PIAZZA AFFARI CADE SEMPRE PIU’ IN BASSO. MEGLIO AMMAINARE LA BANDIERA DELL’ITALIA?

 

“… dai conti che se fanno
seconno le statistiche d’adesso
risurta che te tocca un pollo all’anno:
e, se nun entra nelle spese tue,
t’entra ne la statistica lo stesso
perch’è c’è un antro che ne magna due”.
Chissà perché ma a guardare l’andamento dei listini azionari e delle Borse torna in mente il finale del famoso sonetto di Trilussa sopra citato.
Basta osservare l’andamento riassunto nella tabella sotto dei principali indici azionari di mezzo mondo da inizio anno per farsi un’idea più articolata dell’andamento delle azioni.
Se guardiamo in Europa notiamo infatti come a fronte di performance particolarmente pesanti di Paesi come la Grecia (-38,47%), la Spagna (-21%), l’Irlanda (-19,57%), l’Italia (-12,94%) e il Portogallo (-8%) si contrappone l’andamento fortemente positivo del listino tedesco (+9,49%) ma soprattutto dei paesi nordici europei (+13,7%).

La crisi di fiducia verso la capacità di ripagare il debito sovrano che si è abbattuta sulle nazioni europee più indebitate e con i conti pubblici più malmessi, si allarga inevitabilmente dall’obbligazionario all’azionario che diventa sempre più la cartina di tornasole del grado di fiducia verso un Paese in mercati dove le notizie (soprattutto negative) corrono alla velocità della luce.

Nella logica di un investitore, soprattutto straniero, se un Paese entra nella lista nera o anche grigia ci si disfa non solo delle obbligazioni del Paese sovrano ma anche delle azioni. Una fuga talvolta irrazionale poiché non tutte le società quotate dipendono evidentemente solo dal mercato domestico o il costo del debito è una variabile così importante ma quando scatta… la paura i ragionamenti non sono mai troppo sofisticati.

La forte dispersione dei rendimenti non è tipica solo del Vecchio Continente ma si osserva anche fra i cosiddetti mercati emergenti dove l’andamento da inizio anno, seppure positivo a livello generale (+7,84%), nasconde situazioni molto differenti. A fronte di listini molto positivi come Perù, Thailandia, Indonesia e Turchia si contrappongono risultati più modesti offerti da altri mercati come il Brasile (-3,4%), diversi Paesi dell’Est e nemmeno la Cina (+3,37%) ha performance all’altezza della sua fama di economia schiaccia-sassi con tassi di crescita del Pil del 10% all’anno.

Ha ancora senso investire solo sull’Italia?

La lettura di questi indici borsistici ci dice molte cose ed è fonte di numerose riflessioni anche operative ed è una buona occasione per rispondere a numerose domande che ci vengono poste da numerosi risparmiatori e lettori.

E che spesso desiderano trovare una risposta alla domanda più ricorrente di questi tempi: la Borsa italiana è sul viale del tramonto ed è meglio diminuirne il peso?

Una domanda anche legittima vedendo la distanza siderale che c’è quest’anno soprattutto fra borsa italiana e borsa tedesca.

Ci sono certo delle ragioni diverse che spiegano la perdita di appeal di Piazza Affari (e che spiegheremo più approfonditamente in un prossimo articolo dedicato alla “FUGA DA PIAZZA AFFARI, LE RAGIONI”) ma la prima risposta immediata che forniamo da diversi anni ai nostri lettori sul tema è la strategia della diversificazione.

Quando Borsa Expert nacque sul finire del 2001 per iniziativa di alcuni dei fondatori di Bluinvest.com i primi portafogli proposti erano solo legati al mercato italiano: Difensivo e Dinamico.

Dopo quasi 10 anni di operatività in mercati, il risultato di questa consulenza operativa dedicata agli investitori fai da te disposti ad affiancare una guida indipendente alle proprie decisioni di acquisto e vendita, è significativo tanto più se si confronta con l’andamento delle Borse nello stesso periodo.

Portafoglio Difensivo +113,89%
Portafoglio Dinamico +115,46%
Borsa italiana -32,79%
Borse mondiali -23,42%(data di partenza gennaio 2002 fonte: www.soldiexpert.com)

Ma investire attivamente sui mercati significa avere la mente aperta, sapendo cogliere sia le esigenze degli investitori che quelle offerte dal mercato, adattandosi al contesto. Pensare che il mondo si adeguerà ai nostri desideri è una presunzione che può costare molto cara.

Da diversi anni a vincere non è l’investitore passivo ma quello opportunista che sa cogliere in parte le tendenze laddove ci sono invece che aspettare che si presentino dove si è immobilmente posizionati. Per cacciare bisogna insomma inseguire la preda piuttosto che pensare che ci passerà davanti.

Nel corso degli anni abbiamo quindi deciso di investire massicciamente come SoldiExpert SCF (sia in termini di risorse economiche che di tempo dedicato alla ricerca) nell’ampliare la gamma prodotti e servizi per poter consentire ai risparmiatori non solo di investire su Piazza Affari con magari differenti approcci o target (da qui la nascita dei portafogli Flessibile, Blue Chip Selection, Trend Italia) ma anche sui mercati esteri tramite azione europee (Eurostoxx 50), Fondi o Etf. Sull’azionario ma anche sull’obbligazionario e da qualche settimane anche sui fondi “absolute” e sulle materie prime tramite Etc o fondi.

Un approccio a 360° che ha significato nel 2004 anche il varo della consulenza finanziaria personalizzata sotto la direzione di Roberta Rossi (iscritta di diritto al costituendo albo dei consulenti finanziari indipendenti)  per offrire un servizio ad hoc per chi dispone di patrimoni importanti ma desiderava anche ricevere una consulenza a maggiore valore aggiunto per indicare a ciascun risparmiatore l’abito più adatto alle proprie esigenze.

Una necessità anche normativa visto che l’entrata in vigore della Mifid del novembre 2007 ha segnato uno spartiacque nel settore della consulenza, impedendo la possibilità di fornire consigli realmente personalizzati a società come Borsa Expert che hanno scelto di operare nella consulenza generica e nell’elaborazione di portafogli modello, non volendo diventare sim di consulenza e morire… sotto il peso delle scartoffie, delle procedure inutili e dei costi fuori controllo

Diversificare su più mercati e strategie (e lo dimostra il nostro percorso compiuto in questi anni con la nascita di nuovi portafogli e servizi) non è perciò una “strategia di marketing” ma una serie di opportunità in più offerte ai nostri Clienti come spesso abbiamo spiegato, sposando dal 2004 in poi un approccio sempre più attivo e flessibile ai mercati mediante l’utilizzo di nostri trading system a disposizione dei nostri clienti.

E una scelta che si è dimostrata lungimirante rispetto a chi negli anni passati si lamentava che offrissimo una scelta “troppo ampia”, invece che concentrarci solo sulla Borsa italiana.

Non crediamo che l’Italia sia Kaputt ma laddove possibile (evidentemente in base anche al capitale a disposizione) il nostro consiglio ricorrente in questi anni è stato quello di diversificare sempre il più possibile poiché solo avendo più frecce nel proprio arco aumentano le probabilità di centrare il bersaglio: ottenere rendimenti superiori all’andamento del mercato e possibilmente positivi.

Per questa ragione già nel 2004 abbiamo creato dei portafogli flessibili con i fondi d’investimento (che utilizziamo come “alleati” e non come “nemici” dei risparmiatori, visto che tutto facciamo tranne che una gestione passiva che è spesso la ragione per cui altrimenti li considereremmo una “trappola” per i risparmiatori come spesso abbiamo spiegato in articoli e libri sull’argomento) e abbiamo poi affinato sempre più i nostri modelli con il lancio recente anche di portafogli dedicati ai soli fondi total return.

I risultati di questo approccio a confronto con l’andamento nel mercato nello stesso periodo dimostrano che nel tempo abbiamo centrato l’obiettivo prefissato: battere il mercato. Una serie di strategie che abbiamo applicato anche al mercato degli Etf con risultati degni di nota in anni fra i più difficili dell’ultimo secolo.

Perché diversificare è una strategia alla lunga vincente…

“Lo scopo della diversificazione non è eliminare le perdite, il che è impossibile, ma evitare di avere concentrato il proprio portafoglio nei peggiori investimenti. L’altra faccia della medaglia è non aver scommesso su quelli migliori” osserva correttamente Meir Statman, professore di finanza alla Santa Clara University in California e famoso economista comportamentale (autore del libro “What investors really want”).

Per questa ragione il miglior consiglio che cerchiamo di dare da tempo ai nostri clienti (e molti ci hanno ascoltato) è diversificare, diversificare, diversificare. Sempre in modo attivo come facciamo con i nostri portafogli sia nella consulenza generica che in quella personalizzata tramite SoldiExpert SCF poiché i mercati finanziari (e la tabella delle performance delle Borse nel 2011 esposta sopra dovrebbe bene farci capire il perché) ci dicono che dobbiamo diventare sempre più flessibili e attivi.

Questo non vuol dire certo cambiare ogni anno portafoglio o strategia (il modo migliore per farsi seriamente male rincorrendo le performance passate) ma cercare di dare un assetto molto aperto al proprio patrimonio, diversificando laddove possibile fra azioni, obbligazioni, Fondi o Etf e magari anche materie prime.

Privilegiando fra una banca che ti offre 500 fondi (magari pure con una commissione d’ingresso o condizioni operative complicate) e una che te ne offre 1.000 (a commissioni d’ingresso quasi nulle) evidentemente la seconda. Avendo nel proprio portafoglio investimenti non solo Piazza Affari ma anche altri mercati.

Non avendo preconcetti che possono costare caro come non voler investire in portafogli di fondi perché la parola “fondi” fa venire l’orticaria solo a sentirla o perché non si vuole rinunciare alle minusvalenze accumulate nel passato (un argomento quello di tasse e investimenti che toccheremo nei prossimi giorni con un report approfondito) o perché la propria banca è costosa se si decide di ampliare la propria operatività e la propria preoccupazione sembra quella di non curare i propri interessi ma quelli della propria banca.

Lo strumento (azione, obbligazione, fondo, Etf, etc..) sarà importante ma ancora di più dovrebbe essere poi considerata la strategia sottostante ovvero saper adottare (come cerchiamo di fare in quasi tutti i nostri portafogli) delle strategie flessibili e attive con segnali di ingresso ma anche soprattutto di uscita perché la teoria che “chi la dura la vince” non trova validità sui mercati azionari degli ultimi 20 anni. E nel tempo saper tagliare le perdite conta più di aver imbroccato qualche operazione al rialzo: fare meglio del mercato è un obiettivo già importante.

Certo se non si dispone di patrimoni di diverse centinaia di migliaia di euro magari occorrerà fare delle scelte più limitate nella diversificazione ma anche con capitali a partire dai 20.000 euro è già possibile fare delle scelte strategiche in questo senso, cercando di privilegiare flessibilità e diversificazione.

I nostri portafogli legati a Piazza Affari, che soprattutto nel passato hanno costituito il primo contatto con le nostre realtà, hanno certo ragione di esistere (e anche in questi anni hanno dimostrato di poter fare meglio del mercato) ma se questi sono l’unico mercato azionario in cui si investe è bene forse trarre  qualche lezione da quello che ci sta dicendo il mercato (non è mai troppo tardi), facendo un check up dei propri investimenti.

Qualcosa che già molti nostri clienti hanno fatto in questi anni, diversificando anche in altri portafogli o diminuendo il peso della Borsa italiana, facendo lo switch su altri portafogli o ampliando la propria consulenza.

Siamo naturalmente a disposizione a confrontarci su questo tema naturalmente con i nostri abbonati e lettori (anche telefonicamente è possibile fissare senza alcun impegno un colloquio telefonico al Numero Verde 800.03.15.88 o scrivere a info@soldiexpert.com per comunicare le proprie preferenze come orari e giorni) poiché ci rendiamo conto che una scelta ponderata e non solo emotiva è fatta anche di confronto e la sola lettura di quest’articolo o dei nostri servizi e portafogli sui sito www.soldiexpert.com non sempre può rispondere a tutte le domande sul tema.

La perdita di competitività del Paese Italia (a cui dedicheremo a breve un report apposito) ma soprattutto di Piazza Affari è oramai un fatto sempre più evidente (fra Italia e Germania quest’anno ballano quasi 25 punti percentuali di differenza nelle performance) e  nonostante che siano quotate sul listino italiano molte società interessanti e sottovalutate e che con lungimiranza hanno puntato sull’export e sull’innovazione il mercato non sembra volerne riconoscere il valore, incrementando lo sconto invece che il valore.

Che fare? La nostra consulenza è a vostra disposizione

Si può discutere e molto di questa situazione ma poi alla fine ciascun risparmiatore e investitore deve saper prendere le migliori decisioni compatibili, più efficienti e flessibili per il proprio patrimonio e i propri risparmi sia nell’azionario che nell’obbligazionario.

E il nostro mestiere è proprio quello di supportare gli investitori in queste scelte, fornendo la nostra esperienza. Senza arrogarci naturalmente di avere alcuna Verità in tasca o Strategia Infallibile. “Quando ci rivolgiamo gli uni agli altri per un consiglio noi riduciamo il numero dei nostri nemici” diceva Kahlil Gibran, poeta e filosofo libanese.

E fra i vostri nemici non crediamo di esserci certo noi (che speriamo anzi di essere dalla parte dei vostri alleati) ma piuttosto possono esserci le insidie dei mercati, le trappole mentali, le scelte passate… Tutti “ostacoli” che si possono affrontare e anche superare nel tempo a patto di muoversi con strategia e con mente aperta. E per questo motivo se avete qualche dubbio sulla vostra attuale asset allocation ovvero la diversificazione attuata fra azioni, obbligazioni, fondi con o senza i nostri portafogli saremo ben lieti di discuterne insieme se c’è qualche aspetto che volete chiarire o approfondire, liberi naturalmente di decidere cosa fare dei vostri risparmi.

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