"ANGELA, O QUI SI FA L’EUROPA O SI MUORE".

http://salvatore.gaziano@soldiexpert.com“Ma come la Borsa scende e anche gli spread hanno iniziato nuovamente e

pericolosamente a salire anche se Berlusconi non è più al governo?
Allora non era lui il colpevole del “disastro” Italia?”
Può capitare di leggere considerazioni di questo tipo fra i fan della passata coalizione di governo ma anche fra risparmiatori giustamente frastornati per quello che sta accadendo a Piazza Affari non solo alle azioni ma a tutto il mercato obbligazionario. E non solo ai titoli di Stato.

Come avevamo scritto una settimana fa la situazione questa volta è sia grave che seria. E soprattutto complessa. Molto complessa.

Il nuovo esecutivo non è ancora operativamente partito (e si sta già perdendo in verità nei corridoi romani e di Bruxelless) e l’aspetta un compito non certo facile. Perché dovrà conquistarsi la fiducia in parlamento, dovrà varare misure anche impopolari e la compagine uscita (vedendo diversi ministri nominati) francamente non è al di sopra di ogni sospetto. Può certo destare inquietudine che allo Sviluppo Economico sia arrivato Corrado Passera, ex numero uno di Banca Intesa e che buona parte del governo (Monti compreso) sembri una chiara espressione dei cosiddetti poteri forti e del mondo bancario.

Ma ricordando il grande poeta Ezra Pound e la sua lapidaria frase (sempre più attuale)“I politici sono camerieri dei banchieri”; meglio a questo punto, come opinione personale, che scenda in campo la prima linea piuttosto che (senza naturalmente generalizzare) un manipolo di servi spesso sciocchi, in preda agli ormoni  o presuntuosi che non sanno nemmeno bene che fare quando sono nella stanza dei bottoni o capiscono fischi per fiaschi.



Certo il massimo sarebbe avere (per chi crede, io no) un governo realmente espressione del popolo sovrano e magari pure in grado di rinnovare profondamente l’attuale sistema finanziario-economico-politico non solo italiano ma mondiale. Sarebbe certo bello e auspicabile ma purtroppo adesso non c’è tempo di pensare nel brevissimo alle utopie (per quanto giuste) .

Se la vostra casa prende fuoco il primo istinto è cercare di salvare voi, le persone più care, il vostro cane o gatto e poi una volta al sicuro (o quasi) mettervi a discutere con chi ha appiccato il fuoco.

L’Europa brucia. Inutile girarci intorno. I primi focolai si sono visti in Grecia. Poi in Irlanda, Portogallo, Spagna per arrivare all’Italia e da qui ripartire per Francia e Belgio e mezza Europa.

Parlare dell’attuale mercato obbligazionario italiano è al momento raccontare quasi una Waterloo in tempo reale. Mercati in forte discesa, Btp e Cct che hanno perso anche oltre 10-20 punti in poche settimane, curva impazzita dove si possono trovare titoli del Tesoro italiano a un anno che rendono anche il 9% ma nessuno (nemmeno delle grandi tesorerie delle banche) che compra ma anzi si mette a seguire l’andazzo vendendo il più possibile  con l’unico obiettivo di abbassare l’esposizione ai titoli di Stato italiani.

In mezzo alle macerie un unico vincitore al momento: la Germania.

Che si gode (come Nerone) lo spettacolo degli altri Paesi, soprattutto periferici, che bruciano ma probabilmente senza considerare che l’ultima tessera del domino che alla fine potrà più fragorosamente fare kaputt potrebbe essere proprio la patria di Goethe e Wagner.

E’ evidente che per arrivare a questa situazione vi è un nutrito elenco di colpevoli, un vero concorso di colpa.

Per esempio l’Unione Europea per come è stata concepita (non prevedendo situazioni di difficoltà serie dei Paesi membri ma solo un “mondo” quasi perfetto); l’Italia che in questi ultimi lustri ha visto sostanzialmente peggiorare i propri conti pubblic ma senza mai mettere in campo reali politiche di crescita, competitività e sviluppo (in questo i governi Prodi e Berlusconi pari sono stati complici anche i “traditori” Turigliatto e quelli dell’Udeur una volta, Fini e la Carlucci l’ultima volta), vivendo sostanzialmente alla giornata: la Germania che da questo guazzabuglio europeo ne ha tratto incredibili benefici per il suo export (grazie alla debolezza dell’euro) e per il costo irrisorio a cui ha potuto finanziare il proprio debito pubblico senza pagare nessun serio dazio per i molteplici benefici che ha tratto da questa Unione Europea quasi a suo uso e consumo.

Molto più che Las Vegas..

 

Negli anni ’50, ’60 o ’70 simili situazioni di “contraddizione” potevano anche stare in piedi e i mercati finanziari non risentirne. Ma questo non è più possibile nell’era dei mercati finanziari dell’Azzardo Globalizzato. Dove si può scommettere su tutto e contro tutto; dove è possibile scommettere sul default di qualsiasi emittente o Paese sovrano; dove una banca mediamente ha attivi per 30-40 volte il suo patrimonio e dove le stesse banche con i soldi dei propri depositanti (o raccolti nel giro di una notte) compiono scommesse finanziarie di ogni tipo, amplificando ulteriormente la leva finanziaria.

Il risultato paradossale di questo “risky business” è che le stesse banche non si fidano più le une delle altre; le banche americane non prestano più soldi a quelle europee e quelle europee non se le prestano fra loro col mercato interbancario prosciugato. Quasi impossibile per le banche italiane (e non solo) rivolgersi al mercato con l’emissione di bond. Sostanzialmente da marzo questo importantissimo canale di mercato è off limits complice evidentemente la crisi del debito sovrano che in questi mesi ha fatto saltare come dinamite tutti i ponti passati.

Per raccogliere denaro due le strade perseguite dalle banche italiane: farseli dare dai depositanti (si veda in questi ultimi mesi il boom dei conti deposito dove tutte le banche sono scese nell’arena e non per improvviso attacco di generosità verso i depositanti) o dalla Bce che finanzia all’1,5% ma in cambio pretende titoli di Stato a garanzia (e qui diverse banche si stanno ingegnando per  portare a garanzia anche i biglietti della Lotteria fra un po’).

Il tutto questo in un contesto di mercato che ha visto in questi mesi i tassi offerti dal Tesoro Italiano ai risparmiatori per convincerli a sottoscrivere il debito pubblico passare dal 2 al 7%.

Fino a quando potrà durare questa situazione? Non all’infinito, evidentemente.

In Italia il governo Berlusconi (e non certo solo per colpa di Berlusconi) come ammettono sinceramente molti dei suoi elettori ha attirato contro l’Italia molta della speculazione europea, facendo sentire ai nostri “carnefici” l’odore del sangue..tricolore. E la nostra incapacità come Paese di partorire qualsiasi serio provvedimento senza dividersi su tutto e non arrivare al nulla.

Non viviamo, infatti, in un mondo perfetto purtroppo ma dal punto di vista finanziario sempre più in quello dell’”homo homini lupus” dove prevalgono sempre più gli istinti di sopravvivenza e sopraffazione. E in questo gigantesco mercato dell’Azzardo c’è infatti chi scommette pesantemente “contro” con un armamentario di strumenti infinito per speculare dalle disgrazie finanziarie ed economiche altrui: dai famigerati “credit default swap” allo short sui titoli, dalle opzioni put agli Etf short.

E il governo Berlusconi (con un Tremonti tanto ricco di acume finanziario quanto evanescente in campo come il Pato degli ultimi tempi) negli ultimi mesi purtroppo ha attirato contro l’Italia la speculazione al ribasso anche del più tonto gestore di hedge fund che ha capito che scommettere contro l’Italia era una scommessa vinta quasi in partenza.

E si sa, come bene ha sintetizzato Andrew Ross Sorkin nell’ottimo libro sulla crisi del 2008“Il crollo. Too big to fail” (pubblicato in Italia da Dea):  “i venditori allo scoperto, quelli che puntano sul fatto che un titolo di borsa scenderà, anziché salire, per poi guadagnare una volta che il titolo viene svalutato, erano pronti a colpire a ogni minimo segno di debolezza, come visigoti all’assedio dell’antica Roma”.

 

E di segni di “debolezza” (chiamiamoli eufemisticamente così) il governo precedente ne ha mostrati un numero impressionante tanto da attirarci contro come sciacalli sulla preda gli speculatori di tutto il mondo che nelle ultime settimane hanno alzato probabilmente la posta con obiettivo non più solo far saltare la Grecia o qualche paese periferico ma puntare alla Grande Scommessa (da qui nell’ultima settimana l’attacco non più solo contro l’Italia ma anche la Francia (che comunque è il Paese che detiene la maggiore quantità di Btp italiani), la Spagna e il Belgio: far saltare l’euro e la stessa Unione Europea.

All’inizio degli anni ’90 Burrough Bryan ed Helyar John raccontavano la scalata nei confronti dell’impero Nabisco con un libro il cui titolo era particolarmente premonitore dei tempi attuali: “Barbarians at the Gate” ovvero “I barbari alle porte”.

E purtroppo i “barbari” ne hanno fatta di strada, controllando oggi l’economia finanziaria e mondiale a partire dalla stessa Casa Bianca, dove Obama si è dimostrato uno dei peggiori presidenti della storia degli Stati Uniti se si guarda a cosa aveva promesso, a quale “vento di cambiamento” aveva suscitato e cosa ha invece realizzato, mettendo poi sostanzialmente in tutti i posti chiave i rappresentanti più importanti della stessa Wall Street che nel 2008 aveva condotto quasi il mondo all’Apocalisse finanziaria.

Che succederà?
Come se ne esce da questa situazione? Se provate in una bottiglia a mescolare Coca Cola, vino e birra non è facile poi ritornare allo stadio originario. E l’Unione Europea attuale (più dei banchieri che dei popoli se mai è esistita una vera fratellanza europea) non prevede nemmeno a livello di statuto delle vere e proprie exit strategy in caso di crisi di uno o più dei Paesi membri.
Certo si sarebbe da discutere se il peso del debito pubblico sovrano è veramente così grave e insostenibile dato che negli ultimi mesi il quadro economico non è così nettamente peggiorato né a livello europeo, né a livello mondiale ma con un treno che ti viene contro, dicono negli Stati Uniti, non si discute e non si può nemmeno cercare di fermarlo con un dito. Ma così è e tutte le tensioni delle ultime settimane e giorni alimentano un circolo vizioso a catena: si sottoscrivono meno (o affatto) titoli di Stato e le obbligazioni bancarie vanno fuori mercato; i tassi d’interesse pagati a chi presta il denaro s’inerpicano a livelli mai visti da decenni; le banche iniziano ad avere crescenti problemi di liquidità e a finanziarsi sul mercato; il credito alle imprese e alla famiglie viene progressivamente tagliato; aumentano le sofferenze e il numero dei “cattivi pagatori”; la recessione da finanziaria diventa economica. E il rischio più alto è evidentemente la tenuta del sistema bancario e finanziario (e non solo italiano) di fronte a così forti sollecitazioni dove è difficile distinguere fra l’”essere” e il “parere”, fra “fondamentali” e “pura speculazione”, fra ottimisti e pessimisti a oltranza.

Siamo nelle mani dei tedeschi soprattutto mani e piedi?Nel breve il mercato chiede chiarezza a chi guida la locomotiva europea, ovvero in primis alla Merkel, l’azionista di riferimento alla Unione Europea e chi decide veramente a questo punto sui suoi destini.

Una capacità di decisione che purtroppo è totalmente mancata nell’ultimo anno e mezzo quando è scoppiata la grana “greca” e dove lerisposte fornite dalla bionda teutonica  sono state così tante, incoerenti, balbettanti, contraddittorie e talvolta assurde da far sprofondare l’Unione Europea in mezzo a una crisi di sfiducia sulla sua tenuta veramente preoccupante.


Quando è scoppiato il caso greco (e ci sarebbe da discutere se è veramente tutta colpa dei governanti greci) sarebbe bastato che la coppia Merkek-Sarkozy avesse avuto la lungimiranza di dire ai mercati: “interveremmo per tutto il necessario e risolveremo la cosa”. Invece da quel momento è partito un balletto che ha fatto chiaramente capire la confusione che c’è alla guida europea, le rivalità, le furbizie di chi fa politica, l’incapacità di capire cosa vogliono e come funzionano i mercati. Morale: quello che poteva essere risolto con un intervento di un centinaio di miliardi di euro ora necessiterà probabilmente una somma oltre 10 volte superiore per cercare di riportare la situazione alla normalità.

Il governo Monti (come quello futuro Alfano o Passera o Borghezio) nonn possono certo oltre un certo livello cambiare in tempi brevi questo stato di cose oltre che dimostrare (e ce n’è certo bisogno) buona volontà accompagnata da provvedimenti chiari nella direzione del rigore dove si può tagliare (dai costi della politica a quelli dell’amministrazione pubblica, dalle baby alle maxi pensioni) e dove si può creare sviluppo (come una revisione profonda del mercato del lavoro). Ma i giochi oramai sono diventati più grandi di noi e il destino dell’Italia si gioca più a Berlino e a Wall Street. E non c’è tempo da perdere.

C’è chi dice nein…

Per fermare l’irreparabile ora che è stato fatto il governo Monti in Italia ci tocca forse sperare perfino in un simil governo di unità europea dove si mettano da parte gli egoismi nazionali per pensare a salvare la casa comune (si fa per dire) europea. E noi italiani, francamente, più che per calcolo economico che per fede in questa Europa, non possiamo nemmeno pensare di andare per conto nostro poiché questo significherebbe nell’ipotesi migliore vedere un “taglio dei capelli” dei nostri depositi e titoli di stato e bancari del 30% almeno se ritornassimo alla lira secondo alcuni studi.
Ma sul tavolo della Merkel in queste settimane i dossier all’ordine del giorno sono numerosi come i suoi “nein”. Ancora l’altro ieri la cancelliera tedesca Angela Merkel ha ribadito il suo “no” alla proposta degli eurobond (invece che ciascun Paese emetta i suoi bond a prezzi folli come sta accadendo ora all’Italia, alla
Spagna o al Portogallo emettere invece un bond sovranazionale dove tutti i Paesi, Germania compresa, se ne fanno garanti), affermando che “la socializzazione del debito” non rappresenta “la soluzione dei problemi” che in questo momento interessano l’area euro. La Merkel ritiene, infatti, i titoli di stato europei  strumenti “inadeguati”, che non garantirebbero un superamento della crisi del debito e che, nonostante il fatto che la Commissione li abbia messi all’ordine del giorno, trova inefficaci. “L’idea che attraverso la collettivizzazione dei debiti si possano superare i problemi strutturali dell’Unione Monetaria è proprio ciò che non potrà funzionare” ha ribadito con durezza nel dibattito in parlamento. Necessario sarebbe invece, “rivedere i trattati”, tracciando la via che porti a “un’unione fiscale” e a “un edificio politico” che porti “all’armonizzazione fra competenze nazionali”. E critiche della Merkel sono arrivate anche sull’idea di un intervento più pesante della Banca Centrale Europea, che secondo la Merkel deve rimanere un organismo indipendente, “responsabile unicamente della stabilità della moneta” e non come la Fed, un organismo, pronto a sparare moneta pure col “bazooka”,
acquistando quasi senza limiti titoli sul mercato (come hanno fatto gli Stati Uniti per scongiurare nel 2008 l’Apocalisse dei mercati) e/o stampando moneta a go-go.

Le “formiche” (furbette) tedesche non si fidano insomma delle cicale italiane, spagnole, greche e portoghesi e in verità non sono le sole se perfino il governo olandese nelle scorse settimane per bocca del premier Mark Rutte minacciava l’espulsione di tutti quei Paesi europei (Italia compresa) che in questi anni non hanno rispettato le regole di budget (che a ben vedere, detto fra noi, non hanno rispettato nemmeno i tedeschi).

Insomma al momento di pagare e tirare fuori il portafoglio nella Casa Europa ognuno guarda al proprio vicino e chi ha il portafoglio più pingue (la Bundesbank ha posizione creditrice di circa 500 miliardi nei confronti dell’Eurosistema) mette paletti, condizioni e tempi lunghi visto che se passasse la linea Merkel di modificare i trattati europei, avendo l’avallo di tutti paesi partecipanti, occorrerebbe aspettare anni e non settimane o giorni come chiedono i mercati sempre più insistentemente come unica o quasi via d’uscita.

I mercati aspetteranno i tempi e le procedure alla tedesca? Vedendo il valore dei credit default swap (se gli si vuole attribuire un qualche valore) di molti emittenti bancari e Paesi sovrani (e non solo l’Italia) tutto questo orizzonte temporale non sembra proprio esistere e i mercati, seduta dopo seduta, sia sull’azionario ma soprattutto sull’obbligazionario, sembrano ricordare questo ai governanti europei.

A che gioco sta giocando la Merkel è veramente quindi molto difficile da capire visto che sta scherzando veramente con il fuoco. C’è poi l’ipotesi del doppio gioco tedesco (e vedendo l’andamento del Bund tedesco non è un’ipotesi nemmeno da scartare a priori, vedendo anche il comportamento recente dello spread con i  titoli di stato francesi).

Secondo questa scuola di pensiero i tedeschi da una parte fingono di trattare e comandano le grandi manovre del salvataggio europeo, proclamando la necessità di una maggiore integrazione e di un’Unione fiscale; dall’altra magari secondo alcuni osservatori “maligni” stanno solo prendendo tempo,  meditando di lasciare l’euro al suo destino per tornare a stampare marchi.
Un’operazione certo apparentemente folle, economicamente auto-lesionista (l’export tedesco verso i paesi della UE è di circa il 65%) ma che magari la Germania potrebbe mettere in atto nel caso in cui la Merkel (o chi per lei) ritenesse che il costo (e/o il possibile fallimento) del salvataggio dell’Unione superasse quello di una Germania Uber Alles, isolazionista.

Staremo a vedere. Il tempo non è infinito. E di cose da fare nel breve, nel medio-lungo periodo (come disinnescare assolutamente l’attuale sistema finanziario basato sull’Azzardo poiché altrimenti risolta questa crisi ce ne troveremo fra breve ad affrontare un’altra) ce ne sono molte da fare.

E l’ultima cosa da fare è perdere tempo (oltre che troppi soldi).

Come soprattutto in questi mesi hanno fatto quei risparmiatori che non sanno stare fermi e nonostante i nostri consigli di stare il più possibile fermi e scarichi (e affidarsi soprattutto ai portafogli quantitativi) si sono lasciati sedurre dai “prezzi bassi e dai rendimenti alti” del mercato, ritenendo i nostri consigli prudenti quasi inutili (e persino la nostra consulenza SoldiExpert SCF fatta tramite i portafogli modello o quella personalizzata dove il nostro consiglio di uscire dal mercato a giugno/luglio è stata “premiato” con una bella serie di raccomandate di disdetta ai nostri servizi) per finire ora “incastrati” in situazioni antipatiche.

Lo ripetiamo ancora una volta: meglio anche perdere (con l’obiettivo naturalmente sempre di guadagnare) con una strategia sottostante (fatta sia di segnali d’ingresso che di uscita) che con il proprio fiuto o con i consigli di qualche guru o esperto che ama giocare con i soldi degli altri…

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