I MILLENNIALS E IL DILEMMA DELLA PENSIONE: SARANNO COSTRETTI A LAVORARE TUTTA LA VITA?

Mentre i loro genitori fanno i calcoli se optare per quota 100 anticipando l’uscita dal lavoro di qualche anno, per i Millennials italiani (la generazione tra i 18 ei 34 anni) il futuro pensionistico è una grande incognita, di cui però non sono spesso consapevoli. Nel mondo anglosassone, quando iniziano a lavorare, i giovani iniziano subito ad accantonare parte del proprio reddito per farsi una pensione, mentre in Italia – racconta Christian Martino su Plus Il Sole 24 Ore, quasi un italiano su due ritiene che della sua pensione si farà carico lo Stato. “In Inghilterra ne sono convinti solo 5 inglesi su 100 – scrive Martino – e negli Usa solo il 2% della popolazione.”

In Italia lo Stato riuscirà a garantire ai pensionati di domani le stesse prestazioni dei pensionati di oggi? I conti dell’INPS non sembrano andare in questa direzione, per i tanti errori presenti e passati: si è permesso a tanti lavoratori di andare in pensione troppo presto, pagando prestazioni pensionistiche a prescindere dai contributi versati e della lunghissima speranza di vita al momento della pensione, contando che negli anni futuri la forte crescita economica e della popolazione avrebbe colmato questo sbilancio tra uscite ed entrate dell’ente previdenziale. Sappiamo che le cose non sono andate così e questo ridurrà necessariamente le prestazioni future dello Stato a favore dei giovani di oggi che andranno in pensione tra trent’anni.

 

 

Per i Millennials pensare al proprio futuro da pensionati sarà sempre più una necessità. E non di poco conto. Chi oggi ha trent’anni e pensa di andare in pensione a 64 anni, per disporre di 1000 euro al mese extra da consumare negli anni in cui non lavorerà più, dovrà risparmiare da oggi e per trent’anni, secondo calcoli effettuati da SoldiExpert SCF che tengono conto di un’inflazione stimata del 1,5%, dai 6.000 euro ai 9.200 euro a seconda del rendimento dei suoi risparmi (curiosamente annotiamo la stessa somma annuale che verrà assegnata con il reddito di cittadinanza). E a chi non riuscirà a farsi una seconda gamba previdenziale, rimarrà la sola pensione statale. Questi nostri calcoli sono citati nell’editoriale di Plus24.

Ci chiediamo quindi: se lo Stato non riuscirà a sostenere i pensionati di domani, quale futuro aspetta i giovani di oggi? Toccherà lavorare tutta la vita?

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