Germany Banks: Merkel abbiamo un problema

Germany Banks: Merkel abbiamo un problema

Il taglio del rating di sette istituti bancari tedeschi ad opera di Moody’s è la prima buona notizia che arriva sui mercati. I tedeschi che grazie all’euro non sono mai stati così ricchi pagano appena l’1,34% annuo sui propri Bund che scadono tra 10 anni mentre l’Italia deve offrire un rendimento del 5,5% al mercato per vendere il proprio debito.

I tedeschi non se la sono mai passata così bene. La loro bilancia dei pagamenti è estremamente positiva grazie all’euro che ha mantenuto competitivi i prezzi delle esportazioni tedesche. La situazione fino al downgrade di Moody’s vedeva quindi la Germania come primo beneficiario della crisi dell’Eurozona grazie alla debolezza dell’euro e all’essere percepita come un paese sicuro e soprattutto solvibile. Ma i guai dei paesi periferici iniziano a incrinare anche la Germania e questo è un bene visto che il salvataggio dell’Eurozona è e sarà possibile solo se i tedeschi metteranno mano al portafoglio. La decisione di Moody’s di tagliare il rating di sette banche tedesche (tra cui la seconda del paese Commerzbank) a causa «dell’aumento del rischio per la qualità degli asset bancari legati all’area euro e della limitata capacità di assorbire ulteriori perdite» è la prima crepa che può far capire ai tedeschi che i problemi dei loro vicini iniziano a essere anche un problema loro. Le banche tedesche operano con una leva finanziaria molto elevata. Ergo se salta qualcuno dei suoi debitori rischiano molto di più di una banca con leva finanziaria più contenuta. Non è un caso che Moody’s abbia messo sotto osservazione il rating di Deutsche Bank che ha una leva finanziaria pari a 39: ovvero i prestiti in giro per il mondo del colosso tedesco sono pari a 39 volte i capitale propri. Ergo una minima svalutazione di parti dell’attivo, può incidere e pesantemente sulla capacità della banca di stare in piedi. Secondo il quotidiano tedesco Frankfurter Allgemeine Zaitung (Faz) a fine marzo le banche tedesche erano complessivamente esposte nei confronti della Spagna per 112 miliardi di euro, per 100 miliardi verso l’Italia, per 71 miliardi verso l’Irlanda, per 22 miliardi verso la Grecia e il Portogallo. Quanto all’export nei primi tre mesi del 2012 le esportazioni tedesche verso il Portogallo sono crollate del 14%, verso la Grecia del 9,8%, verso la Spagna del 7,8%.

Export tedesco: meno Pigs più Brics

Sul fronte delle esportazioni la Germania non sta per ora subendo grandi contraccolpi dalle difficoltà dell’Eurozona: da anni l’export verso i paesi vicini è in costante calo e oggi rappresenta solo il 38,9% delle esportazioni tedesche. Il focus è ormai altrove. Non solo in Usa (+21,4%), Corea del Sud (+17%) o Giappone (+18,4%), bensì soprattutto nei cosiddetti BRIC: da gennaio a marzo la Germania ha esportato il 15,6% in più in Brasile, il +17,5% in più in Russia, il 7,3% in più in India, il 6,1% in più in Cina.

La locomotiva tedesca? Va a gonfie vele. Meno male che l’euro c’è…

I dati dipingono quindi per i tedeschi un quadro rassicurante. Ma c’è un piccolo particolare. Meno Pigs e più Bric funziona fino a quando c‘è l’euro. Se non c’è più l’euro siamo sicuri che i prodotti tedeschi rimangano così competitivi? E la Germania, che comunque esporta un terzo delle proprie merci verso Eurolandia, è in grado di fronteggiare un crollo della domanda da parte dei paesi europei nel caso in cui tornando alle valute nazionali vedessero crollare il proprio potere d’acquisto?

Germania: il cerchio si stringe

Se la situazione non fosse grave per i Piigs il Presidente degli Usa non si sarebbe certo scomodato a intimare alla Germania di cedere e acconsentire che l’Europa salvi le banche spagnole e attenui il rigore fiscale per non affossare qualsiasi prospettiva di crescita dell’Eurozona. I guai degli europei stanno creando più di un problema anche agli Stati Uniti visto che la disoccupazione che era in calo sta tornando a crescere e questo per Obama in un paese totalmente privo di ammortizzatori sociali è un grosso problema. Esemplificativa della situazione attuale la prossima copertina dell’Economist in cui un sommergibile, il World Economy, inabissato nelle profondità del mare chiede alla signora Merkel se cortesemente è possibile accendere i motori.

Qui Italia: Ma siamo messi così male?

Un mio cliente che da novembre scorso conosce le mie preoccupazioni sulla tenuta del sistema, vedendo martedì scorso il programma Ballarò con una slide che chi ha visto il programma non si può dimenticare (quella del latte a 5.000 lire come possibile effetto di un eventuale ritorno alla lira), mi telefona e mi chiede: siamo messi così male? La risposta è sì. Non sono per natura una persona allarmista né speculo sulle paure delle persone nel mio lavoro ma onestamente non possiamo dire che siamo (allo stato attuale) messi benissimo come Italia ed Europa ed elaborare quindi un piano B (se si ha un approccio iper prudente) non mi sembra completamente insensato come capire che quel che era sicuro fino all’altro ieri oggi lo è un po’ meno.

Il calendario delle prossime tre settimane è cruciale per le sorti dell’Eurozona ma la cancelliera tedesca anche nelle ultime dichiarazioni non sembra aver compreso o ritenere un suo problema le sorti dell’Europa dichiarando che “”l’Europa a due velocità è una realtà”. Una realtà che già esiste al momento. Di fatto, “non possiamo rimanere immobili perchè un paese non vuole andare avanti” dice la Merkel. Parole che non fanno ben sperare su una soluzione della crisi.

In questo quadro così fosco per l’Italia, che al momento non è sotto i riflettori come la Grecia e la Spagna ma ha pur sempre un debito pubblico di quasi 2000 miliardi che i mercati si chiedono come mai riuscirà a ripagare, nessun italiano può non porsi il problema della gravità della situazione attuale.

Cui questa settimana due televisioni nazionali (La Sette e Rai Tre) hanno dedicato due trasmissioni televisive. La fiducia degli stranieri verso la nuova stagione inaugurata dal governo Monti sta scemando di fronte alla incapacità del governo di agire sugli sprechi e sui super stipendi dei nostri amministratori pubblici e di tutto il nostro sistema politico. Stiamo perdendo credibilità, lo spread è tornato a salire e non solo per i problemi dei nostri vicini, ma anche perché la nostra classe politica con il suo stuolo di clientele e ruberie e appannaggi personali ha portato il Paese in una situazione di difficilissima gestione. E dopo lo slancio iniziale lo stesso governo Monti si è perso un po’ nelle viuzze romane per ammissione dello stesso premier che quest’oggi ha denunciato i “poteri forti” che lo ostacolano, ammettendo che “avremmo potuto fare di più e meglio”.

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