontarvi tutti i particolari di questa storia molto istruttiva….

Una mega perdita forestale…

Quello che sembrava l’ennesimo investimento ad alto potenziale di profitto si è, infatti, trasformato in una clamorosa operazione in perdita. Oggetto di questo clamoroso caso è la partecipazione in Sino Forest Corporation, società con sede ad Hong Kong che opera soprattutto in Cina ma che è quotata al Toronto Stock Exchange. Un gruppo che si presenta come uno dei principali operatori al mondo nel settore delle foreste con in portafoglio e gestione quasi 800.000 ettari di piantagioni di alberi dislocati in 10 province cinesi.

Nel corso degli ultimi anni l’hedge fund di Paulson ha incrementato progressivamente la partecipazione in questa società fino a divenirne uno dei principali azionisti (con un peso che era arrivato a valere circa il 2% del portafoglio dei suoi fondi per una partecipazione di oltre il 14% del capitale), puntando a trarre profitto dalla forte domanda di legno in un Paese come la Cina dove l’economia in rapida crescita sta moltiplicando la richiesta di prodotti a base di legno industriale e di consumo. Dai pallet alle sedie.

Peccato che un analista finanziario guastafeste si sia messo a fare le pulci ai bilanci e alle dichiarazioni del management di Sino Forest. Infatti secondo la società di analisi e investimenti Muddy Waters (con sede a Hong Kong) e il suo capo analista Carson C. Block, in quest’azienda si nasconde una clamorosa pecca poiché aver rilevato forestale non è altro che una “frode” .

Secondo Carson Block, la Sino-Forest ha reso pubblici dati non accurati circa il proprio stato finanziario, «gonfiando le entrate, esagerando le dimensioni dei propri asset, falsificando i numeri relativi agli investimenti reali». Block ha poi sottolineato come sia difficile seguire il flusso di denaro all’interno della compagnia a causa della complessa struttura societaria.

Un crollo verticale del titolo

Dopo la pubblicazione di questo report avvenuto la scorsa settimana, le azioni della Sino-Forest sono letteralmente crollate al Toronto Stock Exchange, perdendo in pochi giorni oltre l’85% del loro valore.

La società Sino Forest ha pesantemente reagito, naturalmente, a queste gravi accuse dicendosi  «arrabbiata, scioccata e frustrata» da quello che è emerso nel rapporto di Block, negando qualsiasi possibile dichiarazione non veritiera nel prospettare la propria situazione patrimoniale, ma questo non ha evidentemente convinto il mercato.

Il direttore finanziario di Sino-Forest, David Horsley, ha lanciato pure l’accusa che dietro questo report vi sia una pesante manovra al ribasso orchestrata contro la sua società, insinuando il dubbio che lo stesso operatore che ha pubblicato questo report shock abbia aperto pesanti posizioni short sui titoli Sino-Forest per trarre profitto da questa notizia.

E in effetti (ma questo non ci dice se le accuse di Carson sono fondate o meno), analizzando i dati relativi agli short aperti mediamente sulle società del Nord America, si scopre che le azioni Sino sono quelle che hanno un maggior numero di vendite e venditori allo scoperto secondo l’analista senior di Data Explorers, Will Duff Gordon, società specializzata nell’analizzare le posizioni long e short degli investitori professionali. Secondo i dati di questa società già al 31 maggio gli short selling su Sino avevano raggiunto il record del 33% mentre a fine aprile si attestavano al 18% e ad inizio anno al 13%.

Lo stesso “mitico” John Paulson deve essere rimasto sconcertato nell’apprendere una simile voce e per non sbagliare sembra che abbia immediatamente limato la propria quota, contribuendo così anche lui al tracollo su questa società dove aveva investito circa 600 milioni di euro ora ridotti a poco più di 100.

Le reazioni della società cino-canadese: tutta una montatura ma la Sec canadese vuole vederci chiaro

“Le accuse contenute in questo rapporto sono inesatte e infondate – ha spiegato Allen Chan, amministratore delegato di Sino Forest – Il nostro approccio è trasparente e non vediamo l’ora di fornire ai nostri investitori e al mercato  tutte le informazioni per confutare tali affermazioni. “

Questa rassicurazione non è servita molto poiché il titolo Sino Forest, dopo un timido tentativo di rimbalzo dai 4 ai 6 dollari, è tornato a sprofondare negli ultimi giorni, scendendo sotto quota 3 dollari: l’85% in meno rispetto ai 21 dollari di poche settimane fa.

Non è in verità questo il primo episodio in cui le dichiarazioni di una società cinese si rivelano “fantasiose” (se la frode venisse accertata) e da tempo le autorità di controllo e gli investitori richiedono maggiori controlli sulle acquisizioni di società americane da parte di imprese cinesi e diversi casi di frode e manipolazione finanziaria hanno coinvolto aziende cinesi in territorio a stelle e strisce come la Rino International Corp. nel mese di novembre e Holdings Inc. MediaExpress Cina nel mese di febbraio.

La stessa autorità di controllo canadese, la Ontario Securities Commission, negli scorsi giorni ha aperto un fascicolo sulla Sino-Forest Corporation e non è un buon segnale per gli investitori poiché la prassi vuole che un procedimento di questo tipo viene, come ha spiegato lo stesso portavoce della Consob canadese, reso solitamente noto solamente quando «la condotta di un’azienda è già di pubblico dominio, quando le accuse sono credibili e quando la fiducia degli investitori potrebbe risentire della mancata conferma dell’avvio di un’indagine».

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I clienti dell’hedge fund ora sono preoccupati

I moltissimi ricchi clienti dei fondo Advantage (fino allo scorso anno c’era la coda per sottoscrivere le quote di questo fondo), nell’ultima settimana invitati a Parigi per l’evento annuale della società, hanno provato a richiedere a John Paulson ulteriori notizie su questo investimento ma senza ottenere alcuna risposta se non un generico invito a mantenere i nervi saldi poiché si attende nelle prossime settimane un mercato finanziario nel complesso più volatile pur rimanendo ottimista (oltre a Sino-Forest le partecipazioni più importanti di questo fondo spaziano dalle materie prime come l’oro a diverse banche e titoli finanziari in portafoglio fra cui Bank of America, Citigroup, Sun Trust e Hartford Financial).

E nella sala del Pavillon Cambon Capucines (dove normalmente sfilano le modelle di Chanel e per questa volta invece i gestori e gli esperti invitati) qualche possessore dell’hedge fund invitato a questa kermesse parigina non nascondeva il suo pensiero: “è possibile che il nostro John Paulson si sia fatto fregare da dei cinesi e dai loro bilanci?”.

(una copertina dedicata a John Paulson all’inizio della sua ascesa)
Da inizio anno il suo fondo più importante (il Paulson Advantage) è in perdita di circa il 6% e mentre prima c’era la lista di attesa di investitori privati e istituzionali che volevano investire, in questo fine settimana a Parigi molti clienti vip e analisti si domandavano se la stella di Paulson non stesse iniziando ad appannarsi.

E’ certo troppo presto per dirlo ma anche questa storia insegna come non esiste alcun Re Mida nei mercati finanziari capace sempre e in qualsiasi condizione di mercato di macinare solo profitti e operazioni in guadagno, come già aveva confermato la crisi del 2008 dove illustri “teste” erano cadute o entrate in “confusione” con fondi e hedge fund long/short o absolute return capaci di perdere in qualsiasi condizione di mercato (l’opposto di ciò che veniva reclamizzato).

E vi è qualcosa tutto sommato di “democratico” in questo anche per i piccoli investitori: anche le volpi più astute rischiano di finire in pellicceria… o di finire nella “tagliola” di qualcuno ancora più astuto…

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