LA BABELE DEI RENDICONTI SUI COSTI E ONERI. AD ALCUNI INTERMEDIARI PIACE IL “LO FAMO STRANO

PLUS, il settimanale del Sole 24 ore, torna a parlare del rendiconto ex post sui costi e oneri dei prodotti finanziari in un articolo di Gianfranco Ursino, sottolineando come questo documento obbligatorio, che qualunque intermediario deve con la MIFID2 inviare almeno una volta all’anno ai propri clienti, ha fallito l’intento originario. Ogni intermediario può

1. mandarlo come vuole (c’è chi arriva a metterlo nelle decine e decine di comunicazioni rilevanti)
2. chiamarlo come vuole (ci sono intermediari che colpiti da uno strano lapsus omettono di usare la parola costi)
3. farlo lungo quanto vuole (anche 40 pagine e più infarcendolo di informazioni quelle sì irrilevanti visto che non hanno nulla a che fare con i costi e oneri)
4. omettere informazioni rilevanti obbligatorie per legge come l’impatto totale del costo sui rendimenti

 

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Il documento sui costi e oneri è uno dei tasselli fondanti della Mifid2 che ha l’obiettivo di accrescere la trasparenza dei servizi finanziari e rendere più consapevoli e confrontabili tra loro le soluzioni proposte dai vari intermediari.

Questa normativa obbliga a far conoscere al cliente

– il costo dei prodotti finanziari raccomandati dall’intermediario
– il costo della consulenza (che come ha dimostrato la Consob la maggior parte degli italiani non pensano di pagare tutte le volte che non c’è una parcella esplicita)
– i costi fiscali
– altre tipologie di costi

Tutti questi costi incidono sul risultato finale dell’investimento e possono variare da intermediario a intermediario dall’1% al 4% e oltre, impattando quindi in modo molto importante sul rendimento a lungo termine per gli investitori.

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Su un capitale di 250.000 euro, tanto per fare un esempio pratico, a fronte di un rendimento annuo del 5%, pagare il 2% all’anno di costi per 15 anni o il 3,5% (molte polizze unit linked offerte dai maggiori intermediari è questo che costano) significa portare a casa un capitale completamente diverso: ballano qualcosa come 77.000 euro!

Sono ancora molti gli intermediari, come dimostrato da un ricerca del Politecnico di Milano commissionata da MoneyFarm, che non rispettano la normativa sui costi ex post. E se c’è chi difende di fatto lo status quo, l’industria e i suoi modelli di business, o chi per mettersi in pace la coscienza produce fantomatiche guide rivolte al risparmiatore che chissà chi le legge, c’è anche chi come Massimo Scolari Presidente di Ascofind, l’associazione delle società di consulenza finanziaria di cui anche SoldiExpert SCF fa parte, torna a invocare il rispetto della normativa Mifid2, sottolineando che basterebbe che tutti gli intermediari pubblicassero una tabella indicando “l’importo, in valore assoluto ed in percentuale, della redditività lorda, dei costi totali e della redditività netta. Tre parametri che solo nel 17% sono presenti nei rendiconti dei costi ex post analizzati dal Politecnico».

 

 

Una tabella semplice semplice farebbe capire all’investitore l’impatto dei costi sui rendimenti. Se tutti gli intermediari fornissero la stessa trasparenza rispettando in pieno la normativa, il risparmiatore potrebbe fare una scelta più consapevole e fare anche dei confronti tra le varie proposte.

Del resto la trasparenza è la cifra della modernità e il resto è old economy!

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