(Speciale PIIGS) PORTOGALLO, UN PAESE SOTTO CURA. COME STA IL MALATO?

(Questo articolo fa parte di uno speciale PIIGS in cui  abbiamo analizzato la situazione economica di cinque paesi Portogallo, Irlanda, ItaliaSpagna e Grecia

Il problema del Portogallo non inizia con la crisi finanziaria del 2007 che muta radicalmente la propensione al rischio degli investitori. Inizia molti anni prima quando un paese con un’economia assai poco competitiva e una crescita risicata riesce grazie all’euro a indebitarsi a tassi molto bassi perché l’appartenenza all’Ue fa da garante sulla tenuta dei suoi conti.

Come si vede nel grafico sottostante l’introduzione dell’euro fra crollare lo spread tra la cosiddetta Europa di serie A dei paesi virtuosi (Belgio, Olanda, Francia) che pagano uno spread molto contenuto rispetto al primo della classe Europeo e i paesi periferici (Portogallo, Italia e Spagna). Dai 400 punti di spread che pagavano rispetto alla Germania nel 1994 con l’introduzione dell’euro lo spread crolla. E’ una manna per tutti. Soprattutto per i Pigs che non ci sono abituati.

Il dividendo dell’euro
Il Portogallo come l’Italia il dividendo dell’euro se lo gioca male a differenza di paesi più virtuosi come la Germania. Anziché sfruttare il minor costo del debito per mantenere costante il proprio debito pubblico rispetto al Pil, il governo portoghese ogni anno si indebita sempre di più. I compratori non mancano perché l’appartenenza all’Ue fa percepire il Portogallo come un paese poco rischioso e i suoi titoli sono decisamente più allettanti come rendimenti di quelli degli altri paesi più sicuri dell’Eurozona.

Quando scoppia la crisi finanziaria del 2007-2008 come si può vedere dalla tabella sottostante il debito del Portogallo è ancora inferiore all’80% del Pil. Ma costa ogni anno sempre di più perché è mutato radicalmente il sentiment degli investitori dopo il fallimento della Lehman Brothers. Ogni anno il tasso che i mercati chiedono per comprare il debito del Portogallo è sempre più alto. Nel 2011 il debito del Portogallo sfonda quota 100% del Pil.

Sul ponte sventola Bandiera Bianca
A causa della crisi finanziaria e della minor propensione al rischio il costo del debito lusitano subisce un’escalation. Non ai livelli della Grecia ma dal 3% di interesse che pagava a ottobre 2009 sfonda a ottobre 2011 quota 6% e arriva al 9% ad aprile dell’anno scorso.

A gennaio 2012 lo spread, il differenziale della rendita pagata ai portatori dei buoni con scadenza decennale del debito pubblico portoghese rispetto ai Bund tedeschi, arriva a 1650 punti: lo stato deve pagare oltre il 17% per convincere gli investitori internazionali a prestargli i soldi visto che le banche nazionali non riescono più ad assorbire i titoli di stato portoghesi (l’unica istituzione che gli presta ancora i soldi è la Bce).
A quel punto il Portogallo alza bandiera bianca. I suoi conti pubblici sono insostenibili. Troppo debito e troppo costoso finanziarlo.

Si prova la strada del risanamento per via parlamentare. Il piano di austerity del primo ministro portoghese Socrates viene bocciato dalle opposizioni, e il Portogallo chiede l’intervento della Ue.

Il salvataggio
Il 3 maggio Lisbona raggiunge un accordo con Unione europea, Bce e Fmi (la famosa Troika ) per un piano di aiuti da 78 miliardi. Ovviamente in cambio dei soldi la Troika chiede misure da “lacrime e sangue”: tagli alla pubblica amministrazione, aumento dei requisiti per il raggiungimento dell’età pensionabile, riduzione dei cosiddetti ammortizzatori sociali (sussidio di disoccupazione, assegni di mantenimento per categorie deboli o per persone che necessitano di un’assistenza speciale). La Finlandia in particolare subordina il suo assenso al salvataggio a un completo restyling dei conti pubblici portoghesi. L’obiettivo che si propone la troika è quello di risanare le finanze pubbliche per riportare il deficit sotto il 3% entro il 2013.

Il governo portoghese si impegna anche a varare riforme strutturali per sostenere la crescita e la competitività dell’economia, a partire da mercato del lavoro, a riformare la sanità e dare in via a un piano di privatizzazioni e a ricapitalizzare in maniera adeguata il proprio settore bancario.

La cura uccide il malato?
A causa di queste manovre di contenimento, la spesa pubblica diminuisce del 3,9% nel 2011 e si stima una ulteriore diminuzione del 2,9% nel 2012. Oltre a tagliare la spesa pubblica per rimettere in ordine i conti il governo portoghese aumenta la pressione fiscale, in particolare l’IVA in alcuni settori di prima necessità, come i servizi di acqua e gas, gli alimenti, la benzina e il trasporto pubblico. Con l’aumento delle tasse, la crisi economica e i tagli alla spesa pubblica i consumi privati crollano del 10% durante il 2011. Con i tagli alla spesa pubblica e il crollo dei consumi l’economia lusitana che già non era propriamente in buona salute entra in recessione. Nel 2011 il PIL portoghese segna un calo dell’1,6%, evidenziando una traiettoria opposta alla media registrata nell’Eurozona e nella UE27 (+1,5%). Gli effetti delle politiche fiscali restrittive adottate negli ultimi 2 anni, associati al clima di sfiducia di imprese e famiglie (che hanno ridotto gli investimenti e i consumi) hanno pesato molto negativamente sull’andamento dell’economia nel secondo semestre dell’anno. Secondo le stime della Commissione Europea, nel 2012 il Pil subirà una contrazione del 3,3% mentre per il 2013 è prevista una crescita di appena lo 0,3%. A causa della contrazione del Pil e soprattutto dell’aumento del costo pagato per finanziare il proprio debito pubblico nel 2011 il debito esplode al 112,5% del PIL, una percentuale quasi raddoppiata negli ultimi cinque anni. Nel solo 2011 il debito pubblico e’ cresciuto di oltre il 15%.

 

Un esercito dei disoccupati
A causa della crisi economica il tasso di disoccupazione in Portogallo è raddoppiato: dal 7,6% del 2008 al 15,5% nel 2012. L’aspetto più preoccupante riguarda la disoccupazione giovanile, che supera il 35% fra i minori di 25 anni. Nei primi sei mesi di quest’anno ben 150 mila portoghesi sono andati all’estero per cercare lavoro. Anche molti immigrati residenti in Portogallo hanno deciso di abbandonare il paese per la mancanza di prospettive lavorative sicure nel breve e nel medio periodo.
Per avere un’idea della disoccupazione a livello europeo, si pensi che negli anni tra il 2010 e il 2012 appena tre paesi – Spagna, Grecia e Portogallo – sono responsabili dell’aumento del 95% del tasso di disoccupazione di tutta l’UE. Questo significa che, mentre negli altri 24 stati membri dell’Unione questo tasso si mantiene relativamente stabile, nei tre paesi appena citati, il numero assoluto di disoccupati continua a crescere a livelli preoccupanti.

Il peggio è alle spalle?
Grazie al salvataggio della Troika il Portogallo paga oggi sul suo debito pubblico tassi del 6,59%. Il tasso si è dimezzato rispetto a febbraio di quest’anno ma rimane comunque elevato e difficilmente sostenibile per un Paese in recessione economica. La situazione finanziaria portoghese è ancora molto lontana dalla stabilità e il pericolo di default è stato finora scongiurato solo grazie agli aiuti esterni finanziati dalla troika.
Secondo un report di Moody’s Italia, Spagna e Portogallo potrebbero uscire dalla difficile situazione in cui si trovano entro il 2013, mentre la Grecia e l’Irlanda potrebbero avere bisogno fino al 2016 per ristabilire le proprie finanze. Secondo l’agenzia di rating questi cinque paesi hanno gia’ messo in atto le misure difficili ma necessarie per uscire dalla crisi. Le riforme attuare in Grecia Irlanda Portogallo e Spagna sono un passo importante nella soluzione dei problemi di questi paesi ma avverte Moody’s “non hanno ancora risolto completamente gli squilibri esterni che si sono sviluppati negli anni precedenti alla crisi”.

Sul fronte sociale le manovre di austerity hanno provocato in Portogallo forti tensioni nel paese e rischiano di minare la stabilità politica del governo lusitano. Anche perché non sono finite. Il governo portoghese sta decidendo in questi giorni ulteriori manovre per il 2013 di tagli ai servizi pubblici e alla mobilità e nuove tasse. Si temono scontri e scioperi in tutto il paese.
Per l’Fmi tutto procede però secondo i piani. Abebe Selassie, il capo della missione dell’Organizzazione a Lisbona, ha espresso approvazione per un “piano credibile” che noi approviamo”, che ridà al Portogallo la speranza di non aver bisogno di un secondo piano di bailout e di rientrare nel mercato dei bond governativi entro il settembre 2013.
Il Primo ministro portoghese Pedro Passos Coelho, presentando in questi giorni al Parlamento il disegno di legge per la Finanziaria 2013, ha affermato che il Paese riuscirà a superare la crisi solo attraverso una profonda riforma dello Stato.. Le nuove misure di austerita’ prevedono tagli per 5,3 miliardi l’anno prossimo con un aumento generalizzato delle imposte e un piano di tagli alla spesa pubblica di 4 miliardi di euro che potrebbe anche portare alla revisione della Costituzione.

Tutta colpa della crescita
Ma come si è giunti a questo finale? Il problema di Lisbona è la crescita, o meglio la mancata crescita. Nel corso dell’ultimo decennio il Portogallo ha presentato ritmi di crescita inferiori all’1%. Nella classifica 2012-2013 sulla competitività stilata dal World Economic Forum che misura la capacità di crescita nel medio e lungo periodo di 144 paesi, quindi escludendo le previsioni del prossimo biennio, il Portogallo si piazza al 490 posto. Salari troppo alti rispetto alla produttività hanno messo fuori mercato i pochi prodotti portoghesi, infrastrutture insufficienti (per quanto a livello autostradale il Paese è ottimamente collegato), istruzione inadeguata, lassismo, sprechi, selezione della classe politica per nepotismo e non per merito, un sistema finanziario sottodimensionato, una bilancia dei pagamenti costantemente in rosso ed un indebitamento estero superiore al 100% del PIL (che dovrebbe tornare ora ai livelli del 2000) hanno reso il Paese poco competitivo.

I soldi che arrivavano alle banche venivano comunque utilizzati per grandi operazioni immobiliari simili in scala a quelle spagnole col risultato che se si visita la zona della fiera nuova a Lisbona si rimarrà ammirati per quanto hanno costruito in termini di cubature e innovazione ma anche nel rilevare quanto è alta la percentuale di invenduto o non affittato.

 

E la crisi finanziaria ha scoperto un Paese con un’economia debole e un debito pubblico elevato. E il mercato non si è fatto più bastare l’appartenenza alla Ue come contropartita per finanziare il debito pubblico lusitano al 3% come faceva a ottobre 2009. Ha capito che il Paese era in una condizione di grande fragilità e debolezza strutturali. E ha perso fiducia nella sostenibilità dei suo conti chiedendo premi al rischio sempre più alti. Finchè il paese ha dovuto chiedere l’aiuto internazionale. Questo è il Portogallo salvato dalla Troika, che ha ucciso secondo alcuni il malato, ma era anche un malato decisamente difficile da curare senza un vero reset. Ovvero senza sganciarsi dall’euro. E in Portogallo si sta cercando di attuare un altro tipo di svalutazione (visto che quella della moneta non è possibile): abbattere il costo del lavoro ai minimi termini come lo Stato sociale. Riduzione dei giorni festivi e delle ferie, taglio del 50% del costo del lavoro per gli straordinari, orari e salari flessibili, aumenti dei contributi previdenziali, maggiori imposte, aumento Iva, compartecipazione alle spese sanitarie da parte dei cittadini, tagli a pensioni e salari. Questo è il mix di interventi messi in campo dall’inizio della crisi. Secondo gli impegni presi con l’Unione Europea e la Troika grazie a queste manovre il Portogallo avrebbe dovuto raggiungere un deficit del 3% quest’anno sul Pil ma gli ultimi dati ufficiosi dicono che sarà del doppio circa. A forza di tagliare i consumi sono crollati e la situazione si è avvitata. E anche al Fondo Monetario Internazionale qualche domanda se la “cura” è quella giusta se la stanno facendo.

Il Blog di SoldiExpert SCF

Cerchi consigli per investire in modo
intelligente i tuoi risparmi?

Affidati ai professionisti della
consulenza finanziaria indipendente di
SoldiExpert SCF

PARLA CON NOI

Scopri cosa possiamo fare per il tuo piccolo o grande patrimonio e contattaci per fissare un primo appuntamento telefonico gratuito con uno dei nostri consulenti

PARLA CON NOI