GIAPPONE, TERREMOTO ANCHE SULL’ECONOMIA

Per gli economisti è la cosa peggiore che potesse accadere in Giappone nel momento peggiore. Il terremoto ha colpito un Paese in crisi da 20 anni che di recente ha subito il sorpasso della Cina nella classifica delle più grandi potenze economiche. Il sistema economico nipponico appariva già incapace di cogliere appieno la moderata ripresa degli ultimi trimestri. I disoccupati di lunga data, alla fine del 2010, erano saliti a 1,21 milioni di unità, il 20% in più rispetto all’anno precedente, mentre anche i settori tradizionalmente forti, come la produzione automobilistica, arrancavano.

A gennaio scorso, per il quarto mese di fila, la produzione automobilistica del Giappone era calata del 6,3% rispetto all’anno precedente e come risultato la bilancia commerciale era tornata in rosso. Sempre a gennaio, infatti, aveva segnato un deficit di 471,4 miliardi di yen, pari a 4,1 miliardi di euro, il primo rosso dopo 22 mesi di attivo. La crescita delle esportazioni era stata cancellata dal boom delle importazioni. Ma a preoccupare era soprattutto la situazione dei conti pubblici che vedeva il Giappone sul poco invidiabile podio di Paese con il più alto rapporto fra debito pubblico e Pil: con il suo 192% del 2010 era secondo solo al devastato Zimbabwe del dittatore Mugabe.

Gli economisti di Nomura, una delle principali istituzioni finanziarie del Paese, hanno dichiarato che è troppo presto per fare una stima attendibile dei danni provocati dal sisma e di quanto questi incideranno sul futuro del Giappone. Le conseguenze a lungo termine potrebbero essere però pesanti perché l’area devastata è molto più ampia di quella interessata dal sisma che si verificò nel 1995 e che allora, sul PIL nipponico, costò qualcosa come 2 punti e mezzo. Il terremoto ha inferto infatti un duro colpo ai gangli vitali del sistema economico. Abitazioni, industrie e infrastrutture sono state spazzate via in una vasta area della parte a nordovest della capitale Tokyo.

Il violento sisma ha colpito proprio la regione nord-orientale del Paese, quella ricca di industrie manifatturiere, chimiche e tecnologiche che generano circa il 2% del Pil nazionale, secondo gli analisti di Nomura. Industrie strategiche che hanno dovuto chiudere i battenti per poter valutare i danni del terremoto. Oggi le maggiori case automobilistiche giapponesi, Toyota, Nissan e Honda, hanno infatti annunciato la chiusura degli stabilimenti. Una decisione che è stata presa anche dal big tecnologico Sony, maggiore esportatore di prodotti elettronici, che ha stoppato le operazioni in 10 diversi impianti e chiuso due centri di ricerca.

Ma sono soprattutto gli impianti nucleari a far paura; 18 centrali e 55 reattori che coprono quasi il 30% del fabbisogno energetico nazionale e la cui integrità…

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