FONDI D’INVESTIMENTO O ETF O INVESTIMENTO DIRETTO IN TITOLI? OVVERO SPECCHIO DELLE MIE BRAME, QUAL E’ IL MIGLIOR PRODOTTO FINANZIARIO DEL REAME? SECONDO NOI THE WINNER IS…

Negli uffici di New York la casa discografica Mercury (una delle etichette indipendenti più importanti nel dopoguerra  e che contribuì a far conoscere artisti del calibro di  Sarah Vaughan, Chuck Berry, i Platters) si poteva trovare all’inizio degli anni ’60 questo cartello: “Questa è un’impresa senza alcun scopo di lucro. Originariamente avrebbe voluto averlo, ma è così che sono andate le cose”.

Ci viene in mente talvolta questo divertente cartello quando incontriamo o parliamo con risparmiatori e investitori sconsolati di fronte all’andamento dei loro investimenti e della loro posizione titoli. Oggi in pesante perdita (nonostante lustri su lustri di orizzonte temporale) in confronto all’investimento iniziale nonostante l’obiettivo fosse ben diverso: ottenere un guadagno e nel tempo una certa sicurezza finanziaria.

“Sicurezza finanziaria” a ben vedere sembra nell’ultimo decennio diventato quasi un ossimoro, quella figura retorica che consiste nell’accostare nella medesima locuzione parole che esprimono concetti contrari. Quasi come dire “silenzio assordante” oppure “ghiaccio bollente” oppure “bomba intelligente”…

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Di “sicuro” nel campo degli investimenti finanziari (e non solo) non ci è rimasto molto visto che nell’ultimo ventennio e’ stata spazzata via qualsiasi certezza.

Che fare? Vivere allora come cicale o chiudersi a riccio e pensare o sperare che il mercato si adeguerà prima o poi ci darà ragione ? O adottare un approccio agli investimenti differente e che tenga conto che i mutamenti dei mercati (anche repentini e violenti) fanno parte del quadro e occorre trovare il modo di conviverci?

Quanto è difficile cambiare…

 

“Non c’è nulla di immutabile, tranne l’esigenza di cambiare” diceva già Eraclito, filosofo greco antico, uno dei maggiori pensatori presocratici.

Ma cambiare non è facile, tutt’altro.
Secondo Deming William Edwards, guru della qualità,
Le due principali regole che stanno alla base della vita stessa sono:
1) il cambiamento è inevitabile
2) tutti cercano di resistere al cambiamento

Essere genitori di 2 bambini piccoli ci porta a vedere come in realtà la resistenza al cambiamento sia un pre-concetto piuttosto “adulto” e la paura del  “nuovo” qualcosa che ha a che fare molto con l’esperienza e la volontà di non mettere troppo in discussione le scelte e abitudini passate. Anche quando sono dannose.

Nel campo degli investimenti il nostro approccio in questi anni è stato quello quindi di non sedersi sugli allori passati, ma innovare continuamente e cercare di adeguarsi ai mercati che cambiavano continuamente. Altro che “buy & hold” (compra e tieni) o quelle fesserie che ci capita ancora di leggere su alcuni siti e depliant finanziari dove c’è ancora chi vende  la favoletta che basta comprare quel portafoglio di fondi, titoli o Etf, tenerli lì, e dopo qualche anno diventare ricchi con rendimenti magari superiori del 10% all’anno. “Pianificazione strategica” o “strategic financial planning” …. la descrive qualcuno. Sigh!

Adeguarsi ai mercati meglio che subirli passivamente…

Inutile girarci intorno.  Il mondo è in costante cambiamento. Soprattutto quello economico e finanziario. Mentre si sviluppano nuovi mercati, altri scompaiono. E quello che ieri sembrava innovativo e il “mercato del futuro” potrebbe oggi essere già qualcosa di datato. Per questo motivo comprendere il panorama degli investimenti e la loro evoluzione in modo dinamico non è mai stato così cruciale. Ci sono mercati azionari (e non solo) che oggi, rispetto a 10 o 20 anni fa, sono scesi di oltre il 50-60%. Che in termini reali (considerando la perdita del potere d’acquisto dovuta all’inflazione) può voler dire anche oltre l’80%.

E mantenere tutto (per quanto psicologicamente gratifica il nostro ego) non è una mossa geniale. Tranne magari per coloro che ogni anno ti “tosano” delle commissioni di gestione e hanno tutto l’interesse sempre a farti rimanere investito.  L’alternativa esiste ed è affidarsi a chi da oltre un decennio ha sviluppato un approccio agli investimenti completamente flessibile e che si è dimostrato (non sulla carta ma nella realtà come dicono TUTTI i nostri portafogli consigliati) in grado di ottenere risultati migliori del mercato con un elevato controllo del rischio. Sia nell’azionario che nell’obbligazionario.

Tramite Fondi, Sicav, ETF, ETC, azioni italiane, europee… E anche fondi obbligazionari in valuta come nel nuovo portafoglio che abbiamo lanciato in questi mesi  Un approccio seguito in questi anni da migliaia di risparmiatori in modo facile e per nulla impegnativo o più costoso del “classico” risparmio gestito.

il nostro approccio ai mercati finanziari

 

Fondi d’investimento ed ETF: quando ci piacciono, quando non ci piacciono…

Per parlare di questi argomenti sabato 15 settembre presso la sede di IwBank abbiamo deciso di dedicare una mattina “live” ai nostri clienti, a quelli di questa primaria banca online e a tutti coloro che sono interessati a essere informati sulle strategie migliori (e peggiori) per investire attraverso azioni, obbligazioni e soprattutto fondi e Etf a cui abbiamo deciso di dedicare in particolare questa conferenza.

In questi mesi e ultimi anni molto è cambiato nel settore della consulenza finanziaria  anche con l’introduzione della Mifid che ha costretto SoldiExpert SCF a viaggiare su strade vicine ma parallele. Chi sottoscrive un portafoglio di self-service non può ricevere consulenza personalizzata: la legge lo vieta. Nel caso dei portafogli self-service è quindi come se il risparmiatore decidesse con quale tipo di “medicinali” curarsi, scegliendoli dallo scaffale.

Al contrario Roberta Rossi, consulente finanziario indipendente e responsabile della consulenza personalizzata di SoldiExpert SCF è abilitata a questo tipo di consulenza (che è soggetta a regole e procedure precise) può supportare ciascun investitore nel comprendere in base al suo patrimonio, il suo orizzonte temporale, profilo di rischio, banca o banche con cui opera, esigenze finanziarie e obiettivi cosa è meglio per ciascun investitore. E capire magari se un risparmiatore è troppo pesato sull’azionario e obbligazionario italiano e se non è meglio allargare i propri confini d’investitore (come in questi ultimi anni abbiamo consigliato a numerosi clienti troppo concentrati sull’Italia).

nella foto Salvatore Gaziano, Roberta Rossi e Francesco Pilotti

Se un tempo (e parliamo di quasi 10 anni fa) la “specialità della casa” erano i portafogli azionari italiani nel tempo la nostra gamma di servizi e portafogli consigliati si è molto ampliata e indirizzata verso portafogli di Etf e soprattutto fondi e Sicav a fianco a azioni europee e obbligazioni. Conosciamo certo il pregiudizio che esiste nei confronti dei fondi: spesso considerati “cari e malgestiti: quasi una macchina mangia-soldi”. E conosciamo anche l’alone positivo (spesso alimentato anche da consulenti finanziari indipendenti) che circonda invece il mondo parallelo degli Etf di cui dice spesso tutto il bene possibile.

Sono corretti questi pregiudizi? Tutti i fondi ed Etf sono uguali o dipende anche da come si utilizzano oltre che da considerazioni anche di tipo fiscale e operativo?

Una società di gestione è uguale all’altra come avere il conto su qualsiasi banca o sim? Quanto è importante (e soprattutto come) avere un controllo del rischio dei propri investimenti e che differenza esiste fra una consulenza standard (come quella offerta dai portafogli self-service), una personalizzata (come quella offerta da Roberta Rossi) e una tradizionale come quella offerta da una banca tramite promotori finanziari e private banker?

A tutti questi interrogativi cercheremo di rispondere, presentando come probabilmente mai abbiamo fatto la metodologia che c’è dietro al nostro lavoro per condividerne principi e obiettivi e (speriamo) far comprendere come investire in Borsa (nell’azionario come nell’obbligazionario) senza una strategia   tutto diventa più difficile. E aleatorio. Come giocare a dadi con i propri risparmi, avendo nella migliore delle ipotesi come “garanzia” il consiglio (spesso ben poco disinteressato) del venditore. E con un controllo del rischio (un argomento che invece a noi e ai nostri clienti sta molto a cuore) praticamente inesistente: se un mercato perde il 50% perdere quella cifra viene considerato da qualcuno (non noi!)  una regola del gioco….

E da parte nostra faremo vedere invece non solo l’indipendenza che caratterizza il nostro operato (gli unici a pagarci sono i nostri clienti) ma anche i risultati che abbiamo ottenuto in questi anni in confronto al mercato. E la continua ricerca e innovazione che muove il nostro lavoro per fornire alla nostra clientela una consulenza sempre a maggiore valore aggiunto. Su tutti i fronti.

E che ha significato in questi anni per il nostro gruppo diventare fra le più importanti e longeve società del settore. E fra le poche che possono vantare track record significativi e migliaia di clienti paganti che ci hanno dato fiducia in questi anni.  E non è poco in questo settore.

E per questo ci piacerebbe se puoi invitarti a partecipare (clicca qui per iscriverti) : conoscerci dal vivo anche al tempo del digitale è sempre un’esperienza utile e arricchente. Per tutti. A presto!

p.s. La Mercury Record, la casa discografica con quel cartello esposto curioso (““Questa è un’impresa senza alcun scopo di lucro. Originariamente avrebbe voluto averlo, ma è così che sono andate le cose”) è stato poi ceduta e oggi non c’è più. Economicamente e finanziariamente non stava più in piedi nonostante l’ottimo catalogo. Confluito poi in Philips, poi in PolyGram e infine in Universal Music Group.

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