Drawdown: cosa significa in Borsa questa parolina che tutti dovrebbero conoscere

Sarebbe bello potersi attestare su un trend costante di rendimento, indipendentemente dalle oscillazioni del mercato. Un po’ come aspettarsi di essere sempre in salute, non avere mai alcun tipo di preoccupazione e ottenere negli anni tutto ciò che si desidera. Se fosse così facile…vivremmo davvero nel paese delle meraviglie!

È invece fondamentale saper investire mantenendo ben saldi i piedi per terra, senza sottovalutare il fatto che ai guadagni possono seguire le perdite.

Nell’ambito degli investimenti finanziari esiste un termine che sintetizza il concetto: il “drawdown”, un termine che in gergo borsistico sta ad indicare la percentuale di perdita rispetto al capitale massimo accumulato.

Il drawdown è la discesa, la correzione, da un precedente massimo relativo o massimo assoluto.

Facciamo un esempio concreto. Ipotizzate di aver acquistato un titolo a 10 euro. Questo titolo sale poi a 12 euro, poi scende fino a 10,80 euro e poi risale fino a 13 euro. Nel periodo considerato, il drawdown è pari al 10%, pari alla correzione da un massimo di 12 euro fino al minimo a 10,80 euro.

Nel periodo successivo il titolo da 13 euro scende fino a 10,40 euro per poi tornare a salire (ad esempio fino a 14 euro).

A questo punto, abbiamo due drawdown diversi. Il primo da 12 fino a 10,80 euro pari al 10% è un drawdown relativo, mentre il secondo, pari al 20% (da 13 euro fino a 10,40 euro), è il maximum drawdown.

Il concetto di maximum drawdown va tenuto particolarmente in considerazione e si può applicare su singoli titoli, su fondi, su ETF, su portafogli di investimento, su indici ecc…

Conoscendo la correzione massima, puoi conoscere il rischio di perdita massima che puoi subire.

Un’informazione non di poco conto, insomma.
Se andate in banca, non capite molto di investimenti e vi propongono (come è successo a una mia ex compagna di scuola) quattro fondi su cui investire facendovi vedere i brillanti rendimenti dell’ultimo anno ma omettendo di parlarvi dei “drawdown” (ovvero come si sono comportati nel loro momento peggiore) probabilmente dovreste scappare da questo genere di venditori.

Mai sentito la parola drawdown dal vostro consulente o concetti legati alla massima escursione percentuale negativa degli investimenti proposti ? Male… e sintomatico del fatto che troppo spesso analisti e consulenti poco “attenti” evitano appositamente di parlarne e parlano solo di rendimenti e non di rischi!

Ma di cosa si tratta esattamente, quando per esempio sentiamo parlare di “max drawdown”?

Partiamo dal presupposto che i mercati e le condizioni cambiano nel tempo. Purtroppo, è raro vedere nella realtà delle curve dei profitti sempre all’insù. Arriva il momento dei “trend” laterali e pure quello delle correzioni brusche e occorre essere preparati anche a queste fasi perché prima o poi arrivano sempre nella vita di un investitore. E la cosa peggiore è non essere preparati a gestirle.

Se una strategia o un mercato che hanno dato grandi soddisfazioni nel passato inizia ad andare in palla è un segnale che è necessario “rottamarla” e passare ad altro? Rispondere a questa domanda non è facile perché dipende in primo luogo da come è stata costruita questa strategia. Se si è dimostrata robusta nel passato è fisiologico un certo appannamento nel breve periodo e cambiare drasticamente strategia potrebbe essere anche deleterio. Si pensi a quante volte nella sua carriera lo stesso Warren Buffett è stato dato per superato o al tramonto come ai tempi della New Economy (1999-2000) ma anche più recentemente nel 2008 quando le azioni della Berkshire erano scese del 50% dai massimi con sempre più analisti e giornali che ne celebravano il “funerale”.

Esistono quindi sistemi o strategie più o meno “robuste” e capaci nel tempo di generare risultati interessanti (migliori dell’andamento del mercato) ma nessuna strategia è in grado di guadagnare in ogni condizione di mercato con curve (“equity line” secondo la definizione anglosassone) solo all’insù come raccontano gli acchiappa-risparmi più disinvolti.

Un certo grado di rischio è sempre associato a qualsiasi tecnica e se esistesse veramente un sistema perfetto in grado di guadagnare “sempre” ben difficilmente il fortunato possessore lo vorrà condividere con altri investitori. Diffidate quindi di chi vi parla solo di rendimenti e non vi parla di rischi e non vi mostra anche il “drawdown” dei vari sistemi e lo storico completo dei rendimenti. Come di chi vi parla solo delle operazioni vincenti, ma non di quelle anche perdenti.

 

Dalle stelle alle stalle: un caso esemplare di drawdown

Se alla fine del 2011 si chiedeva chi fosse il Re Mida della finanza mondiale, colui capace di trasformare il piombo in oro avreste avuto un solo nome come responso: John Paulson, gestore dell’omonimo fondo. Grazie alle scommesse vinte sul mercato dei subprime i suoi fondi speculativi avevano ottenuto guadagni stratosferici in un mercato al ribasso e lui aveva potuto intascare, solo nel 2010, oltre 5 miliardi di dollari di bonus personale dopo che già nel 2008 ne aveva guadagnati oltre 4. Un cavallo di razza e il gestore a cui affidarsi per farsi gestire le grandi fortune per guadagnare in ogni condizione di mercato. Così devono aver pensato i numerosi arcimilionari e banchieri che gli hanno affidato in gestione decine di miliardi di dollari. Peccato che nel 2012 la stella di Paulson si è offuscata. E i suoi fondi hanno iniziato a perdere (e di brutto) causa numerose scommesse sbagliate (come il crollo dell’area Euro) ed essere incorso pure come vittima in alcune sospette frodi come quella nella società quotata a Honk Kong Sino Forest Corporation. Il suo fondo Advantage Plus ha perso -17% nei primi dieci mesi del 2012. E nel 2011 il gestore aveva assistito a un crollo di circa -51%. Si può ben dire che quello che fino a poco tempo fa veniva considerato alla stregua del re dei guru degli investimenti non ne ha azzeccato di colpo quasi nessuno e ha più che dimezzato il patrimonio dei propri clienti. Una bella (e cara lezione) per tutti coloro che credono che esistano “maghi” in Borsa o che basta comprare un fondo dalle sfavillanti performance passate (come fanno i venditori più scaltri ai clienti più ingenui o “think positive”) per diventare facilmente ricchi. E senza considerare che se sotto non c’è anche una buona strategia, anche di uscita, anche il più bel cavallo di razza può trasformarsi in un colossale brocco.

 

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