I FONDI D’INVESTIMENTO NON LI VUOLE PIU’ NESSUNO MA CHE NON SI SAPPIA TROPPO IN GIRO

Uno spettro si aggira per l’Europa: lo spettro del comunismo”. Parafrasando Karl Marx un altro spettro ha iniziato a turbare da qualche anno in modo sempre più drammatico il mondo del risparmio gestito, delle banche e delle reti: gli ETF.

Quando scrivevamo quasi un anno fa un report sugli ETF spiegando che anche in Italia stavano conquistando il mercato e “rottamando” fondi d’investimento e sicav confessiamo di aver ricevuto alcune e-mail di risparmiatori e soprattutto di consulenti finanziari che contestavano la nostra analisi, spiegando che i fondi d’investimento invece restavano per i risparmiatori lo strumento n.1 e migliore dove mettere i soldi.

L’oste che si spertica in apprezzamenti sul vino che vende.

A 2019 finito possiamo parlare di quello che è accaduto in un anno per molti versi eccezionale considerata la performance positiva dei mercati sia sull’azionario che sull’obbligazionario.

Ma lasciamo parlare i dati presentati anche da Black Rock (uno dei colossi mondiali del risparmio gestito) ai consulenti finanziari in occasione di un evento riservato.

 

 

Dal 2009 a oggi (ma in realtà da sempre) l’andamento dei flussi di raccolta dei fondi d’investimento (rappresentato in verde) è sempre stato altamente correlato con l’andamento dei mercati (rappresentato in rosso).

I mercati salgono? Cresce la vendita dei fondi e la raccolta. I mercati scendono? Aumentano i deflussi. C’è un’intera parte dell’economia (e che è valsa anche l’assegnazione di alcuni premi Nobel) che ha dimostrato che questo comportamento è assolutamente dannoso nel lungo termine per gli stessi investitori (il cosiddetto “investor gap”) ma così funziona spesso la nostra testa.

 

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Ebbene il dato abbastanza clamoroso è osservare che lo scorso anno, nonostante un rialzo medio a 2 cifre fra azionario e obbligazionario (ipotizziamo un ipotetico investitore che avesse messo il 50% sull’azionario mondiale e il 50% sull’obbligazionario mondiale) un venditore di fondi mediamente non ha quasi raccolto nulla… Un bel problema per numerose società di gestione.

Cosa è successo?

Facciamo parlare ancora un altro grafico e avremo la conferma che lo “spettro” degli ETF che avevamo agitato provocando qualche “vaffa” non era campato in aria.

 

 

Nel 2019 sia in Italia che in tutta l’Unione Europea sui fondi d’investimento è calato come potete vedere il grande gelo, mentre flussi sempre più forti si sono diretti verso gli ETF ovvero fondi d’investimento “simil passivi” (ma non tutti lo sono) ma con costi nettamente più bassi (anche dell’80% all’anno che in 10 anni possono significare un rendimento certo magari del 20% assoluto in più!).

Impressionanti questi numeri, vero?

Se la vostra banca o consulente finanziario vi parlano di fondi e vogliono piazzarvene ancora, valutate bene “l’affare” e chi lo sto facendo, perché probabilmente lo sta facendo chi ve lo colloca e non voi

Lo abbiamo dimostrato in decine di articoli e anche in un ebook dedicato (lo potete scaricare qui se ancora non l’avete fatto).

Nel 90% dei casi il valore aggiunto del fondo rispetto a un ETF (e non stiamo parlando di portafogli e strategie ora) ma del singolo strumento è nullo, come dimostra tutta la ricerca accademica. Pagare di più non assicura un miglior trattamento o migliori performance! Se affidi i tuoi soldi a un comitato d’investimenti vi è un’altissima probabilità che questo realizzi risultati inferiori rispetto all’andamento puro di un indice. Non lo diciamo mica noi.

Sì ma, però …

Allora vi facciamo vedere un altro grafico se proprio il vostro consulente finanziario “tradizionale” vorrà dire che stiamo “pazziando”.

 

 

Questo è negli Usa l’andamento della raccolta dal 2003 in poi su fondi, fondi indice ed ETF.

Piccoli e grandi investitori hanno oramai da tempo voltato le spalle al risparmio gestito tradizionale e preferito puntare sui prodotti a più basso costo in modo incredibile. E fra questi ci sono anche gli stessi investitori istituzionali. Le stesse banche che vendono fondi, investitori istituzionali come le fondazioni, numerosi gestori e tutto il mondo dell’investimento.

 

 

E tutto questo è accaduto e sta accadendo in un quadro regolatorio mondiale che vede la spinta di governi e autorità di controllo spingere verso la trasparenza e una maggiore tutela dei risparmiatori che non dovrebbero essere un “limone da spremere”.

Un fenomeno globale di nuove normative in tutto il mondo per tutelare i risparmiatori come potete vedere qui: in Australia la Future of Financial Advice, nel Regno Unito la Retail Distribution Review, negli Stati Uniti la Dol Fiduciary Rule, nella UE la Markets in Financial Instruments Directive II (Mifid II), in Canada la Client Relationship Model I/II.

Questo processo naturalmente non è certo visto con entusiasmo dal sistema bancario perché di fatto tutto questo significa “compressione dei margini” che è un modo elegante per dire “guadagnerai meno, molto meno”.

Di necessità si fa virtù e nel mondo numerose banche e società di gestione hanno cercato in questi anni di creare modelli di business più sostenibili o innovativi o addirittura hanno applicato la dottrina di Enrico IV d’Inghilterra: “Il modo migliore di sconfiggere un nemico è di farselo amico”.

BlackRock, il colosso mondiale del risparmio gestito, detiene dal 2009 iShares, che è anche fra i importanti emittenti di ETF al mondo. In Europa Deutsche Bank ha fondato e detiene X Trackers che è una delle società europee di ETF più importanti e numerose società di gestione (da Franklin Templeton a Goldman Sachs) sono scese da tempo nell’arena.

La stessa Black Rock oggi prevede un raddoppio del patrimonio degli ETF europei nei prossimi cinque anni sulla scorta anche di quello che è successo negli Stati Uniti dove ad agosto 2019 le masse in gestione dei risparmiatori statunitensi negli ETF per la prima volta hanno superato quelle nei fondi.

E in Italia?

I nostri banchieri (tranne rarissime eccezioni) continuano a considerare il terreno del risparmio degli italiani un pascolo loro dove possono tosare a piacimento le proprie “pecorelle”

Nel Belpaese tutta questa trasparenza si vede un po’ meno e questo lo diciamo non noi, ma tutte le ricerche pubblicate sull’applicazione concreta della Mifid II da parte di reti e banche per la comunicazione per esempio ex ante ed ex post dei costi che i sottoscrittori pagano sui prodotti che gli sono stati collocati.

Anzi le banche e molte reti italiane hanno proprio messo per iscritto, nei rispettivi piani industriali (quasi tutti simili) che il “wealth management” o “private banking” (insomma “i soldi degli altri”) è il settore dove vogliono puntare di più per fare profitti anche perché gli altri settori languono da tempo. E piuttosto che di “compressione dei margini” ci sono banche e reti che cercano invece di aumentare i costi ai propri clienti perché molti risparmiatori non sono messi nelle condizioni di accorgersene e in Italia (dati di una ricerca Consob di 2 anni fa) oltre l’80% dei risparmiatori non sa di fatto che quando affida a una banca o rete i propri risparmi paga un costo annuo salato per il “disturbo”.

Tutto questo passaggio dai fondi agli ETF conferma il nostro lavoro come società di analisi e consulenza indipendente (e siamo in pochissimi in Italia a fare questo lavoro nella realtà) inserendo nei portafogli che costruiamo sempre più di ETF (sia nella consulenza dei portafogli self service che nella consulenza personalizzata).

E se siete arrivati fino a qui, non vi stupirà di leggere questa e-mail che ho ricevuto proprio in questo momento:

Buonasera, sono la signora Lucia mi piacerebbe conoscere informazioni più dettagliate su gli Etf. Sono interessata visto che ho dei risparmi da investire.
Ma la mia banca mi dice che sono prodotti rischiosi, non adatti al mio profilo di rischio.
Attendo una sua risposta

Questa la desolata risposta:

Gentile Lucia,
sono sicuramente prodotti pericolosi… “per i conti della banca” hanno dimenticato di chiudere la frase e purtroppo mi arrabbio ancora quando sento che in Italia succedono queste cose e i risparmiatori vengono considerati pecore da tosare e addirittura c’è chi dice che dovrebbe essere affidata alle banche l’educazione finanziaria degli italiani.

Qui può scaricare questa guida che ho scritto dove capirà meglio, perché gli ETF non sono pericolosi (fra gli ETF ne esistono di tutte le categorie e anche super prudenti che investono sul monetario e sull’obbligazionario e non le stupirà sapere che sempre più gli ETF sono contenuti nei fondi che le stesse banche collocano ai risparmiatori ed evidentemente non devono essere allora così pericolosi in quei casi, sic)

Un cordiale saluto e resto a sua disposizione con il nostro team di consulenti indipendenti.

Salvatore Gaziano
Direttore Investimenti

 

 

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