Fondi H2O: ci sono gli estremi per una class action? L’esperto risponde

Per tutti quei sottoscrittori dei fondi H2O a cui hanno rifilato uno "spezzatino" è possibile esperire una class action? L'esperto risponde

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In risposta alla rubrica Fermoposta della nostra Lettera Settimanale, la newsletter periodica di SoldiExpert SCF, alla quale potete registrarvi gratuitamente su LetteraSettimanale.it, abbiamo ricevuto un interessante quesito da parte di un nostro lettore, i cui risparmi sono rimasti parzialmente congelati in un fondo di investimenti che per anni è stato fra i più ammirati e collocati da diversi intermediari italiani: H2O.

In sintesi, il quesito è questo: chi ha visto i propri risparmi scendere molto e/o restare congelati in questi fondi, può agire con una class action facendo causa?

Per chi non conosce bene questa vicenda, prima di ascoltare il parere di un importante avvocato sul tema, è necessaria una breve ricostruzione.

Per anni i fondi di questa società di gestione H2O sono stati sulla cresta dell’onda e in Italia sono stati collocati da diversi intermediari che ne hanno raccomandato l’acquisto ai propri clienti. Secondo un articolo del Sole 24 ORE, sono 30 gli intermediari italiani che hanno finora collocato questi fondi: Azimut, Banca Generali, Bper, Bnl Bnp Paribas, Fineco, IWBank, Mediolanum e Widiba solo per citare le realtà più grandi.

Inoltre, sembrerebbe (fonte Il Sole 24 Ore) che alcuni di questi intermediari abbiano consigliato questi strumenti finanziari in quantità davvero considerevoli, con clienti che si sono ritrovati il portafoglio esposto a questi fondi fino al 25 e, a volte il 30%.

I primi problemi sono sorti nell’estate del 2019 quando il Financial Times ha rivelato non solo la forte presenza di obbligazioni non quotate fra le componenti di questi fondi, ma soprattutto il forte legame con il controverso finanziere tedesco Lars Windhorst. Questo ha provocato una serie di reazioni a catena, come la decisione di Morningstar, una delle società di rating nel settore dei fondi d’investimento più conosciute al mondo, di sospendere il rating su numerosi fondi di questa società di gestione francese, cosa che a sua volta ha dato il via a una mole significativa di riscatti.

Riguardo il peso dei titoli illiquidi, nel corso di un’intervista a Il Sole 24 Ore del 2 luglio 2019, il CEO e co-fondatore della società, Bruno Crastes, disse che tutto era sotto controllo: il peso di questi titoli non solo era nei limiti consentiti, ma che il 98% del portafoglio di questi fondi era liquido.

Articoli del Financial Times ipotizzarono invece, successivamente, che la società aveva fatto uscire i titoli dalla porta e che li avesse fatti rientrare dalla finestra, attraverso delle operazioni di swap (pronti contro termine) per cui il loro peso era molto maggiore di quello che molti sottoscrittori pensavano.

Una situazione decisamente complicata che ha fatto perdere a H2O quasi un quarto delle masse (con molti sottoscrittori proprio in Italia): il problema era che più persone riscattavano, più il peso dei titoli illiquidi aumentava sul patrimonio del fondo.

A marzo del 2020, il crollo dei mercati ha peggiorato la situazione perché i fondi H2O si sono ritrovati completamente spiazzati, accusando perdite fortissime, esacerbate dall’effetto leva finanziaria: dove avevano puntato al rialzo il mercato è andato dalla parte opposta e viceversa.

Su alcuni fondi, come l’H2O Allegro, si sono avute perdite anche superiori al 50%, tanto che il parlamentare inglese Paul Myners, con diverse interrogazioni parlamentari chiese un intervento delle Authority francesi e inglesi, dato che la società H2O è basata a Londra.

Secondo Myners, dare ai sottoscrittori la possibilità di riscattare un fondo di cui non si conosceva esattamente la quota di titoli illiquidi poteva danneggiare tutti i sottoscrittori che rimanevano quotisti del fondo perché non c’era un trattamento equo tra quelli che uscivano vendendo le quote e quelli che rimanevano investiti nel fondo.

AMF, l’autorità francese ha disposto quindi questa estate il blocco dei riscatti per alcune settimane e lo scorporo dei titoli illiquidi dai fondi della scuderia. Per i sottoscrittori di questi fondi è stato previsto uno spezzatino: un pezzo di un fondo negoziabile sul mercato e una porzione di titoli illiquidi, al momento invendibili e di valore incerto.

Giovanni, uno di questi sottoscrittori dei fondi H2O che si è visto rifilare lo spezzatino, ha scritto una mail alla rubrica FERMOPOSTA che recita così:

“Sono uno sfortunato investitore dei fondi H2O sottoscritti con due diversi intermediari.

Appena mi è stata data la possibilità, ho venduto tutti i fondi e sono rimasto con i Side Pocket ovvero la parte illiquida dei fondi. Attualmente NON si sa a quale nav né quando e se saranno rimborsabili.

Penso che come me vi siano parecchi risparmiatori in questa condizione.
Voi che siete sempre ben informati, cosa mi potete suggerire al riguardo? Fare una class action fra tutti i risparmiatori rimasti danneggiati o altro?

Vi ringrazio anticipatamente

Saluti

Giovanni”

SoldiExpert SCF ha girato all’avvocato Massimo Cerniglia dell’Ordine degli Avvocati di Roma la domanda del signor Giovanni.

L’Avvocato Massimo Cerniglia è specializzato nella tutela del risparmio, già coordinatore di Federconsumatori e attualmente è coordinatore del Centro Tutela Consumatori Utenti di Bolzano.

Ecco la trascrizione dell’intervista che potete ascoltare anche in formato podcast su RadioBorsa.com la podcast radio di SoldiExpert SCF disponibile anche su tutte le principali piattaforme (Spotify, Spreaker, Google podcast e ITunes)

Abbiamo chiesto all’avvocato se l’intermediario che ha venduto il fondo al signor Giovanni può essere considerato responsabile per la perdita subita dal risparmiatore.

MASSIMO CERNIGLIA: Secondo me c’è un duplice profilo di responsabilità: innanzitutto, da parte di chi lo ha venduto, il consulente o l’intermediario, ci potrebbe essere un profilo di responsabilità sull’appropriatezza e adeguatezza del prodotto rispetto al profilo di rischio del risparmiatore. Poi ci potrebbe essere un’altra responsabilità più massiva, che riguarda il fatto che questo fondo, a un certo punto, ha acquistato più del dovuto, più del lecito, dei titoli illiquidi e quindi avendo acquistato dei titoli illiquidi ha posto in pericolo la solvibilità del fondo stesso.

SOLDIEXPERT SCF: Avvocato Cerniglia, chi è responsabile per la vendita del fondo sul fronte dell’appropriatezza e dell’adeguatezza: la banca o il consulente? Il consulente può non considerarsi responsabile perché, magari, la banca aveva catalogato il prodotto con un rischio poniamo “medio” e quindi era adeguato al profilo di rischio “medio” del cliente?

MASSIMO CERNIGLIA: La mia esperienza dice che la catalogazione che dà la banca di un prodotto non è un fatto sacramentale, perché la banca si può anche sbagliare. Tanti prodotti che vengono considerati a rischio medio o medio basso potrebbero non esserlo affatto. Abbiamo come Centro Tutela Consumatori seguito delle cause relativamente a fondi immobiliari in cui siamo riusciti a dimostrare con una consulenza tecnica che questi fondi erano a rischio medio-alto o addirittura alto, per cui il prodotto diventava inadeguato al profilo di rischio del risparmiatore. Quindi si può sindacare il giudizio che dà la banca rispetto al prodotto.

SOLDIEXPERT SCF: In questi casi è esperibile la class action?

MASSIMO CERNIGLIA: Fin dalla normativa precedente poteva essere esperita soltanto dai consumatori. Oggi, invece, con la nuova normativa è esperibile da chiunque abbia ricevuto un danno di natura “seriale” e che può coinvolgere tante persone. Se c’è la possibilità, prima di tutto verificando che ci sia una responsabilità diretta, lo strumento processuale potrebbe essere la class action che sarebbe formidabile perché con un’azione si riesce a fare migliaia di cause.

SOLDIEXPERT SCF: Come funziona la class action?

MASSIMO CERNIGLIA: La class action non è che deve essere esperita solamente da una associazione dei consumatori possono essere anche un gruppo di risparmiatori che decidono di consorziarsi ed esperiscono la class action oppure può essere un’associazione, che deve essere iscritta in un determinato albo che è stato istituito, che propone l’azione di classe. Però può essere proposta anche dal risparmiatore direttamente.

 

Per chi volesse approfondire ulteriormente la questione dei fondi H2O, segnaliamo che sul blog MoneyReport di SoldiExpert SCF, con il contributo del nostro Ufficio Studi, avevamo pubblicato in tempi non sospetti diverse analisi indipendenti, video e podcast proprio su questi fondi, evidenziando il rischio molto elevato e ben superiore a quello “percepito” da molti risparmiatori o reti di vendita.

Da parte nostra, non avevamo a disposizione nessuna informazione particolare o particolari doti di preveggenza ma semplicemente l’analisi quantitativa dell’andamento passato di questi fondi e l’analisi delle strategie d’investimento attuate, decisamente speculative.

Speculative per stessa ammissione del numero 1 di H2O, il quale in un’intervista al Sole 24 Ore di circa un anno e mezzo fa, implicitamente confermava che alcuni fondi operavano anche con leva 10, ovvero moltiplicavano fino a 10 volte il capitale di partenza su posizioni differenti e, magari, contemporaneamente al rialzo e al ribasso.

Un’operatività che può produrre grandi guadagni ma anche grandissime perdite se qualcosa va storto.

Sui mercati finanziari purtroppo la storia dice che questo può sempre capitare a tutti, anche ai money manager più scafati, e persino ai premi Nobel per l’economia.

Per dovere di cronaca va aggiunto che in Francia un gruppo di consulenti finanziari che aveva consigliato questi fondi ha deciso di creare, insieme a dei risparmiatori, un’associazione chiamata Collectif Porteurs H2O, con lo scopo di ottenere spiegazioni della società di gestione franco-inglese e soprattutto per ottenere il risarcimento del danno subito.

Anche il quotidiano finanziario francese “Les Echos” ne ha parlato con grande risalto qualche settimana fa.

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