Germania: le elezioni tedesche e il bubbone degli scandali finanziari

Quali effetti sui mercati avranno le elezioni in Germania? Il Paese è il bubbone degli scandali finanziari, da Volkswagen a Wirecard. Ecco quali sono

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Questa settimana a tenere desta l’attenzione per l’Europa sono le elezioni tedesche che come ci si aspettava hanno visto una forte caduta del partito della Merkel (Union ovvero CDU/CSU) e un’ascesa della SPD di Olaf Scholz.

 

Andamento voto elezioni in Germania dal 1949 a oggi

 

Lo scenario peggiore non sembra possibile ovvero una coalizione con baricentro molto a sinistra formata da SPD, Verdi e Sinistra che veniva considerato anticamera di tasse più elevate, patrimoniale e maggiore regolamentazione.

Considerato che i 2 partiti che hanno preso più voti insieme non arrivano al 50% sarà necessario una qualche ammucchiata con invitati al ballo i verdi (Grune) o i liberali (FDP).

Nella sua ultima cover story, la rivista “Economist” certifica che la Germania non è solo nel caos in termini di politica economica. Troppo è stato lasciato indietro. E la presunta superiorità morale tedesca soprattutto se si guarda alla finanza è qualcosa di molto gonfiato.

Lo scandalo delle emissioni truccate della Volkswagen ha 6 anni e prima c’erano stati altri scandali in Germania. La stessa Volkswagen prima aveva offerto denaro e escort a dei sindacalisti presenti nel cda della società in cambi di voti all’interno dello stesso consiglio…

Nel 2006 anche le mega tangenti (1,5 miliardi di euro) pagate da Siemens per aggiudicarsi appalti in tutto il mondo. E la lista è lunga. Da Deutsche Bank con la manipolazione del tasso Libor alle innumerevoli cause del gruppo Bayer ed è ancora in piedi in Germania uno dei più giganteschi casi di frode bancaria mai congegnata da finanzieri e banchieri tedeschi sul meccanismo del rimborso sulle tasse pagate sui dividendi (Cum Ex).

 

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Per non parlare dello scandalo Wirecard, la Parmalat in salsa fintech tedesca, che ha fatto fare una figuraccia al gendarme di Borsa tedesco (Bafin), ai revisori e agli analisti visto che l’affondamento della società tedesca Wirecard ha bruciato oltre 11 miliardi di euro e ha fatto fare una figura pessima anche al sistema giudiziario tedesco.
La frode sofisticata su larga scala è stata infine scoperta. Banche e azionisti, compresi numerosi piccoli investitori, hanno perso molti soldi e i dipendenti hanno perso il lavoro.

I più importanti protagonisti del caso, l’amministratore delegato di Wirecard Markus Braun e l’amministratore delegato Jan Marsalek, sono stati imprigionati o si sono dati alla macchia. Fino all’ultimo hanno cercato di mantenere la facciata di un’azienda che è stata erroneamente messa alla gogna e si è persino presentata come vittima di “macchinazioni disoneste”.

Recentissimo poi il caso di un gestore di fondi tedesco attualmente sotto processo per aver guadagnato 8 milioni di euro (storia che abbiamo raccontato qui) abusando di informazioni privilegiate. Pessimo poi tanto per non farsi mancare niente il giudizio di un analista di Deutsche Bank in un report fatto prontamente sparire sul sistema bancario tedesco. Ecco cosa ha affermato l’incauto analista:

 

Il sistema bancario tedesco è debole, strutturalmente sclerotico, non redditizio, inefficiente e intrappolato in una ristrutturazione senza fine. In altri Paesi le banche sono gestite meglio, sono meglio vigilate e sono più grandi

 

Quasi quasi in confronto l’Italia fa bella figura.