RISERVATA PERSONALE. Perché abbiamo inserito in molti portafogli azionari italiani il titolo DIASORIN

C’è un titolo che è presente in vari portafogli azionari italiani e che ci sta regalando discrete soddisfazioni. Si chiama Diasorin ed è una società italiana che opera nella diagnostica.

Avete presente quando vi recate in un laboratorio per effettuare degli esami? Dopo il prelievo sarà necessario utilizzare alcune “macchine” (argomento che affronteremo nella prossima Riservata Personale visto che alcune persone considerano soprattutto quando si parla d’investimenti sconveniente parlare dell’utilizzo delle “macchine”…) per analizzare il campione di sangue, urine, feci o di altro campione e valutare la presenza o meno di malattie, virus, valori fuori norma.

In tale ambito si muove questa società nata in provincia di Vercelli ma operante oggi in quasi tutto il mondo che produce test e macchinari proprio nell’ambito dell’immuno-diagnostica rivolti alle aree cliniche delle malattie infettive, delle epatiti e retrovirus, dell’endocrinologia, dell’oncologia e delle malattie del metabolismo osseo.

Insomma, se andate in ospedale o in un laboratorio, in Italia o negli Usa o in mezzo mondo per sapere se avete l’epatite o la toxoplasmosi o che tipo di herpes vi siete presi, molto probabilmente i kit per i test e le macchine che li fanno sono “made in Diasorin”.

Il Liaison XL è il nuovo analizzatore immunologico automatico in grado di effettuare 180 test fra cui quelli rivolti alle epatiti ed ai retrovirus, così come i test di diagnosi delle malattie dell’apparato gastro-intestinale

E la ricerca e sviluppo di questa società sempre più internazionale (ha siglato recentemente un accordo in India con Trivitron Healthcare) naturalmente non si ferma qui perché sul finire dello scorso anno ha annunciato il lancio di nuove macchine e test di diagnosi completamente automatizzate sui campioni di feci, un mercato che vale 300 milioni di euro a livello mondiale.

Nel caso dell’esame delle feci con questa innovativa serie di test diagnostici lanciati da Diasorin l’obiettivo è scoprire la possibile predisposizione ad alcuni tumori allo stomaco, valutando la presenza del batterio dell’helicobacter pylori. Un test che, se adottato a livello massivo, potrebbe rappresentare un altro blockbuster per l’azienda di Saluggia.

E in questi mesi Diasorin ha annunciato altre importanti novità anche nella diagnostica molecolare. In pratica si analizza il dna dei pazienti per confermare la presenza di particolari malattie infettive o onco-tumorali, andando a identificare particolari mutazioni genetiche.
Una tecnologia innovativa (qualche anno fa Diasorin aveva acquisito da una società giapponese questo brevetto, perfezionandolo in questi anni) con un tool semplice nell’utilizzo tanto da non richiedere personale specializzato e da poter essere utilizzato anche in piccoli ospedali.

Una storia interessante e un caso di successo quello di Diasorin. Eppure poco più di 10 anni fa questa società di Saluggia (provincia di Vercelli) rischiava di essere chiusa dagli americani che l’avevano in mano, ma fortunatamente fu rilevata dal management. Che riuscì a trovare dei finanziatori per il biotech diagnostico all’italiano.

Acquistarono la società per poco più di 50 milioni di euro (oggi ne vale 1550) quando ne fatturava 90 e ne perdeva 10. Oggi Diasorin a fine 2012 dovrebbe fatturare vicino ai 450 milioni di euro, per il 2014 le stime sono fra i 630 e i 680 milioni di euro di vendite con un margine operativo lordo previsto a fine anno in un range tra i 181 e 185 milioni e con utile netto per quest’anno di poco inferiore ai 100 milioni.

Una storia e un’azienda che ci piacciono e che si inserisce in un sicuro megatrend come quello dell’invecchiamento della popolazione e delle cure per la salute. Eppure questo titolo negli ultimi anni non sempre è stato presente nei nostri portafogli e se si guarda il grafico si capirà facilmente che nemmeno il cammino borsistico di Diasorin è sempre stato positivo.

Dopo una salita quasi trionfale dagli 11 euro dell’autunno del 2007 ai 36 euro della primavera del 2011 è iniziata una lunga caduta che ha fatto quasi dimezzare le quotazioni di Diasorin con un minimo intorno ai 18 euro segnato all’inizio di quest’anno. Cosa è accaduto? Che quella che sembrava la gallina dalle uova d’oro, il mercato legato ai test della vitamina D (un test che serve fra l’altro a comprendere la presenza o l’insorgere di problematiche relative all’osteoporosi), è sembrato a un certo punto franare come quota di mercato e redditività. Un mercato che vale quasi metà del fatturato e dove Diasorin è leader mondiale.

Per anni in questo mercato negli Stati Uniti Diasorin non ha avuto concorrenti ma insieme dallo scorso autunno si sono presentati come competitor due colossi del calibro di Siemens e Abbott e poi Roche. E la società italiana ha dovuto inevitabilmente concedere nuovi sconti ai clienti chiave e perdere parte della redditività su questa linea. E così si può spiegare anche la fuga dal titolo che in sei mesi è arretrato del 50%. Poi dalla primavera di quest’anno la riscoperta con il titolo tornato a Piazza Affari a essere fra i migliori del listino come performance. Grazie alla successione di notizie positive dovute a nuovi accordi, nuovi lanci di prodotti o sbarchi in mercati interessanti come quello della diagnostica molecolare e persino disgrazie altrui come la Siemens, il competitor sul mercato Usa della vitamina D che sta avendo qualche problema proprio su questo mercato e di cui qualcuno ha persino ipotizzato il possibile ritiro.

La nostra decisione di rientrare avvenuta qualche mese fa sul titolo (oggi presente in numerosi portafogli azionari italiani sia di MoneyExpert.it che di BorsaExpert.it) non è stata dovuta quindi esclusivamente (tranne per il portafoglio Value Italia il cui comportamento dal lancio sta superando qualsiasi positiva previsione) a ragioni fondamentali. Se avessimo, infatti, dovuto credere solo ai fondamentali della società e alle prospettive spiegate dal management e a molti report pubblicati da numerosi uffici studi la nostra posizione sul titolo avrebbe dovuto essere sempre rialzista come accade quando parli con qualsiasi management di qualsiasi compagnia e segui la maggior parte dei “guru “. Ma questo ci avrebbe esposto anche a una volatilità di oltre il 50% e ci sarebbe andata anche bene perché in questi anni abbiamo visto titoli e mercati affondare anche di oltre il 70% e mai recuperare se non percentuali da prefisso telefonico in raffronto a quello che valevano una volta.

Un approccio non solo fondamentale che adottiamo su Diasorin (e che utilizziamo non solo sulle azioni italiane ed europee ma anche su fondi ed Etf) ci ha invece consentito in questo caso specifico di tagliare la volatilità “cattiva” e consigliare l’acquisto del titolo fra i 21 e i 23,7 euro contro gli attuali 27-28 euro.

Diasorin Indicator

 

Se si guarda il grafico sopra abbiamo evidenziato insieme al grafico del titolo Diasorin anche un nostro semplice indicatore (BE_FR_OLD Indicator) che banalmente ci segnala quando è nella posizione sopra la linea del 100 di essere investiti sul titolo (ovvero acquistare) e sotto la linea del 100 di vendere. In pratica quando in questo grafico la linea è verde vuol dire che siamo positivi su un titolo mentre quando diventa rossa diventiamo neutrali.

Non è solo questo il criterio che adottiamo insieme all’analisi fondamentale sui titoli poiché in una logica di gestione di portafoglio entrano in campo anche altri elementi di money management e altri indicatori più evoluti che abbiamo creato (e continuiamo a creare e affinare) ma questo grafico dà l’idea del lavoro che c’è dietro a ogni nostro consiglio di acquisto e vendita e non si limita quindi a ipotizzare che basta comprare qualsiasi cosa perché nel lungo periodo salirà oppure che perché abbiamo visto un bilancio interessante e incontrato il management (oppure letto un’analisi macro-economica su un comparto o su un Paese) allora abbiamo capito tutto e il mercato si adeguerà ai nostri voleri.

Le “macchine” (come quelle di Diasorin) sono indispensabili per capire la presenza o meno di certe malattie e così crediamo che anche nel campo degli investimenti possano essere alleate per molti investitori. E’ importante avere dei segnali di acquisto su un titolo (possibilmente tempestivi) ma ancora più importante avere dei segnali di vendita. A comprare siamo bravi tutti..

Quello che cerchiamo di applicare nei nostri portafogli (e che non facciamo certo solo noi al mondo) è un metodo e una strategia che riteniamo avere una certa probabilità di successo statistica nel tempo (e lo possiamo dimostrare) e che non è basata su criteri esclusivamente discrezionali. Noi non siamo guru insomma e non mi chiedete quindi dove sarà il mercato fra un mese o tre anni o dove può arrivare Diasorin e quando arriverà il momento di uscire. Quello ce lo dirà il mercato (consiglio di leggere in proposito riguardo i rischi di una gestione discrezionale e affidarsi a un guru di leggere  “PECHINO, ABBIAMO UN PROBLEMA. CHE COSA STA ACCADENDO AI LISTINI CINESI? (prima parte)” e le disavventura nella terra del Dragone al più famose gestore inglese). 

Quando io e Roberta Rossi (MoneyExpert.it) parliamo di strategia integrata che utilizziamo su azioni, fondi o Etf e che non crediamo nel “valore aggiunto” della gestione passiva diciamo questo. E per questo non ci vergogniamo di dire che ricorriamo anche all’utilizzo delle “macchine” nelle nostre strategie d’investimento che consideriamo preziose alleate nella gestione degli investimenti. Non sono infallibili, non esistono sistemi esenti da falsi segnali e perdite ma in ogni caso avere un metodo testato è meglio che muoversi a casaccio o sulla base della speranza.

L’analisi fondamentale e quella quantitativa possono convivere ed è quello che cerchiamo di fare in molte delle nostre strategie dove il market timing (che non è una cosa così secondaria ovvero quando comprare e vendere un titolo) è affidato alla parte quantitativa.

Filtrare altrimenti tutte le informazioni che si susseguono sui mercati, analizzarle e interpretarle per prendere poi decisioni discrezionali non è cosa facile salvo avere un ego smisurato e pensare che i mercati si adegueranno ai nostri voleri.

Chi fa consulenza veramente indipendente non può secondo noi permettersi tutto questo e deve valutare nell’interesse dei propri clienti quali sono le strategie più redditizie (e meno rischiose) se applicate con metodo nel tempo. E l’utilizzo quindi anche di trading system, software e macchine (di cui noi forniamo le istruzioni non restituendoci altro che in modo efficiente, veloce e verificabile i risultati) è secondo la nostra esperienza (e lo testimoniano peraltro i risultati reali ottenuti in questi anni i nostri portafogli) qualcosa di molto importante e che non va sottaciuta o nascosta, fingendosi “guru” perché così si rassicura e si manipola meglio un certo tipo di clientela che vuole ancora credere all’”asino che vola”.

Quella che preferisce chi lo rassicura sempre, gli fa tenere tutto (soprattutto dove perde di più) e gli fa credere di essere certo di sapere dove andranno i mercati perché c’è il “fiuto” o il “guru” sotto il motore e poi il “lungo periodo” aggiusta tutto.

Io (e non solo io) non ci credo.

 

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