Private equity, quando gli investitori faticano a vedere la luce in fondo al tunnel

Fondi private equity: a volte ritornano! Basta dire che questi investimenti offrono rendimenti a due cifre e guadagni certi

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Nonostante sia guidato da quello che è stato considerato per anni l’enfant prodige della finanza italiana, Matteo Arpe, il fondo di private equity Sator sta facendo venire i sorci verdi ai suoi sottoscrittori, che vi hanno investito complessivamente 200 milioni di euro.

In un articolo pubblicato sul sito Affari Italiani, Andrea Deugeni e Fabio Pavesi ricordano le tante scommesse perse da questo fondo: la fintech Tinaba, sui cui sono stati investiti 54 milioni di euro (con ricavi nel 2019 inferiori a 400 mila euro) e le tante iniziative editoriali come Lettera 43 che non hanno portato frutti ma perdite per alcuni milioni di euro.

Rovinoso anche l’acquisto del sito di ecommerce Eprice che secondo la banca dati di S&P Global Market Intelligence, ha accumulato quasi 90 milioni di euro di perdite e le cui azioni dal collocamento nel 2015 hanno perso il 97%.
Unico investimento di valore del fondo di private equity il 70% di Banca Profilo su cui Arpe aveva ricevuto un’offerta rispedita al mittente di 100 milioni di euro.

Anche l’avventura nel settore moda con l’acquisto di l’Autre Chose non è andata bene: la società da 5 anni vede il fatturato fermo e non ha mai chiuso un bilancio in utile.

Le speranze di recuperare i 200 milioni di euro investiti nel fondo di private equity Sator si fanno sempre più lontane alla faccia di chi continua a millantare che sul private equity c’è solo da guadagnare e i rendimenti sono a due cifre. E che è pure un investimento decorrelato.

 

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La pura verità è che è soprattutto un investimento illiquido e quando si sbaglia non c’è una exit strategy a differenza degli strumenti quotati e scambiati sui mercati regolamentati da cui è sempre possibile uscire. Lo abbiamo ricordato più volte anche in questo articolo che ricorda i casi passati dei fondi di private equity collocati ai risparmiatori italiani fra fine anni ’90 e inizio 2000 e che mediamente non hanno regalato nessun rendimento a 2 cifre ma spesso invece cocenti delusioni.

Oppure quest’altro articolo che vede come protagonista la promessa di triplicare il capitale con un fondo di private equity infranta.