UN ITALIANO SU 2 NON CAPISCE UNA MAZZA DI FINANZA. E NON E’ UNA BELLA COSA

Martedì mi sono svegliato all’alba per partecipare al convegno organizzato a Roma da Ascofind, l’associazione per la consulenza finanziaria indipendente sul tema “Il contributo della consulenza all’educazione finanziaria degli investitori”. Un evento (qui tutte le info) organizzato e coordinato da Massimo Scolari che di questa associazione è presidente e che ha visto la partecipazione di personalità di rilievo delle istituzioni (Banca d’Italia, Consob, Università di Siena),  professioni, formazione e imprese (Fondo Pensione Cometa, Anasf, Federpromm, Franklin Templeton divisione ETF, EFPA).

 

 

Ognuno ha le sue perversioni e una gita nella Capitale ha sempre il suo fascino e poi, per me, era una cosa di lavoro che si aggiungeva ad altre cose di lavoro. Siamo nel mese dell’educazione finanziaria e c’è dibattito se realmente si possano migliorare le abilità (“skills” direbbero ai convegni) finanziarie degli italiani, visto il livello molto basso da cui si parte. Ovvero da un disinteresse abbastanza diffuso riassumibile nel  “la finanza non mi interessa, non ci capisco nulla e la trovo noiosa”, come a volte ci sentiamo dire io e Roberta quando raccontiamo il nostro lavoro e, sovente, veniamo scambiati per bancari o parabancari e perfino prestasoldi (con tutto il rispetto per chi svolge questa antica professione).

La polemica sul “chi” sia autorizzato a salire in cattedra per insegnare l’educazione finanziaria agli italiani è a 360 gradi con seri dubbi se alcune banche e istituzioni finanziarie possano fare da maestre o se non siano esse stesse “cattive maestre”.

Ho partecipato al convegno e delle cose interessanti devo ammettere che le ho sentite, anche se il rammarico è sempre che il pubblico è costituito soprattutto da addetti ai lavori. Dovremmo educare i risparmiatori, ma alla fine ci “educhiamo” spesso fra di noi e per questo mi sembra importante divulgare alcune delle cose più interessanti che ho ascoltato e alcune mie considerazioni. E quello che sicuramente è emerso nel mese dell’educazione finanziaria (#ottobreEdufin2019 ) per quanto noto, ma sempre impressionante, sono i numeri impietosi sulla… ineducazione finanziaria dei risparmiatori italiani.

La “maleducazione” finanziaria degli italiani

Alla domanda su quanto si guadagna dopo un anno con un interesse del 2% netto su 100 di capitale investito (senza fare alcun prelievo o versamento) quasi il 50% degli italiani sbaglia la risposta o non sa rispondere…(nei Paesi Ocse risponde correttamente a questa domanda il 65% degli intervistati, in Italia solo il 47%).

A una domanda semplice semplice di finanza come questa, un italiano su due non risponde correttamente (slide proiettata da Magda Bianco, Servizio Tutela dei clienti e anti-riciclaggio Banca d’Italia, al convegno ASCOFIND, Roma, 15 ottobre 2019)

 

Solo il 9% degli italiani secondo una ricerca Consob conosce la relazione inversa che esiste fra rendimenti obbligazionari che salgono e prezzi dei titoli obbligazionari che scendono (relazione che funziona anche al contrario naturalmente). E solo il 23% comprende che le azioni sono più rischiose delle obbligazioni. Quasi il 40% di chi dichiara di conoscere fondi, azioni e obbligazioni non è in grado di ordinare correttamente questi strumenti per livello di rischio: uno su due sbaglia.

Un risparmiatore che viene “tosato” è un cittadino che avrà meno risparmi in futuro per sé e la propria famiglia. Meno consumi personali, ma anche un problema sociale dal punto di vista anche previdenziale. E, a tendere, un aumento della diseguaglianza. O delle tasse.

Ha un costo per il nostro Paese questa “mala educación” finanziaria? Sì, ed è altissimo come ha, assai efficacemente, spiegato Magda Bianco, responsabile del Servizio Tutela dei clienti e antiriciclaggio di Banca d’Italia, nonché membro del Comitato per la programmazione e il coordinamento delle attività di educazione finanziaria.

A una domanda sulla diversificazione, meno di un italiano su tre risponde correttamente (slide proiettata da Magda Bianco, Servizio Tutela dei clienti e anti-riciclaggio Banca d’Italia, al convegno ASCOFIND, Roma, 15 ottobre 2019)

 

Favorire l’educazione finanziaria significa nel medio e lungo periodo aumentare il “ben essere” di tutta la società, ha spiegato Magda Bianco. E in un mondo ideale, questo dovrebbe essere positivo anche per banche e intermediari, perché clienti più «avveduti» entrano nel mercato finanziario con maggiore fiducia (minore «ansia finanziaria») e nel medio periodo sono più «fedeli».

Studenti così così, ma vogliamo parlare dei “maestri”?

In un mondo (e un’Italia) perfetto/a, naturalmente, dovrebbero essere politici e legislatori ad affannarsi per cercare di trovare le soluzioni migliori perché il cittadino risparmiatore sia informato, consapevole e operi realmente in un sistema virtuoso. E dove il risparmio venga tutelato, non solo a parole o in norme fiume che non valgono per tutti e restano di facciata per l’80% di questa industria, visto che chi non le rispetta di fatto non viene quasi mai seriamente punito, soprattutto se è “grande” e “potente”, come dimostra la storia finanziaria di questo Paese e non certo solo quella antica.

“Ma come si può pensare che banche e Poste si adoperino più di tanto per la trasparenza ed educazione finanziaria se poi il 65% dei loro profitti viene nel risparmio gestito da prodotti illiquidi e complessi?” è intervenuto, in sala, un distinto signore nel giro di domande finali.

Bella domanda. Ma non c’era a questo punto molto tempo per rispondere alla “domanda delle domande” che in Italia non si sa in effetti a chi vada rivolta, mentre ci sono Paesi che hanno deciso in Europa e nel mondo di affrontarla, evitando, per esempio, che il conflitto di interessi (che in Italia è evidentemente sperequato, considerato anche il basso livello di educazione finanziarie dei più) sia il sistema di “Stato” e dove i correttivi e mezzi di contrasto (leggi Mifid II) valgono solo per i “peones”.

E lo dimostrano anche recentemente diversi studi come quello pubblicato da MoneyFarm o dall’associazione di tutela dei risparmiatori Aduc, che dimostrano che un numero elevatissimo di grandi banche e intermediari non forniscono in modo trasparente (o addirittura non hanno fornito proprio) i dati sui costi ai risparmiatori come la legge (già entrata in vigore con 12 mesi di ritardo per consentire a tutti di adeguarsi) impone.

E non è certo un tema nuovo, perché un economista sempre attuale come Federico Caffè, già all’inizio degli anni ’70, si domandava se tutto il sistema del risparmio gestito “… e la sovrastruttura finanziario-borsistica favorisca non già il vigore competitivo, ma un gioco spregiudicato di tipo predatorio, che opera sistematicamente a danno di categorie innumerevoli e sprovvedute di risparmiatori in un quadro istituzionale che di fatto consente e legittima la ricorrente decurtazione o il pratico spossessamento dei loro peculi”.

Dove la parola arcaica “peculi” e “peculio” ci riporta alle fortune di un tempo che erano il gregge, il bestiame e poi a partire del diritto romano il piccolo patrimonio da gestire.

La tutela del risparmio in salsa italiana

Qualche passo in avanti s’è fatto, certo, nella tutela del risparmio da allora (la Consob, ovvero l’organo di vigilanza dei mercati finanziari) è stata istituita nel 1974, ma il tema resta scottante e delicato e gli interessi in gioco, è facile comprendere, sono enormi. Oggi più che allora perché gestire i soldi degli italiani è una delle pochissime attività rimaste dove le banche guadagnano veramente e non corrono rischi o necessità di impiegare capitali.

E premier, politici e legislatori di tutti i colori ben si guardano dal fare il passo più lungo della gamba, perché le lobby del settore, oggi più che allora, sono potentissime.

In un Paese che ha zero rispetto per la finanza pubblica (i dati del debito pubblico, della spesa pubblica, entrate e uscite come crescita del Paese rispetto alla media europea sono impietosi) non si può pretendere una grande attenzione alla finanza privata. E viceversa. 

Ironia della sorte, a pochi metri da dove si svolgeva la conferenza, in zona Fontana di Trevi, c’è, in questi giorni, una bellissima mostra (che vi consiglio assolutamente di visitare anche perché è pure gratuita ed è aperta fino al 31 ottobre in via della Stamperia Il presso l’Istituto centrale per la grafica) dei disegni realizzati a penna di Filippo Sassòli sugli animali protagonisti di Pinocchio. Un libro che è un perfetto abbinamento con la conferenza a cui ho assistito.

“Le avventure di Pinocchio” resta il più bel libro di educazione finanziaria mai scritto in Italia. Forse, oggi come allora, chi si fa manipolare sui risparmi o è totalmente impreparato o ingenuo e, nella finzione come nella realtà, rischia di fare la fine del burattino.

E non solo il Gatto e la Volpe sono da ricordare come metafora perenne del Campo dei Miracoli che costantemente qualcuno cerca di vendere ai malcapitati e ingenui risparmiatori, raccontando come sia facile moltiplicare gli zecchini d’oro per poi tosarglieli o sottrarglieli del tutto nei casi più criminosi.  E bisogna fare in fretta, perché “quel campo è stato comprato da un gran signore e da domani in là non sarà permesso a nessuno di seminarvi i denari” suggeriscono il Gatto e la Volpe.

Ma la “croce” non la si può buttare tutta addosso ai risparmiatori. Ci sono evidenti responsabilità di una classe vecchia e nuova di politici (e dei loro nominati) di tutti gli orientamenti, che non vogliono cambiare lo status quo e si voltano dall’altra parte.  Dentro le istituzioni, ci sono, naturalmente, anche persone, dirigenti e funzionari che comprendono il disastro a cui va incontro un Paese che pensa solo a “tosare” i risparmiatori e non guarda alle conseguenze nel lungo periodo.

Non so quando e come se ne uscirà, ma nel nostro piccolo come SoldiExpert SCF abbiamo pensato ad alcune iniziative concrete per cercare di far aumentare l’educazione finanziaria in questo Paese e ve ne parleremo nelle prossime settimane.

 

>>CLICCA QUI E SCARICA i nostri migliori suggerimenti per investire in modo intelligente secondo la taglia del tuo patrimonio<<<

 

Intanto, se volete mettere alla prova la vostra conoscenza finanziaria, il nostro test serio… è a disposizione (cliccate quihttps://soldiexpert.com/scopri-che-investitore-sei/) ed è sostanzialmente lo stesso utilizzato nelle ricerche internazionali. Fatelo, se avete anche solo 1 minuto di tempo, e non c’è certo da deprimervi se sbagliate qualche risposta, perché nessuno nasce “imparato”.

Saper anche di non sapere può essere molto più utile di credere di sapere e farsi per questo motivo magari fregare. Come consulenti finanziari indipendenti, il nostro obiettivo n.1 è fare il miglior interesse del cliente (e di nessun altro) e siamo sempre a tua disposizione.

Il Blog di SoldiExpert SCF

Cerchi consigli per investire in modo
intelligente i tuoi risparmi?

Affidati ai professionisti della
consulenza finanziaria indipendente di
SoldiExpert SCF

PARLA CON NOI

Scopri cosa possiamo fare per il tuo piccolo o grande patrimonio e contattaci per fissare un primo appuntamento telefonico gratuito con uno dei nostri consulenti

PARLA CON NOI