(Denaro & Lettere) PADRE RICCO, FIGLIO POVERO. Come dovrebbe investire il pensionato "spensierato" da 3500 euro al mese con figlio precario

Qualche settimana fa ho ricevuto via email una lettera molto interessante. E di grande attualità, visto che in questi giorni il Presidente dell’Inps Tito Boeri ha presentato alla Camera dei Deputati una proposta per la riforma del sistema pensionistico. La previdenza che “prevede trasferimenti tra generazioni diverse” dovrebbe garantire “diritti proporzionati ai contributi versati“. L’obiettivo della proposta di riforma delle pensioni presentata dall’economista Boeri è ricercare “maggiore equità, tanto fra le generazioni diverse che all’interno di ciascuna generazione” tra categorie di lavoratori diversi (oggi i lavoratori mobili sono penalizzati dal punto di vista pensionistico rispetto a chi mantiene un rapporto lavorativo con la stessa azienda per anni).

La deriva greca ci mostra fra le tante sfaccettature le conseguenze di un sistema pensionistico insostenibile con persone andate in pensione troppo presto e con pensioni troppo generose. Un privilegio di cui hanno goduto pochi e che sta mettendo in ginocchio insieme ad altre criticità di questo paese un’intera nazione. Per chi volesse approfondire questo tema si consiglia la lettura di questo articolo (clicca qui)

Per quanto riguarda il sistema pensionistico italiano, messo in crisi dalla diminuzione della natalità, dall’allungamento della vita media e dalla disoccupazione, Boeri propone che il montante della pensione sia calcolato in relazione all’età di uscita e alla speranza di vita residua. Inoltre aggiunge Boeri “crediamo sia giusto chiedere a chi ha redditi pensionistici elevati, in virtù di trattamenti molto più vantaggiosi di quelli di cui godranno i pensionati del domani, un contributo“.

Un contributo che in famiglia alcuni pensionati “fortunati” (che si sono trovati nel posto giusto al momento giusto) già danno come mi scrive questo lettore. Ma siamo sicuri che sia abbastanza?

“Gentile Dott.ssa Rossi,

vorrei approfondire con maggiore dettaglio i servizi che offrite ed esaminare i relativi costi in ordine al rapporto beneficio. Sono pensionato ex funzionario della Pubblica Amministrazione e ho 66 anni. Ho uno spensierato tenore di vita soprattutto domestico, ho la propensione e capacità al risparmio ma in questo momento dirotto tali risorse verso la famiglia del mio unico figlio al fine di contribuire al suo reddito di precario e consentirgli un vivere dignitoso.

Ho un modesto risparmio che investo ciclicamente in Pronti contro Termine oppure conto vincolato a 3/6 mesi. Ho una scarsa propensione al rischio.

Opero con piccole somme il trading on line mercato azionario italiano con risultati proporzionati al tempo ed all’impegno che profondo nell’analisi del titolo. 

Ho alcune proprietà immobiliari. 

Nel tempo ho chiuso i rapporti con vari istituti bancari ed oggi opero solo con una banca, ciò per semplificare la gestione, ridurre e razionalizzare i costi. L’apertura di più conti non nasceva da mie esigenze ma da un dovere di cortesia verso qualche istituto che al tempo del mio ruolo istituzionale in servizio offriva conti e servizi senza spese escluso i bolli, per cui non sempre si poteva dire di no.

Vorrei approfondire con maggiori dettagli i servizi che voi offrite e valutare insieme se rientro nella categoria di persone che possono usufruire della vostra collaborazione. Spero di averle fornito alcuni elementi utili per una prima esamina. La ringrazio per la cortese attenzione

P.A.

Sarò schietta. Quando ho letto questa lettera ho pensato a due uomini: al pensionato spensierato e al figlio precario. Ho pensato che anche se solo uno di loro mi aveva scritto, il pensionato spensierato, dovevo una risposta anche all’altro, al figlio precario, che credo non sia affatto spensierato ma magari abbastanza preoccupato per il suo futuro.

Pensando al figlio precario, all’anello debole di questo gruppo familiare, mi sono venute alla mente le parole di Paolo Legrenzi, Professore di psicologia cognitiva presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia “Questa sarà, purtroppo, la prima generazione, dal dopoguerra, ad avere in media redditi più bassi della generazione precedente. E’ quindi una grande responsabilità preservare e accrescere il risparmio da trasmettere: solo se ben gestito questo passerà integralmente alla prossima generazione”.

Ho pensato allora ricordandomi queste parole a come il sessantaseienne spensierato stesse investendo male i risparmi che aveva da parte e che ovviamente non gli servono, visto che appartiene alla ristrettissima cerchia di pensionati italiani (appena il 14% della popolazione) che percepiscono una pensione superiore ai 2.400,00 euro al mese.

Questo signore ha una grande responsabilità sulle sue spalle. Grazie alla pensione riveste ancora e nonostante l’età il ruolo di capofamiglia e il benessere dei suoi cari è strettamente legato a lui. Quindi è importante che il capitale che ha da parte sia investito nel migliore dei modi ovvero con una strategia di investimento professionale e non affidato al tempo libero che gli rimane (dove per esperienza spesso il risparmiatore italiano sovrastima le sue capacità e sottostima i risultati effettivi realizzati nel tempo) per occuparsene o lasciato su strumenti a bassissimo reddito.

Perché il pensionato spensierato sta investendo male i suoi risparmi? Perché optando per pronti contro termine e conti deposito consumerà progressivamente il capitale che ha da parte e alla sua morte non potrà più dare un mano a suo figlio sulla parte del patrimonio mobiliare. Mentre su quella del patrimonio immobiliare tutto dipenderà da dove sono ubicati questi immobili, se a reddito e soprattutto se liquidi. Un argomento che abbiamo trattato trattato da molti anni, mettendo in guardia (questo è uno degli ultimi video dedicati al tema) molti risparmiatori italiani convinti che l’immobiliare fosse a prescindere un investimento sicuro…

Tornando alla lettera di questo risparmiatore è evidente che un giorno (e mi auguro il più lontano possibile per questa persona) non ci sarà più nessuna pensione da dividere con il figlio e nessun capitale da trasmettergli alla sua dipartita perché i risparmi accumulati di 95/100 mila euro non saranno nel tempo accresciuti di valore essendo investiti su strumenti a bassissimo rendimento ma verranno progressivamente intaccati, avendo optato in vita per strumenti con rendimenti reali pari allo 0,5-1% annuo (è questo il rendimento netto che offrono su queste scadenze banche con un elevato livello di solidità).

Ci sono dei momenti in cui si ha l’occasione di fare la cosa giusta” dice Elisabeth al più famoso pirata di celluloide di tutti i tempi. “Gran bei momenti – risponde Jack Sparrow nel film “I pirati dei Caraibi” – adoro salutarli e lasciarli alle spalle”.

E’ giusto che questo pensionato aiuti il figlio? Secondo me sì. Perché non stiamo parlando degli oltre 11 milioni e passa di pensionati che prendono meno di 1500 euro al mese e figuriamoci se riescono anche a dare una mano ai figli.

Ma di un signore che prende 3500 euro al mese. La sua pensione è frutto anche di un sistema di calcolo, il famoso retributivo, che è un privilegio, anacronistico e insostenibile per il sistema previdenziale, che a suo figlio non sarà certo riconosciuto.

E se il figlio è precario mi sono venute in mente mentre rispondevo a questa lettera le parole dell’ex Commissario alla spending review Carlo Cottarelli secondo cui un po’ di responsabilità ce l’hanno anche quei nonni che godono di pensioni troppo generose. Ambasciatore non porta pena!

Cottarelli in una intervista a Sette (supplemento del Corsera) ha così dichiarato a proposito dell’Inps “Il sistema così com’è è distorto. E bisogna uscire dal circolo vizioso. Quello per cui non si tagliano le pensioni perché costituiscono il risparmio con cui i nonni aiutano i figli e i nipoti. Ma quella disoccupazione è dovuta anche al fatto che per pagare le pensioni si devono tenere le tasse talmente alte da impedire una vera ripresa”.

pensio

L’88% delle pensioni attualmente erogate dal sistema pensionistico è calcolata con il metodo retributivo. Significa che le generazioni passate godono di trattamenti pensionistici migliori di quelli su cui potranno contare i loro figli e nipoti. Inoltre questi giovani anziani sono andati in pensione prima di quanto spetterà ai loro discendenti. E nel frattempo l’allungamento della vita media ha reso sempre più alti i costi pensionistici: negli anni Cinquanta la speranza di vita era di 67 anni e l’età della pensione era pari a 66 anni. Nel 2010 la speranza di vita era di 80 anni mentre l’età in cui si lasciava il lavoro era di 58 anni come spiega Maurizio Ferrera in un articolo sul Corsera.

I risparmi che hanno accumulato le generazioni passate sostiene Leonida Teodoldi nel libro “Il conto degli errori” (Laterza Editore) sono anche frutto di interessi molto elevati di cui questi investitori hanno goduto sui titoli di stato italiani. Negli anni Ottanta scrive Teodoldi si assiste alla “formazione evidente di una classe di ereditieri, di un blocco sociale che si stava nutrendo progressivamente dello Stato, attraverso l’acquisto di titoli del debito, per aumentare i propri redditi e nello stesso tempo ricreando ancora debito“.

Debito in continua crescita anche per l’aumento spropositato degli addetti alla Pubblica Amministrazione finalizzato secondo Teodoldi a un “assorbimento costante della disoccupazione, in particolare intellettuale, nelle aree critiche del paese“. Tra il 1960 e il 1990 in Italia spiega Teodoldi gli addetti alla pubblica amministrazione sono raddoppiati  passando dai 787 mila delgli anni Cinquanta al milione e mezzo del 1975. L’aumento enorme del debito pubblico dal 1970 al 1995 è stato ottenuto anche “comprando il consenso degli elettori, mettendo il conto sulle generazioni successive”. Per cui la “corsa dissennata del debito pubblico è colpa dei governi ma anche dei cittadini”.

Dello stesso parere il Professor Mario Monti ex Presidente del Consiglio in una recente intervista al Corsera sulle colpe “dei padri” “Quelle che chiamiamo regole europee non sono fatte per il piacere di qualche burocrate, ma per i greci di domani, per gli italiani di domani; per impedire di continuare a fare debiti per stare meglio oggi, e fare poi stare molto peggio i nostri figli e nipoti.”

Chi ha avuto di più come questo ex funzionario della Pubblica Amministrazione da 3500 euro al mese è giusto che aiuti chi avrà di meno soprattutto quando si tratta di suo figlio. E se gode di redditi pensionistici sufficienti a garantirgli uno spensierato tenore di vita come ci racconta questo padre si metta una mano sulla coscienza e destini i risparmi che ha da parte per assicurare non solo un presente ma anche un futuro dignitoso al figlio. Cercando di trasmettergli parte della ricchezza che ha accumulato. Come? Puntando a un impiego non a tassi dello 0,5%-1% del suo patrimonio.

Investire con lungimiranza (come abbiamo spiegato in questo recente articolo ) vuol dire buttare il cuore un po’ oltre l’ostacolo. E pensare non solo all’uovo oggi ma alla gallina domani se vuole che suo figlio non si ritrovi molto probabilmente fra qualche anno con nemmeno un guscio da parte.

I 100 mila euro investiti oggi che ha 66 anni per vent’anni a un tasso di rendimento del 5% annuo tra vent’anni potrebbero raddoppiare di valore. E se la sua vita spensierata sarà anche molto longeva e vivrà altri trent’anni lascerà a suo figlio come si puo’ vedere nella tabella sottostante un capitale superiore ai 400 mila euro. E gli darà gli strumenti per vivere una vita dignitosa anche quando lui non ci sarà più.

CAPITALE INIZIALE 100.000
RENDIMENTO NETTO 5,00%
ANNO CAPITALE FINE ANNO
1 105.000
2 110.250
3 115.763
4 121.551
5 127.628
6 134.010
7 140.710
8 147.746
9 155.133
10 162.889
11 171.034
12 179.586
13 188.565
14 197.993
15 207.893
16 218.287
17 229.202
18 240.662
19 252.695
20 265.330
21 278.596
22 292.526
23 307.152
24 322.510
25 338.635
26 355.567
27 373.346
28 392.013
29 411.614
30 432.194

Il 6% all’anno non è un rendimento conseguibile con investimenti tranquilli (che poi così tranquilli non sono) come i pronti contro termine e i conti deposito. Questi investimenti percepiti come sicuri sono soggetti comunque a un elevato rischio di controparte per questo è bene optare (soprattutto dal 2016 quando si passerà dal bail out al bail in per le banche europee) per istituti di credito con una elevata solidità patrimoniale (che ovviamente non sono quelli che offrono i tassi di rendimento più elevati).

Con il bail in se la banca a cui si hanno prestato i soldi (lasciare i soldi sul conto corrente o metterli su un conto deposito significa di fatto prestarli alla propria banca) ha dei problemi prima che intervengano le istituzioni europee e gli stati (bail out) verrano intaccati gli interessi degli azionisti, degli obbligazionisti e dal 2016 anche i depositanti della banca potranno essere chiamati al salvataggio (bail) dal di dentro (in).

Il 5% all’anno è ottenibile solo investendo sul mercato azionario e su orizzonti temporali lunghi (anni e non certo 3/6 mesi).

Il nostro giovane pensionato di 66 anni ha di fronte a sé un lungo orizzonte temporale (almeno vent’anni come speranza di vita stando alle statistiche) per i risparmi che eccedono le sue necessità. I famosi 100 mila euro da parte che potrebbero contribuire a dare una mano a suo figlio quando la sua pensione non arriverà più, povrebbero essere investiti con un orizzonte temporale ben più lungo di 3/6 mesi e su strumenti con rendimenti potenziali molto più elevati dei conti deposito e dei pronti contro termine se lo fa con un piano e una strategia che vada oltre il giorno successivo.

Il mio lavoro di consulente finanziario indipendente consiste nel comprendere i pericoli non sempre percepiti che gravano su un nucleo familiare. Il caso di questo investitore e del suo nucleo familiare che dipende ancora dalle sue finanze (e rendite) merita quindi attenzione.

Il benessere dei suoi cari è strettamente legato alla sua ricca pensione. Quindi è importante che il capitale che ha da parte sia investito secondo un preciso obiettivo di investimento e non parcheggiato alla giornata su conti deposito e pronti contro termine perchè questo pensionato ha una grande responsabilità. Un figlio.

E mi dispiace se con questa risposta sarò un po’ meno spensierato. Ma parafrasando Confucio “Colui che non prevede le cose lontane, espone i suoi cari a infelicità future”. E non credo che sia questo che voglia.

Nessuno si salva da solo

Lungi da me affermare che tutti i pensionati devono aiutare i loro figli e nipoti. Molti pensionati italiani non sono purtroppo nemmeno nelle condizioni di farlo. Ma quel 14% di pensionati italiani che prendono pensioni superiori ai 2400,00 euro al mese, e che stanno ottenendo dallo Stato in molti casi molto di piu’ come assegno pensionistico della somma dei loro versamenti e che percepiranno pensioni magari per i prossimi 35 anni a fronte di un numero di anni lavorativi di gran luna inferiore a 35 in certi casi (non quello probabilmente di questo pensionato), ecco questa categoria di pensionati una mano a figli e nipoti dovrebbe darla investendo con maggiore lungimiranza se non vuole lasciare a figli e nipoti un capitale completamente svalutato.

Un dovere morale

Senza aspettarsi probabilmente eventuali prelievi sulle maxi-pensioni da parte dello Stato italiano. Perche’ tutte le leggi in questa direzione (i vari contributi di solidarieta’ sulle pensioni d’oro) per riequilibrare i conti pubblici sono state annullate dalla Corte Costituzionale: in Italia i privilegi acquisiti non si toccano.

Lo squilibrio dei conti pubblici attualmente grava in dal punto di vista previdenziale sulle spalle delle generazioni future. Sui figli e sui nipoti di pensionati d’oro. Il 14% di pensionati spensierati (e non solo loro) ha comunque dal punto di vista finanziario un debito di solidarieta’ verso i figli e i nipoti.

E potra’ pagarlo solo trasmettendogli una parte della ricchezza accumulata. Ma per farlo non puo’ accontentarsi di rendimenti dello o virgola qualcosa per cento come quelli offerti dai pronti contro termine e dai conti deposito. Deve trasmettergli un patrimonio maggiore che e’ possibile ottenere solo investendo con una strategia comprovata nei fatti (come quella offerta in questi anni dalla consulenza finanziaria indipendente di SoldiExpert SCF nei fatti e non nelle parole) con un tipo di gestione degli investimenti meno alla giornata e basato su diverse asset class e soprattutto con una strategia sottostante.

 Nessuno si salva da solo.

Nemmeno i  figli e i nipoti di questi pensionati spensierati. Il caso della Grecia, in cui troppe persone sono andate in pensione troppo presto e con pensioni troppo generose, insegna. “Quando i soldi sono finiti, e’ troppo tardi per fare economia” diceva Seneca.

Ecco cerchiamo questi benedetti risparmi di investirli e farli crescere. Anche per quando noi non ci saremo se vogliamo mantenere nel tempo lo stesso potere d’acquisto e incrementare il nostro patrimonio anche a beneficio delle prossime generazioni come hanno fatto i nostri genitori e nonni che pensavano a seminare di più e pensavano non solo all’uovo oggi .

Il Blog di SoldiExpert SCF

Cerchi consigli per investire in modo
intelligente i tuoi risparmi?

Affidati ai professionisti della
consulenza finanziaria indipendente di
SoldiExpert SCF

PARLA CON NOI

Scopri cosa possiamo fare per il tuo piccolo o grande patrimonio e contattaci per fissare un primo appuntamento telefonico gratuito con uno dei nostri consulenti

PARLA CON NOI