DA BANCA DELLE MARCHE A TERCAS: QUANDO I DEPOSITI VENGONO GESTITI DA UN "CANE"

“E’ più criminale fondare una banca che rapinarla…” scrisse Bertolt Brecht con una certa cattiveria e ieri leggendo le cronache italiche chissà perché ci è venuta in mente questa citazione leggendo che a Roma una filiale della Banca delle Marche è stata oggetto di una “banda del buco” che ha portato via un bottino di circa 160.000 euro con la vecchia tecnica resa celebre da “I soliti ignoti”.

Questa la cronaca:
I tre, armati di pistola, vestiti completamente di nero, con i volti travisati da sciarpe, occhiali e cappellini si sono introdotti all’interno dell’istituto bancario alle 13,30 dell’11 novembre attraverso un buco fatto nella cantina di un palazzo adiacente .
I malviventi, dopo aver raggruppato il personale e tre clienti all’interno dell’ archivio, hanno asportato tutte le banconote delle casse, del bancomat e le monete dal caveau per un totale di circa 160mila euro.
Il personale della banca e i tre clienti sono stati liberati dopo alcune ore, incolumi, e hanno riferito che i banditi si erano dileguati attraverso lo stesso foro dal quale erano entrati.

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Per Banca della Marche non è proprio un momento felice come per i suoi azionisti, obbligazionisti e creditori. E’ di oggi su “Il Fatto quotidiano” un interessante articolo di Sandra Amurri e Giorgio Meletti proprio su CRAC DI BANCA MARCHE. TUTTE LE DENUNCE A SCOPPIO RITARDATO” dove si racconta dei prestiti allegri, dei favori ai figli di… oltre che dei trucchi dell’ex direttore generale Massimo Bianconi e degli imprenditori “vip” a cui il credito lo si faceva in tempi rapidissimi senza andare per il sottile con le garanzie.

Un manager, Bianconi, con un passato all’Unicredit che è stato accompagnato alla porta ma con una ricca buonuscita, secondo le cronache, come nelle migliori tradizioni dei banchieri d’affari (loro): 2,3 milioni di euro come liquidazione di fine rapporto e uscita definitiva dall’istituto marchigiano dopo poco meno di un decennio di “sacrifici” a incassare 1,5 milioni l’anno di stipendio.

Una banca, quella delle Marche, nella quale è emerso che i crediti “deteriorati” ammontano a 4,7 miliardi di euro, un quarto dell’erogato totale della banca oltre a crediti già contabilizzati come perduti per 1,3 miliardi di euro.

Proprio da pochi giorni Banca Marche è stata messa in amministrazione straordinaria, facendo salire a 12 le banche italiane sotto la tutela della Vigilanza di Via Nazionale. E dall’inizio del 2013 sono ben 8 gli istituti commissariati mentre banche di dimensioni più grandi e sistemiche (i casi più famosi sono MPS e CARIGE) si trovano ad affrontare maxi aumenti di capitale, tagli, rettifiche e ristrutturazioni importanti per pagare gli errori delle allegre gestioni passate.

Casi non isolati perché è bene ricordare che per tutto il sistema bancario italiano le sofferenze, ovvero i prestiti di difficile esigibilità, crescono in una escalation che fa paura.

Dal 2008 al 2012 le banche italiane hanno visto triplicare i prestiti in sofferenza. I crediti deteriorati del sistema bancario italiano, secondo la Banca d’Italia, ammontano a 245 miliardi di euro (più del 10% degli attivi). I non performing loans comprendono 130 miliardi di sofferenze, 81 miliardi di partite incagliate, 13 miliardi di esposizioni ristrutturate, 21 miliardi di esposizioni scadute o sconfinanti.

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La maggior parte di questi prestiti sono assistiti da garanzie immobiliari e il valore del mattone è crollato.
Crediti concessi allegramente soprattutto agli amici degli amici se non addirittura parenti, consiglieri della banca e vicini alle persone che contano nella politica e nell’affarismo soprattutto locale; soldi dei depositanti utilizzati in modo allegro per pagare compensi faraonici e finanziare operazioni discutibili: questo è quello che viene fuori spesso quando la frittata è fatta. E gli ispettori e i commissari di Bankitalia arrivano con un “leggero” ritardo.

Il caso Banca delle Marche e quello Tercas. Dalle Marche all’Abruzzo la gestione allegra del credito. 

Di Banca della Marche ci piace ricordare il cane tipo Rex che pubblicizza il loro conto deposito dal nome che è tutto un programma: “DepositoSicuro”.

DEPOSITOSICURO
A oggi rassicuriamo i clienti di questa banca che nessun cliente ha dovuto sopportare conseguenze economiche negative della pessima gestione come sta emergendo dai numeri e dalle rettifiche ma come direbbe quella buonanima di Catalano fra avere i propri soldi depositati in una banca piena di buchi e invece una con i conti più sotto controllo noi preferiremmo averli in quest’ultima.

E se nessun correntista o obbligazionista in Italia ha patito mai in questi ultimi decenni conseguenze negative da un dissesto bancario sarebbe forse ora che un risparmiatore arrivasse alla conclusione che questo evento prima o poi accadrà (“ce lo chiede l’Europa” si potrebbe dire vedendo quello che sta succedendo alla normativa sul settore) ed è bene quindi non mettere i propri risparmi nel primo “conto deposito” o nella prima “obbligazione” che capita, avendo cura di valutare l’emittente (e non solo il tasso di rendimento offerto), di usare un criterio di prudente diversificazione al limite e se non si è in grado di fare da soli queste analisi affidarsi a chi fa di mestiere proprio il consulente finanziario indipendente come fa SoldiExpert SCF o altri professionisti.

E’ di questi giorni un altro salvataggio di una banca commissariata da tempo questa volta nel vicino Abruzzo, la Tercas, con cui esistevano anche rapporti di affari con Banca delle Marche.

Dopo molto tribolare per salvarla dalle secche è stato trovato un cavaliere bianco nella Banca Popolare di Bari che rileverà la Cassa di Risparmio di Teramo e la controllata Caripe.

Ma i “pugliesi” non è che entrano con il libretto degli assegni in mano pronti a pagare i buchi della gestione passata a occhi chiusi. Per entrare hanno chiesto e ottenuto che il Fondo interbancario di garanzia presieduto dall’economista Paolo Savona, ex ministro del governo Ciampi, tirasse fuori 280 milioni di euro di cui la prima tranche di 100 milioni di euro subito.

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Per evitare il crac (nella banca Tercas era in scadenza in questi giorni un importante prestito da restituire all’Eba ovvero l’European Banking Authority) si è ricorso sotto la regia di Banca d’Italia al Fondo di Tutela dei Depositi, un ente finanziato da tutti gli istituti di credito per evitare che eventuali dissesti mettano a rischio i risparmi dei clienti. Soldi che verranno versati presumibilmente a fondo perduto come avviene per molti altri di questi salvataggi e serviranno alla copertura del deficit patrimoniale di Tercas e per riportare in attivo il patrimonio netto e scongiurare scenari peggiori. Tramite questi soldi a “babbo morto” si cercherà di far fronte poi a un’importante quota dei crediti deteriorati di Tercas, prestiti per i quali è già stata accertata una bassa probabilità di restituzione oltre che garantire altri crediti dell’istituto teramano su cui è ancora in corso una verifica per decifrarne l’esigibilità.

Un caso quello di Banca Tercas, la più importante banca abruzzese e che fino a pochi anni fa era considerato un “gioiello” e aveva visto il Credito Valtellinese entrare anche nell’azionario con una quota che potrà essere utilizzata come modello anche nel caso di Banca della Marche se non si trovano i “patrioti” industriali pronti ad aprire il portafoglio e sottoscrivere un maxi aumento di capitale o una banca disposta a fare da cavaliere bianco anche se dopo quello che è successo a poche decine di chilometri con il salvataggio di Banca Tercas è difficile non ipotizzare che un qualsiasi cavaliere bianco non chieda l’intervento del Fondo di Garanzia.

E non deve stupire quindi che fra alcuni banchieri meno “cicale” la manovra per salvare Banca delle Marche non è particolarmente piaciuta perché questo significherà che ai problemi che già ciascun banchiere italiano ha con i propri crediti deteriorati ora dovrà pure mettere mano pro-quota al portafoglio per salvare quelli delle banche più avventate.

Oggi i casi di banche in amministrazione straordinaria sono 12 ma i casi nei prossimi mesi potrebbero diventare superiori e riguardare anche banche di dimensioni più grandi ha correttamente scritto Luca Gualtieri su Milano Finanza del 2 novembre “… visto che il percorso di risanamento procede con lentezza e i commissari stanno incontrando grandi difficoltà nel reperire i capitali necessari per mettere in sicurezza gli istituti, anche perché le ipotesi di consolidamento con altre realtà sembrano per il momento finite. E finita l’epoca delle soluzioni di sistema e delle fusioni pilotate, oggi le banche commissariate corrono il rischio concreto di finire presto o tardi in liquidazione coatta o di essere svendute a spezzatino con prezzi da saldo”.

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Una banca, quella delle Marche, che prima della “banda del buco” (fate voi su quale riferirvi) era generosissima nel remunerare i nuovi depositanti (con i tassi più alti del mercato). E secondo la pubblicità della banca questo conto, il cui testimonial era un cane lupo, era “il migliore amico dei loro soldi”. Ma certi amici è meglio forse perderli che trovarli… se poi impiegano i soldi dei depositanti così.
E sempre questa banca qualche mese fa sul fronte obbligazionario aveva emesso un prestito obbligazionario Upper Tier II con una cedola del 12,5%. I possessori di questo bond (e non solo di questo) oggi vivono un po’ sulla graticola, inutile negarlo e il rendimento offerto dimostra che non è una variabile indipendente dalla solvibilità dell’emittente, occorre sommessamente ricordare a chi pensa che “tanto nessuna banca salterà mai”.

Qual è stata la colpa di Banca Marche? Aver investito male i soldi dei risparmiatori. Dandoli non in base ai meriti ma in base alle conoscenze e alle opportunità politiche. Così il bilancio 2012 della banca si è chiuso con 526 milioni di euro di perdita. E nei primi sei mesi dell’anno la banca ha perso altri 232 milioni. La cosa surreale è che in questo contesto di crisi la banca ha aumentato la raccolta quasi di un miliardo di euro nel primo semestre dell’anno grazie anche al conto deposito ad alta remunerazione. Si vede che in Italia il testimonial giusto (un cane lupo tipo Rex) e lo slogan accattivante funzionano più di ogni altra cosa, anche quando si tratta dei propri sudati risparmi.

Ribadiamo: chi investe (anche in ciò che reputa sicuro) come un conto deposito o investimento monetario o obbligazionario, qualche rischio se lo prende comunque ed è bene conoscerlo informandosi o affidandosi a dei professionisti indipendenti.

Ora molti di quei risparmiatori che nei mesi precedenti portavano i soldi in questa banca si domandano se non è meglio scegliere altri lidi per i propri risparmi e toglierli da sotto le zampe del cane. Una lezione per tutti: meglio non guardare solo al cane insegna forse il caso Banca delle Marche ma anche fare le… pulci ai loro bilanci.

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