Default Italia? Banche e titoli di Stato: siamo serenamente seduti sopra una bomba a tempo?

Roberta Rossi è un consulente finanziario indipendente responsabile della consulenza personalizzata e Salvatore Gaziano si occupa da oltre 10 anni delle strategia d’investimento di SoldiExpert SCF (consulenza in azioni, fondi, Etf e obbligazioni tramite portafogli modello) dopo aver lavorato per molti anni come giornalista finanziario. Oltre che nel lavoro dove hanno dato vita  SoldiExpert SCF per fornire consigli operativi e indipendenti ai privati risparmiatori per investire piccoli o grandi patrimoni  formano una coppia anche nella vita e in questo diario commentano i fatti più importanti della settimana senza censure e con un pizzico d’irriverenza. Con una rubrica molto “familiare”…

Attenzione: in fondo a questa rubrica scoprirai come effettuare il test ‘Che investitore Sei’ o incontrare  da settembre in diverse località italiane Salvatore Gaziano e Roberta Rossi anche di persona in uno speciale tour per parlare della tua situazione finanziaria e investire con giudizio.

 

Roberta: E così ci aspetta un’estate BBB dopo il taglio del rating da parte di Standard & Poor’s all’Italia della scorsa settimana …

Salvatore: Una volta d’estate l’unica sigla conosciuta era BB come Brigitte Bardot. Altri tempi, più spensieratezza e fiducia nel futuro… Fra i luoghi simboli dell’epoca nell’arco di pochi decenni siamo passati da Capri e Saint Tropez a Wall Street e Francoforte…

Roberta Rossi, consulente finanziario indipendente e responsabile della consulenza personalizzata di SoldiExpert SCF, ospite di “Missione Risparmio” su Class CNBC nella puntata dedicata al declassamento da parte di S&P sul debito pubblico italiano

Roberta: Già. E quelli dell’agenzia di rating S&P ci hanno già minacciato che ci degradano ulteriormente se le cose non cambiano nei prossimi mesi. Un argomento di cui si è discusso nell’ultima puntata di Missione Risparmio sul canale televisivo specializzato CLASS CNBC e di cui sono stato ospite.  Ma in Italia chissà cosa ci vorrà per cambiare davvero registro ogni tanto mi domando …

Salvatore: Beato chi sa o forse chi non sa! Ultimamente abbiamo letto un po’ di notizie finanziarie che a ben vedere dicono che i risparmiatori italiani e le banche italiane altro che prudente gestione… La strategia che va più di moda è “o la va o la spacca”. Molti risparmiatori l’attuano in modo inconsapevole, la maggior parte delle banche invece in modo più che consapevole.

Roberta: Non è un concetto molto facile da far capire e in Europa gli unici che ce l’hanno chiaro e ci vedono come una sorta di bomba a orologeria sono i tedeschi che sono più preoccupati del debito pubblico italiano e delle banche italiane piuttosto che dei risparmiatori italiani…

Salvatore: Inutile girarci intorno : “L’Italia può fare default?” è una domanda scomoda che ancora aleggia in Europa e nel mondo. E vista dalla Germania in effetti l’Italia è un Paese delle cicale. Abbiamo un debito pubblico enorme: è vero che abbiamo fatto molte manovre negli ultimi anni e a differenza di altri Paesi possiamo vantare un avanzo primario e i conti “in ordine” se non ci preoccupiamo troppo del passato. Ma non si capisce bene come “aggrediremo” il debito pubblico se nonostante un Governo di apparente “solidarietà nazionale” e nato per fronteggiare una crisi sia politica che economica e finanziaria non si trova un accordo su quasi nulla. Pare che l’unica cosa che il premier Enrico Letta sia finora riuscito a tagliare sono i fiori a Palazzo Chigi, riducendo il numero di bouquet che giornalmente venivano consegnati per arredare le stanze…

Roberta: Già e poi si dimentica che dal 2015 non ci sarà solo il problema di come trovare una risposta finanziaria all’aumento dell’Iva, al pagamento dell’Imu e altre questioni finanziarie scottanti che pesano nell’immediato. Con il fiscal compact, o Patto di bilancio europeo, che entra in vigore fra un anno e qualche mese e che obbliga i Paesi (fra cui l’Italia soprattutto) al pareggio strutturale del bilancio e a riportare il rapporto tra il debito ed il Pil vicino alla soglia del 60% con una riduzione dell’eccedenza di un ventesimo l’anno!

L’andamento storico dal 1900 in poi del rapporto debito/Pil italiano visto dal sito statunitense Zerohedge

 

Salvatore: Già ed è curioso capire come si riuscirà a tagliare di quasi 40 miliardi di euro all’anno se qui oggi non si riesce a trovare il modo di tagliare nemmeno più per 4000 miliardi ! Siamo un Paese con un rapporto debito-Pil al 130%, che paga interessi sul debito pari al 4% e che ha una crescita nominale dell’economia dell’1% e per rispettare la regola del pareggio di bilancio occorrerebbe nei prossimi bilanci avere un avanzo primario (la differenza tra le entrate dello Stato e le spese al netto degli interessi sul debito) di quasi il 5% che nei momenti di recessione (sic!) dovrebbe addirittura salire al 9%. Più c’è crisi più si deve tagliare, altro che politiche per la ripresa…E questo lo dice anche l’Istat, mica micio micio, bau bau…

Dal 2015 entra in vigore il Fiscal Compact, il vincolo europeo che obbliga i Paesi al pareggio strutturale del bilancio e a riportare il rapporto tra il debito ed il Pil vicino alla soglia del 60% con una riduzione dell’eccedenza di un ventesimo l’anno. L’Italia attualmente è al 130% circa.

 

Roberta: Già e la cosa incredibile e che sono tutte cose note e arcinote eppure non se ne parla in Italia quasi nulla di questi argomenti e vi è un’incredibile rimozione collettiva. E’ come se un debitore stra-indebitato si avvicina al momento del pagamento di maxi rate per il rimborso, la sua situazione economica è messa maluccio dato che negli ultimi 5 anni la sua capacità produttiva è calata del 25% eppure nessuno se ne preoccupa… Si confida che prima di quella data uscirà il biglietto della lotteria vincente e il debitore salderà tutti!

Salvatore: Sì è una situazione curiosa. O gli italiani credono nello Stellone e che nel giro di poco tutto si risolva come con una bacchetta magica e siamo alla vigilia per l’Italia di un nuovo boom economico simile a quello degli anni ‘60 oppure ci dobbiamo aspettare manovre lacrime e sangue anche se qualcuno ci racconterà magari che con qualche prodigio di ingegneria finanziaria tutto si possa risolvere…Magari!

Come sono suddivisi come fonte di raccolta i 1727 miliardi di euro del Tesoro Italiano

Roberta: Intanto per sostenere il debito pubblico italiano che ha raggiunto (è notizia di ieri) il nuovo record di 2.074,7 miliardi di euro lo Stato ha in circolazione al 30 giugno 1.727 miliardi di euro di titoli: Btp, BtpI, Cct, Bot, Ctz.. Ed è importante ricordare che negli ultimi 2 anni gli investitori stranieri hanno diminuito (e non di poco) il loro peso. Oggi ammontano a circa 434 miliardi di euro (il 25% dello stock) mentre nel giugno 2011 si stima che erano di oltre 100 miliardi di euro superiori (circa il 40-45% dello stock). In pratica il debito pubblico italiano è sempre più in mano alle banche nazionali e ai piccoli e grandi investitori. Dal punto di vista macroeconomico potrebbe essere anche una cosa positiva, dal punto di vista micro (visto dalla parte del piccolo investitore) non è detto che sia così…

Salvatore: Vallo a farlo capire a molti risparmiatori italiani che pensano che l’investimento più tranquillo siano le case, i titoli di Stato, i conti correnti e i conti deposito presso banche italiane e quasi il 100%… dei loro risparmi è investito su questi asset …

Roberta: Personalmente non dico sia sbagliato comprare Bot, Btp, CCT o altro ma se insieme alle obbligazioni bancarie e ai depositi concentriamo su questi asset tutto il nostro patrimonio ci stiamo esponendo a un unico rischio: l’Italia. Ed è bene esserne consci. Perché se lo Stato dovrà mettere i soldi nelle tasche degli italiani per “ristrutturare il debito”, argomento che ogni tanto ritorna d’attualità o qualche banca seria avrà qualche difficoltà seria, essere eccessivamente esposti sul rischio “Italia” non è così prudente. L’Italia ha certo tutte le potenzialità per uscire da questa spirale ma le cose non si aggiustano da sole. Da qualche parte si dovrà prima o poi iniziare o altrimenti come accadeva nella storia passata chiameremo gli stranieri a risolvere le nostre beghe. Un economista come Luigi Zingales lo fa già invocando un aiuto esterno, diretto e vincolante, lanciando ufficialmente l’SOS e richiedendo l’intervento del fondo European financial stability facility (Efsf). In pratica richiedendo il commissariamento perchè la nostra classe politica non riuscirà a concludere nulla…

Salvatore: Sono d’accordo che un debito del 130% non si aggiusta da solo e comprendo le ragioni (senza sposarne nessuna visto che è bene non avere mai idee preconcette quando si parla di investimenti) sia di chi pensa che continuando così l’Italia rischia di andare veramente in default salvo che non si intervenga con una qualche forma di patrimoniale/prestito forzoso che le ragioni invece di chi pensa che l’Italia è comunque un Paese “too big to fail”: troppo grande per fallire. E che qualcosa in zona Cesarini ci si inventa per cercare di salvare capra e cavoli nell’interesse di tutti (e soprattutto dei nostri creditori stranieri). Nel dubbio però essere investiti su tutto e con tutto sull’Italia fondata sul debito non mi pare un’idea saggia.

Roberta: E’ uscito peraltro recentemente un bel report che ricorda come in Italia diverse banche “sistemiche” siano imbottite di titoli di Stato (italiani, of course) in modo impressionante. Quattro banche italiane “sistemiche” (Intesa, Monte dei Paschi, Banco Popolare, Ubi) hanno il 90% dei loro investimenti finanziari concentrati sul Belpaese mentre Unicredit che è la più “internazionale” ne detiene in portafoglio oltre il 50%.

Salvatore: Bhe noi italiani siamo furbi… Da quando Mario Draghi ha aperto lo sportello “soldi facili” i banchieri italiani hanno fatto la gara ad accaparrarsi liquidità che poi hanno investito quasi massicciamente in titoli di Stato italiani, lucrando centinaia di milioni di euro di simpatiche plusvalenze. Pazienza se questo giochetto ha creato un rapporto ancora più incestuoso fra banche italiane e Tesoro. I tedeschi peraltro sapevano che finiva così ma non hanno accettato ancora di fare le cose all’italiana. La scorsa settimana in Provenza Jens Weidmann, presidente della Banca centrale tedesca e membro del Consiglio dei governatori della BCE ha ricordato che l’Unione Europea ha già fatto molto per assorbire le conseguenze economiche della crisi, ma non è in grado di portare una soluzione definitiva.
Secondo il banchiere fra i potenti in Europa “… per permettere all’euro di esprimere l’integralità del suo potenziale economico, sforzi vanno fatti sui due fronti, quello delle riforme strutturali e quello dell’abolizione assoluta delle garanzie consentite alle banche e ai debiti sovrani. Dobbiamo fare in modo che nell’ambito di un sistema di controllo e di responsabilità nazionale, sia possibile dichiarare il default del debito di uno Stato senza che questo minacci l’intero sistema finanziario.” E inoltre Weidmann ha anche lanciato un appello agli Stati affinchè taglino i legami che troppo spesso li legano alle loro banche nazionali, giudicando che questi istituti finanziari detengono troppi debiti emessi dai governi. Chissà di chi parlava…

Secondo il numero 1 della Banca Centrale tedesca, Jens Weidmann, la Banca centrale europea non può risolvere la crisi della zona Euro. Ogni Paese dell’Unione deve fare i compiti a casa senza contare troppo sul sostegno infinito della Bce o la solidarietà europea.

 

Roberta: Come italiana mi fischiano le orecchie. Però giovane questo Weidmann…

Salvatore: Si ma di queste cose (e non dell’età di Weidmann) non si parla più di tanto in Italia, ci sono altri fatti su cui si “scannano” gli italiani e l’opinione pubblica…

Roberta: Sì siamo diventati il Paese dell’Azzardo Morale secondo un mio cliente che vive buona parte dell’anno all’estero e legge anche lui molto la stampa internazionale. In pratica gli italiani pensano che se l’evento “imprevisto” si realizza tanto non dovremo solo noi sostenerne il costo perché ci saranno altri come i nostri creditori che ci toglieranno prima le castagne dal fuoco.
Un po’ come accade nelle assicurazioni dove l’automobilista dopo aver sottoscritto un’assicurazione adotta un comportamento meno prudente poiché non deve rispondere degli eventuali danni che andrà a causare. E l’azzardo morale si verifica oggi sempre più a livello macro-economico perché se un operatore economico, ad esempio una banca, è ragionevolmente certo di non dover pagare gli eventuali costi di un investimento rischioso andato male, ad esempio perché lo Stato interverrà scaricando i costi sulla collettività, allora è molto facile che abbandoni un comportamento di tipo prudente e decida di giocare d’azzardo… Se esce testa si vince, se esce croce è la collettività a perdere…

Salvatore: Vero ma questo azzardo morale è realizzato in modo più o meno consapevole anche da molti risparmiatori che accrescono senza fine il peso sull’Italia a “prescindere”. E non importa se non si vedono ancora all’orizzonte riforme tali da far ripartire la crescita e abbattere il debito. Questo non viene giudicato importante. E pazienza se si corre il rischio che in assenza di un piano “mangia debito” e di “crescita” il debito pubblico un giorno divenga un macigno che rotoli come una valanga verso coloro che l’hanno sottoscritto in modo diretto o indiretto. Qualche settimana fa sul quotidiano La Stampa mi ha molto colpito un dato venuto fuori da una recente ricerca di Banca d’Italia: in 6 anni è raddoppiato il denaro lasciato in banca dai piemontesi. Nel 2007 i depositi bancari ammontavano a 55 miliardi di euro, ora a 110 miliardi. Non è frutto di un aumento della ricchezza a Torino & dintorni, tutt’altro. La crisi e la paura del futuro spinge le famiglie ad essere avverse al rischio a concentrare tutto sul breve termine e ad avere una riserva nel caso le cose dovessero peggiorare. Tenere i soldi sul conto in banca viene considerato qualcosa di sicuro e pazienza se poi le banche italiane con quei soldi nella maggior parte dei casi decidono di utilizzarli per imbottirsi di titoli di Stato. Il risultato? La maggior parte dei risparmiatori italiani è seduta in modo consapevole o inconsapevole sopra un unico “attivo”: il debito pubblico italiano. Una sorta di enorme catena di Sant’Antonio… E se provi a far ragionare alcuni risparmiatori (fortunatamente non tutti) di come questo aspetto possa essere rischioso se non ben gestito rischi pure di passare per un disfattista quando basta un po’ di buon senso (lo stesso che le persone utilizzano quando non si tratta di investimenti finanziari) per capire che non è prudente cumulare rischi dello stesso tipo. E’ un principio contrario a ogni regola di sano investimento!

clicca sopra per pre-iscriverti o avere maggiori informazioni sugli incontri one-to-one aperti a tutti che stiamo organizzando in diverse città italiane

 

Roberta: E’ un discorso lungo ma si sa gli italiani amano risparmiare. L’italiano medio tende a risparmiare su tutto: anche sulla tutela dei propri risparmi! Si fida spesso del proprio intuito o del consiglio (spesso in conflitto d’interessi) del proprio bancario o parabancario.
A parlare di questi argomenti la maggior parte dei risparmiatori ti dirà che sono concetti troppo complicati, scriviamo troppo e che il suo caso è differente .. .Comunque da settembre ho pensato, anche su suggerimento di diversi clienti e simpatizzanti, di portare “Fra moglie e marito …” non solo sul web ma in giro per l’Italia.

Salvatore: Sei ammattita?

Roberta: Molti risparmiatori ci chiedono di avere un check up del proprio patrimonio e dei propri investimenti online e senza impegno, completamente gratis. Ed è sempre possibile farlo qui per telefono, skype e via email.
Ma molti vorrebbero incontrarci di persona per parlare a quattr’occhi della propria situazione finanziaria. E allora è nata l’idea di fare un tour in diverse località italiane (oltre a Milano, Lerici e vicino Alba naturalmente dove abbiamo 3 delle nostre sedi) che stiamo programmando in altre città italiane (se sei interessato a partecipare clicca qui), dando la possibilità così di prenotarsi e avere un’ora buona di tempo per parlare della propria situazione finanziaria davanti a una bella tazza di the o caffè. Non delle conferenze pubbliche come abbiamo fatto in questi anni ma incontri one to one, per spiegare cosa pensiamo dei mercati e di come crediamo che sia corretto investire in base alle esigenze di ciascun risparmiatore, discutendo della sua situazione facendo un’analisi approfondita, titolo per titolo, asset per asset, banca per banca, caso per caso.
A ciascuno mica interessa la situazione finanziaria dell’Italia, dell’Europa o del pianeta ma la propria!

Salvatore: Giustissimo. E mi piace anche l’idea di essere meno “digitali”. Ogni tanto mi sembra di essere diventato una protesi del computer visto il tempo che passo davanti ai computer e all’iPad a leggere, scrivere, analizzare…

Roberta: Beh io almeno ogni mattina mi sveglio alle 6 e prima di andare a lavorare mi faccio una bella passeggiata fra Lerici e Montemarcello fra mare e montagna: è stupenda la natura da queste parti, ti riserva sempre delle bellissime sorprese… E da qualche settimana anche il piccolo Federico a 5 anni si è appassionato al trekking ed è fantastico.

Salvatore: Siamo una famiglia di scalatori… Io però preferisco ancora le scalate in Borsa, ehh ehh

Roberta : Avido  🙂

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Per leggere la rubrica precedente “Tra moglie e marito non mettere il dito…” dove si parlava di consulenza finanziaria indipendente vera e falsa…  cliccate qui

 

 

 

 

 

 

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