ECCO A PIAZZA AFFARI QUALI POTREBBERO ESSERE I SETTORI PIU’ "VOTATI" DOPO LE ELEZIONI

Più si avvicina la data delle elezioni più Piazza Affari sembra entrare in fibrillazione sull’esito elettorale complici anche i diversi scandali a base di sospetti insider trading, manipolazioni dei bilanci e profit warning che si stanno abbattendo sul mercato. E che stanno toccando diverse blue chip di Piazza Affari: da Monte dei Paschi di Siena a Saipem, dall’Eni a Telecom Italia.

E gli ultimi sondaggi sulle intenzioni di voto restituiscono l’idea di un’Italia dove l’esito delle elezioni è tutt’altro che scontato e aumenta la probabilità di andare incontro a una situazione di stallo con la coalizione di centrosinistra guidata da Pier Luigi Bersani che non appare più come la “gioiosa” macchina da guerra destinata a vincere le elezioni senza se e senza ma come sembrava già scritto fino a qualche settimana fa.

Il Cavaliere della discordia

 

Le promesse di Berlusconi hanno acceso sulla Rete ironia e dibattito

 

La nuova discesa in campo di Silvio Berlusconi e la sua strategia di comunicazione aggressiva hanno portato la sua coalizione a pochi punti percentuali da quella di centrosinistra mentre nell’ultima settimana ha ripreso a salire il voto di protesta a favore del Movimento 5 Stelle guidato da Beppe Grillo che è l’unico leader in Italia capace di riempire le piazze mentre l’iniziativa politica di Mario Monti e della sua “Scelta Civica” sembra secondo gli ultimi sondaggi viaggiare su percentuali in arretramento e più basse di quelle che erano le stime circolate in attesa della sua discesa in campo.

Per i giornali e gli investitori stranieri che nei confronti dell’ex premier Silvio Berlusconi non hanno mai lesinato le critiche non è proprio il migliore dei mondi possibile come si può evincere dalla lettura sia del Wall Street Journal che del Financial Times. Gli investitori stranieri vedono con un po’ di preoccupazione il fatto che il Cavaliere “stia guadagnando popolarità nei sondaggi promettendo di abbassare le tasse, generando molte paure sul fatto che possa mettere pressione sul bilancio”.

E anche per questo motivo nelle ultime settimane è diventata sempre più concreta la possibilità di un governo in coabitazione fra Bersani e l’ex premier Mario Monti la cui lista, soprattutto al Senato, sembra rappresentare un tesoretto di voti che sarà comunque indispensabile al centrosinistra per governare nonostante il principale alleato di Bersani, Nichi Vendola, leader di Sinistra & Libertà, non sembra morire dalla voglia di finire “montiano”.

la possibile coabitazione forzata fra Bersani, Vendola e l’ago della bilancio Monti è oggetto di polemiche e vignette

 

La casa d’affari Jp Morgan nella scorsa settimana ha pubblicato una nota in cui riflette sulla possibilità di una vittoria del centrodestra in Italia e dove scrive che “qualsiasi scenario che vede uscire dalle urne un successo del Cavaliere non è positivo per l’Europa”. Un esito elettorale che avrebbe, secondo Jp Morgan, effetti devastanti sui nostri conti per quanto la banca d’affari americana dice di non credere che alla fine il Cavaliere possa vincere.

Ma per non sbagliare ipotizza nel report lo scenario peggiore: “But, what if…”, ossia ma cosa succederebbe se alla fine davvero ce la facesse.

Nel caso di Kepler Capital Markets come avevamo già anticipato nel precedente nostro Report le probabilità di una vittoria del centrosinistra sono alte seppure con la “stampella” offerta dalla lista “Scelta Civica” di Mario Monti.

Che (Piazza Affari) sarà?

Ma nel caso di una leadership quale sarebbe l’impatto settore per settore? Ecco cosa prevedono gli analisi di Kepler Capital Markets (uno dei migliori uffici studi europei nella ricerca azionaria) in un report di cui avevamo anticipato una parte qualche settimana fa rinviando a questo per esaminare più nel dettaglio la loro visione.

Sostiene Kepler In caso di una vittoria della sinistra il settore finanziario italiano potrebbe subire una nuova tornata di misure di austerity volte a regolare maggiormente il settore bancario e assicurativo come già accaduto nei primi anni del 2000 secondo Kepler. In particolare la possibilità di una nuova tassa patrimoniale sugli immobili per i risparmiatori più ricchi avrebbe un impatto negativo sul settore degli investimenti: quindi azioni, obbligazioni e titoli quotati in genere.

Nel lungo termine si potrebbe creare invece una opportunità per il settore assicurativo poiché per mantenere l’attuale stato di benessere molti cittadini saranno spinti a pagare per assicurarsi una pensione più elevata e cure in caso di bisogno. I “ricchi” più colpiti Il governo potrebbe prolungare la Robin Hood Tax, mantenendo il tax rate più elevato del 10,5% e con conseguenze sfavorevoli per Snam Rete Gas e Terna.

Questa tassa colpisce principalmente le società del settore energetico e prevede attualmente un aumento dell’addizionale Ires dal 6,5% al 10,5% nel triennio 2011-13 che dovrebbe poi ripassare al 6,5% a partire dal 2014. Il rischio è con la fame di tasse del governo che dal 2014 questa tassa passi dal 6,5% al 10,5%. Sempre per fare cassa il nuovo governo potrebbe decidere di vendere una parte delle quote che detiene in società come Enel e questo deprimerebbe le quotazioni del colosso energetico.

Il nuovo Governo, più di quello precedente, dovrà risolvere il problema dei prezzi elevati di gas ed energia elettrica anche se finora nessun governo ha voluto interferire nei criteri di fissazione dei prezzi delle imprese operanti in settori regolamentati (gas, elettricità, acqua). Chi sale In Borsa grazie alla “monnezza” Lo sviluppo del business dei rifiuti: qualunque nuovo Governo si troverà ad affrontare il problema rifiuti a causa della mancanza di impianti di termovalorizzazione e la chiusura di alcune grandi discariche.

In questo scenario critico sarà essenziale trovare nuovi siti di stoccaggio e definire gli incentivi per aumentare il loro sviluppo. In questo settore A2A ed HERA potrebbe essere meglio posizionati e crescere ulteriormente. Telecom Media: occhio alle frequenze Media: la principale incertezza per il settore potrebbe derivare dal rinvio dell’assegnazione delle frequenze digitali che sarebbe particolarmente negativa in particolare per Telecom Media che ottiene la maggior parte del flusso di cassa dal noleggio delle frequenze digitali, mentre dovrebbe essere irrilevante per Mediaset dal momento che ha già raggiunto il limite antitrust di cinque frequenze TV digitali.

Gemina può prendere il volo Aeroporti: dopo l’approvazione del nuovo regime tariffario avvenuta lo scorso 22 dicembre non ci sono più incertezze per Gemina, la holding che controlla Aeroporti di Roma (ADR), e Save (la holding che controlla l’aeroporto di Venezia). In particolare si sblocca il piano di sviluppo di Gemina, che prevede investimenti per 12,1 miliardi di euro, (2,5 nei primi dieci anni) e che comportano un significativo aumento tariffario presso gli Aeroporti di Roma da 16 a 26 euro per passeggero nel 2013 per allinearlo con quelli dei principali aeroporti italiani (Milano, Pisa, Napoli, Palermo e Catania).

Concessioni: una fusione tra Atlantia e Gemina potrebbe avvenire a breve con il coinvolgimento di Sintonia, il principale azionista di entrambi, con l’obiettivo di riorganizzare il portafoglio.  Gli analisti di Kepler credono che una fusione potrebbe essere positiva per Gemina in quanto la nuova entità potrebbe beneficiare di migliori condizioni di finanziamento (Gemina ha un costo medio del debito intorno a 7,5% contro il 5% circa di Atlantia). Per Atlantia gli analisti di Kepler vedono meno evidenti vantaggi ma dipenderà dal rapporto di concambio in caso di scambio azionario.

Settore edile: dal fondo non si può che salire Edilizia: il cosiddetto Piano Città, che consiste in un progetto per la riqualificazione urbana delle principali città italiane, ha già subito alcune battute d’arresto nel processo di revisione e la proposta di far iniziare le opere alla fine del 2012 è stata rinviata a fine 2013. Gli analisti di Kepler credono che queste misure, se attuate in tempo, possano portare alcuni benefici immediati nel settore delle costruzioni che ha subito nel 2012 una diminuzione del 45% del giro di affari rispetto al picco del 2006.

Mal di crescita La situazione finanziaria in Italia è stata al centro dell’attenzione degli investitori durante gli ultimi diciotto mesi a causa dell’enorme debito pubblico (127% del PIL a fine 2012, in aumento rispetto al 103% del 2007). Questo ha portato a un incremento, al culmine della crisi, dei rendimenti del decennale italiano fino al 7,5%. Grazie al raffreddamento della crisi il rendimento è poi sceso fino al 4,5%. Da un punto di vista della disciplina fiscale le misure attuate dal Governo Monti sia relativamente a nuove tasse su proprietà e attività finanziarie che relativamente a tagli alla spesa pubblica hanno permesso all’Italia di chiudere il 2012 con il più alto avanzo primario tra i principali Paesi dell’area euro (avanzo del 2,6% rispetto ad un deficit medio dello 0,2% per la zona Euro). Tale miglioramento dovrebbe consentire all’Italia nel 2013 di essere il terzo Paese fiscalmente più virtuoso nell’area euro dopo Germania e Finlandia nonostante l’onere dell’enorme debito pubblico.

Intanto negli ultimi dodici mesi la quota di debito pubblico detenuto dagli investitori stranieri, che avevano aumentato le loro partecipazioni negli anni precedenti, è diminuito dal 47% al 28%. Anche se la Banca d’Italia e il sistema Euro hanno incrementato la loro quote dal 4% all’11%, i principali acquirenti dei Titoli di Stato risultano essere stati i residenti italiani. Di conseguenza i due terzi del debito pubblico italiano è attualmente detenuto dai residenti con l’indubbio vantaggio che gli interessi pagati ai possessori, come famiglie e istituzioni, rimangono in ambito locale.

Il problema principale per l’Italia risulta però essere la mancata crescita nel lungo termine. Nel 2013 è infatti prevista una diminuzione del PIL dello 0,5% dopo il calo del 2,3% fatto registrare nel 2012. Secondo gli analisti di Kepler resiste in Italia un grande problema di infrastrutture anche di tipo giuridico e con un sistema politico giudicato bizantino. Questioni non facilmente risolvibili e che seppure già emerse all’inizio degli anni 90 con l’avvento della cosiddetta Seconda Repubblica ancora dopo oltre 20 anni non sono state affrontate. Unica nota positiva, la ricchezza privata che seppure sempre più concentrata (soprattutto nel Nord Italia) con indici simili a quello che accade in altri Paesi europei rappresenta comunque 4 volte il debito pubblico dell’Italia e 5 volte il Prodotto Interno Lordo.

 

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