Sulle Generali Assicurazioni sono ricominciate le grandi manovre. E il titolo va ai nuovi massimi dal 2016

Sono salito in Generali perché tengo molto all’italianità“, ha detto Francesco Gaetano Caltagirone all’ultima assemblea di Generali Assicurazioni che si è tenuta la scorsa settimana a Trieste per l’approvazione del bilancio.

E pazienza se proprio lo stesso giorno a Roma e nelle stesse ore si svolgeva l’assemblea di una delle sue gemme dell’impero, la Cementir, presieduta dal figlio Francesco Caltagirone dove si celebrava fra le tappe salienti dell’esercizio chiuso al 31 dicembre 2017 la vendita degli asset italiani ai tedeschi di Heidelberg per 315 milioni di euro in contanti.

E forse la battuta irriverente di Francesco Gaetano Caltagirone è rivolta al prossimo bicentenario della nascita di Karl Marx a Treviri proprio in Germania il 5 maggio 1818 che preconizzò come nel moderno capitalismo “il capitale non ha patria”.

GENERALI ASSICURAZIONI SOTTO LA LENTE

Sul tema dell’italianità di Generali Assicurazioni si sono tornati a consumare fiumi d’inchiostro perché il variegato blocco di azionisti tricolori con pedigree nelle scorse settimane ha acquistato azioni sul mercato fino a detenere il 23,12% del capitale del Leone di Trieste contro il 19,79% del 2017.

Fra questi particolarmente visti in crescita il gruppo Caltagirone ora al 4% e la famiglia Benetton con il 3,05%. In cima a tutti resta Mediobanca che possiede il 12,95% del capitale, Leonardo Del Vecchio con il 3,15%, la famiglia De Agostini con l’1,7%. Un peso leggermente superiore a quello dei fondi esteri presenti all’assemblea con il 22,91% del capitale (erano il 24,17% nel 2016).

Ma va detto che Mediobanca ha annunciato da tempo l’intenzione di scendere di quota, vendendo un 3% o una quota superiore entro il 2019 nelle intenzioni di Alberto Nagel, n. 1 della banca d’affari di Piazzetta Cuccia, “perché vogliamo investire in attività che possiamo governare direttamente”. E sullo sfondo c’è Unicredit che ha un ruolo di peso in Mediobanca come primo azionista (con l’8,45%) e vigila attentamente su quanto accade a Trieste. Il cda in carica a 13 membri vede Gabriele Galateri Genola alla presidenza mentre fra i due vicepresidenti si ritrova Francesco Gaetano Caltagirone.

Questo 3% o poco più sul mercato messo da Mediobanca potrebbe cambiare gli equilibri alla prossima assemblea di aprile 2019 quando si voterà per il rinnovo del consiglio di amministrazione e i giochi in Borsa sono iniziati con largo anticipo anche a vedere l’andamento del titolo Generali che è tornato ai massimi da inizio 2016 ed è in gran rimonta nell’ultimo anno rispetto ai titoli del settore.

A 12 mesi l’indice assicurativo europeo è salito del 7,15% mentre Generali Assicurazioni svetta con un +24%. Meglio delle rivali Allianz, il n.1 europeo, in salita del 19% o Axa in crescita del 5%. E pure del gruppo assicurativo Zurich ( +12%) guidato dall’italiano Mario Greco che nel 2016 aveva mollato improvvisamente in corso di mandato proprio Generali Assicurazioni di cui era amministratore delegato dopo la cacciata di Giovanni Perissinotto nel 2012.

A marzo 2016 dal cilindro era uscito come amministratore di Generali il nome del francese Philippe Donnet, ex ad di Generali Italia (dove aveva condotto l’integrazione di Generali, Ina e Toro AssicurazionI) e un passato come top manager in Axa, che sta riuscendo nell’impresa di far quadrare il cerchio.

Ridurre il perimetro della compagnia (4 miliardi di euro di dismissioni in 6 anni fra cui settimana scorsa Generali Belgium con 150 milioni di plusvalenza ), digitalizzare, razionalizzando e cedendo quanto non è ritenuto redditizio e strategico per concentrarsi sui mercati più interessanti e profittevoli. E cercare in questo modo di ridurre il fortissimo gap che Generali ha nei confronti dei suoi competitor principali nell’ultimo decennio che hanno visto moltiplicarsi il valore (Allianz capitalizza 85,2 miliardi di euro, Axa 57 miliardi di euro mentre Generali solo 26 miliardi, poco più del patrimonio netto a bilancio) mentre il Leone di Trieste si muoveva in Borsa a passo di gambero con una sotto performance rispetto al settore clamorosa.

Mentre nel settore assicurativo i concorrenti crescevano anche a suon di acquisizioni e di ingressi in nuovi mercati Generali restava “nana” in confronto perché finanziarne la crescita per l’azionista di controllo molto relativo (Mediobanca) avrebbe significato o fare aumenti di capitali da sottoscriverne o perderne il controllo. Meglio quindi accontentarsi di staccare i dividendi a costo di perdere quote di mercato.

Oggi Generali resta comunque sul mercato una compagnia virtualmente scalabile che gestisce 462 miliardi di euro di asset ed è un nodo cruciale della finanza, non solo italiana.

E’ presente infatti in oltre 60 paesi nel mondo (Cina compresa) e in Italia ha una posizione di leadership importante nella gestione dei risparmi e della previdenza. Basti solo pensare che circa 65 miliardi di titoli di stato italiani fanno riferimento agli investimenti finanziari detenuti da Generali come sottostante di polizze assicurative. E Generali Assicurazioni non effettua solo investimenti finanziari ma è un attore importante anche nel settore delle infrastrutture o degli investimenti immobiliari. Dove nel mattone Generali Assicurazioni è fra i primi 10 investitori al mondo e questo sicuramente non è qualcosa di sgradito a Francesco Gaetano Caltagirone che come ogni bravo immobiliarista ha sempre qualche affare da proporre.

E fra i progetti in cantiere a Trieste c’è proprio la rotazione del portafoglio investimenti per aumentare la redditività con maggiori investimenti sul real estate e sugli investimenti alternativi con l’obiettivo di incrementare la redditività della compagnia. E si parla entro i prossimi 3 anni di portare gli investimenti in real estate a circa 35 miliardi di euro.

Il nuovo piano industriale di Generali Assicurazioni verrà presentato il 21 novembre a Milano e sarà basato secondo Donnet su “ottimizzazione finanziaria, espansione profittevole e trasformazione” del gruppo mentre quello in corso (2015-2018) dovrebbe vedere centrati tutti i target con 5 miliardi di dividendi distribuiti nel triennio (quest’anno la cedola è salita del 6% a 0,85 euro per azione, il 5% del valore dell’azione), 7 miliardi di cassa operativa generata e ritorno sul patrimonio ben sopra l’obiettivo del 13%.

La raccolta premi di Generali è generata per oltre il 65% dall’estero sui 68,5 miliardi totali con Italia Germania e Francia che pesano il 74% dei premi complessivi. Dopo il fallito assalto di Intesa Sanpaolo a Generali di inizio 2017 dove con il supporto di Mediobanca si è respinto l’invasore che arrivava da Torino il corso di Generali è sempre più ibrido come si attiene ai tempi.

Quello dove le banche fanno concorrenza alle compagnie assicurative e vendono polizze e dove le compagnie di assicurazione si mettono a fare le banche e propongono soluzioni d’investimento e di risparmio gestito.

Il piano industriale Generali prevede proprio questo perché le polizze vita tradizionali in tempi di tassi d’interesse sottozero sono una iattura per la compagnie visti i requisiti richiesti di solvibilità dai regolatori. Meglio spostare sul consumatore il rischio finanziario e Generali punta massicciamente su prodotti come le unit linked ovvero su fondi e risparmio gestito dentro le polizze vendute agli assicurati.

Una formula finanziaria sotto il cappello assicurativo che garantisce alle compagnie ma anche alle banche che le collocano ricche commissioni senza rischi di dover offrire rendimenti garantiti o minimi. Nel bilancio 2017 l’incremento dei margini sulle polizze di Generali si deve a questa strategia e se poi i tassi d’interesse dovessero salire nel 2018-2019 è tutto grasso che cola per i profitti legati alle polizze vita più tradizionali.


Questa analisi di Salvatore Gaziano, analista e consulente finanziario indipendente di SoldiExpert SCF è stata pubblicata in sintesi anche su Il Fatto Quotidiano del 25 aprile 2018

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