Draghi Effect: il governo Draghi mette le ali a Piazza Affari. Le metterà anche all’Italia? Questo grafico dice quanto sarà dura

Governo Draghi, PIL, debito, trasformismo parlamentare... Che Italia sarà quella di Draghi? Questi i temi trattati in LetteraSettimanale.it al quarto appuntamento

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Ciao, sono Salvatore Gaziano

e rispetto a una settimana fa conosci già la novità più significativa: via Conte, via Fico, ora siamo in pieno Draghi Effect.

Comunque la si pensi, inutile girarci intorno.

L’incarico all’ex presidente della BCE Mario Draghi, a cui Mattarella ha chiesto di formare un governo per porre fine allo stallo politico in Italia, è stata accolta dai mercati come una sorta di liberazione dal concetto “uno vale uno” e rappresenta sicuramente un evento di quelli capaci di modificare il corso degli eventi.

Nulla in Italia è più definitivo del provvisorio. E se Mario Draghi riuscirà a formare un governo (cosa non scontata e che provocherà probabilmente una spaccatura sia della maggioranza che dell’opposizione) è difficile immaginarlo nel ruolo di “entertainer” fino alle prossime elezioni anticipate o alla sua nomina a presidente della Repubblica come alcuni scommettono.

C’è da gestire il Recovery Plan e Draghi indubitabilmente può vantare un’esperienza (e un credito internazionale) impressionanti oltre a conoscere le dinamiche di mercato come pochi in tutta Europa.

Il suo curriculum non è stato obiettivamente per alcuni sempre impeccabile, se si guardano certi dossier spinosi (privatizzazioni italiane, vigilanza Banca d’Italia, gestione Grecia…), ma rispetto ad avere in questa fase storica una gestione politica e del Recovery Plan tipo “criceto nelle mutande” sembra a tutto il mondo (e non solo alla maggior parte degli italiani) un enorme balzo in avanti.

Qualche riserva certo è lecita sull’uomo solo al comando e che cosa potrà fare in un’Italia che conta fra le peggiori burocrazie d’Europa e un “deep state” che di fatto fa accelerare o mettere in un binario morto tutto quello che vuole.

 

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Nel caso sciolga la riserva, conterà capire che squadra Draghi formerà, chi ha dietro e se è un’operazione che serve solo a dare (l’ennesimo) calcio al barattolo oppure siamo arrivati, finalmente, al redde rationem e a una svolta politica-economica-finanziaria vera.

D’altra parte Draghi sapeva da tempo che sarebbe prima o poi arrivato il suo turno e ora dovrà tirare fuori dal cilindro qualcosa perfino di superiore al QE: trovare una sintesi su temi controversi con partiti e liste oggi presenti in Parlamento che dicono tutto e il contrario di tutto.

Circa un anno fa proprio Draghi scrisse sul “Financial Times” che la risposta alla crisi del coronavirus doveva includere un “aumento significativo del debito pubblico”. La perdita di vendite nel settore privato doveva essere assorbita nei bilanci statali. Ora si potrebbe trovare a gestire in prima linea questo passaggio (e 209 miliardi di euro su cui la politica ha dimostrato una confusione totale) che è fondamentale per l’Italia perché questa volta parafrasando Flaiano la situazione è grave ma anche seria e siamo ancora una volta a pochi centimetri dal baratro.

Qualcuno certo finge di stupirsi sul trasformismo di molti partiti, movimenti e politici in questa fase con inversioni a 180 gradi da destra e da sinistra perché tutti o quasi ora vogliono salire sul governo Draghi ma non c’è nulla di più visto di questo nella storia italiana.

Era sempre Ennio Flaiano che raccontava come “gli italiani sono quelli sempre pronti a correre in soccorso del vincitore” e il Vate Gabriele D’Annunzio nella sua carriera parlamentare quando passò dai banchi della Destra Moderata a quelli della Sinistra a inizio ‘900 a 2 mesi dalla fine della legislatura per giustificarsi lo fece a modo suo: “Come uomo d’intelletto, vado verso la vita”.

Cambiò poi infinite volte sponda politica rimanendo fedele solo a se stesso e rileggendo negli scorsi giorni un racconto di Leonardo Sciascia di cui ricorre il centenario della nascita, mi ha colpito la figura di Liborio Romano, ministro dell’Interno sotto Francesco II delle Due Sicilie, che restò nella stessa poltrona sotto la dittatura di Garibaldi e fu poi pure eletto deputato al parlamento del Regno d‘Italia.

Il compito che dovrà affrontare Draghi se scioglierà la riserva non è facile e si spera che non sia un ennesimo calcio al barattolo per prendere tempo. La mala politica di questi decenni ha creato uno dei debiti più grandi al mondo e un crollo della competitività (si veda il grafico qui sotto con il confronto dell’andamento del PIL di Italia, Germania, Spagna, Francia e Gran Bretagna dove emerge chiaramente l’unica nazione che è rimasta al palo, l’Italia) e siamo agli ultimi tentativi prima di soluzioni più cruente e sappiamo già che qualche medicina amara bisognerà comunque mandarla giù.

 

Il nostro debito è sempre più in mano alla BCE, ci sono stati concessi oltre 200 miliardi di euro con il Recovery Fund per restare in partita ma senza riforme strutturali, una graduale riduzione della spesa pubblica e un miglioramento del sistema fiscale, giudiziario e previdenziale il nostro credito mondiale non è illimitato.

Anche se Franco Modigliani, premio Nobel dell’Economia e che ha avuto fra i suoi discepoli proprio Mario Draghi per un dottorato al MIT di Boston una volta disse: “Le capacità imprenditoriali degli italiani sono uniche al mondo. Se avesse un sistema politico, amministrativo, sociale serio l’Italia sarebbe il primo Paese al mondo. Davanti a tutti. Anche agli Stati Uniti.

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