DANIELI: UN TITOLO D’ACCIAIO A PREZZI DA SALDO

L’analisi storica dei multipli (come per esempio il rapporto prezzo/utili) insegna che quelli delle società più cicliche (ovvero legate alle fasi di espansione dell’economia) sono più bassi quando gli utili aziendali sono al picco del ciclo, e il prezzo dei titoli è già schizzato alle stelle. Di contro, in tempi di crisi, molte di queste società cicliche non vedono nemmeno l’utile, ed comunque i multipli sono elevati mentre i prezzi dei titoli si sono “schiantati”.
Insomma i titoli legati al ciclo economico e degli investimenti hanno la loro fase migliore sulle attese degli ordini e della ripresa; quando gli ordini arrivano veramente si assiste invece al paradosso che questi titoli spesso cominciano a scendere perchè il mercato già sconta invece la successiva fase di contrazione dell’economia.

Ma in questa fase di mercato, in cui abbiamo lasciato alle spalle il minimo ciclico ma siamo ben lontani da un nuovo picco di busness, si possono trovare ancora società con valutazioni basse, nonostante il picco di raccolta ordini e quindi di utili futuri sia ancora da venire.

Uno dei casi più clamorosi è dato dal gruppo Danieli, quotato sia con le azioni ordinarie sia con le risparmio, a forte sconto sulle prime (44%, vicino ai massimi storici). La capitalizzazione complessiva del gruppo è pari a poco più di € 1 md, a fronte di una posizione finanziaria netta positiva, ossia cassa netta, per ben € 869 mn. Se è vero che il business della costruzione di impianti su commessa prevede il parziale incasso anticipato per garantire l’inizio dei lavori, è anche vero che la storia ci ha insegnato che

Danieli ha costantemente incrementato la cassa negli ultimi anni, anche in presenza di un portafoglio ordini stabile o calante.

A maggior ragione, invece, se le prospettive cicliche sono di un aumento della raccolta ordini, la cassa netta è destinata a salire ancora. Il titolo vale solo 7 volte gli utili (media tra 9x per le ordinarie e 5x per le risparmio) dell’esercizio che si chiuderà a giugno 2011, e solo ad un EV/Ebitda di 2,5x. Valutazioni molto sacrificate.

La società produce macchinari e impianti innovati per l’industria siderurgica (ma non solo) mondiale ed esporta fuori dall’Italia praticamente il 100% della produzione con circa il 75% delle commesse che arrivano da paesi extra-europei.   Nel corso del 2010 il mercato dell’acciaio ha mostrato sinora una decisa ripresa, con la prospettiva di
raggiungere una produzione complessiva di circa 1.350 milioni di tonnellate in linea con i livelli pre-crisi del 2007 e paesi come India, Cina e Brasile che hanno già superato i loro precedenti record.

A metà ottobre si terrà l’investor day in cui saranno indicati i target Danieli per il 2011; la società storicamente fornisce dei budget prudenti che sistematicamente batte anche ampiamente. E sarà interessante vedere cosa diranno e come reagirà il mercato.

 

Ha collaborato a questo articolo Emanuele Oggioni, gestore azionario di Saint George Capital Management (gruppo Fondiaria Sai), una società di diritto svizzero con sede a Lugano specializzato nell’asset management

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