Da Gamestop all’argento il popolo dei trader gioca ora contro gli hedge fund. “Alla luna” è il motto.

Tiene banco sui media la retorica del "popolo dei trader" contro gli "squali" di Wall Street.  Attenzione: come diceva il buon vecchio John Galbraith “ogni tanto la Borsa s'incarica di separare il denaro dagli stupidi”. E il giochino di pompare strumenti finanziari un po’ in ombra è vecchio come il mondo e i più restano col cerino in mano.

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Casi come GameStop negli Stati Uniti (oltre all’argento) hanno portato alla luce l’innalzamento a livelli mai visti dell’effetto social + trading online + leva finanziaria + liquidità in eccesso con conseguenze non tutte facili da prevedere.

L’emoji del razzo è diventato il simbolo di una “ribellione” (fa già ridere la cosa) tra i giovani piccoli investitori contro i grandi fondi speculativi. Tramite il forum di Reddit “Wall Street Bets” i trader privati si sono organizzati per spingere verso l’alto i prezzi delle azioni di Gamestop, AMC Entertainment, Blackberry, Nokia e infine l’argento. “Alla luna” è il motto.

Durante la corsa su singoli titoli, tuttavia, app come Robinhood e Trade Republic hanno temporaneamente limitato il trading e si sono esposte a severe critiche.

Semplificando (e molto) la storia, GameStop è una catena di negozi stile Blockbuster dei videogiochi sul viale del tramonto, che nel corso di poche settimane ha moltiplicato il valore per quasi 20 volte e arrivando a valere oltre 30 miliardi di dollari Usa.

Cosa è successo di così eclatante dal punto di vista del business di questa società? Assolutamente nulla. Da anni la società, sulla scia del passaggio del mercato dei giochi fisici a quelli digitali, perde fra i 300 e 700 milioni di dollari all’anno e continua a chiudere negozi.

E’ successo però che un gruppo nutrito di trader (fra cui c’è di tutto) si è accorto che su questo titolo c’erano forti posizioni ribassiste di hedge fund che scommettevano sul default della società e hanno iniziato a comprare a raffica opzioni sul titolo e azioni pompando sui social (Reddit negli Stati Uniti ma non solo) l’operazione.

Il risultato? Il titolo è volato nella blogosfera e anche a Wall Street anche perché chi aveva venduto le azioni senza possederle (ovvero era short) ha dovuto a un certo punto ricomprarle perché la perdita stava diventando fuori controllo.

Quando investi al rialzo, infatti, puoi perdere il 100% del tuo capitale ma se fai un’operazione al ribasso e il titolo inizia a galoppare all’insù la perdita può diventare incalcolabile. E se anche non chiudi l’operazione ogni giorno l’intermediario ti chiede di aumentare il margine a garanzia. E questo può creare un problema a tutti (intermediari compresi se lo speculatore a un certo punto non ha soldi per coprire la perdita seppure virtuale).

Un bel casino dove al momento “il popolo dei trader” è uscito vincente in diverse sedute facendo la pelle a diversi fondi ribassisti e lanciando nuove “simpatiche” operazioni di “pump & dump” (pompa e scarica).

 

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Il buon vecchio economista John Kenneth Galbraith sosteneva che “ogni tanto la Borsa s’incarica di separare il denaro dagli stupidi” e il giochino di pompare strumenti finanziari un po’ in ombra (se non vere e proprie fetecchie) per poi scaricarli è vecchio come il mondo (in Italia un certo Italo Polimeni lo faceva negli anni ’70 inviando lettere “riservate” e telegrammi).

Può anche andare bene, ma alla fine come in una catena di Sant’Antonio o in uno schema Ponzi, qualcuno resta sempre con il cerino in mano e personalmente ci andrei piano a considerare questa storia dei “piccoli Davide” che si organizzano sui social per sconfiggere “i Golia della Finanza” come una rivoluzione che ci farà balzare in avanti pur non provando alcuna simpatia certo per i “lupi di Wall Street”.

Il rischio concreto è, invece, vedere oltre a molti risparmiatori spiumati anche qualche intermediario saltare e tutto questo accadrà probabilmente, perché politica e regolatori sono purtroppo terribilmente indietro per capire le conseguenze sistemiche della loro inazione. Dalla regolamentazione delle criptovalute all’esplosione della leva finanziaria consentita quasi senza limiti, dal lasciare campo libero a intermediari che rivendono i flussi di acquisto e vendita degli ordini dei loro clienti (la piattaforma USA Robinhood) al consentire conflitti di interessi di vario tipo nel settore bancario-finanziario.

E a tale proposito mi viene in mente che lo scorso aprile 2020 ho partecipato, grazie all’infaticabile Alfonso Scarano, presidente di AssoTag (consulenti e periti dell’autorità giudiziaria), a un webinar dove con un gruppo di analisti finanziari indipendenti, economisti e banchieri abbiamo ricordato la figura di Raffaele Mattioli, banchiere che per quasi mezzo secolo fu al vertice della Banca Commerciale Italiana (Comit).

Quello che il quotidiano “Le Monde” definì “Le plus grand banquier italien dépuis Laurent de Medici”. E un suo collaboratore dell’epoca raccontò durante il webinar come, con originalità ed efficacia, venivano monitorati al tempo in Comit l’andamento degli impieghi e quello della congiuntura economica. E come si regolava con “punta e tacco” l’attività speculativa borsistica.

Quando la Borsa si surriscaldava troppo allora Mattioli agiva sui “riporti” (gli antenati dell’attuale leva finanziaria, perché così si chiamavano una volta) e frenava o bloccava questa attività. L’opposto di quello che accade oggi dove le banche e le piattaforme di ogni tipo fanno a gara a chi ti offre più soldi per speculare e fare leva (con 6mila euro di capitale molti broker internazionali fra i più gettonati ti offrono la possibilità con 7 volte il denaro reale, ovvero 42mila euro).

Vi è certo dietro a fenomeni di “social trading”, come quelli a cui stiamo oggi assistendo, l’effetto della valanga di denaro immesso dalle banche centrali di mezzo mondo che può provocare anche effetti distorsivi di questo tipo unito a una nuova generazione di investitori che è passata direttamente dai videogame alle piattaforme di trading online. E che nella pandemia ha scoperto che piazzare scommesse sui titoli (anche senza conoscere cosa fanno queste società, se producono utili o perdite, se i multipli di valutazione sono sensati o meno e in grado nel tempo di generare flussi di utili o dividendi) è un’attività “redditizia e divertente”.

Sui mercati finanziari prima o poi il redde rationem (la resa dei conti) arriva. E’ solo questione di tempo. Ma purtroppo nessuno è in grado di prevedere quando il momento di “esuberanza” è diventato eccessivo e chi ne pagherà più le conseguenze.

“Il mercato può rimanere irrazionale più a lungo di quanto tu possa rimanere solvibile” diceva probabilmente il più grande economista di tutti i tempi, John Maynard Keynes.

Nel mercato azionario non esistono fortunatamente solo titoli “fetecchia” e pompati con gli steroidi della leva e dell’effetto gregge.

E per questa ragione è bene, secondo noi, avere portafogli diversificati (sia come asset che come strategie) pronti ad affrontare tutte le stagioni, costruiti con giudizio e attenzione.

Conoscere bene cosa si ha in portafoglio è una buona regola se si investono per il futuro i propri risparmi e non si vuole solo “giocare”.

Perché prima o poi per ogni “Game” arriva il suo “Stop”.