Crisi dell’Eurozona: come se ne esce, se se ne esce

Si apre domani il Consiglio Europeo dei 27 paesi che compongono l’Unione Europea. Molte sono le speranze riposte in una soluzione alla crisi dell’Eurozona che possa consentire a paesi come l’Italia, costretti a pagare tassi estremamente elevati sul proprio debito pubblico, di abbassare la spesa per interessi e di poter contare su piani per la crescita economica che spezzino il legame perverso tra politiche fiscali molto rigide, caduta del Pil, sfiducia dei mercati e conseguente aumento del debito pubblico. Se nel Sud Europa il sentimento che permea gli investitori è quello della speranza per chi ci dovrebbe lanciare una scialuppa di salvataggio, il sentiment prevalente dei paesi forti è quello della paura. La Germania teme aiutando gli altri paesi di non aver alcun controllo sui meccanismi di spesa degli stessi. E non è certo un bell’esempio quello della Grecia che si era impegnata nel 2011 con la Troika a licenziare un certo numero di dipendenti pubblici e poi si è scoperto che ne ha assunti 70 mila. Per questo la Germania si oppone a qualsiasi idea di rinegoziare gli accordi con il paese ellenico. Insomma salvare l’Europa sembra facile ma non lo è perché ognuno rimane arroccato sulle sue posizioni e anche sulle proprie debolezze e convinzioni. Difficile dire in questo contesto chi sbaglia di più. Nemmeno in Italia i politici stanno dando un bell’esempio continuando a minacciare di far saltare questo governo tecnico che da quando è entrato in Parlamento ha abbassato lo spread e non di poco. Non possiamo dimenticare che a novembre aveva raggiunto quota 575 punti e che eravamo a un passo dal rendere necessario un salvataggio da parte del Fondo Monetario Internazionale, della Commissione Europea e di fondi salva Stati. Se non altro grazie a Monti abbiamo ancora la nostra sovranità nazionale e se la cederemo ora in parte sarà nell’ambito di un rapporto paritetico con gli altri partner dell’Unione.

Crisi dell’Eurozona: come se ne esce, se se ne esce

Come risolvere il problema della fuga di capitali dai paesi finanziariamente più deboli a quelli più forti? Se ne parlerà a Bruxelles dove si discuterà se fornire una garanzia europea sui depositi bancari. Bella idea che stabilizzerebbe molto il sistema evitando che un paese di cui si paventa una uscita dall’Euro o con banche non considerate sicurissime assista a una fuga dei depositi verso lidi più sicuri provocando il crash del sistema bancario. Che tipicamente si indebita a breve e presta a lungo e quindi può trovarsi di fronte un grosso problema di liquidità (problema in cui si dibattono attualmente le banche greche che infatti ottengono liquidità dall’Eurotower). Il problema della garanzia europea dei depositi è però quello di favorire il cosiddetto azzardo morale: io banca corro più rischi delle altre per guadagnare (vedi il sostegno delle banche spagnole alla bolla immobiliare) poi se le cose vanno male le perdite si ripercuotono su tutti. Ovviamente così non può funzionare quindi la garanzia europea sui depositi può essere realizzata solo a patto di avere un’autorità a livello europeo che controlli le banche di interesse sistemico evitando che si buttino in allegre speculazioni. Naturalmente dire che il controllo delle banche non è più a livello nazionale ma europeo è un bel passo mentale per tutti i paesi, sia a livello politico sia a livello di singoli individui. Abbiamo fatto fatica ad accettare le imposizioni dell’Europa sulle quote latte figuriamoci quanto tutti siamo disposti ad accettare restrizioni e controlli sulle banche.

Pronto soccorso europeo per le banche

Allo stato attuale a parte la Bce che può immettere più o meno liquidità nel sistema accettando titoli in garanzia di maggiore o minore rating creditizio non c’è nessun organo europeo che possa mettere soldi nelle banche. Gli unici organismi di salvataggio europeo possono intervenire a favore delle banche non degli Stati. Con meccanismi assurdi come abbiamo spiegato nel diario di bordo della settimana scorsa a proposito della Spagna.

Redemption fund, scudo antispread eurobond

Ci sono poi tutte idee e meccanismi di cui si dovrà discutere che mirano a abbassare il costo del debito per i paesi più deboli dell’Europa. Paesi costretti a chiedere il salvataggio internazionale perché non possono più accedere ai mercati per finanziarsi o che comunque come l’Italia e la Spagna non trovano (ancora) i rubinetti chiusi ma continuano a pagare interessi via via crescenti che di fatto non permetteranno mai a questi paesi di abbattere il proprio debito.

Come realizzare questo obiettivo? Conferendo a un fondo (chiamato Redempion Fund fondo di redenzione) il debito che eccede il 60% del proprio Pil. Secondo i piani, il fondo dovrebbe avere una garanzia congiunta di tutti i paesi dell’Eurozona e dovrebbe finanziarsi emettendo titoli di debito sul mercato, che prevedibilmente avrebbero tassi molto bassi. Quindi l’idea è che ogni Paese paghi degli interessi al Fondo e non al mercato e possa grazie alla garanzia europea finanziarsi a costi più bassi di quelli attuali.

Anche lo scudo anti spread va sempre nella direzione di rendere meno costoso il debito pubblico per molti paesi dell’UE: quando lo spread dei paesi che come l’Italia si stanno impegnando sulla via del risanamento dei propri conti pubblici sale oltre un certo livello i fondi Efsf e Efsm comprano titoli sul mercato e raffreddano lo spread.

In ultimo ma è la soluzione più invisa ai tedeschi ci sono gli Eurobond ovvero obbligazioni dei paesi dell’eurozona la cui solvibilità è garantita da tutti i membri della Ue. Sono in assoluto lo strumento più risolutivo per i mercati ma il più difficile da attuare perché nessuno vuole garantire il debito di qualcun altro se non ha alcun meccanismo di controllo su come i soldi verranno spesi. Quindi la Germania potrebbe dare il via libera solo se ci fosse un’unione anche fiscale tra i paesi UE.

Come se esce: il think tank dei Presidenti

Secondo il documento redatto a quattro mani dai presidente del Consiglio Europeo Herman Van Rompuy, dal Presidente della Bce Mario Draghi, dal presidente della Commissione Europea José Manuel Barroso e da Jean Claude Juncker Presidente dell’Eurogruppo, la crisi dell’Eurozona si potrebbe risolvere con queste misure

  • centralizzando la vigilanza bancaria in capo alla Banca centrale europea
  • Mettendo in piedi una garanzia dei depositi bancari a livello europeo grazie a un fondo finanziato dalle Banche Ue di interesse sistemico
  • Ponendo limiti e controlli a livello europeo sulla quantità di debito che tutti gli Stati membri della Ue possono emettere
  • Attuando politiche fiscali comuni
  • Seguendo regole comuni sul mercato del lavoro
  • Promuovendo una maggiore legittimità democratica a livello continentale

Tutte ricette che implicano da parte di tutti i Paesi dell’Ue una cessione e bella grande di sovranità nazionale. Perché di fatto significa che ogni paese non potrà avere regole proprie sul lavoro non potrà decidere totalmente su quanto far crescere la propria spesa pubblica e il proprio livello di indebitamento. Un prezzo molto elevato sul fronte politico per uscire dalla crisi. Ma un prezzo necessario perché mira a rendere compatibili le richieste dei paesi del Sud Europa nella direzione di un costo più basso del proprio debito con quello dei paesi più forti come la Germania che chiedono in cambio del proprio aiuto un forte controllo sulla spesa. Un boccone amaro da far digerire ai politici di qualsiasi schieramento costretti ad avere una sorta di controllo permanente europeo sul proprio operato. Una cessione di sovranità nazionale difficile da accettare per tutti. Il prezzo per creare gli Stati Uniti d’Europa. Ma che per realizzarsi ha bisogno evidentemente di una forte e risoluta condivisione di tutti gli Stati che appartengono all’Unione Europea e di fatto un’inversione quasi a 180° della realpolitik tedesca condotta fino a oggi dalla Merkel che dovrebbe mettere non la Germania prima di tutto come obiettivo prioritario ma quello dell’Unione Europea. Per ragioni più che politiche e ideali magari anche solo per convenienza… Intanto George Soros, il re dei trader degli anni 90 in una lunga intervista a Spiegel online consiglia alla Germania di non fare un tragico errore, quello di lasciare a se stesse Spagna e Italia. Continuare a fare il minimo per salvare l’euro, come sta facendo ora la Merkel, si rivelerebbe pesantissimo per gli stessi tedeschi. Staremo a vedere.

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