Focus sulle banche italiane: il 2020 è un anno da dimenticare e i banchieri studiano come spremere di più i clienti

L'anno scorso per molte banche italiane è un anno da dimenticare a causa delle perdite subite soprattutto nel risparmio gestito

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A proposito di ricorrenze come quella che abbiamo esaminato qui dopo 12 mesi dall’avvio della pandemia ed effetti, corsi e ricorsi storici, un anno fa  io mi trovavo a Berlino al Finovate Europe 2020 (uno dei più importanti eventi mondiali dedicati al fintech) insieme a centinaia di altri analisti finanziari, strategist e consulenti e allora registrai un podcast per RadioBorsa che non abbiamo mai messo in onda per il travolgere dagli eventi dove si parlava della disgregazione accelerata che la tecnologia stava portando nel mondo bancario e finanziario old style.

Il Covid-19 ha accelerato ulteriormente questa tendenza in modo incredibile e basti vedere il boom che hanno avuto negli ultimi 12 mesi le società che si occupano di pagamenti digitali e fintech (basti citare il caso della società olandese quotata Adyen, in Italia conosciuta da pochi, che negli ultimi 12 mesi ha visto le quotazioni salire del +150% per una capitalizzazione di 65 miliardi di euro) contrapposti alle banche tradizionali con un indice europeo nello stesso periodo sceso del -15,4% e con quello italiano ancora peggiore.

Non è decisamente un momento d’oro per le banche né nel Vecchio Continente, né in Italia.

L’Ulster Bank, di proprietà della banca britannica NatWest, ha fatto sapere negli scorsi giorni che chiuderà gradualmente tutte le sue operazioni nella Repubblica d’Irlanda, dove ha 88 filiali, 2.800 dipendenti e 1, 1 milione di clienti.

NatWest ha spiegato in una dichiarazione che l’uscita dell’Ulster Bank dal mercato irlandese arriva dopo una revisione interna effettuata lo scorso anno, che ha stabilito che l’entità non sarà in grado di “raggiungere livelli accettabili” di redditività per “i nostri azionisti a lungo termine”. Dichiarazione che a noi italiani capita raramente di ascoltare.

La banca tedesca Commerzbank prevede invece di perdere 1,7 milioni di clienti entro il 2024 con una perdita prevista di fatturato di 300 milioni di euro e ha registrato nel 2020 una perdita di bilancio di 2,9 miliardi di euro a causa dei costi di ristrutturazione.

 

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Il nuovo capo di Commerzbank crede che la banca potrà comunque svoltare conquistando nuovi mercati, clienti aziendali e commerciali, nonché clienti privati ​​molto facoltosi e punta a una riduzione dei costi operativi compresi quelli del personale dove si prevede un taglio di 10.000 posti di lavoro.

Tutto questo mentre in Italia il “bubbone” MPS è ancora lontano dall’essere risolto (e non esiste purtroppo solo questo, ma un tessuto numeroso di banche piccole e medie in crisi di “vocazione”) e, come diremo più avanti, rischia di costare oltre 717 euro a famiglia per “sistemarla”.

In Italia il 2020 per la maggior parte delle banche è stato, infatti, un anno da dimenticare (tranne che per Intesa Sanpaolo, Credem e pochissime altre) e per le maggiori 6 banche italiane si conta una perdita aggregata di 5,5 miliardi di euro contro un utile di 7,9 miliardi nel 2019 (e 9,2 nel 2018).

Maggiori rettifiche per le svalutazioni sui crediti e poste straordinarie hanno pesato negativamente e l’area a cui puntano tutte le banche per gonfiare gli utili ovvero risparmio gestito, assicurazioni e vendita di prodotti e servizi finanziari (il cosiddetto wealth management e private banking) è cresciuto globalmente ben sotto le attese nonostante il boom dei risparmi accumulati dagli italiani sui conti correnti.

Cresce il numero di risparmiatori che non si fidano ciecamente di quanto viene proposto in un mercato che anche per effetto della crescente digitalizzazione valuta con maggiore attenzione le alternative e non ha scritto “Jo Condor” sulla fronte (tipo prodotti e consigli “civetta”, inefficienti e super costosi anche del 3-4% annuo) che oggi ancora consentono a molte banche di ottenere oltre il 60% degli utili grazie soprattutto all’asimmetria informativa (che tradotto significa che a un risparmiatore un po’ ingenuo e poco informato puoi vendere quello che vuoi e al 3% annuo e più di costi quello che potrebbe pagare l’1% e meno).

In tutto questo, il caso Monte dei Paschi di Siena è sempre aperto e Roberta Rossi, nel fine settimana (solo io potevo sposarla e il detto “chi si somiglia si piglia” ha un certo fondamento nel nostro caso), ha provato a fare 2 conti per l’associazione no profit di consumatori Consumerismo (di cui è stata invitata a far parte del comitato scientifico) su quanto potrebbe costare ancora il salvataggio di Rocca Salimbeni, a spese dei contribuenti italiani, a dimostrazione che l’abitudine italiana di dare calci ai barattoli non risolve nulla, ma ingrossa sempre solo il conto finale (e la ricchezza di alcuni mandarini e banchieri di Stato).

Stai bene ed investi bene,

 

Firma Salvatore Gaziano
Responsabile Strategie d’Investimento SoldiExpert SCF

 

 

 

 

 

 

p.s. parliamo tanto di Asia (non della figlia del re del brivido) e caso ha voluto che questa settimana intervistassi un imprenditore italiano, Maurizio Baldassari, classe 1936, che è stato fra i primi a sbarcare in Giappone e Cina e oggi esporta nel mondo il 100% del suo fatturato nell’abbigliamento maschile di alta qualità. Il sindaco di Lerici mi ha chiesto di intervistarlo per il sito del Comune (visto che questo stilista è lericino) e se vorrete ascoltare quando avete tempo una bella storia italiana che sembra quasi una favola non perdetela. Questo è il link.