(Speciale PIIGS) IL RITORNO DEL DRACMA GRECO

(Questo articolo fa parte di uno speciale PIIGS in cui  abbiamo analizzato la situazione economica di cinque paesi Portogallo, Irlanda, ItaliaSpagna e Grecia

Che futuro può avere un paese in cui secondo la Commissione Europea il rapporto debito Pil sarà pari quest’anno al 176,5% e nel 2013 al 188%? E’ quello che si chiedeva il professor Nicholas Economides della Stern School of Business di New York già quando si parlava oltre un anno fa del secondo pacchetto di aiuti alla Grecia. Dopo il secondo pacchetto di aiuti gli interessi che la Grecia dovrà pagare ogni anno per ripagare il debito contratto si mangeranno un quarto di tutte le entrate dello Stato. “Anche se tutte le riforme avranno successo – dichiarava l’economista greco – è altamente improbabile che la Grecia potrà mai pagare simili somme per trent’anni”.

L’austerity infiamma le piazze
Sul finire della scorsa settimana il Parlamento greco ha approvato con una strettissima maggioranza le nuove misure di austerity richieste dalla Troika in cambio della terza tranche di aiuti da 31,5 miliardi di euro. Davanti alla sede del Parlamento 80 mila persone hanno manifestato contro i tagli.

I manifestanti sono stati dispersi con lacrimogeni e idranti dopo che alcuni di loro armati, di maschere antigas, caschi, bastoni e molotov avevano iniziato a lanciare contro le forze dell’ordine bottigliette incendiarie e il marmo sradicato dai gradini degli alberghi intorno a Syntagma. Tra i dimostranti moltissimi cittadini comuni che le politiche di austerity hanno gettato sul lastrico.

Dilaga la povertà
Secondo l’istituto di statistica di Atene il 20% della popolazione greca (ovvero 2,3 milioni di greci su una popolazione totale di 11 milioni) vive sotto il livello di povertà ovvero ha un reddito annuo inferiore a 6 mila e 500 euro. Il Paese è in ginocchio dopo cinque anni di recessione di cui non si vede la fine.

Il governo ha approvato nuovi pesanti tagli a pensioni e stipendi per 13,5 miliardi di euro. L’età pensionabile salirà da 65 a 67 anni, saranno ridotti gli assegni previdenziali, gli stipendi speciali dei militari, dei magistrati e dei medici saranno decurtati tra il 2 e il 30%. Agli impiegati delle aziende controllate dallo Stato toccherà lo stesso destino – tagli tra il 30 e il 35%.

Duemila statali saranno messi in mobilità e avranno la busta paga decurtata del 25% per un anno, in attesa di capire se saranno trasferiti o cacciati. Altri 6.250 dipendenti pubblici subiranno lo stesso destino nel corso dell’anno prossimo. Il blocco del turn over in vigore dal 2010 sarà prolungato al 2016. Il pacchetto di misure prevede anche una deregolamentazione di 14 professioni e la liberalizzazione di alcuni settori. Il Pacchetto include la privatizzazione dei due principali porti del Paese e la vendita dell’Opap, i locali monopoli di Stato.

A rischio la democrazia
Il pacchetto di austerità è passato con 153 sì su 300. Il governo è sempre più in bilico e i movimenti antidemocratici sono in continua crescita. I neonazisti di “Alba Dorata” cavalcando l’onda della crisi economica sono diventati il terzo partito del Paese raddoppiando i loro consensi dal 7% di giugno al 12-15% di oggi.

 

La crisi economica
Secondo il Centre for european studies di Bruxelles il salvataggio della Grecia è costato finora alla Zona euro 313 miliardi, sommando prestiti bilaterali o tramite il fondo salva-Stati e interventi della Bce. I contributi maggiori, diretti e indiretti, sono a carico della Francia, seguita da Germania e Italia. Ma nonostante gli aiuti la Grecia non riesce a rialzare la testa. Secondo la Commissione Europea il Pil della Grecia che nel 2012 ha subito una contrazione del 6% si ridurrà quest’anno del 4,2%.

Secondo molti osservatori e investitori la contrazione del Pil e la recessione economica in cui è precipitato il Paese impediranno alla Grecia di onorare i debiti contratti con i partner europei e con il Fondo Monetario Internazionale tanto che si inizia già a parlare di un secondo haircut (ovvero di una nuova ristrutturazione) del debito greco dopo quello del marzo scorso in cui i debitori privati hanno subito una riduzione del 50% del valore del proprio investimento in termini nominali.

Secondo una fonte Ue si starebbe pensando dopo ad aver commissariato il governo greco sul fronte economico a esautorarlo anche sul fronte fiscale e tributario creando un fondo ad hoc in cui far confluire gli aiuti della Troika e le tasse. L’idea del Fondo nascerebbe dal fatto che secondo alcuni funzionari Ue i greci non saprebbero autogestirsi. Inutile dire che questa ulteriore esautorazione del governo greco potrebbe far esplodere la rabbia della popolazione. A cui l’aumento della tasse è stato imposto con manovre estremamente convincenti ma alquanto discutibili.

 

O paghi le tasse o …
A settembre del 2011 il governo per assicurarsi che tutti i greci pagassero la tassa permanente sulla casa l’ha inserita nella bolletta dell’energia elettrica: a chi non pagava venivano staccati i fili della corrente. Per combattere l’evasione fiscale di commercianti e ristoratori il governo autorizzerà i clienti a non pagare la consumazione o la merce acquistata nel caso in cui non gli venga rilasciato lo scontrino fiscale. Un’idea suggestiva se si pensa anche al caso italiano bisogna ammettere.

L’obiettivo è evidente: trovare ogni modo per far pagare ai cittadini greci il conto, cercando di evitare scappatoie. Il rischio? Una tensione sociale sempre più forte che potrebbe anche esplodere.

 

La lista che scotta
La piaga dell’evasione fiscale in Grecia provoca allo Stato minori entrate stimate fra i 40 e 60 miliardi di euro all’anno. Ma fermare l’evasione non è tanto facile soprattutto quando avviene ai piani alti. Ne sa qualcosa il giornalista Costas Vaxenavis che ha pubblicato sulla rivista da lui diretta Hotdoc un articolo che riportava tutti i 2059 nomi di cittadini greci che avevano portato i soldi in Svizzera senza dichiararlo al fisco.

Una lista che l’allora ministro delle finanze francese Christine Lagarde (oggi a capo del Fondo Monetario Internazionale) aveva consegnato nel 2010 alle autorità greche. Tra i titolari di un conto presso la filiale Hsbc di Ginevra figuravano armatori, editori, giornalisti, uomini d’affari, ex ministri (uno dei quali è stato trovato impiccato due settimane fa) e un consigliere strettissimo dell’attuale premier greco. L’onda lunga della crisi continua a gravare sul popolo senza toccare i potenti e mettendo sempre più a rischio la democrazia proprio nel Paese che l’ha inventata.

 

Investire in Grecia? E’ pericoloso più della Siria
Il sistema Grecia anche se in saldo non attira compratori stranieri. L’ambizioso programma di privatizzazioni dell’ex premier Papendreou che doveva portare nelle casse del Paese 50 miliardi entro il 2015 non sta avendo successo. Mancano i compratori. Basti pensare anche alla Borsa di Atene che dal novembre 2007 a oggi ha lasciato sul campo l’85%.

Intervistando mille direttori finanziari la Bdo, una società che opera nel campo della revisione contabile, ha scoperto che la Grecia è considerata più rischiosa della Siria (un paese in cui è in corso una guerra) per chi voglia aprire un’attività. Alcuni paesi del Sud Europa sono secondo gli intervistati caratterizzati da una instabilità pari ad alcuni paesi del Medio Oriente. Solo l’Irak e l’Iran sono considerati più rischiosi della Grecia. I tagli alla spesa pubblica rendono la Grecia un paese poco interessante in cui investire dal momento che gli investitori sono alla ricerca di paesi con una forte crescita economica. E l’unica cosa che cresce per il momento in Grecia è il malcontento. Oltre naturalmente al debito pubblico.

 

Un finale tragico
A meno che gli stati europei non decidano di concedere alla Grecia una exit strategy rinunciando volontariamente a un taglio delle proprie esposizioni creditorie il fardello del debito pubblico greco rischia di far esplodere i conti pubblici della Grecia e anche di mettere a rischio la tenuta sociale del Paese.

L’uscita della Grecia dall’euro, una mossa estrema che renderebbe il Paese improvvisamente molto più attraente, potrebbe far ripartire negli anni a venire il Pil ma determinerebbe un ulteriore impoverimento della popolazione già stremata da cinque anni di recessione e dal tasso di disoccupazione più alto a livello europeo. E non sarebbe senza conseguenze per gli investitori esteri perché non li mette certo al riparo da una eventuale decisione del governo greco di rimborsare solo parzialmente (e per la seconda volta) il proprio debito.

A quel punto l’eventualità che altri Piigs possano uscire dall’euro si abbatterebbe su tutti gli altri paesi deboli dell’Eurozona, facendo impennare il premio al rischio ovvero il costo del debito per tutti questi paesi. Il rischio maggiore di una uscita della Grecia dall’euro è per i Pigs l’effetto birillo. Ne cade uno al centro e fa oscillare tutti gli altri. O se il colpo è forte li fa cadere. Un finale aperto su cui la determinazione di Angela Merkel ad arrivare alle elezioni con l’euro ancora su da’ qualche speranza non su una soluzione tragica della crisi ma quantomeno su un suo avanzamento in attesa di trovare una soluzione che al momento sembra ancora lontana.

Secondo l’economista Nouriel Roubini “é molto elevato il rischio di una Grecia fuori da Eurolandia nei prossimi 6-9 mesi”. La situazione ellenica, a detta di Roubini, “resta estremamente fragile. A causa delle pesanti misure di austerità la coalizione al governo è molto impopolare e potrebbe collassare tra sei mesi. Le pesanti misure causano inoltre una situazione sociale esplosiva”.

Nonostante da due anni i migliori cervelli della politica ed economia europea si affannino al capezzale di Atene a tentare soluzioni, dopo aver iniziato la “cura” dicendo che tutto era “sotto controllo”, il malato non solo non migliora ma addirittura peggiora. E alcuni dei suoi stessi medici iniziano a mettere in dubbio l’efficacia della cura. Forse non si arriverà al finale tragico prospettato da Roubini, ma certo la situazione è molto grave e la cura per il malato quella che funziona, non è stata ancora trovata.

 

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