IN ITALIA SI VENDONO I FONDI PIU’ CARI DEL MONDO E I RISPARMIATORI ITALIANI RISCHIANO DI GUADAGNARE MENO DELL’1% ALL’ANNO PER I PROSSIMI 10 ANNI

In Italia si vendono i fondi più cari del mondo e i risparmiatori rischiano da qui ai prossimi 10 anni di guadagnare meno dell’1% all’anno. E’ questa la fotografia impietosa del Global Investor Study 2019 di Morningstar analizzando i costi medi dei fondi azionari in 26 paesi.

In fondo alla classifica dei fondi come i costi più alti c’è  l’Italia medaglia d’argento e seconda solo a Taiwan.

Il denaro dei risparmiatori che investono in fondi In Italia viene drenato in una misura che non ha eguali rispetto ad altri Paesi secondo il Global Investor Study 2019 di Morningstar.

I fondi che si vendono in Italia costano il quadruplo di quelli collocati in Olanda, negli Stati Uniti e in Svezia e costano il doppio di quelli che si pagano nel Regno Unito.

Un bengodi per banche e reti di vendita che riescono a far pagare quattro volte tanto in Italia quello che all’estero costa molto meno. Finché a furia di tosare i rendimenti degli italiani con fondi con costi da amatore che servono per remunerare tutta la catena distributiva probabilmente oltre all’uovo si ucciderà anche la gallina.

Secondo un’analisi di Morningstar i Paesi con le migliori best practices relative ai costi dei fondi comuni sono Olanda Stati Uniti e Australia. Le peggiori sono l’Italia e Taiwan: questi due Paesi dei 26 analizzati fanno pagare ai sottoscrittori dei fondi i costi maggiori. In Italia i fondi sono cari perchè incorporano costi che vanno a remunerare banche e reti di vendita. Nonostante esistano alternative più convenienti sul mercato la catena distributiva di questi prodotti riesce a far convergere i risparmiatori su prodotti con commissioni elevate.

 

Tra i tanti mostri che produce il sistema delle retrocessioni eccone uno: i prodotti finanziari costano carissimi in Italia perchè incorporano le commissioni che vengono retrocesse a banche e reti di vendita (che nella stragrande maggioranza dei casi non hanno optato per la consulenza su base indipendente che vieterebbe questo meccanismo).

Peccato che con i rendimenti attesi su un portafoglio bilanciato per il decennio 2020-2030 (3,5%) secondo Amundi saranno la metà di quelli che ci sono stati nel decennio 2010-2020 (6,7%) e i risparmiatori italiani – di cui solo una piccola parte si rivolge a consulenti indipendenti che consigliano prodotti low cost – si accorgeranno tra un decennio di aver pagato alla propria banca e al proprio consulente la sede, le convention, le vacanze, il mutuo e anche la pensione.

Agli italiani che mediamente sui fondi pagano un 2% all’anno, se i rendimenti futuri saranno del 3,5% annuo, forse rimarrà un magro rendimento dell’1.5% annuo. O forse nemmeno quello visto che i fondi sono spesso venduti all’interno di contenitori più costosi come gestioni patrimoniali e polizze unit linked che prevedono costi che possono tranquillamente arrivare al 3,5-4% all’anno.

Una beffa senza inganno 🙁

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