Perché siamo attratti da chi promette facili guadagni in Borsa? C’erano una volta gli yuppies (TRA MOGLIE E MARITO NON METTERE IL DITO)

Roberta Rossi è un consulente finanziario indipendente responsabile della consulenza personalizzata di SoldiExpert SCF .
Salvatore Gaziano si occupa da oltre 10 anni delle strategia d’investimento di SoldiExpert SCF dopo aver lavorato per molti anni come giornalista finanziario. Oltre che nel lavoro formano una coppia anche nella vita e in questo diario commentano i fatti più importanti della settimana senza censure e con un pizzico d’irriverenza. Con una rubrica molto “familiare” che parla della Borsa e della Vita…

 

 

 

 

La precedente rubrica “Tra moglie e marito…” dedicata al caso della famiglia di imprenditori torinesi che avrebbe consegnato oltre 1,5 milioni di euro a un professore della Bocconi con la promessa di ricevere un rendimento del 6% al giorno e che avrebbero poi visto volatilizzarsi i proprio soldi ha suscitato molti commenti e discussioni.

Un collega (il noto giornalista Marco Liera) ci ha ricordato come il professor Alberto Micalizzi ai tempi della new economy era considerato il massimo esperto di “opzioni reali” e fra i pochi che aveva capito e giustificato in modo matematico perché la Tiscali valeva a un certo punto oltre 18 miliardi di euro (oggi vale meno di 80 milioni di euro , il 99,5% in meno nonostante diversi aumenti di capitale realizzati nel frattempo).

Un risparmiatore “bocconiano” (Università da cui ironicamente prende le distanze ora) ha ricordato come il professore Micalizzi era considerato il pupillo di Maurizio Dallocchio, docente e commercialista star dell’ateneo milanese che passerà anche “alla storia” per essere stato il relatore della laurea conferita a Sara Tommasi, dal titolo: “Il caso Cirio Parmalat, funzionamento dei mercati, tutela del risparmio” che meritò un 105/110 di votazione e che servì poi a questa disinibita ragazza ternana ad avviare una carriera professionale che da Paperissima l’ha portata a essere in pochi anni una delle protagoniste del nuovo corso… del porno all’italiana e fra le prime 10 parole ricercate su Google in Italia. Sic!

E un lettore si è ricordato anche lui il caso dei fratelli Canavesio con cui avevamo lasciato in sospeso proprio l’ultima conversazione…

E se continuerete a leggere scoprirete perché era saltato fuori questo nesso e perché forse molti risparmiatori sono attratti da chi seduce con promesse di guadagni mirabolanti e poi li abbandona…

 

Roberta: Tu che negli anni Ottanta eri già operativo sul mercato mi racconti questa storia che cita il nostro lettore dei fratelli Canavesio? All’epoca io ero ancora sui banchi della Bocconi e non avevo come Professore di Finanza Micalizzi ma Jody Vender che un giorno sono riuscita a far diventare rosso come un peperone perché aveva fatto una battuta molto maschilista (per diventare bravi imprenditori disse in aula “bisogna avere le palle”) e io non sono una che sta zitta o abbozza, quindi gli ho risposto per le rime. Mi ha anche aspettato fuori dall’aula, pensavo mi volesse menare… comunque ricordi passati… torniamo ai Canavesio brothers e ai mitici anni Ottanta, che hanno combinato?

Salvatore: A metà degli anni ’80 Massimo Canavesio, insieme al fratello, era considerato un enfant prodige della finanza italiana…

Roberta: Come si descriveva Alessandro Proto arrestato proprio ieri dalla Guardia di Finanza con l’accusa di manipolazione del mercato e ostacolo all’attività degli organi di vigilanza e nell’ordinanza?

 Salvatore: Già nell’ordinanza di arresto se ne  parla  come di   «un abile truffatore» e come ricordi siamo stati fra i primi in Italia a delineare su MoneyReport.it chi era questo Proto  (si legga qui l’articolo) che iniziava già 2 anni fa a comparire dietro molte operazioni borsisistiche come “fuochista”… E allora molti dei giornali, rotocalchi e siti che oggi lo sbattono in prima pagina come “mostro” ne pubblicavano acriticamente tutto i comunicati stampa che diffondeva, facendogli le pierre…

Roberta: Sì mi ricordo di quell’articolo e delle continue telefonate di Proto prima e dopo la pubblicazione di quell’articolo… Ma torniamo alla storia dei Canavesio che mi hai incuriosito…

Salvatore: Massimo Canavesio era stato addirittura uno dei primi autori del libro bestseller  “Come si legge Il Sole 24 Ore”. Nei “favolosi” anni ’80 aveva fondato giovanissimo, insieme al fratello Cesare, una società specializzata nell’atipico e raccoglievano soldi, comprando e vendendo immobili e usando il sistema del leverage. La leggenda dice che erano partiti col primo “miliardino” che gli aveva regalato il padre e poi da quello avevano iniziato a montare e smontare operazioni immobiliari con l’aiuto del pubblico risparmio. I soldi venivano raccolti dalla fiduciaria Fidelital, che rilevava la Norditalia attraverso la Finanziaria assicurativa, di cui i sottoscrittori diventarono azionisti. Fidelital e Finanziaria assicurativa sono controllate dall’IFP, l’Istituto Finanziario Piemontese. E nel carniere mettono anche una piccola banca, il Credito Milanese. Ai sottoscrittori vengono promessi interessi del 2,5 per cento in più rispetto ai Bot. L’espansione è fulminea, supportata da un pool di banche in cui figurano Cariplo, Popolare di Milano, Nuovo Banco Ambrosiano. I potenziali clienti erano spesso visitati a domicilio e convinti a investire nei titoli del gruppo di venditori ben introdotti nella Torino bene cui i fratelli Canavesio retrocedevano delle forti commissioni.  I soldi dei risparmiatori iniziano sempre più a confondersi con i loro. E tutto come al solito andò bene finche i risparmiatori non cominciarono a richiedere indietro i loro soldi. I Canavesio erano molto fantasiosi e ventenni costruirono all’epoca un piccolo impero: Istituto finanziario piemontese, Norditalia Assicurazioni e scalarono pure una società in Borsa, la Sem, che doveva diventare la loro holding quotata, come i grandi finanzieri e pure la Nuova Edificatrice.

Roberta: Erano degli yuppies all’italiana….

Salvatore: Esatto ne erano in quegli anni descritti come la perfetta incarnazione. Un termine inglese diffusosi internazionalmente che indicava in quelli anni un giovane professionista “rampante” (“Young Urban Professional”) che trovava la propria realizzazione nel capitalismo più ostentato che diventava sostanza ma anche forma: missione ma anche soprattutto esibizione. C’è un film dei fratelli Vanzina di quell’epoca e una bella canzone di Luca Barbarossa giovanissimo che raccontano bene quell’epoca.
E i fratelli Canavesio erano perfetti in Italia per quel ruolo: andavano in giro con aereo privato e in gessato all’ inglese, come gli uomini della City. Ma sotto il vestito venne fuori poi che c’era poco o niente. Iniziò così il rapido declino, scattarono le indagini e anche poi le manette. E venne fuori un crac di alcune decine di miliardi delle vecchie lire.

Roberta: Fine della storia?

Salvatore: Tutt’altro. La permanenza in carcere è breve  e se la cavano con la condizionale e io conosco Massimo Canavesio qualche anno dopo, negli anni ’90, quando entra in una società quotata a Piazza Affari, la Dataconsyst, attiva nelle telecomunicazioni e nei sistemi di sicurezza, e chiedo di intervistarlo anche perché conoscevo abbastanza bene quella società dal punto di vista dei fondamentali ed ero incuriosito, oltre che dal personaggio, di capire cosa diamine d’interessante ci aveva trovato dentro quella società di Vimercate.

Roberta: Che hai fatto a quel punto? Hai affidato anche i tuoi soldi in gestione al giovane mago della finanza?

Salvatore: No, io e il mio collega d’allora, Stefano Elli, oggi firma di punta de “Il Sole 24 Ore” e specializzato proprio in criminalità finanziaria e risparmio tradito, raccontiamo tutto il suo passato sul settimanale Borsa & Finanza dove lavoravamo allora. Ma devo ammettere che a sentirlo parlare e spiegare i suoi progetti di rilancio su Dataconsyst era facile farsi incantare se uno non avesse maturato in questo settore una forte diffidenza. Massimo Canavesio mi spiegò con convinzione che le sue imprese del passato sono una pagina chiusa. Che era stato vittima di una storia più grande di lui ed era finito nel tritacarne perché in Italia alla fine i poteri forti non sopportano i parvenu… Si difendeva con foga e sembrava che si meritasse una seconda chanche a sentirlo parlare.

Roberta: Ma cosa c’entra questa storia con quella del professor Micalizzi?

Salvatore: Immagino che coloro che hanno dato i soldi al professore della Bocconi, fidandosi della sua cattedra (e occorrerà naturalmente vedere se le accuse saranno provate) se anche avessero chiesto lumi sul suo passato poco brillante e il crac precedente potrebbero aver ricevuto rassicurazioni di questo tipo.
Molti anni prima avevo fra i primi intervistato anche un certo Giorgio Mendella e ti posso assicurare che c’è gente bravissima a incantare le persone e a difendere anche pervicacemente e con convinzione gli affari più sballati.
Tornando a Massimo Canavesio ricordo che al termine dell’intervista mi chiese pure simpaticamente il favore di accompagnarlo con la mia Vespa senza casco a un appuntamento in centro a Milano perché era in ritardo.

Roberta: A questo punto immagino che siete stati fermati da una pattuglia dei Carabinieri…

Salvatore: No, ma la stella di Massimo Canavesio era destinata di nuovo a precipitare. Dai sindacati scoprimmo dopo poco tempo che i dipendenti della Dataconsyst non ricevevano da mesi lo stipendio; arrivò presto un’ istanza di fallimento e poi il delisting del titolo da Piazza Affari che diventò cenere per i piccoli azionisti come  fin dall’inizio e io e Stefano Elli avevamo sospettato e scritto.
Ma non è finita perché qualche tempo dopo Canavesio viene arrestato a Ibiza. E questa volta i capi d’accusa riguardavano un crac di una società di gestione bolognese, Ersim, dove sarebbero spariti altre decine di milioni di euro secondo l’accusa, coinvolgendo un migliaio di risparmiatori. In pratica la quasi totalità del denaro degli investitori che erano stati convinti a investire i loro soldi da una rete di promotori finanziari. Nel provvedimento giudiziario si dice che il denaro raccolto veniva investito in minuscole società americane trattate sull’OTC americano, un circuito borsisistico tutt’altro che trasparente. E dietro le società, praticamente scatole vuote, c’era secondo l’accusa lo stesso Canavesio che fungeva da gestore “ombra”.

Roberta: Incredibile ma nessuno credo che gli affiderà più i quattrini…

Salvatore: Mai dire mai… In tempi più recenti qualche anno fa è finito sotto processo in Svizzera. Ho letto che operava con una rete di promotori con i quali cercava questa volta di collocare una famiglia di fondi battezzati Carlo Magno senza peraltro possedere la necessaria licenza bancaria.

Roberta: E in Svizzera questo peccato è più grave immagino di violare tutti e 10 i comandamenti…

Roberta: Ollala i u! E così Canavesio che voleva magari “magnare” con il fondo omonimo è stato “magnato” dagli svizzeri che lo hanno pure arrestato…

Salvatore: Comunque è tornato libero, espulso dalla Svizzera, e sono certo che prima o poi lo re-incontreremo a Piazza Affari & dintorni. E mi farebbe piacere sentire un’altra volta raccontare da lui la sua storia.  Anche perché io credo come filosofia di vita che ciascuno si merita una seconda chanche. Anche una terza magari. Non si può essere colpevoli a vita. Si può commettere un errore, una sbandata ed è giusto che dopo averne scontato le conseguenze (e pagato naturalmente i propri debiti con la giustizia e soprattutto i danneggiati) si possa ricominciare…

Roberta: Ma?

Salvatore: Ma…comunque personalmente prima di affidare i soldi di nuovo a qualcuno che ha combinato dei disastri o degli affari poco chiari ci penserei molto bene e cercherei di evitare se possibile. Non mi piace fare esperimenti con i miei soldi per vedere se un finanziere chiacchierato si è veramente redento  🙂

Roberta: Sì mi ricorda quello che dice tuo padre in dialetto siciliano stretto: “cu nasce tunnu non po morere quadrato…”

Salvatore: Comunque gli imbonitori e coloro che in finanza promettono guadagni elevati, facili e costanti. I “maghi” del listino e delle gestioni sono sempre esistiti e sempre esisteranno perché la domanda resta forte, qualsiasi cosa accada. E spesso hanno una marcia in più nel convincere le persone.
E purtroppo la giustizia italiana è molto di manica larga nei confronti di chi distrugge o si appropria dei soldi altrui se col colletto bianco e la camicia con i gemelli. Di fatto resta impunito e paga delle pene sproporzionatamente molto basse in relazione a quanto rovina la vita delle persone danneggiate a cui va tutta la mia solidarietà. Come ci ha ricordato un lettore che ci ha scritto dopo la precedente rubrica, ricordandoci un altro caso della “Milano da bere” e dei (parole sue) “vari ‘Madoff’ spuntati come rapaci RAPINATORI in questi ultimi trent’anni ai quattro punti cardinali (ma segnatamente in Italia con buona pace di Co.N.So.B., Bankitalia, mondo politico/mafioso & assimilati)” ricordando il caso del crac della ‘banda Selvaggi’.

Roberta: Un’altra storia di risparmio tradito?

Salvatore: Purtroppo, sì. Una bancarotta di fine anni ’80 che bruciò centinaia di  miliardi delle vecchie lire con protagonista l’IFM e purtroppo 4000 risparmiatori in buona fede bidonati da una società guidata dal trio Roberto De Gaetano, Aldo Selvaggi e Cristiano Mancini dove furono accertate collusioni, complicità anche eccellenti perfino ai piani alti della Consob.

Roberta: Che mondo che può essere la finanza!  Noi ci rivolgiamo a investitori che vorremmo consapevoli, parliamo di guadagni ma anche di perdite, di volatilità e diversificazione, di pro e contro e anche di strategie… Ma poi c’è chi raccoglie paccate di miliardi e punta tutto sul sorriso e sui rendimenti. Forse noi siamo noiosi per un certo tipo di risparmiatori! Vuoi mettere il fascino di chi racconta: “non ti preoccupare! Ci penso a tutto io!” E magari gli scodella pure un rendimento certo minimo annuale piuttosto elevato...Poi quando il cliente rivuole i soldi indietro… a volte scopre come nel poker che era tutto un bluff!

Per leggere la rubrica precedente “Tra moglie e marito non mettere il dito…”   legata al caso “Madoff della Bocconi” cliccate qui 

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