Eni e Saipem nella polvere, lusso in affanno

Chi aveva pronosticato il “rally di Natale”, ovvero un dicembre ricco di doni anche per gli investitori di tutte le Borse, forse è stato ottimista, perché un dicembre così gelido sul fronte dei rendimenti azionari (e non solo) non si vedeva da diversi decenni.

Tutto può ancora naturalmente accadere ma la nuova discesa ieri a Wall Street di oltre il 2% e le chiusure bruttine questa notte dei mercati asiatici non lasciano presagire una seduta molto positiva.
E anche dal discorso tenuto questa stanotte dal timoniere cinese Xi Jinping non arrivano sostegni ai mercati finanziari e la Cina è sempre più importante per il sostegno alla domanda globale dell’economia in tutti i settori.

E non a caso due dei settori che negli ultimi mesi hanno iniziato a perdere più terreno sono il settore del lusso e dell’automobile che vedono proprio nella Cina il mercato più grande al mondo. E conseguenze per tutti gli esportatori a partire dalla Germania che con VOLKSWAGEN è il primo produttore al mondo.

Sul settore della moda e del lusso una tegola è arrivata ieri con il titolo Asos (uno dei concorrenti principali di Yoox) a picco del 40% dopo che ha annunciato una revisione forte delle vendite e dei profitti rispetto a quanto comunicato nel passato.
Il gruppo attivo nel settore dell’abbigliamento online ha registrato un andamento deludente delle vendite nel mese di novembre, mese cruciale anche per il Black Friday che anticipa lo shopping natalizio. E quello che ha preoccupato più il mercato è che l’amministratore ha spiegato che il settore è attraversato da sconti “senza precedenti”, segnale di una competizione sempre più forte dove i margini possono scendere per tutti.

Di questo ha parlato Salvatore Gaziano, consulente finanziario autonomo e responsabile strategie d’investimento di SoldiExpert SCF, nel consueto collegamento settimanale a “Caffè Affari” su Class CNBC (canale Sky 507) toccando anche il tema del petrolio.

Ieri Saipem è stata protagonista di un tonfo del 6% dopo che gli ultimi report hanno rivelato che per i cosiddetti “oil services” gli investimenti infrastrutturali commissionati dai grandi big petroliferi continuano a essere sotto le attese e la forte e improvvisa discesa del prezzo del petrolio certo non aiuta.

Eni resta per molte case d’affari una delle migliori scelte del settore petrolifero per la qualità del portafoglio estrattivo, ma la sua immagine internazionale è scalfita sia dalle turbolenze legate all’approvazione della manovra di bilancio 2019 che da scandali internazionali non proprio di poco conto risalenti a 10 anni fa, ma che vedono indirettamente coinvolti alcuni degli attuali vertici della società petrolifera italiana (controllata al 30% dallo Stato).

Ieri il giudice milanese, che ha condannato qualche mese fa due mediatori petroliferi a quattro anni di reclusione per corruzione internazionale, nelle motivazioni della sentenza ha scritto che Eni e Shell erano perfettamente consapevoli che dietro la società Malabu, titolare della licenza Opl-245 in Nigeria, si celava l’ex ministro del Petrolio nigeriano Dan Etete e che un miliardo e 92 milioni di dollari sul prezzo totale di 1,3 miliardi era destinato per metà all’ex ministro e per metà a tangenti a ministri e a pubblici ufficiali nigeriani.

E questa mattina su “Il Fatto Quotidiano” si riferisce di un’altra inchiesta che verrà resa nota oggi realizzata dalla ong Global Witness che documenta come fra il 2013 e il 2015 Total ed Eni avessero operato con troppa disinvoltura per aggiudicarsi dei campi di esplorazione in Congo.

Eni smentisce qualsiasi coinvolgimento in fatti di corruzione ma negli ultimi semestri il titolo ha fatto peggio del settore Oil & Gas europeo nonostante fondamentali migliori dei competitor.

Questi i temi al centro dell’intervento di oggi di Salvatore Gaziano a “Caffè Affari” su Class CNBC: clicca sull’immagine sotto per il video della trasmissione.

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