DIAMANTI. UNA TALPA AVEVA SEGNALATO TUTTO: BANKITALIA INNOCENTE O COLPEVOLE?

Lo scorso 21 novembre Il Fatto Quotidiano ha rivelato in un articolo di Nicola Borzi che Banca D’Italia aveva ricevuto già a gennaio del 2016 (diemilasedici) un esposto anonimo da parte di un dipendente di MPS che denunciava il modo in cui la sua banca vendeva diamanti alla clientela. La cosa non può destare un certo disappunto dal momento che Banca d’Italia solo a marzo del 2018 (duemiladiciotto!) inviava a tutte le banche una comunicazione in cui le invitava a presidiare i “rischi operativi e di reputazione” che l’attività di commercializzazione dei diamanti poteva generare.
Il richiamo di attenzione della massima autorità italiana di vigilanza sull’operato delle banche avveniva non di sua sponta, ma in seguito alle segnalazioni ricevute da associazioni dei consumatori e da clienti su operazioni di compravendita di diamanti effettuate attraverso gli sportelli bancari. La Banca d’Italia dopo queste segnalazioni aveva chiesto alle banche “informazioni dettagliate sulle modalità di vendita dei diamanti” e da questo controllo era emerso che “la maggior parte degli intermediari” si legge nella comunicazione di Bankitalia “nel frattempo avevano sospeso o interrotto questa attività”.

 

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Un vero peccato perché se fosse intervenuta per tempo la Banca d’Italia avrebbe potuto, come riporta sul sito l’autorità di vigilanza, ricordare agli intermediari che “nel caso della commercializzazione di diamanti, le banche, oltre a considerare le caratteristiche finanziarie dei clienti cui è rivolta la proposta di acquisto, devono assicurare adeguate verifiche sulla congruità dei prezzi e predisporre procedure volte a garantire la massima trasparenza informativa sulle caratteristiche delle operazioni segnalate, quali le commissioni applicate, l’effettivo valore commerciale e le possibilità di rivendita delle pietre preziose”.

Tutte cose, che come dimostra l’esposto inviato a Bankitalia dal dipendente di MPS anonimo, le banche non facevano. Da qui la domanda che si fa Nicola Borzi, autore dell’articolo pubblicato su Il Fatto Quotidiano: ma perchè se Bankitalia sapeva dal 2016 è intervenuta solo nel 2018 ovvero 2 (due) anni e 2 mesi dopo?
Forse l’esposto non era chiaro? Non sembrerebbe a leggere quanto riportato nell’articolo di Borzi “Bankitalia sapeva dal 2016 della truffa MPS sui diamanti”.

Ecco cosa era scritto nell’esposto:

La direzione ci chiede di chiamare la clientela e di consigliare i diamanti, rassicurandola che sono un bene rifugio che cresce costantemente come dimostrano le quotazioni pubblicate sul Sole 24 Ore

Esplicite le parole che seguono e riportiamo.

Al cliente che abbocca fissiamo un appuntamento allo sportello. Gli presentiamo un rappresentante di DPI (ovvero Diamond Private Investment una delle società più attive a vendere diamanti tramite accordi con le banche insieme soprattutto a IDB, Intermarket Diamond Business) che gli illustra il prodotto, lo abbindola con grafici sulla crescita delle quotazioni e lo convince a comprare diamanti. Gli viene anche offerto uno sconto rispetto alle quotazioni ‘ ufficiali’. Al cliente si assicura che se vorrà disfarsi dei diamanti sarà Dpi stessa a curarne il ricollocamento

Insomma, rispetto a tutte le cose che raccomandava di fare Bankitalia nel 2018 alle banche quando vendevano diamanti alla clientela, l’authority di vigilanza già nel 2016 sapeva che le banche non facevano nulla per permettere al cliente di prendere una decisione consapevole. Anche noi consulenti finanziari indipendenti sul nostro blog di SoldiExpert SCF in questo articolo svelavamo nel 2016 il “giro del fumo” e le commissioni a 2 cifre che le banche ottenevano per far spolpare i loro clienti.

In questo esposto si scriveva chiaramente che al cliente veniva nascosto l’effettivo valore commerciale del diamante. ““Un rappresentante di DPI mi ha rivelato che i dati al Sole – scriveva il dipendente di MPS nell’esposto a Bankitalia – sono forniti dalla stessa DPI e non sono frutto di contrattazioni sul mercato ”. In questo esposto ricevuto da Bankitalia e pubblicato su “Il Fatto Quotidiano” il dipendente di MPS parlava anche di giri di tangenti, denaro sporco, evasione fiscale, riciclaggio di denaro di dubbia provenienza.

Su ogni pietra acquistata, il cliente perdeva l’80% di quanto investito spiegava nell’esposto a Bankitalia il dipendente bancario.

Il risparmiatore paga 10 mila euro un oggetto acquistato a meno di 2.000 e l’80 per cento dei suoi risparmi è diviso tra banche, DPI e sponsor. Quando vorrà vendere o troverà un altro risparmiatore cui passare la patata bollente o rimarrà con il suo oggetto inutile, il cui valore effettivo è molto meno della metà di quello pagato

 

 

Un anno dopo questo esposto la Consob lanciava ai risparmiatori l’allarme sulle pietre preziose vendute allo sportello. Due anni dopo Bankitalia mandava un richiamo di attenzione alle banche.

A vedere i tempi di reazione… una pagina non esaltante per le Authority di Vigilanza Consob e Banca d’Italia aver aspettato così tanti anni prima di intervenire, mentre alla luce del sole a centinaia di migliaia di risparmiatori quasi tutte le banche rifilavano ai risparmiatori una bella fregatura a 100 carati.

 

Approfondimento: COME TI PIAZZO I DIAMANTI ALLO SPORTELLO BANCARIO AL RISPARMIATORE SPROVVEDUTO

Eh sì che che in molti casi di risparmio tradito le authority sono state chiamate a rispondere (anche economicamente) per le omissioni o le negligenze (connesse, per l’appunto, alla funzione di vigilanza) che ricadono sul patrimonio di soggetti terzi (ad esempio investitori). Del resto se non sono le autorità di vigilanza a tutelare i risparmiatori e a vigilare sul comportamento degli intermediari a chi mai spetta questo compito? Ai giornalisti finanziari come il bravissimo Nicola Borzi?

 

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