Debito pubblico e banche, qui Di Maio e Salvini (e Piazza Affari e i BTP) si giocano tutto

Era il luglio 2015 e sono passati quasi 3 anni quando in Grecia oltre il 61% degli elettori votò contro il programma della Troika e l’austerity e a molti osservatori quel voto sembrò come il preludio della fine ufficiale dell’euro con le banche greche che nella settimana precedente erano state chiuse.
I rendimenti dei titoli di Stato greci decennali erano balzati oltre il 15% annuo (attualmente viaggiano verso il 4,5%) e lo spread con il Bund tedesco era a quota 1450.

Il governo Tsipras con il vulcanico ministro delle Finanze Varoufakis, forti del voto popolare, dichiaravano orgogliosi che “non si può ricattare la democrazia” radunandosi nelle piazze di Atene per festeggiare la vittoria.
Poi una serie di colpi di scena, come le dimissioni quasi immediate del ministro delle Finanze, sostituito con il capo negoziatore greco nelle trattative con i creditori internazionali. E nelle successive settimane la resa quasi incondizionata del governo Tsipras a quanto richiesto dai creditori internazionali per riaprire le banche e ridare ossigeno alla popolazione greca.

C’è questa storia che si ricorda a Francoforte e in molte capitali europee quando si commenta l’ascesa al governo italiano della “strana coppia” formata da Movimento 5 Stelle e Lega e alle richieste “sovraniste” e di “battere i pugni sul tavolo” come di varare misure fiscali radicali come una “flat tax” all’italiana e “fare deficit”.

Nel commentare su Class CNBC (canale Sky 507) a “Caffè Affari” prima dell’apertura dei mercati con il conduttore della trasmissione mi è balzata in testa questa immagine, commentando la situazione dei titoli di stato e delle banche italiane dopo la settimana di tempesta alle spalle.

Gli spazi di manovra per il governo giallo-verde che questa sera dovrebbe ottenere la fiducia da un ramo del Parlamento non sono enormi sul fronte economico-finanziario e questo lo dice soprattutto la composizione del debito pubblico italiano.

Solo poco più del 5/6% dei titoli di Stato (BTP, CCT, BOT…) che finanziano il debito pubblico italiano è in mano ai risparmiatori italiani mentre gli investitori esteri ne detengono il 32%. Tutto il resto è in mano a banche e assicurazioni italiane in un legame che può apparire talvolta anche incestuoso.

Possono le banche italiane aumentare ulteriormente l’esposizione alla bisogna? No. E non solo per le difficoltà e le sfide in cui si dibatte il settore ma anche perché in prospettiva le nuove regole europee sembrano andare verso un giro di vite.

E in particolare la Germania per bocca di Jens Weidmann, presidente della Bundesbank, ha posto da tempo come condizione prima di proseguire sulla strada della garanzia europea sui depositi bancari (il passo che manca per completare l’Unione bancaria) proprio un “tetto” da mettere al possesso di titoli di Stato da parte degli istituti di credito.

Una misura che colpirebbe (inutile dirlo) soprattutto le banche italiane fra le più esposte nel debito pubblico locale.

”In Europa – secondo il banchiere n.1 di Germania che viene dato come possibile successore di Mario Draghi – va eliminato il trattamento privilegiato dei titoli di Stato nei bilanci delle banche per evitare di far rientrare dalla finestra la mutualizzazione dei rischi sui debiti pubblici”.

Per questa ragione il percorso della nuova maggioranza giallo-verde (per quanto volenterosa e bisogna dare loro la possibilità senza pregiudizio di provare a cambiare tante cose e confrontarsi con la realtà e vedere come migliorare le cose ) non sarà facile se vorrà uscire troppo dai binari (e molte promesse elettorali dovranno scontrarsi con la fredda realtà pena il “manganello dello spread”), perché nonostante la rete di salvataggio della BCE siamo sempre sotto pressione e il potere delle grandi banche d’affari internazionali resta enorme.

Anche per questo motivo le banche italiane restano “vigilate speciali” seppure fuori dal settore finanziario ci sono settori che addirittura raggiungono nuovi massimi come quello del lusso e della moda trainato dall’andamento di titoli come Moncler e Brunello Cucinelli. Un settore che mostra una vitalità eccezionale ed è favorito da diversi megatrend e che ha visto ieri anche una media società italiana come Piquadro annunciare l’acquisizione di Lancet (brand dell’alta pelletteria francese) che cercherà di ristrutturare e inglobare nella propria rete come ha fatto con successo con il marchio italiano “The Bridge”.

Di seguito il video dell’intervento integrale di Salvatore Gaziano, consulente finanziario indipendente e direttore investimenti di SoldiExpert SCF

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