Credit Suisse e non solo. Come le banche svizzere da paradiso sono diventate un inferno. Molto meglio investire sul cioccolato.

Cosa sta succedendo sui mercati? In Svizzera il cioccolato stra-batte le banche. Questo e molto altro nella Lettera Settimanale di Salvatore Gaziano

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Settimana tutto sommato tranquilla quella precedente (dal 15 al 19 marzo 2021) per i mercati con gli indici azionari S&P 500 e Dow Jones che flirtano sui massimi, mentre l’attività economica mondiale nel mondo (Eurozona compresa) sta andando persino meglio del previsto nonostante tutto a leggere i dati tedeschi (nonostante i zig zag della cancelliera Merkel) e della fiducia dei consumatori negli Stati Uniti.

Negli Stati Uniti oltre 143 milioni di vaccini sono stati già inoculati e la vita ha ripreso a fluire con le discoteche di Miami come il Club Space (il n.1 secondo le guide locali) che hanno riaperto e ripreso ad assumere in tutte le posizioni.

In Italia si continua a ballare, invece, fra zone gialle, arancioni e rosse e si spera ora nel generale Figliuolo e nel vaccino Johnson & Johnson, mentre comunque, nonostante tutto, anche il mercato azionario italiano male non sta andando con un + 9,75% da inizio anno.

I prezzi delle azioni in generale (Figliuolo qui non c’entra) ad alcuni investitori possono sembrare elevati in alcuni mercati (e sono elevatissimi per alcune società), ma le previsioni di utili per il 2021 e anni seguenti potrebbero colmare questo gap e riportare le valutazioni più vicino alle medie storiche. Che per i titoli “growth” sono state comunque sempre un bel palmo sopra gli altri, se si ricorda che a inizio 2000 (e noi c’eravamo) gli allora titoli della New Economy erano arrivati a valere circa 55 volte gli utili, mentre ora i cosiddetti FAANG (Facebook, Amazon, Apple, Netflix, Google..) valgono 33 volte con stima però di essere a 23 volte se si proietta la crescita prevista dell’utile per azione a fine 2021.

Un titolo che invece era arrivato a valere quasi 90 franchi svizzeri nell’estate 2000 e sembrava inscalfibile a tutto è Credit Suisse, la seconda banca svizzera che, in queste settimane, ha pestato due “merde” e il cui titolo ieri sera valeva 10,66 franchi con un ribasso giornaliero del 15% per effetto di una liquidazione di un grosso hedge fund con sede negli Stati Uniti (Archegos Capital Management).

 

Cosa è successo sui mercati? Evoluzione Credit Suisse

 

In pratica, questo grande hedge fund statunitense operava a leva, ovvero facendosi finanziare massicciamente da alcune banche fra cui Nomura in Giappone e Credit Suisse soprattutto, ma la compagnia di banche d’affari coinvolte è nutrita seppure le prime 2 sembrano quelle più esposte.

Questo fondo speculativo aveva puntato sull’aumento dei titoli tecnologici con molta leva, ovvero con soldi soprattutto di queste banche presi a prestito che a fronte della discesa dei titoli hanno chiesto al fondo di reintegrare i margini (margin call) o restituire i prestiti.

Sono così scattate le vendite forzate e sul finire di settimana scorsa Archegos ha dovuto vendere azioni per un valore compreso tra $ 20 e $ 25 miliardi secondo le voci. In pratica il fondo (non aperto al pubblico) operava con il 25% di capitale proprio e il resto se lo faceva finanziare dalle banche.

Le banche d’investimento affamate di commissioni erano fameliche per le commissioni di negoziazione di Hwang, il gestore a capo di Archegos, e desideravano disperatamente prestargli denaro in modo che potesse ingrandire le sue scommesse. Questi includevano l’assunzione di posizioni fuori misura in azioni come la società tecnologica cinese Baidu e il gigante dei media statunitense Viacom.

Secondo la stampa internazionale meno di 10 banche hanno accumulato più di 50 miliardi di dollari di esposizione creditizia ad Archegos.

Si stima, secondo il Financial Times, che gli “gnomi” di Credit Suisse potrebbero aver perso fra i 3 e 4 miliardi di dollari da questo giochino.

Qualche settimana fa lo stesso Credit Suisse era stato coinvolto in un altro caso di finanza tossica con il crac del gruppo finanziario anglo-australiano Greensill Capital.

Un gruppo internazionale (con base anche in Germania a Brema) specializzato nel “reverse factoring” che finanziava le aziende nel pagamento ai fornitori dei crediti commerciali finito in dissesto dopo che le compagnie assicurative si sarebbero ritirate dal gioco perché non si fidavano più del meccanismo messo in piedi dal finanziere Lex Greensill, australiano di nascita, ex banchiere in Citigroup e Morgan Stanley.

 

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Credit Suisse aveva collaborato nella raccolta dei capitali di questo che era considerato un “unicorno” fino a pochi mesi fa (ovvero quelle società dal valore superiore al miliardo di dollari che vengono citate come esempi da imitare nei convegni dei banchieri cool) e, soprattutto, aveva messo circa 10 miliardi di dollari di crediti di Greensill Capital dentro dei fondi d’investimento collocati alla stregua di simili fondi monetari.

Una perdita stimata di circa 3 miliardi di dollari ovvero un terzo circa del fondo monetario dal rendimento “sicuro e controllato” di cui la banca svizzera potrebbe ora risarcire la metà secondo l’agenzia Reuters.

Il filosofo Voltaire diceva che Se qualche volta vedi saltare dalla finestra un banchiere svizzero, salta dopo di lui. Di sicuro c’è qualcosa da guadagnare ma da qualche tempo forse questo “tocco” gli gnomi svizzeri devono averlo perso quando gestiscono le tasche altrui.

Riguardo le tasche proprie, in verità, le cose sono più complesse e ha fatto rumore proprio negli scorsi giorni un tweet pubblicato dal direttore di una società di gestione patrimoniale svizzero (Marc Possa) che si è preso la briga di sommare i salari (bonus compresi) pagati da Credit Suisse negli ultimi 19 anni, arrivando alla cifra mostruosa di 239 miliardi di franchi (216 miliard di euro).

Un dato che ha poi messo in relazione con gli utili netti di 41 miliardi (sei volte di meno) e con il crollo del corso dell’azione Credit Suisse che è stato del -82% nel periodo in questione (-70% tenendo conto dei dividendi).

E questo calcolo fatto anche per UBS ha evidenziato somme superiori (345 miliardi, a fronte di utili per 64 miliardi) evidenziando come nell’ultimo ventennio le banche svizzere hanno triplicato i costi del personale (con bonus a livelli siderali) in maniera indipendente dagli utili e dalla redditività.

Tutto il mondo è Paese.

E come funziona il “giro del fumo” oggi del business bancario lo abbiamo più volte analizzato e raccontato e tutto questo non ci stupisce affatto anche perché non succede certo solo in Svizzera.

Per i risparmiatori svizzeri e anche italiani 2 lezioni sempre valide che abbiamo spesso enunciato in questi anni:

1) attenti a investire con soldi che non avete, ovvero ad attivare la leva finanziaria (chiamata anche lending, un prestito garantito da titoli), perché se qualcosa va storto o sfugge dal vostro controllo sono cavoli amari. Non guardare mai solo lo scenario rosa…tipo che il lending oggi costa poco e quindi conviene

2) attenti a chi vi remunera la liquidità (chiunque esso sia) con sottostanti poco chiari, cose molto complesse e ultimi pagatori che non si capisce nemmeno bene chi siano

P.S. Mentre le azioni delle banche svizzere in questi lustri sono scese, fortunatamente, il cioccolato ha tenuto alta la bandiera rossocrociata nonostante il consumo pro capite di cioccolato in Svizzera, pari a 9,9 kg, è sceso sotto i 10 kg per la prima volta dal 1982 e il calo “pandemico” in tutto il mondo delle vendite per la chiusura forzata dei negozi nel pianeta. Nonostante questo, nelle scorse settimane, le azioni della cioccolata Lindt (Chocoladefabriken Lindt & Spruengli AG il nome della società quotata) si sono riavvicinate al massimo storico di 90.000 franchi svizzeri per azione (sì, avete letto bene, l’equivalente di 81.288 euro per acquistare una sola azione) e ora la società svizzera, a leggere l’ultimo bilancio, punta molto sul cioccolato sostenibile ed ESG. Avendo viaggiato per diletto con la famiglia in molti Paesi dove si producono i semi di cacao e sapendo come funziona la raccolta, avrei qualche dubbio sulla filiera ESG (il lavoro minorile in numerosi Paesi è la norma per tacere dei compensi bassi pagati) ma è Pasqua e siamo tutti più buoni. Auguri!