Credetemi. Se vi piace giocare in Borsa invece che investire e seguire delle regole siete fottuti (capitolo 6 ebook GUADAGNARE IN BORSA E’ QUESTIONE DI FORZA)

Leggi qui la presentazione dell’ebook “Guadagnare in Borsa è una questione di forza (se sai come usarla)!” se te la sei persa: ti consigliamo di leggerla!

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CAPITOLO 6

Credetemi. Se vi piace giocare in Borsa invece che investire e seguire delle regole siete fottuti.

 

 

 

“Non cercate di acquistare ai minimi e vendere ai massimi. Ci riescono solo i bugiardi”

 

Bernard Baruch

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Dopo aver parlato dei PRO e dei CONTRO di un approccio basato sulla “forza”, proviamo a sintetizzare i vantaggi di una strategia non puramente discrezionale (ovvero basata sul solo fiuto) come quella su cui si basano i consigli di SoldiExpert SCF:

 

1)      Viene eliminata in modo totale la componente soggettiva, emozionale e discrezionale che è spesso alla base delle cattive decisioni d’investimento come insegna in modo chiaro tutta la finanza comportamentale.

2)      Si opera con una metodologia in grado di adattarsi a differenti condizioni di mercato e un approccio molto disciplinato fondato non sul “compra e tieni” (buy & hold) o più propriamente “buy & hope” (compra e spera) ma su una metodologia codificata dove sono previste minuziosamente sia le condizioni di entrata che soprattutto quelle di uscita. E questo nel tempo si può dimostrare un vantaggio in termini di rendimenti realizzabili, controllo del rischio e dello stress poiché avere comunque una strategia di uscita può fare la differenza come dimostra l’andamento dei nostri portafogli nel tempo.

3)      I ritorni di un simile approccio sono statisticamente nettamente superiori a un approccio classico “compra e tieni” oppure discrezionale. E più performanti nel tempo e più protettivi di una diversificazione stile Markowitz mixata a una selezione di fondi o Etf sulla base delle “stelle” come quella proposta nei fatti dall’advice “più evoluto” offerto dalla reti di promotori. Un simile approccio come quello offerto da SoldiExpert SCF tende invece risultati alla mano a far ottenere rendimenti maggiori rispetto a quelli del mercato (che peraltro come abbiamo visto non sono realizzati da oltre l’80% dei gestori) ma soprattutto è molto più protettivo nel tempo in termini di evitare “bagni di sangue” in mercati orientati per lunghi cicli al ribasso (e in questi ultimi lustri di simili mercati ne abbiamo visti diversi). Se i mercati cambiano c’è una chiara gestione di cosa fare e come operare e non ci affida all’intuito o al lungo termine come ultima spiaggia come capita nella consulenza finanziaria “low level” che non offre il vero valore aggiunto di una strategia associata chiara e definita.

4)      Un approccio di questo tipo consente di misurarne minuziosamente i risultati a differenza di un approccio discrezionale dove si è nelle mani spesso di “cazzari” che col senno del poi vi raccontano di mirabili risultati raggiunti o sembrano convintissimi delle loro previsioni ma poi… Un approccio come quello utilizzato nei nostri servizi di consulenza è invece molto trasparente e la nostra società è fra le pochissime in Italia a pubblicare l’andamento storico reale dei proprio track record (si veda qui al riguardo ) e ci sarà forse una ragione…

 

Quelli che abbiamo visto sono i PRO ma è bene parlare anche dei CONTRO delle strategie che utilizziamo e ci vogliamo soffermare ora su questi perché è molto importante averli chiari se si vuole seguire la nostra consulenza e non rimanerne delusi o spiazzati.

 

1)      Avere un approccio “trend following” non ha nulla a che fare con effettuare previsioni sulla futura direzione del mercato.

2)      Un approccio di questo tipo parte dalla considerazione che i prezzi di Borsa non sono casuali e che le Borse non sono efficienti e razionali.

3)      Un approccio di questo tipo è “meccanico” e perfino “noioso” per molti investitori “scalpitanti” o alla ricerca di storie “eccitanti” e a caccia continua di spiegazioni e informazioni per interpretare giorno per giorno i mercati e il futuro prossimo dei mercati finanziari.

4)       Con questo approccio è possibile anche ottenere sotto performance in determinate fasi di mercato (anche per molti mesi o quadrimestri come abbiamo visto con diversi esempi nel capitolo 1 di questo ebook) e inoltre può significare anche chiudere mediamente 4 o 5 operazioni su 10 in perdita su un periodo di tempo ampio. Una dura prova per molti risparmiatori (come insegna la finanza comportamentale) e l’avversione alle perdite che caratterizza spesso in modo irrazionale molti risparmiatori come dimostrato dagli studi di Ward Edwards, Amos Tversky e del premio Nobel per l’Economia, Daniel Kahneman. Un “contro” che viene abbondantemente compensato dai “pro” che si possono ottenere con simili strategie se si vanno a vedere i risultati nel tempo (e su orizzonti più brevi di quelli di un approccio puramente passivo) e gli extra rendimenti realizzati negli anni buoni ma che la memoria corta di alcuni investitori non sembra apprezzare talvolta questo importante risultato come se investisse con un obiettivo temporale di 1 o 2 anni mentre invece quello che conta non è vincere tutte le battaglie (e nessuno ci risulta che ne abbia trovato il metodo) ma invece in un arco di tempo ragionevole ottenere risultati tali da “vincere” la propria “guerra” degli investimenti.  Inutile avere performance eccezionali uno o 2 anni e poi nell’arco dei successivi veder capitolare il proprio patrimonio o passare da un portafoglio o una strategia all’altra senza costrutto come fanno alcuni, ritornando sempre al punto di partenza o ancora più indietro.

5)      Un simile approccio (come peraltro dovrebbe avere sempre chi investe in azioni o obbligazioni) ha il suo fondamento se si opera con un adeguato orizzonte temporale. Se si investe con un orizzonte temporale troppo ravvicinato anche con simili strategie è possibile con una discreta probabilità incorrere in fasi avverse e negative o sotto performance. Non esiste alcuna strategia (e nemmeno la nostra) in grado di comportarsi positivamente in tutte le condizioni di mercato e dalla nostra esperienza solo un metodico, disciplinato e paziente approccio può fare la differenza nel tempo. Il vantaggio di operare con simili strategie, come abbiamo dimostrato nei capitoli precedenti, è quello di poter avere in compenso un notevole accorciamento dei tempi rispetto all’orizzonte temporale vero che ciascun asset allocation ha mostrato nel tempo.

 

 

Riguardo questo ultimo punto ricordiamo che l’orizzonte temporale di chi investe nell’azionario (il famoso medio-lungo periodo) è stato calcolato mediamente in base all’andamento dei mercati storico in circa 15/18 anni nell’azionario e in 4/5 anni nell’obbligazionario ovvero questo è stato calcolato come l’intervallo di tempo statistico necessario per un investitore per avere una buona probabilità di ottenere in tutte le condizioni di mercato che possono succedersi (e nell’ipotesi anche di investire mediamente nel punto più “sfigato” ovvero poco prima di un trend ribassista lungo e significativo) un rendimento reale positivo.

 

Se si seguono le nostre strategie (si veda qui il report molto importante che abbiamo dedicato al tema o qui il capitolo di questo ebook dedicato ) questo orizzonte temporale può essere ridotto anche in maniera significativa (anche di oltre il 50%) ma chi investe, se non vuole sentirsi raccontare frottole ed è una persona adulta, deve mettere in conto che può anche iniziare a investire in una fase che diventerà negativa per qualche mese o anche anno e dove anche la migliore delle strategie possibili non performa positivamente.  E si potranno fare quindi numerosi movimenti a vuoto e operazioni in perdita come non ci stancheremo mai di scrivere su questo argomento per evitare “delusioni”.

 

Questo non significa, secondo la nostra esperienza e come dimostrano i risultati dei nostri portafogli su periodi di tempo anche lunghi, che la strategia “non funziona più” perché l’esperienza ci dice che chi opera con disciplina anche nelle fasi avverse ha poi un’altissima probabilità di recuperare tutte le perdite e guadagnare fortemente nelle fasi positive mentre chi sale su una strategia quando performa e scende quando inizia ad andare male, cambiando continuamente approccio, alla fine colleziona solo perdite su perdite alla ricerca della Strategia Perfetta che molto probabilmente non troverà mai.

 

Una storia che mi ha colpito…

 

In proposito mi ha molto colpito un incontro che ho avuto qualche mese fa con un cliente durante una serie di nostre presentazioni e che ci segue con attenzione e “condivide tutto quello che scriviamo e legge attentamente”. Ci ha raccontato che era stato nostro cliente nel 2007-2008 come sottoscrittore di un portafoglio di fondi ma che l’anno successivo l’aveva disdetto perché ne era rimasto “molto deluso”.  Ammetto che mentre l’ascoltavo Roberta era tranquillissima (perché lei come tutte le donne è più paziente), il sottoscritto invece ribolliva.

Perché?

Guardate il grafico sotto dell’andamento del portafoglio (era il Planet Best Fund) a confronto con il mercato e quello che è accaduto

 

GRAFICO

 

portafoglio-fondi

 

Come si può vedere il portafoglio è vero che quando il nostro ex cliente l’ha sottoscritto ha perso in un anno il -16,63% ma a fronte di un mercato che nello stesso periodo ha perso il -44,32%. Questo cliente ha poi disdetto il portafoglio “deluso” (senza tenere conto assolutamente né della performance relativa né dell’orizzonte temporale troppo ravvicinato per esprimere un giudizio) perché in alcuni risparmiatori, inutile negarlo, subentra la sindrome “ora aspetto e poi quando i mercati ripartono io risalgo” come se qualcuno andasse a bussargli alla porta il giorno che i mercati ripartono e li avvisano con le campane che siamo ai minimi…

 

E nell’esempio sopra è bene vedere cosa è accaduto negli anni successivi se quel cliente fosse rimasto invece investito per il giusto orizzonte temporale. Oggi (quasi fine ottobre 2014) i suoi 100.000 euro di partenza sarebbero diventati 122.720 invece che 83.370 perché negli anni successivi il portafoglio non solo ha recuperato tutte le perdite ma ha ottenuto anche un significativo incremento, limitando le perdite nelle fasi più “orso”.

Questo ex cliente è tornato, comprendendo l’errore di prospettiva e di metodo ma questa storia è molto significativa perché chi opera secondo un approccio come quello su cui sono basati i nostri portafogli può magari pensare, vedendo le performance passate, che esistono solo rose e niente spine. Magari!

Proprio per questo pubblichiamo fra i pochi dei portafogli standard (e si veda qui questo articolo in proposito)  le performance passate e per ciascun portafogli indichiamo il drawdown ovvero la massima perdita subita perché ci piace correttamente non solo far vedere i guadagni realizzati ma anche le perdite al picco delle fasi avverse!

 

E scriviamo in tutti i modi da anni o lo raccontiamo alle conferenze che non abbiamo trovato il sistema per “immunizzare” totalmente le perdite e non siamo in grado di sapere (ma a questo punto spero che sia chiaro questo concetto) dove vanno i mercati, che cosa succederà ai titoli in portafoglio e se li manterremo pure il prossimo mese o scatteranno prima degli stop e quali sono i titoli o temi del futuro.

 

Quello che possiamo sostenere con qualche numero reale alle spalle da snocciolare per chi si vuole fidare non delle brochure (come può capitare in questo settore) ma dei risultati reali realizzati con le nostre strategie è che se si segue un approccio disciplinato e paziente come quello da noi suggerito vi è un’alta probabilità (non la certezza assoluta perché quella la lasciamo agli altri) di ottenere nel tempo risultati migliori del mercato sia in termini di rendimenti reali che di controllo del rischio.

 

E il lavoro che stiamo portando avanti da oltre 13 anni lo dimostra concretamente e più di molti venditori di fumo che esistono in questo settore che vendono inesistenti performance passate mai fatte realizzare ai loro clienti o li tengono a bada illudendoli sui risultati nel lungo periodo dove tutti si diventerà ricchi e sarà 3 volte Natale come cantava lo scomparso Lucio Dalla.

 

“Ok, d’accordo, abbiamo capito in linea di massima tutto il lavoro e la metodologia che c’è dietro ai vostri portafogli ma cosa ne pensate se magari ora vendo tutto senza aspettare il segnale? E poi perché abbiamo inserito dei titoli in portafoglio che sono praticamente solo scesi soprattutto nelle ultime settimane?”

 

Se dopo aver avuto la pazienza di leggere questa analisi e spiegazione vi viene in mente di porci questa considerazione vi consigliamo di rileggere ancora una volta i capitoli precedenti perché contengono già la risposta.

 

Se si opera con un metodo di tipo “meccanico” infatti o si seguono con disciplina le regole oppure si fa di testa propria: non esiste una via di mezzo.

E a tal proposito voglio raccontarvi un episodio personale.

Un mio ex compagno di scuola grazie (o per colpa) di Facebook mi ha ritrovato e scoprendo cosa facevo, dopo esserci persi di vista dai tempi della ragioneria, ha voluto sottoscrivere un nostro portafoglio.

Contrariamente a un certo stile che è quasi legge soprattutto in alcune reti di promotori finanziari dove la caccia all’amico, conoscente e parente è regolamentata e promossa più della caccia al cinghiale in Alta Val Badia, io e Roberta abbiamo un atteggiamento volutamente anti-commerciale nei confronti delle persone che conosciamo.

Non ci piace mescolare amicizia e parentele con i soldi perché i soldi sono una brutta bestia e se un amico o conoscente vuole diventare nostro cliente deve essere veramente molto determinato e quasi insistente.

E ci comportiamo in questo modo per tanta esperienza vissuta in questo settore e dopo essere arrivati da molti anni alla conclusione che investire sui mercati finanziari è un processo dove ciascuno deve arrivare da solo a trovare la propria strada e consapevolezza. Inutile dare anche un buon fuoristrada su una strada sconnessa a un automobilista che non ha mai guidato un simile veicolo; è rischioso per tutti e quindi preferiamo che chi acquisti la nostra consulenza arrivi a noi dopo aver compreso il nostro approccio perché di investimenti facili e sicuri dove si guadagna in modo assoluto senza correre alcun rischio non crediamo che ne esistano nemmeno nell’obbligazionario.

E siccome facciamo questo lavoro non solo con l’obiettivo di vendere a più non posso ma prima di tutto di fornire a ciascuno il servizio più adatto (e che sia poi in grado di seguirlo senza turbamenti provocati dagli inevitabili saliscendi dei mercati) così si è tutti più soddisfatti e si va a dormire la sera più sereni per questa ragione non amiamo mescolare amicizie, conoscenze e denaro.

 

Chiuso l’inciso, il mio ex compagno di scuola (che mi ha autorizzato a raccontare la sua storia e ringrazio) ha voluto comunque sottoscrivere il nostro servizio e in particolare il portafoglio Dinamico. Dopo pochi mesi il portafoglio è arrivato a guadagnare il +7% e un giorno il mio compagno di scuola mi ha telefonato tutto felice per dirmi che aveva venduto tutto e si era “portato a casa i guadagni”. La mia risposta è stata gelida. Gli ho detto che per quanto quello che aveva fatto poteva sembrare una buona idea per esperienza c’era una discreta probabilità che aveva fatto una cazzata: “Qual è la tua strategia ora” gli ho domandato? Mi ha detto che avrebbe aspettato magari che i titoli riscendessero o ne avrebbe acquistati altri con le future indicazioni…

Aspettare le nostre nuove indicazioni non ha senso perché il portafoglio era già investito come un uovo.

I titoli poi hanno complessivamente ristornato di qualche punto percentuale ma poi sono ripartiti più forti di prima e il mio compagno di scuola non ha avuto la forza di ricomprarli.

Non gli garbava ricomprarli a un prezzo più alto. Ogni tanto mi telefonava e dopo aver rinverdito i ricordi della nostra ex professoressa di Diritto mi chiedeva che fare per rientrare sul treno di Piazza Affari che sembrava sfrecciare all’insù senza lui a bordo. Il portafoglio Dinamico infatti nel frattempo era passato da +10% a + 30% e il mio consiglio ogni volta ribadiva il precedente, ovvero il primo: se segui una strategia statisticamente l’esperienza insegna che lo devi fare in modo totale perché solo così puoi giudicarla.

Se anche qualche volta ti fa bene a fare qualche “mosconata” l’esperienza e la statistica ci dicono che nel medio-lungo periodo questo approccio risulta perdente rispetto a una strategia coerente di entrata e uscita come quella su cui si fondano i nostri portafogli. E chi investe deve guardare non a 6 mesi e nemmeno a 24 mesi nell’azionario perché se è quello il suo orizzonte temporale è sballato.

Ve la faccio breve: qualche mese fa il mio compagno di scuola ha deciso di rientrare sul mercato e purtroppo è iniziato lo storno che ha completamente annullato i guadagni che aveva “portato a casa”.
Se fosse rimasto fedele al portafoglio è vero che avrebbe comunque preso parte questo ribasso ma almeno si troverebbe in attivo del 18% circa invece che sotto del -6% circa.

Perché non vendiamo al raggiungimento di un determinato guadagno su un titolo? C’è una ragione…

Peraltro il caso del mio ex compagno di scuola che ha voluto vendere i titoli perché secondo lui erano “saliti abbastanza” mettendo uno stop ai profitti è un argomento che spesso mi è trattato di affrontare in questi anni visto che nelle nostre strategie non utilizziamo “take profit” ovvero in caso che un titolo in portafoglio salga di un tot non consigliamo di venderlo come vorrebbero alcuni.

C’è una ragione? Sì e ha a che fare anche questa con la statistica e valutare nel complesso una strategia con scientificità perché il vecchio detto “vendi, guadagna e pentiti” può dimostrarsi un clamoroso autogol per i risparmiatori che non sanno fare di conto.

Si guardi per esempio questa tabella dove abbiamo messo a confronto un esempio di una nostra strategia (la colonna più esterna, il caso 3) con due strategie dove a parità di regole nel caso 1 si è inserita la regola di uno stop loss fisso e un take profit del 10% (ovvero quando un titolo raggiunge un guadagno o una perdita del 10% si liquida la posizione), nel caso 2 invece si è messo al 20% questa doppia asticella e infine nel caso 3 con la strategia SoldiExpert si è lasciato operare il portafoglio senza take profit e stop loss predeterminati ma lasciato il sistema di calcolarli dinamicamente e applicarli in base alle regole assegnate.

 

E si può notare l’incredibile differenza dei risultati finali ottenuto nel periodo 2004-2012, il lasso di tempo su cui è stata fatta questa simulazione su un portafoglio di azioni italiane.
Se si optasse per mettere uno stop/take del 10% il rendimento cumulato nel tempo (comprensivo di operazioni in guadagno e in perdita) sarebbe del +64,21%; nel caso che si optasse per uno stop/take profit del 20% la performance salirebbe nel periodo al +88,29% mentre invece non mettendo take profit come facciamo nel caso 3 il rendimento cumulato sarebbe stato del +309,81%  a confronto con un mercato come quello italiano ha comunque mostrato una discesa del -35,31%.
confrontoTAKE2

Incredibile, no vedere come possono cambiare i risultati?

Spesso quando si investe il “buon senso” può far prendere grandi cantonate e il fatto di vendere un titolo perchè è salito troppo è fra queste come ho spiegato molto dettagliatamente anche in questo articolo (vedi qui)  che vi invito a leggere per capirne ulteriormente le ragioni pratiche.

Quindi è per questo motivo che se anche un titolo è “salito molto” non lo vendiamo e se è presente nei nostri portafogli è ancora da acquistare e uscirà dal portafoglio solo quando non avremo un segnale di uscita.

E questo tipo di strategia (che come vedete è basata se regole e statistiche precise) ci ha consentito in questi anni di ottenere su numerosi titoli guadagni extra a 3 cifre con performance superiori al 100% su numerosi titoli. Ed è inutile dire che se non avessimo fatto correre questi titoli (e naturalmente questi titoli hanno avuto magari anche momenti di flessione) non avremmo poi ottenuto nel tempo i risultati che abbiamo ottenuto e questi extra rendimenti hanno naturalmente anche compensato abbondantemente le operazioni invece in perdita più “sfortunate”.

Quello che come SoldiExpert facciamo nel nostro modo di proporre la consulenza finanziaria è proprio questo. Mettere a disposizione dei nostri clienti strategie testate nel tempo (e sui continuiamo a investire importanti risorse al fine di migliorarle) basate su criteri verificabili nel tempo come risultati. Per noi vendere consulenza finanziaria indipendente significa, infatti, vendere soprattutto una strategia e i risparmiatori che in questi anni ne hanno compreso la logica e l’hanno seguita e la seguono nelle varie fase (anche avverse) dei mercati ne hanno tratto grandi risultati sia in termini di profitti che di controllo delle perdite. E naturalmente nelle nostre strategie non vi è compresa la vendita dei titoli ai massimi: le fasi di discesa o avverse sono ineliminabili come cerchiamo sempre di ricordare. Quello che conta se si segue una strategia buona (e se avete letto finora questi capitoli avete materiale per giudicare e diversi risultati ottenuti) è verificarne l’andamento nel tempo e confrontarlo col mercato in modo corretto.

Ed è anche per questo che quello che è accaduto al mio ex compagno di classe che aveva voluto vendere i titoli perché “saliti tanto” (salvo poi rientrare a prezzi più alti e prendersi poi tutto il “rinculo”) come al cliente “deluso” nel 2008 per l’andamento del nostro portafoglio sui fondi ci dicono  ci dicono che cercare di fare testa propria, deviare dalla traiettoria, agire discrezionalmente o operare in base all’emotività e alla pancia e con un orizzonte temporale inadeguato è un rischio che non vale la pena di correre se si ha cuore nel tempo l’andamento dei propri risparmi salvo che l’obiettivo vero sia quello di “giocare” a dispetto magari dell’età e dell’esperienza (teorica) accumulata.

A noi non piace “giocare” con i soldi dei nostri clienti. E nemmeno fare i guru. Un approccio metodico e basato su una strategia è la regola n.1 che secondo noi dovrebbe seguire un investitore.
E da oltre 13 anni i clienti che seguono questo approccio e replicano correttamente le strategie dei vari portafogli hanno ottenuto risultati sensibilmente superiori al mercato e positivi, correndo meno rischi.

E questo non significa naturalmente che tutti i mesi o quadrimestri hanno avuto risultati positivi o migliori: se hanno seguito per il giusto orizzonte temporale il portafoglio ha dato loro soddisfazioni e non hanno mai visto l’ “orrido” di vedere il proprio patrimonio anche dimezzare come è accaduto spesso a chi ha seguito strategie basate sul compra e tieni o basate sui consigli di guru o pseudo guri : questo significa per noi operare con una strategia e con un metodo.

 

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Fine VI capitolo 

Leggi qui se non l’hai letto l’introduzione di questo ebook e i capitoli precedenti. Al termine della pubblicazione di tutti i capitoli renderemo disponibile l’ebook completo in formato PDF.

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(continua)

 

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