DA TRADER A SCRITTORE DI GRANDE SUCCESSO: INTERVISTA A MARCO BUTICCHI SULLA BORSA E LA VITA.

 E’ uscito in questi giorni il suo nuovo libro d’avventura “La Stella di Pietra” ed è già balzato in cima a tutte le classifiche di vendita di libri e di ebook.  Marco Buticchi lavorava come trader nel petrolio ma il suo sogno era diventare un grande scrittore. Il primo editore a cui si rivolse gli disse di lasciar stare e che non aveva futuro come scrittore: oggi ha venduto oltre un milione di libri in 107 edizioni in tutto il mondo ed è considerato il Wilbur Smith italiano. Questa volta non parliamo solo di finanza ma di passione. 

Difficile definire Marco Buticchi visto che è stato ed è tante cose. Sicuramente è fra gli scrittori italiani di maggior successo (e non solo in Italia) in una categoria come quella del romanzo d’avventura che vanta nel nostro suolo patrio eccezionali antenati (si pensi a Emilio Salgari) ma che è terra di conquista da anni di scrittori d’oltrefrontiera come Wilbur Smith, Patrick Robinson, Clive Cussler oppure Patrick O’Brian fra i più noti.

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uno scorcio di Lerici e il Golfo dei Poeti visti dal Lido

Io e Roberta abbiamo conosciuto da alcuni anni Marco Buticchi come frequentatori assidui del suo stabilimento balneare a Lerici, il Lido, che è anche un bellissimo hotel con vista mozzafiato sul Golfo dei Poeti dove recentemente abbiamo intervistato Gianni Dragoni (vedi qui) , una delle penne più acuminate e che apprezziamo de “Il Sole 24 Ore”.

E’ una storia avventurosa anche quella del più grande scrittore d’avventura italiano: Marco Buticchi. Suo padre Albino fu presidente del Milan dal 1972 al 1975 e chi è nato negli anni’ 60 ricorda bene quel calcio più naif rispetto a quello attuale ma vero.

Sposato, due figlie,  ha lavorato per anni presso una multinazionale, viaggiando in tutto il mondo. Poi ha mollato tutto, ha comprato lo stabilimento balneare storico di Lerici e nel tempo l’ha fatto diventare con la moglie anche un hotel di lusso, il «Piccolo Hotel del Lido».

“Dopo quattro anni con la valigia sempre in mano, nel 1989 mi sono convinto che non valeva la pena di trascorrere la vita in maniera nevrotica per il prezzo del petrolio” ricorda.

Anche conoscere sua moglie è stato un’avventura: “con mia moglie Consuelo ci siamo conosciuti , o meglio ho fatto di tutto perchè mi venisse presentata , dopo una sua sfilata per Gucci in Sardegna (era una tra le più brave indossatrici italiane). ma quella sera non ci degnammo di uno sguardo… Da allora sono passati 30 anni, di cui 26 di matrimonio”.

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Marco Buticchi

Marco Buticchi ha lavorato come trader petrolifero, ma con la passione sin da ragazzo della scrittura. Quando scrisse finalmente il suo primo libro Marco aveva il desiderio che gli stravolgesse la sua vita. “Lo portai a un editore di Sarzana. Aspettai circa sette mesi prima che mi chiamasse. Quando andai da lui, mi parlò ex cathedra, da una scrivania rialzata e mi rivolse un indice ammonitore. Mi disse:’Buticchi, faccia di tutto nella sua vita, corra in moto, vada a donne, venda gelati ma non scriva”. Ho la testa dura. Portai quel libro in una stamperia e lo feci pubblicare in mille copie che andavo a consegnare alle librerie di persona. Le vendetti tutte. Poi incontrai Mario Spagnol , l’editore della Longanesi, che aveva la case delle vacanze proprio a Lerici. Fu il mio colpo di fortuna, il mio personalissimo fattore C. Devo a lui la pubblicazione del mio primo libro, Le pietre della luna (1997). Quando mi telefonò con la sua proverbiale erre moscia, pensavo mi volesse replicare la scena del primo editore oppure temevo mi chiedesse di stravolgerne la trama. Nulla di ciò. Mi disse che il libro funzionava e che sarebbe stato pubblicato nella collana con lo squalo».

La collana dei Maestri dell’avventura di cui Marco Buticchi è stato il primo scrittore italiano a essere pubblicato (ospita scrittori come Wilbur Smith e Patrick O’Brien) e ha uno squalo che morde le onde come emblema. Una specie di targa con cui l’editore contrassegna alcune penne capaci di far evadere i lettori dal proprio quotidiano.

Non è certo una vita noiosa quella di Marco Buticchi oggi capace di passare dal trading del petrolio a imprenditore balneare per poi diventare contemporaneamente uno scrittore di grande successo e pure editorialista (può capitare di leggere le sue opinioni e commenti su La Nazione ma anche su Il Sole 24 Ore).

Sono un milione (e più) le copie vendute da Marco Buticchi, con la sua fortunata serie di romanzi, che gli sono valsi anche l’onorificenza di Commendatore della Repubblica, per aver contribuito alla diffusione della lingua e della letteratura italiana anche all’estero.

Un imprenditore/scrittore d’avventura /osservatore a 360° della realtà dall’alto della piattaforma posta a 7 metri da terra dove spesso d’estate lo vediamo con la maglietta rossa da bagnino e fischietto al collo scrutare verso il mare.

E siccome io e Roberta siamo 2 tipi curiosi abbiamo pensato di fargli alcune domande per parlare non solo di letteratura d’avventura. Ma di realtà economica e finanziaria.

E nonostante in questo momento in Italia è sicuramente fra gli scrittori italiani più ricercati visto l’incredibile successo del suo ultimo libro ci ha risposto con una velocità impressionante. Ecco l’intervista .

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Abbiamo letto dei suoi inizi come scrittore ma visto il nostro settore siamo curiosi del prima ovvero quando lavorava come trader petrolifero e fra i primi a scoprire il mondo dei futures che si apriva allora a quel mondo e oggi è sovrano. Di cosa si occupava e che impressione ed esperienza ha tratto dal lavorare in quel campo?

“Il mio lavoro era quello di comprare e vendere navi cariche di petrolio e derivati sul mercato internazionale. I futures petroliferi si affacciarono sui tabelloni borsistici in concomitanza o quasi con la mia assunzione per la multinazionale presso la quale lavoravo. Fu così che decisero di spedirmi a Londra per seguire un corso sulle nuove opportunità di business offerte dai contratti futures.
Come capirete, quando tornai dall’Inghilterra c’era grossa attesa e la mia “audizione” fu seguita dalla presidenza al gran completo. Rimasi scettico su quel vorticare di denari e non mancai di farlo presente alla direzione della compagnia: “Si tratta di un vorticare di carta – dissi – che, più gira e più fa soldi. Ma che, girando troppo, rischia di prendere fuoco e ridurre la ricchezza in cenere.”
Era la metà degli anni 80. Da allora di bolle causate dalla follia della ricchezza di carta se ne sono susseguite a decine. L’ultima, la più grave, la stiamo ancora vivendo e pochi, se non inesistenti, sono i rimedi posti dai governi per arginare il fenomeno”.

Oggi è anche un imprenditore alberghiero e balneare ed è pure presidente della Fipe Confcommercio della Spezia. Come vede dal suo osservatorio ed esperienza la situazione dell’Italia dal punto di vista economico: da scrittore vede più un finale cattivo come i libri di Carlo Lucarelli o Massimo Carlotto oppure un happy end come un romanzo rosa di Liala?

“Amo le storie a lieto fine e penso che di storie a lieto fine ci sia necessità per toglierci di dosso quella vena di pessimismo che grava sopra di noi come una cappa di nubi.
La nostra bella Italia ha resistito a Vandali, Unni, Nazisti e Lanzichenecchi. Pensate sia sufficiente una crisi, seppure grave come quella che stiamo vivendo, per cancellarla dalle carte geografiche? Solo riacquistando coscienza del nostro valore di italiani potremo cercare di scongiurare i pericoli che ci assillano”

Vive a Lerici ed è inutile che ci diciamo quanto è bella e incantevole sia nella parte marina che collinare perché abbiamo deciso di venirci a vivere qui anche noi per la maggior parte dell’anno. Eppure in quella che è considerata la Perla del Golfo dei Poeti c’è qualcosa che non torna. Residenti in fortissima discesa da diversi lustri, meno turismo di tutte le fasce, popolazione sempre più anziana e sempre meno bambini, negozi che chiudono, amministrazione della cosa pubblica carente e a caccia costante di quattrini, case in vendita (magari a prezzi pure assurdi) sempre più numerose e zero compratori. Qualcosa di simile sta accadendo in molti comuni in Italia certo ma qui stride con la bellezza dei luoghi che potrebbero ancora fare da scudo e volano per l’economia locale: cosa è accaduto o sta accadendo?

“Accade – e nella fascia costiera della provincia spezzina, dalle Cinque Terre alla Magra il fenomeno è assai meno grave che in altre località turistiche – che i rubinetti si siano chiusi per molti: amministrazioni locali prima di tutto. E così, alle croniche carenze degli enti locali, si va ad aggiungere una “fame atavica di denari” che si traduce in mancanza di risposte per i cittadini. Nel settore privato, invece, la casa al mare torna a essere un lusso e l’eccedenza è la prima a essere sacrificata sulla tavola dove ogni giorno le famiglie italiane devono nutrirsi”. 

Qualche anno fa ha scritto un libro divertente  “Scusi, bagnino, l’ombrellone non funziona!” in cui raccontava da “insider” il mondo degli stabilimenti balneari e del popolo degli “spiaggiati” . La crisi e la “spending review” del popolo degli “spiaggiati” sta cambiando anche questo mondo?”

“Le restrizioni estremizzano comportamenti e modi di vivere. La crisi avrà sicuramente dato vita a nuove “macchiette” che potrebbero costellare le pagine di un libro buffo come Scusi Bagnino.. Va anche detto che le sacrosante vacanze sono una necessità quasi quanto quelle di bere o alimentarsi. La crisi si sente anche nel mio lavoro di gestore di stabilimento balneare, ma forse in maniera meno drammatica che in altri campi”.

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Albino Buticchi, padre di Marco Buticchi, fu dal 1972 al 1975 presidente del Milan con Nereo Rocco allenatore e Rivera, Rosati, Prati in campo.

 

Non sono un grande appassionato di calcio ma sono di simpatie milaniste oltre che granata. E il suo cognome per me che sono nato nel 1964 evoca le figurine Panini e ricordo suo padre, Albino Buticchi, self made man dalla vita anche lui più che avventurosa che fu presidente del Milan dal 1972 al 1975. Il Milan di Chiarugi e Rivera ma anche (e mi ricordo con la radiolina ancora quel momento) della perdita di uno scudetto che sembrava cosa fatta a Verona all’ultima di campionato. Che ricordo ha di quel periodo? E come giudica l’evoluzione che ha avuto poi il calcio business. Se poi è un veramente un business? Visto che secondo l’inchiesta di copertina di qualche settimana fa di Milano Finanza negli ultimi 5 anni proprietari dei club di serie A hanno versato nelle casse delle società di calcio per ripianare le perdite oltre 1 miliardo di euro. E fra quelli più “munifici” proprio un petroliere che sicuramente conosce, un certo Massimo Moratti… 

 

“La famiglia Moratti è, dal suo capostipite Angelo, sino alle ultime generazioni, una famiglia da ammirare sotto ogni profilo : innumerevoli sono le attività sociali e benefiche che li vedono impegnati in prima linea. L’Inter è una passione di quella famiglia che, per fortuna, oggi vede la sua partecipazione societaria modificata e minoritaria. Dico per fortuna perché il calcio odierno non è più quello dei vecchi mecenati come Angelo Moratti, Lenzini, Viola o mio padre Albino. Per reggere l’impatto economico di un club blasonato sono necessari i bilanci di una multinazionale. E spesso nemmeno quelli risultano sufficienti.
Per quanto mi riguarda, ridurre il calcio a un mero business mi ha fatto perdere passione e attaccamento al quello sport”.

 

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È appena uscito “La Stella di Pietra” il suo nuovo romanzo: è possibile avere qualche informazione sulla trama e di cosa tratta?
“La trama de La stella di Pietra corre su due filoni paralleli (come spesso capita nei miei romanzi). Dalla vita di Michelangelo Buonarroti, costellata di segreti inquietanti, si passa agli anni di piombo, anch’essi gravati ancor oggi dal peso di misteri non risolti. Scrivere, per quanto mi riguarda, significa lasciare memoria e spesso la memoria aiuta a non incorrere negli errori del passato…”

piuma

 

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