Da Londra una new wave di start up del Fintech. E le banche che non si adeguano spariranno.

Il settore bancario rispetto ai fasti del passato è alla frutta ? Bill Gross, noto guru della finanza e gestore del Janus Global Unconstrained Bond Fund , non ha dubbi: in un contesto di tassi negativi i titoli delle banche restano da guardare con diffidenza e l’intero sistema creditizio così come noi oggi lo conosciamo è destinato a morire per effetto di una regolamentazione sempre più severa e margini futuri sempre più al ribasso.

Gross ha ricordato il crollo dei prezzi dei titoli bancari dopo il fallimento di Lehman Brothers nel 2008: Citigroup valeva 500 dollari nel 2007 e adesso tratta a 42 dollari; Bank of America quotava a 50 dollari e adesso ne vale circa 13; Credit Suisse era a 70 dollari e adesso viene scambiata intorno a 15 dollari; Deutsche Bank valeva 130 dollari e adesso sta intorno a 17 dollari e perfino Goldman Sachs (la banca d’affari considerata più profittevole del mondo) ha visto dai massimi le azioni passare da 240 dollari a circa 156.

Siamo veramente agli ultimi giorni dell’impero? Chi qualche settimana fa come noi si trovava a Londra all’edizione europea annuale di Finovate, une delle più importanti fiere mondiali del fintech poteva avere il privilegio di mettere la testa in quello che sarà il settore bancario del futuro. E provare a immaginare come cambierà questo settore.

Cosa è il fintech? Semplicemente la tecnologia applicata alla finanza. Ovvero come l’innovazione e la digitalizzazione dei servizi finanziari possono modificare e innovare questo settore. E l’aria che si respirava a Londra all’edizione europea di Finovate era ben differente da quella segnata dai barometri di Borsa del comparto bancario che vede questo settore in calo di oltre il 70% dai massimi del 2007 .

Partecipanti Finovate
Uno dei momenti di break dei lavori di Finovate 2016 a Londra dove partecipanti ed espositori di tutto il mondo si confrontano

Per 2 giorni consulenti aziendali, venture capitalist e banchieri hanno assistito a una maratona di soluzioni tecnologiche innovative applicate alla finanza di fronte a 1500 partecipanti provenienti da 22 paesi dei 5 continenti.

Discreta e in crescita rispetto allo scorso anno la presenza di banchieri e specialisti italiani del settore (Chebanca, Intesa Sanpaolo, Unicredit, Banca Sella, Mediolanum, Reply fra gli altri)

Un evento basato su un format collaudato ed efficace. Una sorta di speed date delle startup del fintech.

Ogni espositore ha 7 minuti (e non 5 secondi di più) per presentare davanti al pubblico la propria business idea e un piccolissimo stand che è uguale per tutti nella sede ottocentesca dell’ex mercato del pesce londinese dell’Old Billingsgate Market a fianco alla Torre di Londra davanti al Tamigi.

Il networking è favorito, oltre che dai grandi badge che indossano tutti i partecipanti dall’utilizzo di una app di una società israeliana (Bizzabo) e dai tanti momenti di incontro favoriti durante questa kermesse.

Un settore quello del fintech su cui gli investimenti nel settore crescono di anno in anno in modo vorticoso e di cui Londra a livello europeo è diventata la capitale. La Borsa di Londra è fra le più importanti del Vecchio Continente ma contano molto anche qui le condizioni favorevoli per fare business: burocrazia bassissima, tassazione light (dal 20%) e moltissimi programmi di assistenza e supporto per sviluppare la propria idea imprenditoriale. Stati Uniti, Israele e Gran Bretagna sono le nazioni al mondo col più alto numero di start up del fintech.

L’impressione ricavata da questa kermesse? Grande fermento e più idee rispetto alla scorsa edizione e la sensazione che le banche del futuro come bene ha sintetizzato Bill Gross saranno molto diverse rispetto a quelle del passato. E chi perderà questa rivoluzione rischia di uscire fuori dal mercato e non essere più competitiva.

Offrire soluzioni più efficienti, convenienti, veloci e migliorare non di poco la qualità dei servizi offerti e la customer experience della propria clientela è qualcosa che le banche oggi possono offrire con pochi clic e in maniera molto più efficiente rispetto al passato.

Staff Finovate 2016
Dei giovani startupper svizzeri presentano in modo divertente la loro business idea con lo slogan “adotta un banchiere”

O come ha detto Paul Grady, partner di Sequoia Capital, uno dei principali fondi di venture capital USA, “Se volete sognare un po’, l’intero sistema finanziario potrebbe essere ridisegnato con nuove società che vediamo nascere oggi”.

Un’enorme opportunità per il settore bancario ma anche una minaccia sempre più forte per le banche che non sapranno stare al passo con questa evoluzione e rimettersi in discussione.

Ci sono banche in Italia che hanno puntato con tempismo e decisione in questa direzione. Fineco capitalizza quasi 4 miliardi di euro con poco più 1000 dipendenti di cui oltre il 20% lavora nel settore information technology. E ogni anno aumenta la redditività, raccolta e clientela. Ma molte banche italiane sono rimaste indietro e si sono comportate come la Kodak con le macchine fotografiche a rullino quando è emerso l’avvento delle foto digitali.

Un settore composito quello del fintech che accomuna sempre più società che usano la tecnologia per rendere i sistemi finanziari più efficienti.
Molte applicazioni presentate disintermediano il canale bancario tradizionale o offrono soluzioni alternative più semplici e meno costose.

Dai servizi di pagamento al roboadvisoring (la consulenza finanziaria online con l’utilizzo di algoritmi similmente a quanto facciamo noi in Italia di SoldiExpert SCF), dai sistemi di valutazione del credito alla digitalizzazione dei rapporti con la clientela, dal blockchain alla gestione dei big data, dai prestiti peer-to-peer al crowdfunding. Ovvero raccogliere fondi e capitale online rivolgendosi a una moltitudine di persone. Per finanziare una buona causa ma anche per far decollare un’idea o progetto imprenditoriale: un’alternativa al canale bancario tradizionale.

Stefano Tresca, fra i fondatori di Level 39, uno dei più importanti incubatori fintech internazionali con sede a Londra fra le capitali mondiali del settore

Attraverso il nostro smartphone o tablet possiamo compiere immediatamente complesse operazioni finanziarie solo qualche anno fa impensabili senza recarsi in una filiale e aver preso un appuntamento.

Come spiega Stefano L. Tresca, italiano a Londra, membro fondatore di Level39, il più grande acceleratore al mondo nel settore fintech, e autore del libro “Future Cities”: “La rivoluzione di Bitcoin che doveva spazzare le banche non c’è stata, e quasi sicuramente non ci sarà. Ma le banche sono comunque sotto pressione. Da una parte, stanno combattendo la crisi iniziata nel 2007 attraverso fusioni e acquisizioni, e dunque eliminando le piccole banche. Dall’altro le grandi banche sono troppo burocratiche per innovare. Per questo motivo ci sono molti investimenti nel fintech. Perché il modo più facile per innovare per le grandi banche passa attraverso l’acquisizione di startup.

Se il Bitcoin usato come moneta non ha sfondato come qualcuno sperava, la tecnologia che lo fa funzionare — la blockchain — è il vero volto della rivoluzione. Grazie alla tecnologia Blockchain è possibile tracciare dati, persone, oggetti e persino denaro. E’ possibile aprire un conto in pochi secondi anche all’estero, perché l’identità del cliente è certa. E’ possibile rintracciare l’origine legale o meno dei capitali. Secondo il Financial Times, solo nel settore della gestione documenti le banche possono risparmiare 20 miliardi di dollari grazie alla blockchain. Per questo motivo, all’interno di un settore già caldo come il fintech, la nicchia delle startup Bitcoin/blockchain è in ascesa vertiginosa“.

Che cosa ha colpito l’attenzione dei partecipanti all’ultima edizione di Finovate fra le numerose startup del fintech? Fra le società che hanno riscosso maggiore interesse c’è sicuramente Capitali.se , una start up israeliana che piacerà agli appassionati del trading e che consente di selezionare idee d’investimento, valutarle come risultati e anche ottimizzarle in modo semplicissimo senza essere dei programmatori ma scrivendo le regole di acquisto e di vendita come le si spiegherebbe al bar ai propri amici tipo scrivendo nel prossimo futuro: “se l’indice del settore bancario sale più del 3% acquistami per 5000 euro le azioni MPS e vendile se salgono poi del 4% o scendono del 4%“.

E sempre nel settore del trading è stata giudicata interessante la piattaforma realizzata dalla società DriveWealth che consente di acquistare agli investitori di tutto il mondo i titoli azionari o gli ETF della Borsa americana tramite lo smartphone anche per un controvalore di pochi dollari con commissioni ridottissime.

Ma fintech significa anche semplificare i processi come Eyeverify, un software presentato da una società di Miami che consente di trasformare un selfie scattato col telefonino in una chiave di accesso sicura per proteggere la propria vita digitale tramite l’autenticazione biometrica. In pratica una tecnologia che è in grado sfruttare un autoscatto per riconoscere il bulbo oculare. Una soluzione più pratica e decisamente meno costosa del più noto riconoscimento dell’iride e che diverse banche online statunitensi stanno sperimentando per il riconoscimento a distanza della propria clientela.

Taglio dei costi, semplificazione dei processi, utilizzo più efficiente dei big data, finanziamento dal basso, migliore comprensione delle esigenze della clientela: il futuro del fintech passa da qui. Ed è di questi giorni l’annuncio da parte della banca d’affari Goldman Sachs di Honest Dollar, una start-up americana specializzata nell’offerta digitale di fondi pensione per piccole imprese e liberi professionisti.

Altro che affare solo per la generazione dei millenials; anche nel futuro delle pantere grigie e dei senior il futuro sarà sempre più fintech.

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