Un primo semestre 2019 decisamente frizzante per le azioni e le obbligazioni. E ora?

 

Il mese di giugno si è chiuso in modo molto positivo per i mercati azionari a dispetto del detto “Sell in May and go Away” che consiglia di chiudere tutte le posizioni sul mercato azionario a Maggio.

I timori di un’escalation di una Guerra commerciale fra Stati Uniti e Cina sui dazi commerciali si sono in parte raffreddati anche perché le parole di diversi governatori centrali con Mario Draghi a capo della BCE hanno fatto trasparire in occasione del simposio delle banche centrali a Sintra, Portogallo, che in presenza di un’economia debole la BCE è pronta a ulteriori tassi e sono diversi gli strumenti a disposizione.

La Banca centrale europea insomma è pronta a riprendere con il Quantitative Easing (gli acquisti di titoli) se l’economia dell’Eurozona rallenterà troppo e queste parole hanno dato forza all’obbligazionario (l’aumento dell’inflazione e dei tassi d’interesse al momento non è fra le opzioni più probabili) e all’azionario e all’oro che ha avuto il suo mese migliore da molti anni.

Parere simile a quello di Draghi è stato espresso dal più potente Jeremy Powell a capo della Federal Reserve Usa che ha promesso (o lasciato sperare) un imminente taglio dei tassi.

Dopo il G20 di Osaka dove è stata siglata una parziale tregua sarà interessante vedere gli sviluppi se si arriverà alla “pax” fra Stati Uniti e Cina e soprattutto se la politica da “colomba” della Fed verrà confermata e anche per questo sarà interessante vedere i dati dell’occupazione negli Stati Uniti a giugno che saranno comunicati nei prossimi giorni.

Sul fronte delle aziende a livello globale si nota un certo rallentamento comunque negli ordini per effetto delle preoccupazioni sull’eventuale guerra dei dazi e in alcuni settori ciclici industriali legati ai beni durevoli (dove basti osservare la fatica dell’export tedesco da diversi mesi visto che è molto esposto verso la Cina) e in particolare al settore automobilistico mondiale che sta vivendo una fase molto complicata dove il problema non è solo la Trump War ma anche la transizione verso l’ibrido, l’electric mobility e l’ auto a guida autonoma che ha provocato un crollo degli ordini dopo una guerra ai motori diesel lanciata in modo probabilmente esagerato e inopportuno.

Sui mercati azionari il mese di giugno è stato comunque positivo e si è assistito a un rimbalzo di Piazza Affari (nonostante la procedura d’infrazione UE in corso e lo spread che a inizio giugno si era avvicinato a quota 300) soprattutto nella componente delle società a larga capitalizzazione mentre sia l’azionario Usa che quello legato ai Paesi Emergenti hanno rialzato la testa.

Il risveglio dell’oro e degli auriferi

Fra i grandi protagonisti del mese c’è stato poi l’oro e il settore aurifero su cui proprio lo scorso mese in diversi portafogli di SoldiExpert SCF avevamo alzato il peso privilegiando gli ETF poichè appare sempre più evidente come i fondi d’investimento legati all’oro (e non solo questi) presentano dei costi di gestione spropositati per il tipo di selezione offerta sostanzialmente passiva.

Tassi più bassi o addirittura negativi favoriscono l’appeal del metallo giallo che rappresenta comunque nel lungo termine un contrappeso all’investimento azionario come fonte di decorrelazione.

I nostri portafogli azionari si sono comunque comportati tutti positivamente e a inizio luglio abbiamo proceduto ad alcuni ribilanciamenti e acquisti suggeriti dai nostri modelli e dalle valutazioni espresse dai nostri analisti.

Fra i casi da segnalare in negativo a Piazza Affari colpisce quello di Biesse (macchinari per l’industria del mobile) che perde quasi un quarto del valore nel mese dopo che il management nelle scorse settimane ha comunicato il raffreddamento della domanda e il conseguente calo degli utili rispetto a quanto precedentemente comunicato al mercato.

Dai massimi del 2018 quando era arrivato a sfiorare quasi i 54 euro il titolo ha perso quasi l’80% (ora vale poco più di 11 euro) a dimostrazione ulteriore come sempre abbiamo sostenuto che il “compra e tieni” rischia di costare molto caro per l’investitore fai da te ed è importante per questo avere una strategia doppiamente diversificata (sia come strumenti selezionati che come logica di acquisto/vendita) e nel tempo sufficientemente flessibile come crediamo sia rappresentata proprio dai nostri portafogli e dalla nostra consulenza.

E sull’obbligazionario? Un semestre super anche qui da incorniciare a dispetto delle previsioni

Andamento positivo nel semestre passato per il mercato obbligazionario globale solo frenato dalla debolezza del dollaro Usa.

Fra i comparti obbligazionari più forti il governativo europeo a lungo termine dopo le parole di Mario Draghi e in gran spolvero il governativo italiano che mette a segno una forte risalita riportandosi come valore (prezzo attuale + cedole in corso e staccate) ai massimi assoluti se guardiamo al BTP decennale in un contesto dove però tutti i rendimenti obbligazionari sono scesi ai minimi storici e l’Italia continua ancora a rappresentare la “pecora nera” con uno spread elevato non solo nel caso dei titoli tedeschi (Bund) ma anche di quelli di quasi tutti gli altri Paesi europei di oltre 150 punti ad eccezione della sola Grecia (267 quello della penisola ellenica contro 232 dell’Italia).

In un clima più favorevole al rischio azionario (risk on) bene si sono mossi i comparti più correlati come l’high yield e gli emergenti oltre naturalmente all’obbligazionario governativo a lungo termine sull’attesa di tassi sempre più bassi mentre fra i peggiori comparti l’obbligazionario in valuta cinese e quello indicizzato all’inflazione europea e anche l’obbligazionario Usa ha patito in parte la risalita del dollaro sopra quota 1,13%.

I tassi di interesse compressi o in via di compressione hanno portato i rendimenti di molti strumenti in territorio negativo e addirittura si è raggiunta la cifra record di quasi 12,5 trilioni di dollari (e quasi un quinto dei bond in circolazione) di obbligazioni in circolazione (soprattutto governative o di aziende con rating AAA) che presentano rendimenti negativi.

Sul Bund tedesco con simili rendimenti (-0,3% annuo) e considerando l’inflazione prevista (1,2-1,5%) si paga per ottenere praticamente dopo 10 anni un capitale reale minore del 15% circa.

Investire “sicuro” vuol dire insomma oggi essere disposti a perdere sicuramente dei soldi. E non ci sembra una strategia proprio geniale.

E da questo punto di vista il mese di giugno ha rappresentato un traguardo molto importante per SoldiExpert SCF, società di consulenza finanziaria indipendente,  poichè abbiamo completato (fra gli altri lavori in corso) dopo 2 anni un processo molto significativo di revisione delle strategie di investimento e di selezione degli strumenti finanziari. E che ci ha portato crediamo a essere ancora molti passi in avanti rispetto alle società tipiche del settore in Italia per offrire ai risparmiatori il meglio della consulenza finanziaria indipendente (quindi orientata totalmente verso il cliente) con un processo di asset allocation unico e innovativo che abbiamo anche presentato ai nostri clienti tramite un documento dedicato.

 

 

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