Disco verde per l’aumento di Carige, peccato che è una fregatura per i vecchi azionisti di minoranza

Dopo un tira e molla fra azionista di maggioranza (Malacalza) e consorzio di collocamento l’aumento si farà ma chi non aderirà perderà quasi tutto. Salvatore Gaziano (SoldiExpert SCF) a Caffè Affari (Class CNBC) spiega gli effetti dell’aumento e perché in Liguria (e non solo) diverse nubi si addensano su questa economia. Focus anche su Astaldi, MPS e difficoltà di formazione del governo tedesco.

Questa è la settimana del Thanksgiving Day, il Giorno del Ringraziamento, che giovedì 23 novembre nella tradizione statunitense significherà servire in tavola quasi 50 milioni di tacchini al forno intorno a famiglie festanti.
Chi in Italia in questa settimana subirà un sacrificio meno cruento ma comunque significativo sono gli azionisti di minoranza di Banca Carige (si stimano in 50.000 di cui il 73% liguri) che con il travagliato disco verde all’aumento di capitale da 500 milioni di euro si troveranno a dover giocare al “lascia o raddoppia”. Anzi o “perdi quasi tutto oppure decuplichi l’investimento”.

E’ l’effetto delle caratteristiche dell’aumento di capitale annunciato nel fine settimana di Banca Carige che prevede l’emissione di quasi 50 miliardi di azioni (roba da Stato dello Zimbabwe!) al prezzo di un centesimo di euro nel rapporto di una nuova azione ogni 60 vecchie azioni possedute.

Considerando che in Liguria gli abitanti sono stimati in meno di 1,6 milioni è come dire che ogni ligure (neonati compresi) dovrebbe in teoria sottoscrivere oltre 30.000 azioni della banca!

Si chiamano aumenti di capitale “diluitivi” e servono proprio a mettere una sorta di pistola alla tempia agli azionisti per costringerli ad aderire se non vogliono perdere tutto quanto investito e le banche che costituiscono i consorzi di garanzia da diversi anni utilizzano anche questa tecnica per cercare di “costringere” gli azionisti di minoranza a restare nella partita e nel caso di inoptato (azioni non sottoscritte in prelazione dagli azionisti precedenti) a sottoscrivere le azioni a un prezzo “mini” che cerchi di minimizzare il loro rischio.

Non c’è da stupirsi quindi che stamane il titolo Banca Carige riammesso alle quotazioni in asta di apertura ha un valore teorico di 0,07-0,10 euro con un ribasso di circa il -35/50% rispetto a quello dell’ultima quotazione.

Il futuro di questa banca con l’esecuzione dell’aumento di capitale da 560 milioni di euro e con il sostegno del consorzio di garanzia (salvo ulteriori clamorosi eventi) dovrebbe nell’immediato ritornare più sereno ma resta per questa banca come per molte banche “territoriali” (una volta sinonimo di “forza” oggi invece di “concentrato di rischi”) il forte problema di recuperare il tempo perduto.

Una guerra contro il tempo ma anche contro il mercato che è molto cambiato negli ultimi anni nonostante nei piani industriali delle banche italiane questo non viene mai molto seriamente preso in considerazione e si continuano a scrivere “libri dei sogni”.

La raccolta diretta di questa banca continua a calare da anni in modo significativo e l’offerta diventa sempre meno competitiva con quella di altre banche in molti servizi.

E l’economia ligure (dove si contano oltre 200 sportelli) non brilla certo per dinamicità.

Fra le regioni del nord Italia la Liguria è fra quelle che ha perso più PIL dal 2007 con tassi peggiori della media del Mezzogiorno. Ed è fra le regioni più “vecchie” in Italia come media della popolazione, peggior tasso di crescita della popolazione e il peggior tasso di apertura di nuove imprese.

Tutti dati che dovrebbero far riflettere sui rischi di una banca “territoriale” che ha perso in questi anni tempo prezioso ad affrontare i problemi del passato (questo aumento è da 2 anni che aleggia e per farlo la BCE ha dato a questo punto tempi perentori per l’esecuzione) e di cui l’azionista di maggioranza relativa Vittorio Malacalza sembra non essersi reso conto quando è entrato in che situazione si andava a mettere e l’ultima cosa che doveva fare era quella di andare a spaventare i piccoli azionisti (correntisti della banca) già provati dalla gestione Berneschi (si veda qui) e che non amano i colpi di scena continui.

Risolvere il problema delle sofferenze è certamente prioritario ma non è solo questo il problema di banche come Carige, Creval e molte altre che negli anni futuri rischiano sempre più di vedere i loro clienti migrare verso banche più specializzate, competitive, sicure o innovative.

Di questa vicenda ma anche del caso Astaldi, MPS e dei riflessi che la difficoltà di costituire un governo in Germania si è parlato questa mattina all’apertura dei mercati a Caffè Affari su Class CNBC con Salvatore Gaziano, responsabile strategie d’investimento di SoldiExpert SCF, con Carmelo Caggia, conduttore della trasmissione.

Clicca sull’immagine sotto per il video della trasmissione.

Il Blog di SoldiExpert SCF

Cerchi consigli per investire in modo
intelligente i tuoi risparmi?

Affidati ai professionisti della
consulenza finanziaria indipendente di
SoldiExpert SCF

PARLA CON NOI

Scopri cosa possiamo fare per il tuo piccolo o grande patrimonio e contattaci per fissare un primo check up gratuito e una valutazione del tuo portafoglio

PARLA CON NOI