ENEL GREEN POWER, UN COLLOCAMENTO CHE LASCIA I RISPARMIATORI AL VERDE…

Pessimo esordio per Enel Green Power. Il primo giorno di quotazioni il titolo è arrivato a perdere fino al 4% ed è dovuta arrivare la “cavalleria” per riportare il titolo in parità a 1,6 euro.

E nella seduta seguente, complice anche l’andamento negativo di Piazza Affari, il titolo è tornato a scendere, arrivando a toccare quota 1,557 euro.

E pensare che nulla era stato trascurato per far apparire questo collocamento come un affare a leggere gli articoli e gli speciali che i vertici di Enel hanno “guidato” in queste settimane per convincere centinaia di migliaia di risparmiatori a diventare soci di questa controllata. Non un gesto in verità di solo altruismo ma la necessità di tagliare il debito in capo alla capogruppo come promesso al mercato.

Duemiliardi e seicento milioni l’incasso ottenuto grazie a questa Ipo e pazienza se l’obiettivo era di arrivare a 3 miliardi di euro. Gli investitori istituzionali al momento del bisogno si sono quasi tutti dileguati e sono stati i piccoli risparmiatori a sostenere il collocamento: oltre 340.000 persone.

Paginate e paginate di pubblicità e di articoli ai confini della “marchetta” o del giornalista in ginocchio hanno funzionato e d’altra parte per raggiungere l’obiettivo di fare cassa nulla è stato lasciato intentato. Per collocare il titolo come ha ricordato il Wall Street Journal i vertici di Enel hanno ingaggiato “non una, non due, non cinque, ma dieci banche!”.

Una potenza di fuoco necessaria per convincere i loro clienti a sottoscrivere le azioni, prospettando l’affare.

Un disturbo non gratuito visto che per questo “lavoretto” le banche del consorzio si sono spartite quasi 50 milioni di euro di commissioni (l’1,85%).

Fino a una settimana fa l’ordine di scuderia era di piazzarne le azioni a una forchetta di rezzo fra 1,8 e 2,1 euro. Ma giorno dopo giorno, pur se il periodo di collocamento è stato fra i più lunghi degli ultimi tempi, ci si è accorti che nemmeno a 1,8 euro si riuscivano a vendere le azioni agli investitori più smaliziati, gli istituzionali.

Si è proceduto quindi all’happy hour del collocamento con il prezzo sceso a 1,6 euro nella giornata di giovedì scorso. Gli ordini degli istituzionali a quel punto si sono un po’ mossi ma molto pigramente. Tutto questo affare che i quotidiani italiani raccontavano ai risparmiatori col titolo descritto come qualcosa quasi di indispensabile da avere in portafoglio e dal rendimento del 6% “garantito” evidentemente non li ha convinti nello stesso modo. O forse non leggono tutti i giornali italiani, finanziari e non…

D’altra parte siamo sinceri per un giornale italiano non è facile parlare male o mettere dei dubbi ai proprio lettori sull’Enel.

Uno dei veri big spender pubblicitari e che nelle prossime settimane assegnerà il budget media triennale 2011-2013 per la cifra prevista di 250 milioni di euro fra Italia e Spagna.

Tra l’altro in Spagna la figuraccia dell’esordio di Enel Green Power è stata quasi “nucleare”. In apertura il titolo è crollato di quasi il 19% a causa di un ordine al meglio che non ha trovato alcuna controparte se non in uno scaltro operatore di Ubs che ha acquistato a quel prezzo tutta la partita posta in vendita.

Qualche giornale in verità aveva espresso qualche dubbio su tutta questa convenienza “lato risparmiatore” per questo collocamento come in questo articolo (visibile qui)  pubblicato su “Il fatto quotidiano”.

Ma guarda caso dopo l’uscita dell’articolo è arrivata la minaccia da parte dell’ufficio stampa di Enel di revocare la pubblicità. Una decisione poi rientrata dopo che il giornale aveva pubblicizzato il “fatto” ma che dà la dimensione del confine poco sottile fra informazione finanziaria “pura” e “impura” in una stampa sempre più condizionata dai grandi inserzionisti pubblicitari dato che il fatturato maggiore arriva da lì e non certo dalle vendite in edicola.

Ma chi vende “sottoprezzo” le Enel Green Power si domandano molti risparmiatori delusi da questo esordio? E’ la solita storia. Chi specula al ribasso e chi vuole liberarsi (magari fra gli stessi istituzionali) di pacchetti di azioni che ha dovuto comprare controvoglia magari per fare qualche favore a qualche banchiere insistente o molto convincente.

Intanto Fulvio Conti, l’ad di Enel, si è detto “molto soddisfatto per il risultato dell’Ipo e dell’ingresso di fondi di lungo periodo e investitori importanti che rendono stabile l’azionariato”.

Il manager è convinto che “nel corso dei prossimi mesi il titolo Enel Green Power spiccherà per le sue performance” e ha giudicato l’esordio “buono se confrontato con altre società energetiche competitor quotate quest’anno”. Insomma quasi un successo. A guardare il bicchiere mezzo pieno. Quello di chi ha venduto le azioni…

La ragione per cui quasi sistemicamente a ogni collocamento (e anche a questo) abbiamo spiegato ai nostri clienti di stare alla larga. Quando il prezzo di un’azione lo fa il venditore e non il mercato (come accade nelle moderne Ipo) questi possono essere i risultati.

Warren Buffet insegna: “E’ quasi impossibile matematicamente immaginare che fra le centinaia di cose che sono fatte per collocare un titolo in Borsa in un dato giorno proprio il prezzo più conveniente sia fra le leve più utilizzate da un venditore esperto che conosce bene la società e la vuole piazzare a un acquirente molto meno esperto”.

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